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sabato 31 luglio 2010

No, la politica, no

Scrivere del tentativo di instaurare una dittatura in Italia mi ha stancato, sarebbe un inutile ripetersi tra noi che già lo sappiamo. Di difendere quel campione di democrazia di Fini non mi passa nemmeno per la testa. Di parlare dei suoi colonnelli che per una poltrona rinnegano a spron battuto le loro infelici idee mi ripugna.
Allora perché scrivi, si potrebbe chiedere qualcuno. Infatti non mi dilungo oltre.

martedì 27 luglio 2010

Funerali ...

Più di altre situazioni, i funerali ci forniscono un panorama di persone e personaggi degni di una ricerca antropologica. Non mirando a tanto per mancanza di basi scientifiche, mi accingo a descrivere diverse tipologie di frequentatori di funerali.
Non si può che cominciare dai parenti, aggiungere serpenti, ma non tutti, sarebbe come dire che l'acqua è bagnata o il mare salato. Non manca mai il parente che non si fa vivo da dieci anni, se va bene, che quando ti incontra fa finta di non vederti ma che viene a trovare il/la defunto/a con un'aria contrita ma incazzata e prima di farti le condoglianze esprime le rimostranze per non essere stato avvertito. La miglior difesa è l'attacco, ricordarsene sempre. Il parente assente, però, non tiene in considerazione che chi gli sta di fronte potrebbe essere un po' più incazzato di lui. A questo punto le possibilità possono essere due: un litigio degno della migliore letteratura o una sibilante risposta che riporta al suo posto il congiunto rimostrante. La migliore soluzione è la seconda, non si fanno piazzate e si ottiene un risultato più duraturo, per almeno altri dieci anni ci si toglie di torno l'ipocrita.
E nemmeno manca mai il parente assente ma contrito e pentito della propria latitanza, quello che viene lì con il "avrei voluto ma non l'ho fatto". E la risposta migliore è : "Ormai è tardi", e anche questo per almeno un po' di tempo lo abbiamo sfanculato.
E del vecchio zio che arriva ricordando i bei tempi andati? Ne vogliamo parlare? Non te la senti di trattarlo male perché in fondo è simpatico e te lo ricordi con l'affetto di quando eri piccolo e fargli notare che siamo di molto cresciuti sarebbe come dire che lui si è di molto invecchiato. Allora fai finta di nulla, l'assecondi e vai avanti.
Non manca mai nemmeno il/la vecchio/a compagna di scuola che non vedevi da almeno trentacinque anni, quella carina che filava tutti meno te. Ti chiedi cosa ci stia a fare in quel funerale che non la riguarda minimamente, ma non puoi porre la domanda e resti con il dubbio. Il quesito riceverà risposta non molto tempo dopo quando qualcuno esce e dice con voce solenne e sussurrante "Inizia il rosario". A questo punto il volto si sbianca e capisci anche perché altra gente, per te assolutamente sconosciuta, partecipi alla veglia funebre. E, a questo punto, non si può fare a meno di dire due parole sulle prefiche salmodianti che ripetono preghiere a mo' di mantra. Principalmente sono donne, una percentuale del 90% almeno, dalla mezz'età in avanti e qualche giovane che è li non si sa quanto volentieri. Un rosario detto in una veglia funebre si sa quando inizia ma non quando termina, potrebbe durare fino all'estasi di qualche donna o allo svenimento. Toglie la possibilità di rendere omaggio alla salma perché chi entra poi si trova in difficoltà nell'uscire, si può mai interrompere un rosario solo per salutare i parenti? Giammai!
Dal rosario al prete il passo è breve, anzi, non c'è bisogno nemmeno di un passo, egli si materializza come un Gesù risorto, senza che nessuno lo veda arrivare è lì, presente a se stesso e agli astanti. Scambia due parole con uno dei parenti, rigorosamente sottovoce e poi si smaterializza come un Cristo di neve, ma non ci abbandona, resta presente perché te lo ritrovi al mattino in chiesa per finire l'opera iniziata il giorno prima.
Sia chiaro, nulla contro chi crede, contenti loro contenti tutti, ma le parole di un prete sull'altare assumono il ruolo di verità rivelate. Esse sono valide per tutti e non c'è possibilità di scampo, devi accettarle senza contraddittorio. E qui si sciolgono anche alcuni nodi. Si capisce che cosa aveva da confabulare con il parente. Poche parole che riassumevano la vita dell'estinto/a che egli ripete senza sapere cosa dice e a cui aggiunge, per dovere e per carità cristiana, parole sue che ti verrebbe da interromperlo e chiedergli se è cosciente o meno oppure è in trance.
Per finire mi tocca citare anche gli ipocriti, quelli che non ti si filano per reciproca antipatia o altri motivi ma che per un senso del dovere, che sarebbe meglio riservare ad altre cose, si fanno vivi in occasioni come queste.
Ma non si può avere tutto dalla vita e tocca subire una caterva di luoghi comuni, che tanto male fanno alla vita di tutti i giorni. Ormai non si parla e non si agisce che per luoghi comuni, in ogni campo e materia e, purtroppo spesso, si fa a meno di controbattere per quieto vivere o perché ci si rende conto che è inutile.
A tutto questo aggiungete, come scenario, una piccola città bastardo posto dove il sole del buon Dio non dà i suoi raggi perché impegnato in altri paraggi.

martedì 20 luglio 2010

Stiamo alla finestra?

Ancora una volta ho chiesto aiuto ai miei amici Devoto e Oli per una definizione, precisa e comprensibile per tutti, del termine politica.
Essendo gli amici in questione pignoli ci si può fidare della giustezza della definizione. Dicevamo, politica come scienza e tecnica, come teoria e prassi, che ha per oggetto la costituzione, l'organizzazione, l'amministrazione dello stato e la direzione della vita pubblica.
Dalla definizione se ne ricava che il fine ultimo della vita politica di ogni militante, come di ogni partito, come di tutte le associazioni politiche è quella di fare il maggior numero di proseliti al fine di raggiungere una maggioranza che permetta di governare una piccola situazione come una grande.
Dal disfacimento del Pci la sinistra si è persa in mille rivoli, partiti e associazioni che nascono come funghi al sole dopo una pioggia. Tutti hanno ragione e tutti non recedono di un passo dalle loro posizioni, come se dovessero ancora difendere il forte. Sono tutti come Giovanni Drogo che attende l'apparire del nemico che non arriverà mai. Peccato che noi il nemico ormai lo abbiamo dentro casa e non ci siamo accorti che è arrivato e ci sta dominando.
Siamo talmente mal ridotti che l'occupazione principale è distruggere ciò che viene detto dai nostri ex compagni in una guerra fratricida che non risparmia nessuno.
Viviamo in un paese (volutamente minuscolo) che si ammanta di una normalità che non esiste più. Dal dibattito politico sono scomparsi i partiti della sinistra e sembra che i dirigenti di questi partiti siano stati colpiti da afasia. In nessun giornale a grande tiratura troverete una loro dichiarazione, una intervista e nemmeno resoconti delle attività dei loro partiti. L'unico che ancora riesce a trovare spazio e Vendola (e non ho intenzione di aprire un dibattito sulla persona e sul personaggio). In compenso si spacca in quattro il capello per trovare cosa attaccare di ciò che dicono gli ex compagni che riesce a trapelare e a trovare spazio nel mondo dell'informazione. Si cercano pervicacemente i punti di disaccordo senza comprendere che è ora di condividere ciò che è giusto nelle idee degli altri.
Intanto chi ci ha invaso spaccia per risultati raggiunti da una accorta politica economica un normale, visto i tempi che abbiamo e stiamo passando, aumento della produzione industriale, del consumo di energia elettrica industriale e degli ordinativi . Come dire che se un morto di fame mangia mezzo pollo ha risolto tutti i problemi senza calcolare che per giorni non ha mangiato e non mangerà per un altro svariato numero di giorni.
Intanto le famiglie povere crescono, si risparmia sempre più sul cibo e prosperano i discount che vendono a prezzi stracciati mozzarelle cangianti e prodotti di provenienza ignota. E si risparmia sulla salute non per scelta ma perché mancano i soldi per curarsi. Ma in televisione, e non solo, si magnificano le imprese di Valentino Rossi, solo circenses ma non panem, e sul tg5 si parla di bloggers che fanno un buon servizio alla moda mentre si vorrebbero chiudere quelli che fanno un buon servizio alla politica mantenendo viva l'attenzione sui problemi italiani.
Forse è ora che la sinistra, o quel che ne resta, senza iniziare un dibattito su cosa o chi è più di sinistra, si renda conto che i margini di manovra diventano sempre più piccoli e l'imbarbarimento di questo paese procede spedito verso un regime.
Tutti questi partitini e associazioni più o meno grandi perseguono a parole grandi ideali, ma tra queste ce ne sono molte che disdegnano, schifano, aborrono la mitica "discesa in campo" con una posizione demagogica e contraria allo spirito della politica e della sinistra e del comunismo. Tutti questi partitini e associazioni più o meno grandi, vogliono che gli altri si pieghino ai loro "desiderata" senza prendere in considerazione l'ipotesi dell'unione, dimentichi del banale detto: l'unione fa la forza. E mentre noi discutiamo gli altri occupano spazi che lasciamo liberi.
Il fine ultimo è la conquista del potere, se non si condivide questo concetto si può benissimo stare in finestra a vedere cosa succede, ma poi, non ci si può lamentare.

sabato 17 luglio 2010

Avevo tredici anni ...

Tutto ebbe inizio per una frase letta su un blog.
"Avevo 13 anni e per la prima volta andai al mare da solo con gli amici, ci andammo con la metropolitana".
Una frase banale che riaprì il cassetto dei ricordi, tangibili o meno,della donna seduta alla scrivania davanti alla finestra. Nel 1968 anche lei aveva 13 anni e quella mattina stava andando al mare con la madre in metropolitana.
Una comitiva di ragazzetti caciaroni, li aveva già incontrati in biglietteria, monopolizzava l'attenzione di tutto il vagone carico di gitanti, anche quella di Anna che non capiva cosa stesse succedendo alla sua vita. Gli scherzi e le battute di quelli che sarebbero potuti essere suoi compagni di scuola, solo fossero vissuti nello stesso quartiere, conquistarono la sua attenzione, qualcuno del gruppo le sorrise, era carina con le sue treccine di capelli biondi e gli occhi azzurri come da stereotipo, qualche ragazzina la guardò male.
"Aspetta, facciamoli scendere prima" disse la madre poggiando la mano sulla coscia di Anna. L'attesa, pur breve, diede modo alla ragazza di raccogliere da terra un biglietto della metropolitana con su scritto "Oggi vado al mare", non sapeva chi fosse stato a scriverlo tra i ragazzi dell'allegra brigata appena scesa.
Le due donne, uscite dalla metro, presero un bus, una delle tante linee della Capitale, con cui fecero poca strada. Scesero in una grande piazza sul lungomare, a quell'ora della mattina ancora abbastanza vuota. Furono avvicinate da un'automobile, lo sportello posteriore si aprì e la madre spinse Anna all'interno salendo anch'essa subito dopo. "Non vi segue nessuno" disse l'uomo al volante mentre il passeggero rimase zitto e voltato con un leggero sorriso sulle labbra.
Anche questa era una frase semplice che originò una tempesta di emozioni e pensieri nella testa e nel cuore di Anna. Una tempesta a cui non era preparata. Le sembrava di vivere una storia non sua, troppo grande, troppi personaggi e troppo importanti, per essere la sua storia. Era tutto troppo. Se non fosse stato banale, e lei non lo è, ancora oggi direbbe di aver vissuto un film.
La macchina partì e la portò lontano da quella che era stata la sua vita fino ad allora. Abbandonarono quasi subito il mare per dirigersi verso l'entroterra del Lazio. andavano verso posti che non conosceva ma che le ricordavano il suo paese d'origine, la sua campagna. La vita di Anna cambiò come cambiò anche lei, di nome e di fatto.
Rimasero in casa tutto il mese di agosto, al fresco delle colline Ciociare, ad apprendere i dettagli del loro nuovo passato e di un futuro che avrebbero vissuto in altro modo da quello preventivato. La casa era un po' isolata dal centro e Anna aveva come compagnia il vigneto che si spandeva sotto la sua finestra e gli uccelli che planavano sui filari. Sarebbe passato tempo prima di avere il via libera per uscire e incontrare suoi coetanei. Gli esami di "nuova vita" erano duri.
In quel mese le spiegarono tante cose, sicuramente troppe per i suoi tredici anni piccoli che avrebbero avuto diritto ad un'altra vita. La prima cosa che le impose l'uomo, che da quella mattina non le aveva mai abbandonate, fu un nuovo nome, non più Kamila ma un più italiano e anonimo Anna. Non più Roma e l'Ambasciata ma il Piglio e la Ciociaria, non più la scuola privata ma quella pubblica, non più la macchina con l'autista ma i mezzi pubblici. Tornò anche papà Jaromil che, quasi sorridendo, le spiegò che la nuova vita era più confacente ai suoi ideali di quella di prima: "Gli uomini sbagliano, anche noi abbiamo sbagliato ma, quando ce ne siamo accorti era già troppo tardi. Passeranno anni per riparare i guasti da noi stessi creati".
Ci vollero anni per Anna per comprendere appieno il significato di quelle parole dette con calore e convinzione, da Jaromil.
Ora quella frase riapriva il cassetto dove aveva riposto il passato, compreso due biglietti della metropolitana di Roma, su uno c'era scritto "Oggi vado al mare", sull'altro "Oggi non so dove vado".
L'invasione della Cecoslovacchia aveva azzerato la sua vita, i suoi genitori non avevano rinnegato l'idea e avevano continuato a lottare e sostenere il cambiamento. Anna era diventata italiana, non era più tornata a vivere a Roma, in fondo la vita di provincia non le andava stretta. Faceva l'insegnante ed era impegnata nella vita politica nella difesa dei più deboli e dei meno fortunati. Era una delle figure di riferimento del paese dove si era trasferita.
Scrisse all'indirizzo mail che trovò sul blog che aveva dato inizio al fluire dei ricordi spiegando chi fosse e quale turbinio di pensieri aveva scatenato una semplice frase. Ottenne una risposta, cordiale ed insperata: "Anche io ero su quel vagone e in quella comitiva. Ma non scrissi quelle parole e non saprei dirti chi fu di noi a farlo".
Tranquillamente i ricordi tornarono al loro posto, almeno per un altro anno, fino al prossimo 21 agosto.

***
Il tutto è frutto di fantasia.

martedì 13 luglio 2010

Inter nos

Primo luglio. Una data con qualche particolarità.
Un libro.

Sempre un piacere ricevere un libro perché il contenuto è comunque una sorpresa, solo che questa volta non era tra le frasi, ma tra le pagine.
Un bigliettino rosa, a nome dell'intera famiglia, con queste parole "... sarebbe bello leggerlo con calma, in un posto adatto, in mezzo alla natura, con un buon bicchiere di vino in mano, rilassato senza pensieri... Ad esempio all'agriturismo "La Quercia del Pentimento" tra Umbria e Toscana ..."

Anche volendo, un regalo con in invito di tal fatta non si rifiuta mai, anzi, ben venga.

Castiglion del Lago, sul Trasimeno.
Palazzo della Corgna

Il camminamento tra il Palazzo e la Rocca.
Il Trasimeno dal camminamento.

L'interno della Torre

Un salto a Cortona.
Antica chiesa del Gesù, ora sede del Museo Diocesano.

Beato Angelico.

Ma non solo cultura e storia, anche relax e buon cibo e una visita alla stalla dell'agriturismo.
Bellino vero? Ha 15 giorni. Non fate gli ipocriti, state pensando "che tenero", "che carino", ma quando mangerete le bisteccone che ci darà da grande non penserete di certo a questa foto.
E, per finire, un mio autoritratto.


P.S. Tutto mi è sembrato ma meno che un posto dove pentirsi. E poi, pentirsi di che? Dei "pici" al ragù che ci siamo mangiati?




Grazie....

giovedì 8 luglio 2010

Avanspettacolo


La Gaprodascion presenta, reduce dai successi nei teatri di Rocca di Mezzo, Roccamonfina, Rocca di Papa, Roccagorga e Canale Monterano in attesa di concludere la turnè a Porciano, uno spettacolo unico e irripetibile, una "sòla" rappresentazione per città, due non sarebbero possibili.
Piccolo palcoscenico, potrebbe essere un teatrino parrocchiale, un piccolo cinema, con le assi di legno bene in vista e con qualche sconnessione. Un sipario rosso porpora di velluto pesante che se lo indossassi di inverno inizieresti a sudare. Con le frange e, essendo vecchio, sfrangiato.
A sipario ancora chiuso parte la colonna sonora.
Lentamente il vellutone inizia ad aprirsi su una grande riproduzione naif del Colosseo e dei Fori Imperiali. Saltellando garrulo il presentatore, in immancabile frac bianco, e relativa tuba, un po' se non molto lisa, entra in scena accolto da urla e strepiti del folto e ricco (economicamente e spiritualmente) pubblico presente in sala.
"Signore e signori, buonasera"
A 'ndo le vedi le signore, a ciecoooo!
Buonasera al cazzo, finocchione!
e via con il miglior repertorio degno di ben altri palcoscenici.

"Ma n'vedi che me tocca fa pe' campà, sta qui a parlà co' sti stronzi che nun capischeno un cazzo."
Mentre il presentatore riflette sulla sua vita, iniziano ad arrivare ortaggi vari sul palcoscenico, pomodori, carote, un mazzo di cicoria e patate in quantità. Una patata lo colpisce ai genitali (capita la fine allusione?) costringendo il presentatore a piegarsi, nello stesso tempo una voce stentorea dalla galleria grida: "C'avete er Colosseo ma ve mancheno i leoni, eccovene uno", insieme con le parole vola un gatto morto che passa sopra la testa del poveruomo ancora piegato per il colpo di patata.

Piano piano retrocede fino quasi a scomparire nelle quinte, ma prima di uscire trova la forza per dire: "Grazie al gentile pubblico anche per oggi si cena. Arrosto con patate e cicoria ripassata". "Se nun te basteno, eccote il resto" con conseguente scarica di artiglieria che si infrange sul vellutone.

La voce fuori campo annuncia:
"Abbiamo capito che il dotto pubblico non gradisce l'avanspettacolo, passiamo allora subito al nostro pezzo forte. Una pies teatrale di drammatica attualità:
"I dolori del giovane blogger "

Il sipario si riapre lentamente, sul palcoscenico una scrivania, una sedia, un computer e un personaggio di spalle. Al posto del Colosseo una schermo dove viene proiettato il monitor del computer e ciò che viene scritto su di esso. Buio in sala.

"Era una notte buia e tempestosa, il silenzio viene interrotto dal ticchettio della tastiera".
No, se è buio come cazzo fa a scrivere? E nemmeno tempestosa altrimenti come si potrebbe sentire il ticchettio? Era una notte. E già mi sembra sufficiente.
Dal fondo del teatro si ode una voce: "Allora va a dormi e nun rompe li cojoni". Come se fosse stato un Pronti? Via, sul piccolo palcoscenico arriva di tutto, uova, pomodori, patate, pesche, il tutto rigorosamente fracico. Il povero attore-blogger non sa più come ripararsi dagli ortaggi e frutta mista che piovono, debolmente riesce a dire sipario. E questi lentamente, molto lentamente, inizia a chiudersi.

Tornata la calma, relativa, mentre il teatrino si svuota, dal sipario si affaccia il presentatore: " Ringrazio il gentile pubblico per la calorosa partecipazione ..." una banana piomba sul palco inseguita da una voce tonante: "Tanto sai che ce devi fa' ".
Dopo la banana plana sul sipario, gonfiandolo per il peso un enorme gatto morto inseguito anch'egli da una voce "Eccote l'arrosto pe domani".
Da sotto il sipario, tra le frange, sporge un braccio nel gesto dell'ombrello.
Si spengono le luci e tutti a casa.

A luci spente, per non essere individuato, esce l'autore. Una sola frase risuona nel teatro ormai semivuoto.
"Come diceva mia suocera, che aveva il solo difetto di essere più vecchia della figlia, scusate, scusate tanto". E via di corsa dietro le quinte.

Soggetto, sceneggiatura, regia (ahahahaha) ecc. fino alla lucidatura delle scarpe e la pulizia dei bagni, di Gap.

Se dopo questa perfomans mi toglierete dai vostri link non potrei darvi torto. Al vostro posto lo avrei già fatto da tempo.

mercoledì 7 luglio 2010

Mi hanno rovinato il post

Le prime ore del mattino, diciamo le 5, quando la prostata si fa sentire e chiede attenzione rompendoti i cabasisi svegliandoti dal meritato riposo di cassintegrato che non fa altro che leggere, pistare sulla tastiera, occuparsi della madre anziana, accompagnare quella santa donna (definizione del Russo) di Luz un po' di qua e un po' di la e altre minuzie e facezie, sono quelle che mi ispirano di più.
Questa mattina avevo pensato a un bel post su "E' scoppiata l'estate". Un post simil servizio del Tg1. Qualcosa del tipo: non esponete i bambini al sole o portate gli anziani al centro commerciale, mangiate tanta frutta, bevete tanta acqua, non mettetevi in viaggio nelle ore più calde, diminuite l'assunzione di alcol e caffeina, usate la protezione massima, non correte, non parlate al cellulare mentre guidate, controllate la pressione delle gomme quando partite, portatevi sempre l'acqua in macchina, insomma, avevo in mente tante belle idee per far si che i miei lettori si distraessero un pochino e per una volta non mi appellassero come brontolone. Ero tutto un fiorire di ironia, tante idee satireggianti anche sulla tensione tra maggioranza e opposizione, su Fini rivoluzionario, su Berlusconi che riunisce i suoi luogotenenti manco fosse Napoleone alla conquista della Russia, sui margheritini che vogliono riunirsi senza rendersi conto che sono appassiti da molto tempo. ma tutto è andato a farsi benedire, come al solito, ma da chi?
Dal Papetto che è venuto in ferie ai Castelli?
E come tutti gli anni la sua presenza impegnerà pattuglie della Ps e dei CC nella vigilanza togliendoli al controllo del territorio. Diversi anni fa, una nostra vicina anziana rientrando a casa trovò la porta di casa aperta, all'epoca eravamo gli unici "giovani" che abitavano nel palazzo e immancabilmente si rivolgevano a noi per qualsiasi problema. Con sprezzo del pericolo mi addentro nel piccolo appartamento, controllo che non ci sia più nessuno all'interno e, solennemente, annuncio alla signora: "Tutto a posto, può rientrare in casa". Orgoglioso come Batman o Nembo Kid o una Giovane Marmotta, controllo che anche la porta di casa si chiuda bene e torno nelle mie stanze. Nel frattempo la santa donna ha chiamato le Forze dell'Ordine per chiedere l'intervento di una pattuglia. Sconsolata e incazzata come una faina, ma qualcuno ha mia visto una faina incazzata?, mi riferisce che non è possibile avere una pattuglia perché sono impegnate nella sorveglianza della Villa del Papa e che, se l'anziana vuole, si può recare l'indomani a sporgere denuncia. Purtroppo hanno ragione e ne avranno sempre di più se si continua con i tagli dei fondi destinati alla sicurezza. Tanto abbiamo le Ronde, oppure no?
Ma per tornare all'idea del post nata con le prime luci dell'alba. Perché non lo faccio?
Perché aver visto le foto degli aquilani pistati dalle Forze dell'Ordine, ma gli stessi che ci "proteggono" sono gli stessi che ci manganelleno?, toglierebbe e toglie qualsiasi velleità ironica passi nella mente di chiunque, quindi anche la mia.

domenica 4 luglio 2010

Pubblicità e altro ancora

Avete presente il nuovo spot dell'Enel che magnifica l'azienda? Quello dove si vede un operaio che arriva dal passato fino ad incontrare, dopo la nuotatrice Pellegrini, un fighetto con la smart elettrica? Si, quello dove l'operaio che viene da lontano è piuttosto bruttino e ha una faccia da sfigato, una faccia da pugile suonato che richiama quella di Gassman nei Mostri. Si, insomma, l'Enel ci ha fatto vedere come sono cambiati i tempi, furgone e operaio in tuta bruttino e sfigato ieri, belloccio pulito biondastro con i denti dritti e con la macchinetta ecologica oggi. E le centrali nucleari dove le mettiamo? Nel culo della gente che ancora abbocca a certe pubblicità.


Certo è che altre pubblicità non ci meritiamo visto che siamo un paese di creduloni. A dar retta a certi personaggi televisivi oggi non dovremmo far altro che stare attaccati al telefonino a parlare, di cosa non si sa ma basta che ti si veda al cellulare o a messaggiare senza soluzione di continuità. Tutti ad offrire tariffe e apparecchi di ultima generazione per fare una cosa che non si è più in grado di fare: intrattenere normali rapporti sociali e umani.

Però, mi raccomando, dopo chi vi siete ingozzati di yogurt per poter meglio defecare.

Quando ero ragazzetto, andavo nella sala da ballo di mio zio a dare una mano. Una domenica al guardaroba, una al bar o dove serviva per racimolare qualche liretta e tentare qualche maldestro approccio con l'altro sesso che gentile non lo era mai. L'unica forma di pubblicità erano i manifesti che reclamizzavano l'orario in cui suonava l'ospite di turno. Ricordo che per il locale sono passati Mal e i Primitives quando non erano nessuno (come poi del resto), Wess e gli Airedales che altri non erano che il complesso di Rocky Roberts e personaggi minori da sala da ballo. Ora la pubblicità delle discoteche, dove, salvo rari casi, non si suona più dal vero, fonda tutto sulla presenza di qualche fuoriuscito da un qualunque reality del cazzo. "Alle cinque interverrà Pinco Pallino", la partecipazione consisterà nello stare seduto su un divano con l'aria di sufficienza a sorbire una bevanda qualsiasi con una massa di cojoni intorno a sbavare come lumache. Per questa presenza percepiranno, se è vero ciò che si dice, tra i 3.000 e i 10.000€ secondo il grado di gradimento ricevuto nei vari programmi.

D'altronde questa è l'Italia. Nella piazza di Genzano questa sera si terrà la terza edizione di una esibizione di kick boxing che sarà sicuramente molto partecipata. Certamente molto di più di un concerto fatto anni fa da un pianista internazionale in occasione di un anniversario di Mozart. 108 persone comprese assessore (io), direttore della manifestazione e vari collaboratori.

Ma cosa attendersi da un Paese che è costretto a subire continui attacchi alla democrazia da coloro che la dovrebbero difendere e incrementare? Cosa attendersi quando si è costretti a scendere in piazza per difendere il diritto all'informazione e il lavoro di magistrati e forze dell'ordine (non sempre difendibili)?

Ed è preoccupante, e molto, anche il tentativo di mettere gli uni contro gli altri nel lavoro, o nella disoccupazione, in tempi di crisi. E' giusto aiutare chi perde lavoro o sarebbe meglio aiutare i giovani a trovare lavoro? Come dire: meglio l'uovo oggi o la gallina domani? Se aiuto i genitori in qualche modo aiuto anche i figli, se aiuto i figli dovranno essere questi ad aiutare poi i genitori. Non sarebbe più logico aiutare entrambi? E non è utopia, in altri paesi accade e da sempre. Ma in Italia è sempre meglio applicare il divide et impera di romana memoria.

Gli effetti di questa divisione sono poi che un megalomane qualsiasi, che gioca con e sulla pelle degli altri, possa poi dire "Ghe pensi mi". Fino ad ora ha pensato ai fatti e agli affari suoi e la promessa che continuerà a farlo mi provoca sconcerto e terrore.

E' estate, fa caldo come da migliaia o milioni di anni a questa parte, come fa freddo d'inverno, come l'acqua è bagnata e altre cazzate simili. E' tutto un fiorire di servizi televisivi sui pericoli del caldo, sulla frutta e sulla verdura, sui gelati, sui parchi di divertimento, su tutto meno che sulle difficoltà degli italiani. Sarebbe comico se non fosse tragico.

E come se non bastasse la grave situazione che viviamo, vengono a mancare anche voci amiche che chiudono il blog o diradano la presenza o pubblicano sibillini post tutti da interpretare. Non mi accodo a coloro che piangono se "una voce libera chiude". Non lo faccio per cinismo, ma perché capisco le ragioni di coloro che abbassano la saracinesca. Spesso lo vorrei fare anche io, ma non ho, in questo momento la forza. In fondo ci vuole coraggio per troncare una relazione che si pensa vada avanti stancamente. Marte questo coraggio lo ha avuto.

P.S. Qualcuno mi spiega cosa fare per non caricare i video in formato gigante come qualche volta accade?