Ancora qualche mese di Cig e, dopo 35 anni di lavoro, andrò in prepensionamento.
Ma, da comunista non pentito, penso a tutti coloro che non "festeggeranno" l'anniversario della Cig con il mio stesso spirito. Molti di loro non troveranno più lavoro, non avranno una pensione decente e si saranno visti privati anche del futuro e della vita in genere.
In questo anno ho scritto diverse cose sugli effetti della perdita del lavoro, come cronaca, riflessioni, drammatizzazioni, ma mai nessuna parola potrà descrivere lo stato d'animo di chi, all'improvviso e senza colpa, anzi per colpe e furbizie di altri, si trova ad essere disoccupato dalla sera alla mattina, lo stato d'animo che ti accompagna in ogni secondo della giornata, la vergogna e il senso di colpa nel guardare i propri familiari a cui devi di dire di "no" anche per piccole stupide spese.
Nessuna parola è sufficiente a esprimere la sottile malattia che ti prende e ti fa pensare che forse i tuoi cari avrebbero più solidarietà se tu ti togliessi di torno.
E non ci sono parole nemmeno per descrivere coloro che ti hanno voltato le spalle per la paura che tu possa chiedere un aiuto economico, verbalmente siamo tutti pronti a dare solidarietà, basta che non ci venga chiesto di mettere mano al portafoglio.
E nemmeno il mio carissimo amico Devoto Oli avrebbe parole per descrivere il comportamento di certi sindacati, se ancora così si possono chiamare, che non contenti dei posti di lavoro andati a farsi benedire (da chi?) svendono i diritti di chi lavora (non i loro) per la vaga promessa di investimenti e mantenimento della fabbrica di Pomigliano. Hanno tentato di umiliare ancor di più la classe lavoratrice senza riuscirci per fortuna, e hanno subito fatto ventilare che ci sono anche altre ipotesi.Ma tanto chi paga sono sempre coloro che lavorano e perdono lavoro, ma che non perdono la dignità, quelli che spesso non riescono a guardare negli occhi i propri congiunti ma che non si sputano in faccia ogni mattina quando si guardano allo specchio.
Occorre stare vicino a queste persone perché loro sono le vittime sacrificali a un Dio cattivo ed egoista, il capitale.
Il mio pensiero, in questa ricorrenza, va a tutti quelli che sono meno fortunati di me, ai lavoratori, ai giovani e agli ultimi tra gli ultimi, perché siamo tutti accomunati in questo destino.








