Nell'ultimo numero di Pace e Tempesta, ho scritto un commento senza citare in alcun modo la notizia. E' stata chiaramente una provocazione fatta per vedere cosa succedeva. Insomma, per vedere l'effetto che fa, come diceva Jannacci.
Le reazioni possono essere state di due diversi tipi:
1) lettore informato che capisce a cosa mi riferisco e al massimo esprime una critica per non aver io specificato a cosa e a chi mi riferisco.
2) lettore poco informato che non ha capito nulla di ciò che ho scritto e ancora vaga nel paese chiedendo a cosa io mi possa essere riferito nello scrivere quelle poche righe.
Ho semplicemente estremizzato di molto la situazione in cui si potrebbe trovare la stampa italiana con l'approvazione della nuova legge riguardante la stampa.
Il fatto.
Un signore con problemi fisici si avvia verso la sede dei servizi sociali con il suo cagnolino al guinzaglio, vede arrivare una macchina a forte velocità strattona il cane e si butta all'indietro contro un'automobile parcheggiata facendosi male alla schiena. Protesta dando un pugno sulla macchina che non accennava a fermarsi. Il conducente scende e colpisce l'uomo. Nessuno riesce, o vuole, a prendere il numero di targa o ad individuare l'aggressore.
Il commento.
Gli onori della cronaca E così Genzano è finito nei telegiornali, non per l'Infiorata o per il pane, ma per un'altro caso di cronaca, di certo non edificante. Ora non possiamo sicuramente ingigantire il fatto di per sé grave, ma nemmeno lo si può minimizzare come tenta di fare qualcuno. Che Genzano non sia più il paese dei balocchi lo si sa da tempo. Il problema è sapere che cosa si intenda fare per porre rimedio prima che la situazione degeneri in fatti ben più gravi e preoccupanti. Attendiamo forse che il centro-destra del paese faccia la campagna elettorale sbandierando il bisogno di legalità? Attendiamo che amplifichino a dismisura fatti di cronaca per mascherare la mancanza di progettualità politica? Si è sempre detto che prevenire è meglio che curare, anche perché spesso le cure, quando è tardi, sono peggiori della malattia stessa.
venerdì 28 maggio 2010
mercoledì 26 maggio 2010
Mi spiace, non ho di meglio
Diverse volte ho confessato di ritrovarmi davanti allo schermo bianco e con la testa vuota, come sempre. Ultimamente mi succede sempre più spesso, ci sarebbero tante cose da dire ma diventa difficile trovare le parole. Mantengo aperto questo spazio perché non vorrei perdere i nuovi amici, da quelli che hai trascurato nel momento del bisogno a quelli che sono in cerca di una nuova strada, da quelli che ancora tengono duro a quelli che attraversano un periodo di crisi.
E sono qui a pensare un qualcosa di sensato, non dico di interessante, da scrivere, ma il foglio resta in bianco e l'ora sta per scadere e la professoressa ti guarda con occhietti maligni contenta, nel suo intimo, di averti finalmente beccato in un momento di difficoltà. Ma il foglio intonso non lo consegno, di scrivere della manovra economica non ho voglia e pubblico ciò che ho scritto per il prossimo numero del giornale dell'associazione. Mi spiace, non ho di meglio.
Bandierine e cecità
Lo scrittore Roberto Bolaño nel suo libro I detective selvaggi scrive di una barzelletta sui galleghi (abitanti della Galizia, regione della Spagna) che nella parte che ci interessa più o meno dice così: "E questa persona, che sarei io, cammina per il bosco e incontra cinquecentomila galleghi che camminano piangendo. E allora io mi fermo e domando loro perché piangano. E uno dei galleghi si ferma e mi dice: perché siamo soli e ci siamo perduti."
Questo è lo stato della sinistra in Italia, siamo in tanti e ci sentiamo soli e sperduti perché ognuno è chiuso dentro le proprie posizioni senza fare lo sforzo di aprire gli occhi e vedere che la compagnia potrebbe essere più nutrita. Ma nessuno è disposto a rinunciare alla propria particolarità e alla propria smania di protagonismo. Importante è piantare la propria bandierina su un minuscolo pezzetto di giardino e poter dire "Questo è mio".
Sono svaniti nel nulla i sani principi della politica rivolta ai bisogni della popolazione, ora conta solo riuscire ad apparire, conta la soddisfazione personale nel sentirsi appellare onorevole, presidente, assessore e via dicendo, tanto nel nostro bel Paese una qualifica non si nega a nessuno. Ci si incolla agli scranni, alle poltrone, alle sedie e finanche agli strapuntini di ferroviaria memoria per poter dire "qui ci sono seduto io, è il posto mio". E nel caso si perda il posto non conta farsi un'autocritica, un esame di coscienza, conta riuscire ad entrare di nuovo in possesso del posto da cui si è stati scalzati, e per farlo si è disposti a tutto.
Avete fatto caso a Berlusconi che parla sempre in prima persona? Ho fatto, ho detto, farò, porterò avanti, sembra che non conosca nessun altro pronome a parte IO. Purtroppo non è il solo, il difetto dilaga nella nostra classe politica, a destra come spesso a sinistra, come la Cecità messa su carta da Saramago.
Finchè i cittadini non apriranno gli occhi e torneranno a vedere la realtà per quel che è, non andremo avanti e lo spettro della Grecia sarà più reale di ciò che si pensi, a dispetto del premier che ha predicato fino a pochi giorni or sono che tutto andava bene. Il 19 maggio ancora dichiarava: "Ci sono tanti fattori che inducono all'ottimismo. Sono cresciute del 17% le esportazioni dei prodotti italiani", il 9 aprile aveva detto: "Non c'è nessuna necessita di correggere i conti in corso d'anno. Stiamo uscendo bene dalla crisi" . Forse si riferiva ai suoi ministri, sottosegretari e accoliti vari. Per noi gente comune arrivano, come al solito, lacrime e sangue.
***
E così la Polverini è venuta fuori. A breve inizieranno i lavori per l'inceneritore di Albano vanificando la lotta dei cittadini che sono preoccupati per la salute pubblica e per lo sperpero di denaro, sempre pubblico con cui inizia l'attività la nuova giunta regionale. Complimenti all'ex sindaco di Albano Mattei, ora assessore regionale all'Ambiente, che regala ai suoi concittadini e ai Castellani tutti un motivo in più per preoccuparsi della loro salute, come se non bastasse la critica situazione ospedaliera che subiamo per l'inettitudine della precedente giunta e della stessa opposizione ora maggioranza.
E sono qui a pensare un qualcosa di sensato, non dico di interessante, da scrivere, ma il foglio resta in bianco e l'ora sta per scadere e la professoressa ti guarda con occhietti maligni contenta, nel suo intimo, di averti finalmente beccato in un momento di difficoltà. Ma il foglio intonso non lo consegno, di scrivere della manovra economica non ho voglia e pubblico ciò che ho scritto per il prossimo numero del giornale dell'associazione. Mi spiace, non ho di meglio.
Bandierine e cecità
Lo scrittore Roberto Bolaño nel suo libro I detective selvaggi scrive di una barzelletta sui galleghi (abitanti della Galizia, regione della Spagna) che nella parte che ci interessa più o meno dice così: "E questa persona, che sarei io, cammina per il bosco e incontra cinquecentomila galleghi che camminano piangendo. E allora io mi fermo e domando loro perché piangano. E uno dei galleghi si ferma e mi dice: perché siamo soli e ci siamo perduti."
Questo è lo stato della sinistra in Italia, siamo in tanti e ci sentiamo soli e sperduti perché ognuno è chiuso dentro le proprie posizioni senza fare lo sforzo di aprire gli occhi e vedere che la compagnia potrebbe essere più nutrita. Ma nessuno è disposto a rinunciare alla propria particolarità e alla propria smania di protagonismo. Importante è piantare la propria bandierina su un minuscolo pezzetto di giardino e poter dire "Questo è mio".
Sono svaniti nel nulla i sani principi della politica rivolta ai bisogni della popolazione, ora conta solo riuscire ad apparire, conta la soddisfazione personale nel sentirsi appellare onorevole, presidente, assessore e via dicendo, tanto nel nostro bel Paese una qualifica non si nega a nessuno. Ci si incolla agli scranni, alle poltrone, alle sedie e finanche agli strapuntini di ferroviaria memoria per poter dire "qui ci sono seduto io, è il posto mio". E nel caso si perda il posto non conta farsi un'autocritica, un esame di coscienza, conta riuscire ad entrare di nuovo in possesso del posto da cui si è stati scalzati, e per farlo si è disposti a tutto.
Avete fatto caso a Berlusconi che parla sempre in prima persona? Ho fatto, ho detto, farò, porterò avanti, sembra che non conosca nessun altro pronome a parte IO. Purtroppo non è il solo, il difetto dilaga nella nostra classe politica, a destra come spesso a sinistra, come la Cecità messa su carta da Saramago.
Finchè i cittadini non apriranno gli occhi e torneranno a vedere la realtà per quel che è, non andremo avanti e lo spettro della Grecia sarà più reale di ciò che si pensi, a dispetto del premier che ha predicato fino a pochi giorni or sono che tutto andava bene. Il 19 maggio ancora dichiarava: "Ci sono tanti fattori che inducono all'ottimismo. Sono cresciute del 17% le esportazioni dei prodotti italiani", il 9 aprile aveva detto: "Non c'è nessuna necessita di correggere i conti in corso d'anno. Stiamo uscendo bene dalla crisi" . Forse si riferiva ai suoi ministri, sottosegretari e accoliti vari. Per noi gente comune arrivano, come al solito, lacrime e sangue.
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E così la Polverini è venuta fuori. A breve inizieranno i lavori per l'inceneritore di Albano vanificando la lotta dei cittadini che sono preoccupati per la salute pubblica e per lo sperpero di denaro, sempre pubblico con cui inizia l'attività la nuova giunta regionale. Complimenti all'ex sindaco di Albano Mattei, ora assessore regionale all'Ambiente, che regala ai suoi concittadini e ai Castellani tutti un motivo in più per preoccuparsi della loro salute, come se non bastasse la critica situazione ospedaliera che subiamo per l'inettitudine della precedente giunta e della stessa opposizione ora maggioranza.
giovedì 20 maggio 2010
Un po' per celia e un po' per non morir
Il 3 settembre 2009 scrissi un post titolato "Attacco al cuore dello Stato 2", serie che è arrivata fino alla settima puntata, poi mi sono rotto e sono passato ad altro, che dopo l'approvazione della nuova legge sulle intercettazioni è ritornato d'attualità. Se non avete altro da fare e non lo avete letto all'epoca, e non sapete cosa vi siete persi, potete leggervelo ora. Tutta questa tiritera perché, nella mia supponenza e superbia, non mi voglio ripetere.
Su Magazine, settimanale del Corriere della Sera, viene settimanalmente (altrimenti che settimanale sarebbe?) pubblicata la classifica delle notizie più lette (della settimana è chiaro) su Corriere.it. Colpisce che al settimo posto della graduatoria ci sia questa notizia: "Collasso durante una partita di polo, muore il pony del principe Harry". Mi sono alzato dal divano, dove mi ero stravaccato per anestetizzare il mal di testa (a volte il vuoto fa di questi effetti) in preda alla disperazione. Avevo bucato questa notizia fondamentale per i destini del mondo. Non mi sono potuto strappare i capelli per mancanza della materia prima e non ho potuto piangere perché non avevo una cipolla a portata di mano, allora ho sentito il bisogno di condividere con voi il dolore per questa tragica e feral notizia. Ma non poteva essere il contrario?
Al numero 10 delle notizie più lette troviamo: "Leggende dal web: Michael Jackson è vivo e ha preso i panni di un suo amico". Sconvolto da questa eventualità ho messo un cd di Terence Trent D'Arby che all'epoca del suo maggior successo dichiarò che lui era più bravo dello scolorito.
Per concludere non posso fare a meno di segnalarvi, per voi che siete stanchi e sfibrati da una vita merdosa fatta di lavori saltuari, di precariato malpagato, di mutuo o affitto da pagare insomma, per tutti voi che affrontate la vita con coraggio e che non avete nessuno che vi paghi la casa e i suoi lavori di ristrutturazione, e consigliarvi "... il pacchetto da TRE giorni ..." a Castel Monastero, "... piccolo borgo medievale a circa 20 chilometri da Siena..." dove potrete riequilibrarvi e scoprire i segreti ayurvedici del guru indiano di Claudia Schiffer. Il tutto per la modica cifra (TRE GIORNI) di 1.300 euro escluso il soggiorno.
Non è uno scherzo, pag 92 sempre di Magazine di questa settimana.
Ce li mando io o lo fate da soli?
Su Magazine, settimanale del Corriere della Sera, viene settimanalmente (altrimenti che settimanale sarebbe?) pubblicata la classifica delle notizie più lette (della settimana è chiaro) su Corriere.it. Colpisce che al settimo posto della graduatoria ci sia questa notizia: "Collasso durante una partita di polo, muore il pony del principe Harry". Mi sono alzato dal divano, dove mi ero stravaccato per anestetizzare il mal di testa (a volte il vuoto fa di questi effetti) in preda alla disperazione. Avevo bucato questa notizia fondamentale per i destini del mondo. Non mi sono potuto strappare i capelli per mancanza della materia prima e non ho potuto piangere perché non avevo una cipolla a portata di mano, allora ho sentito il bisogno di condividere con voi il dolore per questa tragica e feral notizia. Ma non poteva essere il contrario?
Al numero 10 delle notizie più lette troviamo: "Leggende dal web: Michael Jackson è vivo e ha preso i panni di un suo amico". Sconvolto da questa eventualità ho messo un cd di Terence Trent D'Arby che all'epoca del suo maggior successo dichiarò che lui era più bravo dello scolorito.
Per concludere non posso fare a meno di segnalarvi, per voi che siete stanchi e sfibrati da una vita merdosa fatta di lavori saltuari, di precariato malpagato, di mutuo o affitto da pagare insomma, per tutti voi che affrontate la vita con coraggio e che non avete nessuno che vi paghi la casa e i suoi lavori di ristrutturazione, e consigliarvi "... il pacchetto da TRE giorni ..." a Castel Monastero, "... piccolo borgo medievale a circa 20 chilometri da Siena..." dove potrete riequilibrarvi e scoprire i segreti ayurvedici del guru indiano di Claudia Schiffer. Il tutto per la modica cifra (TRE GIORNI) di 1.300 euro escluso il soggiorno.
Non è uno scherzo, pag 92 sempre di Magazine di questa settimana.
Ce li mando io o lo fate da soli?
martedì 18 maggio 2010
Panchine
Siamo qui, in questo angolo senza nemmeno sapere chi e perché ci ha portato. Siamo in tre, due più giovani e una decisamente più anziana. Non so se è stato voluto o meno, la più vecchia è stata messa vicino ai secchi dell'immondizia, forse sono troppo maligna ed è stato solo un caso. Di certo c'è che è una lamentela continua, se piove, se fa caldo, se tira vento. Qualsiasi fenomeno atmosferico le dà motivo per lamentarsi. Noi due, più giovani, non facciamo caso al tempo, siamo più resistenti. Forse ci hanno portato qui per non doverci buttare, qualcuno ha pensato che potessimo essere ancora utili come lo siamo state sempre, sicure, affidabili nel nostro essere un costante punto di appoggio per giovani e vecchi.

Siamo tre panchine e ci hanno messo nell' angolo di una piazzetta, all'inizio di una salita, svolgiamo ancora egregiamente il nostro compito, siamo sempre disponibili per tutti. Potremmo raccontare la storia di questo paese vista dal lato posteriore del genere umano, insomma, dal culo. Ne abbiamo sopportati tanti, dai giovani culetti di bimbi, che leggeri e delicati ci facevano quasi solletico con il loro poco peso, ai culoni di persone, a voler essere gentili, sovrappeso, ai culi duri e muscolosi di giovani operai, per finire ai culi sfatti, purtroppo, degli anziani.
Una storia fatta anche di piedi, o meglio, di suole delle scarpe dei ragazzetti che hanno l'abitudine di sedersi sulla spalliera e poggiare i piedi sul sedile. Quante storie, quanti segreti abbiamo raccolto e conserviamo nella nostra memoria di ferro, la più vecchia di legno, infatti perde colpi. Ma è lei che ci racconta le storie più vecchie e alimenta la tradizione del racconto orale. Tra un lamento per la pioggia che ormai penetra le sue fibre e una geremiade per il sole che scalfisce l'ultima vernice, ci parla di personaggi antichi, ormai scomparsi. Ci racconta degli operai che tornando dal lavoro si facevano un bicchiere di bianco all'osteria e poi sedevano al sole, quando c'era, per commentare la giornata di duro lavoro o per parlare di sport o di politica prima di tornare a casa per la cena. Ci narra degli accordi politici sviluppatisi sul suo sedile al riparo, pensavano quei politici da strapazzo, da orecchie indiscrete, non sapevano che anche lei aveva delle idee e non si rendevano conto che partecipava alla discussione influenzando coloro di cui non condivideva l'agire. Li faceva stare scomodi, li solleticava, li disturbava quando dicevano cose non giuste, lasciando in pace gli uomini con più buon senso. Ricordava anche la prima donna che iniziò a fare politica sulla panchina e si rese conto che non sarebbe cambiato molto, anche lei aveva accettato la logica maschile del chiacchiericcio tra pochi invece del parlare con molti. Ne aveva visti tanti, troppi.
Ci narra anche di tenere storie d'amore tra adolescenti in tempi in cui non si era così sfacciati. Attendevano il tramonto quei quindicenni imberbi che scoprivano le prime gioie e i primi dolori di cuore. Ricorda ancora tutte le parole dolci che venivano dette e quel frusciar di vestiti smossi che aumentava con il diminuir della luce. Ma non andava sempre così, non poteva dimenticare le lacrime e i singhiozzi, maschili e femminili, delle storie d'amore finite. E il rinnovarsi di promesse d'amore eterno dette ad altre ragazze e altri ragazzi a distanza di pochi mesi. La volubilità del cuore.
Oggi invece, qui in questo angolo, diamo ascolto a poche persone, principalmente anziani che si riposano prima di affrontare la salita dando uno sguardo al giornale gratuito preso al bar che è a pochi metri da noi. Qualche madre con i propri cuccioli prima di portarli all'asilo al termine della ripida strada. Qualche extracomunitario, che triste definizione, per noi sono tutti uguali, differisce solo il culo, che attende che apra il phonecenter, ai tempi nostri si diceva telefono pubblico, siamo proprio vecchie.
Ma abbiamo ancora una vita notturna, come sempre, e una vita festiva. Anche noi seguiamo il ritmo delle stagioni, eh si, conosciamo anche i cantanti perché abbiamo ospitato sui nostri sedili giradischi portatili, radio, mangianastri e compact disc, siamo aggiornate, che pensate! Di notte ospitiamo non barboni, in questa cittadina non ci sono, ma persone sole che vagano con il buio in cerca di una speranza, della tranquillità che la frenesia della vita non permette loro di trovare di giorno. Si fermano qui, poggiano le loro chiappe, più o meno belle, si fumano una sigaretta e pensano talmente forte che noi sentiamo il ronzio dei loro cervelli in movimento, ci confidano in silenzio le loro preoccupazioni, le loro aspirazioni, le più banali speranze e anche i loro dolori, ne abbiamo un carico che non potete nemmeno immaginare.
Poi ci sono gli ospiti domenicali, sono una tipologia a parte. I turisti che vengono qui solo per mangiare e in attesa dell'ora giusta si godono il meritato riposo, gli avventori del bar che ancora non hanno capito o memorizzato che la domenica mattina il locale è chiuso o quelli che arrivano per vedere un museo che non c'è, ma questa è, come si dice, un'altra storia che vi racconteremo un'altra volta. Noi panchine abbandonate vi raccomandiamo di avere un po' di rigaurdo per noi, un po' più di rispetto, nessuno ha mai dedicato uno studio sulla nostra funzione sociale, a parte qualche polemica per le nostre colleghe divelte per non far poggiare culi stranieri, ma noi la svolgiamo in silenzio e con benevolenza verso tutti coloro che hanno un motivo per riposare sui nostri sedili fossimo noi di legno, di ferro, di marmo o di cemento.
Siamo tre panchine e ci hanno messo nell' angolo di una piazzetta, all'inizio di una salita, svolgiamo ancora egregiamente il nostro compito, siamo sempre disponibili per tutti. Potremmo raccontare la storia di questo paese vista dal lato posteriore del genere umano, insomma, dal culo. Ne abbiamo sopportati tanti, dai giovani culetti di bimbi, che leggeri e delicati ci facevano quasi solletico con il loro poco peso, ai culoni di persone, a voler essere gentili, sovrappeso, ai culi duri e muscolosi di giovani operai, per finire ai culi sfatti, purtroppo, degli anziani.
Una storia fatta anche di piedi, o meglio, di suole delle scarpe dei ragazzetti che hanno l'abitudine di sedersi sulla spalliera e poggiare i piedi sul sedile. Quante storie, quanti segreti abbiamo raccolto e conserviamo nella nostra memoria di ferro, la più vecchia di legno, infatti perde colpi. Ma è lei che ci racconta le storie più vecchie e alimenta la tradizione del racconto orale. Tra un lamento per la pioggia che ormai penetra le sue fibre e una geremiade per il sole che scalfisce l'ultima vernice, ci parla di personaggi antichi, ormai scomparsi. Ci racconta degli operai che tornando dal lavoro si facevano un bicchiere di bianco all'osteria e poi sedevano al sole, quando c'era, per commentare la giornata di duro lavoro o per parlare di sport o di politica prima di tornare a casa per la cena. Ci narra degli accordi politici sviluppatisi sul suo sedile al riparo, pensavano quei politici da strapazzo, da orecchie indiscrete, non sapevano che anche lei aveva delle idee e non si rendevano conto che partecipava alla discussione influenzando coloro di cui non condivideva l'agire. Li faceva stare scomodi, li solleticava, li disturbava quando dicevano cose non giuste, lasciando in pace gli uomini con più buon senso. Ricordava anche la prima donna che iniziò a fare politica sulla panchina e si rese conto che non sarebbe cambiato molto, anche lei aveva accettato la logica maschile del chiacchiericcio tra pochi invece del parlare con molti. Ne aveva visti tanti, troppi.
Ci narra anche di tenere storie d'amore tra adolescenti in tempi in cui non si era così sfacciati. Attendevano il tramonto quei quindicenni imberbi che scoprivano le prime gioie e i primi dolori di cuore. Ricorda ancora tutte le parole dolci che venivano dette e quel frusciar di vestiti smossi che aumentava con il diminuir della luce. Ma non andava sempre così, non poteva dimenticare le lacrime e i singhiozzi, maschili e femminili, delle storie d'amore finite. E il rinnovarsi di promesse d'amore eterno dette ad altre ragazze e altri ragazzi a distanza di pochi mesi. La volubilità del cuore.
Oggi invece, qui in questo angolo, diamo ascolto a poche persone, principalmente anziani che si riposano prima di affrontare la salita dando uno sguardo al giornale gratuito preso al bar che è a pochi metri da noi. Qualche madre con i propri cuccioli prima di portarli all'asilo al termine della ripida strada. Qualche extracomunitario, che triste definizione, per noi sono tutti uguali, differisce solo il culo, che attende che apra il phonecenter, ai tempi nostri si diceva telefono pubblico, siamo proprio vecchie.
Ma abbiamo ancora una vita notturna, come sempre, e una vita festiva. Anche noi seguiamo il ritmo delle stagioni, eh si, conosciamo anche i cantanti perché abbiamo ospitato sui nostri sedili giradischi portatili, radio, mangianastri e compact disc, siamo aggiornate, che pensate! Di notte ospitiamo non barboni, in questa cittadina non ci sono, ma persone sole che vagano con il buio in cerca di una speranza, della tranquillità che la frenesia della vita non permette loro di trovare di giorno. Si fermano qui, poggiano le loro chiappe, più o meno belle, si fumano una sigaretta e pensano talmente forte che noi sentiamo il ronzio dei loro cervelli in movimento, ci confidano in silenzio le loro preoccupazioni, le loro aspirazioni, le più banali speranze e anche i loro dolori, ne abbiamo un carico che non potete nemmeno immaginare.
Poi ci sono gli ospiti domenicali, sono una tipologia a parte. I turisti che vengono qui solo per mangiare e in attesa dell'ora giusta si godono il meritato riposo, gli avventori del bar che ancora non hanno capito o memorizzato che la domenica mattina il locale è chiuso o quelli che arrivano per vedere un museo che non c'è, ma questa è, come si dice, un'altra storia che vi racconteremo un'altra volta. Noi panchine abbandonate vi raccomandiamo di avere un po' di rigaurdo per noi, un po' più di rispetto, nessuno ha mai dedicato uno studio sulla nostra funzione sociale, a parte qualche polemica per le nostre colleghe divelte per non far poggiare culi stranieri, ma noi la svolgiamo in silenzio e con benevolenza verso tutti coloro che hanno un motivo per riposare sui nostri sedili fossimo noi di legno, di ferro, di marmo o di cemento.
domenica 16 maggio 2010
E' la voglia che manca
Vorrei ridare un po' di dignità a questo blog con un bel post politico-sociale. Vorrei affrontare gli ultimi temi di attualità italiana e non solo, parlare della corruzione dilagante e di una classe dirigente corrotta che pensava di essere e rimanere impunita. Potrei parlare delle classi meno abbienti che sprofondano sempre più e del totale disinteresse reale e delle tante parole demagogiche che vengono dilatate a dismisura dagi organi di stampa.
Ma, tutto sommato, ciò che potrei dire non cambierebbe di una virgola la situazione e, in fondo, non ho nessuna voglia. Un giorno mi rifarò vivo.
Tanto per buttare benzina sul fuoco.
Le mani sulla free press: Dnews licenzia i fratelli Cipriani
Licenziati in tronco i direttori di “DNews”, quotidiano con redazioni a Roma, Milano, Bergamo e Verona. Eppure l'hanno fondato loro, Antonio e Gianni Cipriani.
Ma, tutto sommato, ciò che potrei dire non cambierebbe di una virgola la situazione e, in fondo, non ho nessuna voglia. Un giorno mi rifarò vivo.
Tanto per buttare benzina sul fuoco.
Le mani sulla free press: Dnews licenzia i fratelli Cipriani
Licenziati in tronco i direttori di “DNews”, quotidiano con redazioni a Roma, Milano, Bergamo e Verona. Eppure l'hanno fondato loro, Antonio e Gianni Cipriani.
giovedì 13 maggio 2010
lunedì 10 maggio 2010
Normalmente sparo cazzate
Clandestini Per la Moratti "Normalmente delinquono".
Fischi e proteste per il sindaco.
giovedì 6 maggio 2010
Cazzatelle
Da dove inizio?
Verdini (Denis, sia chiaro, da non confondersi con Raoul stupendo disegnatore che ha collaborato molitssimo con Gianni Rodari) tirato in ballo ancora una volta dai magistrati (complotto, congiura!!!) per corruzione, dichiara: "... ma un povero disgraziato in certi casi come fa?". Innanzitutto un povero disgraziato non si trova invischiato in un affare di corruzione milionaria, al massimo non arriva alla fine del mese e si inventa improbabili rapine che finiscono sempre con il portarlo in cella senza che nessuno gli dedichi più di un trafiletto in cronaca locale. Ci risparmi, quindi, certi richiami alla povera gente, non conosce il problema e è il solito squaliido tentativo di far finta di preoccuparsi degli altri per salvaguardare il proprio interesse. Un povero cristo non chiama un costruttore, anch'esso indagato, e il presidente della giunta sarda, Cappellacci, per dire "Fisso io un incontro così ci vediamo", al massimo può chiamare qualche funzionario o impiegato, più probabile, per chiedere che fine ha fatto la promessa di lavoro per sé o per i propri figli (ricordate le promesse di S.B. agli operai sardi?).
Scajola, per il momento c'ha scajato lui, il seguito si vedrà.
Noemi Letizia, notte in discoteca a Milano, "Per i miei 19 anni il sogno di un film". "Noemi e i sette nani", "Noemi nel paese delle meraviglie", peccato che non ha più l'età per Lolita di Nabokov altrimenti un bel "Noemi di Silvio" sarebbe stato perfetto.
D'Alema, FNSI: insulti ingiustificabili, è vero, Baffetto avrebbe dovuto passare direttamente alle vie di fatto e suonarlo come una zampogna.
Totti, con tutta la simpatia, con tutto il tifo che posso mettere in campo non posso far altro che dire che ha fatto una vera e propria cazzata. Balotelli potrà anche essere antipatico e un provocatore ma lui dovrebbe essere un campione e in certi trabocchetti non dovrebbe e non deve cadere.
Della Grecia non voglio parlare.
Verdini (Denis, sia chiaro, da non confondersi con Raoul stupendo disegnatore che ha collaborato molitssimo con Gianni Rodari) tirato in ballo ancora una volta dai magistrati (complotto, congiura!!!) per corruzione, dichiara: "... ma un povero disgraziato in certi casi come fa?". Innanzitutto un povero disgraziato non si trova invischiato in un affare di corruzione milionaria, al massimo non arriva alla fine del mese e si inventa improbabili rapine che finiscono sempre con il portarlo in cella senza che nessuno gli dedichi più di un trafiletto in cronaca locale. Ci risparmi, quindi, certi richiami alla povera gente, non conosce il problema e è il solito squaliido tentativo di far finta di preoccuparsi degli altri per salvaguardare il proprio interesse. Un povero cristo non chiama un costruttore, anch'esso indagato, e il presidente della giunta sarda, Cappellacci, per dire "Fisso io un incontro così ci vediamo", al massimo può chiamare qualche funzionario o impiegato, più probabile, per chiedere che fine ha fatto la promessa di lavoro per sé o per i propri figli (ricordate le promesse di S.B. agli operai sardi?).
Scajola, per il momento c'ha scajato lui, il seguito si vedrà.
Noemi Letizia, notte in discoteca a Milano, "Per i miei 19 anni il sogno di un film". "Noemi e i sette nani", "Noemi nel paese delle meraviglie", peccato che non ha più l'età per Lolita di Nabokov altrimenti un bel "Noemi di Silvio" sarebbe stato perfetto.
D'Alema, FNSI: insulti ingiustificabili, è vero, Baffetto avrebbe dovuto passare direttamente alle vie di fatto e suonarlo come una zampogna.
Totti, con tutta la simpatia, con tutto il tifo che posso mettere in campo non posso far altro che dire che ha fatto una vera e propria cazzata. Balotelli potrà anche essere antipatico e un provocatore ma lui dovrebbe essere un campione e in certi trabocchetti non dovrebbe e non deve cadere.
Della Grecia non voglio parlare.
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