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giovedì 25 febbraio 2010

Sissi quanto ci manchi!!

A giorni si vedrà su qualche rete televisiva, non ricordo neanche quale, una nuova versione della storia della principessa Sissi. Se ne sentiva la mancanza. Questo ritorno di nobiltà, di sangue blu ci ridarà la speranza in un mondo migliore e la finiremo di parlare di cassintegrati, precari, fabbriche che chiudono e suicidi legati al mondo del lavoro. Laveremo in un sol colpo, con le lacrime che verranno versate sulla sua triste vita (peraltro resa famosa da alcuni film poco storici) tutti gli scandali che ci sommergono come fango. Anche lei verrà arruolata nell'esercito del bene e tutti vivremo felici e contenti, ma anche cojonati.

martedì 23 febbraio 2010

Bonaiuti, Bonino, Mourinho

Anche Bonaiuti ha avuto i capelli

"Bersani ha visto troppi film di fantascienza: nessuno deforma i meccanismi della democrazia. La verità è che mentre il Paese va avanti la sinistra riformista resta ferma tra le braccia di Di Pietro".
Ipse dixit Bonaiuti sottosegretario alla Presidenza del governo Berlusconi.
Se Bersani avesse parlato dell'importazione delle banane o se i lamellobranchi allignano in California o del festival di sanscemo o del terremoto de L'Aquila, la risposta sarebbe stata sempre uguale. La cosa importante per Bonaiuti o Capezzone o Bocchino o Gasparri, è sempre la solita, dire che il Pd va a ruota di Di Pietro.
Non possiamo sapere cosa direbbe-ro se dovesse-ro commentare le parole degli esponenti della sinistra detta radicale. Non li fanno parlare e nei rari casi in cui riportano le loro dichiarazioni sono per 10 secondi in modo che se anche avessero detto cose sconvolgenti ai telespettatori non viene nemmeno dato il tempo sufficiente per memorizzare il concetto.
L'importante non è argomentare le risposte, tanto il popolo bue non si attende questo. Necessario è lanciare il solito slogan: la colpa è sempre di qualcun altro che ci impedisce di lavorare.

***
La Bonino fa lo sciopero della sete. In questo caso ha ragione la Polverini, non è una novità. Negli ultimi anni, quando un esponente dei Radicali iniziava questa ormai vetusta forma di protesta, mi chiedevo sempre se ci sarebbe stato almeno uno che avesse il coraggio di andare fino in fondo e togliersi dalle palle. Certe forme di protesta o si fanno in maniera seria o alla fine stancano. Prendessero esempio da illustri casi di soluzioni estreme. D'altro canto, di cosa si lamenta la Bonino? Con chi hanno fatto alleanze in questi ultimi lustri i Radicali? Con chi si sono alleati, in diverse regioni, in questa tornata elettorale?

Bobby Sands

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Povero José Mourinho. E' stato frainteso. Lui non voleva le manette per l'arbrito, si stava consegnando alle forze dell'ordine perché si è reso conto di aver rotto gli zebedei a tutti. Amici e nemici. Non punitelo, accontentatelo. Così potrà gridare più forte che mai che è vittima di un complotto. Mi ricorda qualcuno!!!

domenica 21 febbraio 2010

C'era una volta Sanremo

Ora non ci resta che Sanscemo.
Pur con tutti i limiti, i cambiamenti di gusto e di tendenze, alcune perle dal passato.


State attenti ai primi fotogrammi, se non sbaglio si vede Claudio Villa in piedi che batte le mani e si asciuga le lacrime. Altra storia e altra gente, come al solito.





venerdì 19 febbraio 2010

La più grande cellula comunista d'Italia

Nessuno ne ha parlato, quasi una tacita congiura del silenzio, e quei pochi che lo hanno fatto non hanno capito la portata di ciò che dicevano e scrivevano.
Si aggirano per l'Italia forti, incrollabili e incontrollabili. Sono sempre sulla soglia del ci sono ma non mi vedi, mi vedi ma non ci sono. Essi controllano tutto e tutti, sono gli ispiratori del grande complotto (tranquilli, non sto parlando della P2), sono la testa d'ariete della Magistratura Rossa, sono il braccio armato delle Toghe Rosse, essi sono i Raggruppamenti Operazioni Sovversive. Agiscono nell'ombra come Macchia Nera sotto il nome meno eclatante di Raggruppamento Operativo Speciale, meglio conosciuti come ROS, da non confondersi con i RIS o con la Res, che è tutta un'altra cosa-nostra.
Eppure il Premier i giusti segnali li ha lanciati e, si dice, ha parlato esplicitamente: "Come è possibile che in questi due anni i servizi segreti non ci abbiano avvisato di niente? Come è possibile che i ROS indaghino su di noi e non esca un solo fiato in un Paese in cui parlano tutti?".
E sarà sempre qualche militante di questa enorme cellulona rossa che minaccia di "eliminarlo fisicamente, oltre che politicamente" come riportato con sobrietà da tutta la stampa?

Queste matrioske, tra l'altro veramente orrende, le vendono a Praga dove ridono abbondantemente alle nostre spalle.

giovedì 18 febbraio 2010

Poche idee e confuse 2

Il lungo e interessante dibattito sull'immagine della scarpa con il tacco a stiletto (grazie Listener, c'è sempre tempo per imparare, e non lo dico con ironia) devo dire che un po' mi ha sfiancato. E' la riproposizione di lunghi ed estenuanti dibattiti abituali nella sinistra che tanto ci piacciono quanto ci fanno dannare. Ma come, direte voi, sei tu ad aver armato il casino e ora ti tiri indietro? Non sia mai detto, Gap non indietreggia mai davanti a nulla, al massimo compie delle ritirate strategiche. Finito con le facezie passiamo al serio.
Il manifesto della scarpa, sinceramente, non mi dispiace. Solo che è fuori dai tempi correnti.
Mi spiego.
Sono andato a ritrovare un libro, Edoardo Novelli, C'era una volta il Pci - Autobiografia di un partito attraverso le immagini della sua propaganda. Editori Riuniti, 2000, 23,24€, e ho scannerizzato qualche manifesto al femminile.
Come potete vedere, lo slogan è la parte che salta agli occhi dell'osservatore, l'immagine viene colta in un secondo tempo perché il testo ti spinge a farlo per notare se c'è rapporto tra le due cose. Nel manifesto verticale è evidente in modo esemplare. La donna ritratta potrebbe essere una operaia o una contadina, il manifesto dovrebbe essere del 1978, anno così vicino ma molto lontano, quando la questione femminile iniziava a porsi con maggior forza sul piano politico. Di conseguenza l'invito all'emancipazione era d'obbligo per far uscire le donne dal guscio dove erano relegate.
Anche le altre immagini sono di quel periodo e contengono tutti l'invito a prendere coscienza dell'essere donna e di essere "diverse" perché emarginate, con diritti limitati (lo stupro era un reato contro la morale e non contro la persona), con scarsa rappresentanza nella società e nei posti dove si decideva anche la loro sorte. Non è che sia cambiata di molto la situazione, ma un pochino è migliorata.Il manifesto di cui abbiamo ampiamente discusso, lo avrei visto bene in quegli anni. Allora sì che sarebbe stato dirompente. Al Pci si iscrivevano operaie, contadine, impiegate che probabilmente, come me, non sapevano distinguere un tacco a spillo da uno a stiletto. Lo avrei visto bene nell'invitare un tipo di donna, iconograficamente fatua e sensuale, a prendere atto che un'altra strada era per lei percorribile.
Di conseguenza, non punterei il dito verso il "creativo" che ha realizzato il poster di Rifondazione, punto il dito su chi lo ha commissionato che non si è reso conto che il messaggio che veicola non è adatto ai nostri tempi. Sarebbe stato meglio un manifesto stile anni 70-80 perché la situazione politica e culturale è regredita come la moralità di questo paese.
Mi sarebbe piaciuto lo slogan dell'ultimo manifesto:
"Voto comunista perché il domani sia anche mio"

P.s. Chissà di chi fu la colpa del perché con l'accento sbagliato.

mercoledì 17 febbraio 2010

Poche idee e confuse

In Italia migliaia di persone si danno da fare per ricreare un comune sentire di sinistra, si scazzano (vero Loris?), litigano, discutono, si confrontano sugli errori passati e su cosa fare per porre rimedio allo sfacelo economico, politico, culturale ... insomma una sfacelo totale. Si danno da fare creando associazioni, organizzando corsi scolastici per le famiglie meno abbienti, mercatini popolari, addirittura palestre, cineforum e tutto ciò che possa servire ad aggregare "la gente" per poter gettare il seme della rinascita.
Poi un giorno, girando sui blog amici, trovi questa foto e ti vengono i dubbi che tutto sia inutile, l'impegno personale tuo e dei tuoi amici, che il coinvolgimento di tante persone sconosciute sia vanificato da una testa di cazzo qualsiasi che propone un manifesto di questo tenore e, cosa ancor più grave, c'è chi lo approva.
Ma io, e tanti altri, terremo duro per sconfiggere anche queste tendenze masochistiche presenti nella sinistra (?), terremo duro per mandarli a casa, per ricreare una classe politica migliore di quella attuale, e ci vorrebbe davvero molto poco.

domenica 14 febbraio 2010

Un triste San Valentino

Mai passato un San Valentino triste come quello di oggi. Non un fiore, non un ciccolatino, non un bacio, niente di niente.
Anche l'ultima donna della mia vita mi ha abbandonato, colei in cui riponevo tutte le mie speranze e i sogni. A questo punto posso solo aggiungerla ai miei ricordi e a me non resta altro, con un velo di tristezza, che ricordare i bei momenti passati insieme, le tante cose condivise e portate avanti con passione.
Ti aggiungerò alle donne della mia vita che sono passate come nuvole nel cielo e fuggite via portate dal vento verso altri e più splendenti lidi. A me è rimasta solo la solitudine. Quella solitudine che fa si che sia solo, anche in mezzo a migliaia di persone. Mi rimane il freddo nel cuore e nella testa e nella mani incapaci di accarezzare, di sfogliare un libro, di scartare un bacio.




PAOLA, NON ANDARE VIA!!!!!!!!!!

venerdì 12 febbraio 2010

Il Carnevale degli Ebrei nella Roma papalina


Allora, sta nevicando bene, non i soliti pochi fiocchi come da un po' di anni in qua. I giornali sono pieni di notizie su Bertolaso e compagnia truffante, si difendono i blogger iraniani perché voci libere, ma si vorrebbe colpire quelli italiani e altro ancora. Si parla di elezioni, di candidati, se siete in Emilia Romagna vi raccomando il mitico, nonché amico, blogger Pierprandi, qui e qui. Insomma ci sarebbe tanto da dire, ma, visto che è Carnevale, non voglio togliermi il gusto di partecipare alla festa.
A Roma è in corso una mostra sul carnevale romano, non so se andrò a vederla, quindi mi rimarrà un dubbio che poi esprimerò. Sempre nella Capitale sono state vietate maschere del Duce e del suo sodale Hitler, ci sarebbe mancato che non fossero proibite. In Italia, pochi giorni or sono si è celebrata la Giornata della Memoria in ricordo delle vittime della Shoa ma solo di striscio si sono ricordate le vittime di "altro genere", e, ricordando ricordando, si continua a fare uso massiccio e politico delle Foibe tralasciando approfondite ricostruzioni storiche sull'origine degli efferati delitti compiuti dai Titini. Ma ritorniamo al carnevale e alla mostra di cui sopra.
Il dubbio che mi resterà, se non andrò a vederla, è: "Avranno parlato e mostrato anche il carnevale degli Ebrei?" Se non lo hanno fatto loro, lo faccio io.
In un antico libro risalente al 1893, ma pubblicato nel 1992, Abraham Berliner, studioso nato in Prussia e "autodidatta" (c'è sempre tempo per imparare) cosi parla del carnevale romano nello Stato del Vaticano.
"Il lunedì, primo giorno del Carnevale, almeno otto Ebrei dovevano aprire le corse. Mezzo svestiti, spesso sotto la pioggia battente, dovevano percorrere di corsa un tratto di oltre un chilometro sotto le frustate, gli scherni e le grida selvagge della gente. capitava anche che un poveraccio cedesse allo sforzo e cadesse stecchito per strada. Per la verità, tali manifestazioni di selvaggia barbarie non mancavano neppure nel secondo giorno, quando i concorrenti alla corsa erano bambini, adolesc enti e vecchi cristiani.
Però agli Ebrei era riservata ancora un'altra triste parte. In quel mortificante lunedì del Carnevale i fattori, i rabbini e gli altri dignitari ebrei erano costrettia precedre a piedi il corteo dei senatori lungo tutto il Corso, fatti bersagli dei motteggi e dello scherno della plebaglia scatenata. ... i motteggi e gli scherni trasmodavano talvolta in aggressioni agli Ebrei e nel saccheggio del Ghetto. Gran parte delle ordinanze emanate dai governatori di Roma a protezione degli Ebrei contro le violenze della plebe coincidono con il periodo del Carnevale.
La comunità cercò rifugio dal Papa, e Clemente IX ( 1667-1669) con il chirografo del 28 gennaio 1668 dichiarò che non era dignitoso per le autorità pretendere tali atti dagli Ebrei. la sua benevolenza avrebbe perciò provveduto a esonerarli dalle gare e dal corteo lungo il Corso. Ma in compenso il primo giorno del Carnevale essi avrebbero pagato al popolo 300 scudi, prestando inoltre pubblico omaggio ai suoi rappresentanti....... l'omaggio del primo giorno del Carnevale veniva presentato con la massima deferenza ai conservatori e insieme ai rapppresentanti del Senato ... i fattori accompagnati dal rabbino si genuflettevano davanti al trono e a capo chino tenevano un discorso di questo tenore:
"con sentimenti di sincera sottomissione e sudditanza noi fattori e il rabbino di questa misera comunità degli Ebrei ci presentiamo dinanzi al trono delle Vostre Eccellenze e a nome della medesima dichiariamo rispettosamente in segno di doveroso omaggio la nostra umile sottomissione, con la preghiera di onorarci di uno sguardo benevolo, così che alla nostra Università non sia negato di poter chiedere che l'Altissimo conceda duratura pace e tranquillità al Sommo Pontefice felicemente regnante alla santa Sede Apostolica, insieme con le Vostre Eccellenze, l'intero Eccellentissimo Senato e il popolo romano".

Ricordo di aver letto anche di qualcosa riguardante il maiale e gli Ebrei nel Carnevale, il libro è di oltre 400 pagine, non posso rileggermelo tutto, ma ciò che ho riportato penso sia sufficiente.



Abraham Berliner
Storia degli Ebrei di Roma

Rusconi 1992
All'epoca £ 42.000













Di ritorno dal pranzo con amici a base di polenta e salsicce, patate al forno e finire frappe e castagnole tre foto nevose.

giovedì 11 febbraio 2010

Voto, ma non è una cambiale in bianco

Nel precedente post ho fatto una dichiarazione di voto e di appoggio guardandomi bene dal fare nomi o dal pubblicare foto o la vignetta di Ellekappa in sostegno di Silvia Garambois. Volevo che il post fosse letto senza alcun tipo di condizionamento e in parte ci sono riuscito, Il Russo ha letto il post, è andato a guardare il blog di Silvia e lo ha rilanciato, non posso fare altro che ringraziarlo come ringrazio gli altri che si sono fatti vivi e, a modo loro, hanno condiviso la mia scelta. Ora posso pubblicare tranquillamente il link con relativa vignetta e mi verrebbe da chiedere di fare altrettanto a chi condivide la scelta, anche se non risiede nel Lazio. In questa regione si combatte una battaglia epocale, così faccio contenta la Gelmini.
Nel Lazio abbiamo avuto l'affaire Marrazzo che il nostro premier ancora sfrutta, è di ieri l'ennesima battuta, "Quando vedo belle donne perdo il filo... Preferite così o quegli altri? Marrazzo per esempio?"; abbiamo il sindaco di Roma che tutti ormai, purtroppo, conoscono, e troppo lungo sarebbe l'elenco delle cose che non vanno a Roma. Segnalo solo la drastica riduzione dei contributi alle cooperative sociali che spesso si sostituiscono agli organi preposti per assistere e alleviare le sofferenze degli altri. Ci resta solo la Provincia di Roma che in caso di vittoria della destra verrebbe schiacciata tra Comune e Regione. Vincere alle regionali non è solo questione di rivalsa politica, deve essere una speranza. La speranza che la nuova giunta sia più decisa e chiara su questioni che riguardano tutti gli abitanti della regione. Lotta per il lavoro, impegno contro ecomostri come l'inceneritore di Albano, l'impianto turbogas di Aprilia, la ventilata ma non confermata localizzazione delle nuove centrali nucleari a Borgo Sabotino o Montalto di Castro, la soluzione del problema dei cittadini di Ciampino, la salute nella sua totalità e nel particolare con l'iniziativa lanciata da Terra Sociale ecc.
Aiutateci/aiutiamoci a bloccare la deriva a destra del Lazio e dell'Italia.


P.S. Si vede che ho imparato bene a mettere i link?

mercoledì 10 febbraio 2010

Io voto per ...

Pochi giorni or sono in un post dicevo in tono semi-serio che: "Avevo già deciso autonomamente di votare (forse) per la Bonino, e sarebbe la prima volta che voterei un/una radicale. Se poi la Bonino diventa la candidata di tutto il centro-sinistra la voterei con meno "angosce", anzi, quasi con gioia sapendo che la sua candidatura porterebbe la Binetti ad abbandonare lo schieramento di centro-sinistra". Invece, ragionando sul serio (se ci riesco), dovrò decidere per chi votare in questa tornata elettorale limitata ma, come sempre accade in Italia, di vitale importanza. Rubando un termine tanto caro al centro destra, anche queste elezioni sono "epocali".
Certo votare una radicale non mi piace, e i motivi sono tanti. Per molte scelte fatte nel tempo che fu e che è, per la precedente alleanza con il centro-destra, per le posizioni filo-israeliane di molti esponenti, per l'eccessivo liberismo, praticamente, tolto il divorzio e l'aborto (altre convergenze non mi vengono in mente), sono sempre in disaccordo con loro. E poi non mi piace questa politica del "mettere una pezza" tralasciando progettualità a lungo termine (magari trovare chi ancora la fa!). Detto questo, mi sembra chiaro che non voterò per la candidata del centro-sinistra al governo del Lazio. Essendo però un deciso assertore dell'utilità del voto e dell'irrinunciabilità ad un diritto acquisito con grandi sacrifici e perdite umane, andrò a votare. Ma la domanda è: "Per chi?".
I Ds si sono auto-esclusi dalla sinistra, Di Pietro deve ancora fare molta strada, non bastano le dichiarazioni programmatiche lanciate all'ultimo congresso e non mi sembra di averlo sentito dire che smentiva di essere un uomo di destra prestato alla sinistra in quanto anti-berlusconiano, Sinistra libertà ed ecologia mi sembra un gruppo di orfani degli scranni più o meno piccoli, la Federazione di sinistra esiste solo sulla carta come alleanza elettorale e non come progetto politico, perlomeno ancora non è compiuto, quindi andrò a votare la persona. Molte volte ho detto che ripartivo dal basso, che rivolgevo la mia attenzione ai singoli piuttosto che ai gruppi, per singoli intendo l'uomo in quanto tale e il politco, o presunto tale, che più si avvicina al mio pensiero o che perlomeno gode della mia stima.
In molti post ho sproloquiato su vari aspetti della politica, qui, qui, qui, qui, qui, solo per citarne alcuni e dare modo a qualche amico di rinfocolare polemiche mai sopite, e del perché è fondamentale votare. Questa volta ho un motivo in più per farlo, la candidatura di una amica, ex-collega di lavoro che ha la mia stima e la mia fiducia a cui la Federazione della Sinistra ha proposto la candidatura. Il mio sarà un voto alla persona, per tornare a votare un partito molta acqua dovrà scorrere e con essa molte idee.
Anche se voi amici siete situati altrove, vi chiedo, dopo attenta riflessione (vostra), di supportare questa mia scelta se vi è possibile.

Questo è il suo blog nuovo di zecca aperto per l'occasione.

martedì 9 febbraio 2010

Il vaffa se ne va

So che è difficile, ma tento di tornare serio. Di conseguenza abolisco la rubrica del Vaffa del giorno, anche perché il titolo è di grillesca memoria e non mi va di essere confuso, non perché abbia nulla verso i grillini, ma lo ribadisco, non mi stanno simpatici i santoni e i predicatori. Le idee si portano avanti con il confronto e con la partecipazione, cosa che Grillo non mi sembra faccia poi molto.
Tra l'altro la rubrica non apportava nulla di nuovo e di serio a questo blog, richiedeva un impegno quotidiano che in questo momento non posso dare.

domenica 7 febbraio 2010

Il vaffa della domenica

Bianca Brandolini d'Adda è stato l'angelo del carnevale di Venezia. Già la notizia meriterebbe un sonoro ed amplificato su scala nazionale: "E chi se ne frega", ma che la notizia venga data nei telegiornali con tanto di filmato e dichiarazione della nobile (ma de che), peraltro assurta agli onori per la sua storia, non so e non me ne importa nulla di saperlo se ancora continua, con il cugino, altrettanto noto, Lapo Elkann. Aggiungerei, per non scontentare nessuno, anche il pregevole sindaco di Venezia Massimo cacciari. Pensate che notizia sarebbe stata se l'angelo del carnevale l'avessa fatto una dipendente di Agile e il doge un dipendente dell'Alcoa (la scelta di fabbriche in crisi è ampia).
E dato che è domenica, voglio strafare.
Perché negare un sonoro vaffa a Michael Schumacher protagonista di uno spot televisivo.
Una macchina corre veloce, si ferma e scende il pluricampoione del mondo di Formula 1. L'auto è rossa, ma non è una Ferrari, è una Mercedes. Tutto legittimo, ma che caduta di stile per la casa tedesca e il pilota usare il rosso Ferrari.
Onore allo stuntmen ma poi mi devono spiegare cosa vuol dire la scritta che appare in molte pubblicità: "Guida consapevolmente". Ma la finite di prenderci per il culo o no?

venerdì 5 febbraio 2010

L'Italia d'oggi

Di tanto in tanto ho dei raptus che mi spingono a risistemare la libreria. Risistemo in ordine alfabetico, sposto piani, trovo più spazio per i vari temi, spolvero e pulisco. Questa occupazione mi tiene lontano dai pensieri perché, oltre a occupare le mani, occupa il cervello nel misurare quanto spazio occorre per la letteratura italiana o per la storia antica e come mi conviene far ruotare le varie sezioni. Una delle domande più pressanti di questi giorni è stata: "I gialli li metto tutti insieme o li sciolgo nei vari paesi", alfine, dopo "gentili" suggerimenti, ho deciso per il tutti insieme. Se vi venisse in mente di dire "sti cazzi", avreste ragione.
Tra i tanti libri che mi sono passati per le mani, mi sono soffermato su un libro che la Laterza ha ripubblicato nel 2001 e precisamente "L'Italia d'oggi" di Bolton King e Thomas Okey. La riedizione è la stampa anastatica di un libro pubblicato in seconda edizione nel 1904 con l'avvertenza di Benedetto Croce. Il filosofo parla in termini, direi, entusiastici del lavoro dei due studiosi inglesi ma in nessuna parte del libro viene citato il traduttore, che ovviamente riveste una importanza vitale. Croce ad un certo punto dice: "... e si trovò facilmente un amico di buona volontà, il quale si assunse il carico della traduzione, che per altre occupazioni non potevo fare io stesso". Suona un po' come una excusatio non petita, essendo lui medesimo che ha caldeggiato Laterza alla pubblicazione. Ma abbandoniamo le inutili speculazioni da Holmes dei poveri.
Nel capitolo sesto, dedicato a "La povertà d'Italia", gli autori, riprendendo fonti italiane, affermano che "Gl'Italiani (testuale), dice il Ferrero, per due secoli sono stati usi a vivere a mezza razione; e colonne di una penosa statistica stanno a provare come la lotta per la vita sia aspra per la gran maggioranza di essi. La ricchezza dell'Italia è meschinamente piccola, paragonata a quella dell'Europa occidentale". Gli autori proseguono poi nella disamina delle ricchezze dei vari stati fino ad arrivare a dire: "La povertà è provata dal grado basso dei salari e degli stipendi. Le entrate delle classi professionali danno la misura di tale basso grado..." e via di nuovo con l'analisi dei guadagni di avvocati, medici, ingengeri e altre categorie. Chissà come reagirebbero King e Okey nel vedere il salto di qualità di queste categorie rispetto a cento anni orsono e nel vedere come nulla sia cambiato per le classi meno abbienti!
A pagina 197 i due inglesi scrivono: "Il nutrimento del popolo corrisponde al basso grado dei salari. Dei cereali il frumento è il più diffuso, sebbene in minore proporzione degli altri paesi occidentali; il granturco, consumato a pane o polenta, più o meno piglia il suo posto fra i contadini e i lavoratori peggio pagati ..." Dopo una ricca e documentata analisi si arriva a: "La conclusione è questa: che, malgrado l'esteso consumo di verdure e di frutta, compresa anche una buona quantità di legumi del più alto valore nutritivo, il tipo italiano è mal nutrito. Casi di morte per inedia sono molto rari; ma ci è una permanente e terribile insufficienza di nutrimento".
La rilettura di queste pagine, tra uno spostamento e l'altro di libri, mi ha fatto tornare alla mente un mio precedente post che non fece molto successo ma che poi scatenò una certa polemica. Insomma, sono passati cento e passa anni ma noi siamo sempre qui a lottare per la pagnotta mentre qualcuno dice che siamo ricchi e ben messi, infatti la citazione di pag 191 sopra riportata era in risposta alle cifre "gonfiate" da parte dei vari governi, e studiosi di parte , italiani. Tutto passa ma resta immutabile la nostra condizione.
Interessanti anche le considerazione sui partiti politici e la fine che cento anni dopo avrebbero fatto, la Chiesa e per chiudere in bellezza, la "Mancanza di una legislazione pei poveri". Un libro che merita di essere letto.

Bolton King e Thomas Okey
L'Italia d'oggi
Laterza, 18€

mercoledì 3 febbraio 2010

lunedì 1 febbraio 2010

Pensierini

Quando faccio delle cose, per esempio grattugiare il formaggio, lavare i piatti (di rado visto che da bravi capitalisti abbiamo la lavastoviglie) o stirare (e risparmiatevi i commenti), mi capita di isolarmi e pensare (anche questo accade di rado).
Oggi, appunto grattugiando un po' di grana per il minestrone (pallido tentativo di fare una dieta) riflettevo (avevo davanti uno specchio) sulle notizie lette e ascoltate. Pensavo al giovane che aveva perso il lavoro e si è suicidato in maniera eclatante ma che ha avuto solo spazio come fatto di cronaca. Il suo sacrificio è stato "inutile", altri che si sono dati fuoco sono diventati simboli di qualcosa (Jan Palach lottava contro il comunismo mica per uno squallido posto di lavoro).
Pensavo agli operai sui tetti al freddo e al gelo mentre chi decide delle loro vite è al caldo e ben pasciuto con i figli che studiano all'estero e non avranno mai di questi problemi (vero Pierluigi Celli?). Riflettevo sull'abolizione o riduzione dello studio della geografia nelle scuole. Pensate, a quello che era l'istituto nautico ora ribattezzato Istituto per i Trasporti e la Logistica, o in quelli con l'indirizzo Costruzione, Ambiente e Territorio (un modo più lungo e complicato per dire Geometri) viene ABOLITA. Ma se la geografia non la studiano loro chi la dovrebbe studiare?
E ripensavo a quanto questa materia mi piacesse. Ricordo che con i miei fratelli giocavo con la cartina muta, sia fisica che politica, per individuare fiumi o montagne o città, qui il link per un rapido gioco di verifica delle vostre conoscenze. A quando, in viaggio con mio padre, imparavo le province d'Italia dalle targhe delle macchine. Ripensavo anche a quando, prima della caduta dell'Urss e degli sconvolgimenti che sono accaduti in seguito, sapevo tutte le capitali del mondo. E ricordate il gioco di fiori, piante, nomi e città? Riuscivo sempre a trovare paesi agli altri sconosciuti tra gli oltre ottomila comuni d'Italia. Con chi giocherò in futuro? Ancora oggi mi affido alle cartine geografiche e non cedo al navigatore, il piacere di scoprire strade mai percorse e anche di sbagliare strada e sacramentare non me lo faccio togliere.
Insomma, pensavo a diverse cose slegate fra loro, pensieri vaganti nella mente che scendevano come fiocchi di grana. O come fiocchi di neve, che ieri sono apparsi per la prima volta in questo freddo inverno ai Castelli.