Dopo la Scaraffia, vicina al mondo cattolico per definizione di Repubblica, Anna Foa, vicina al mondo ebraico scrive: "... se dal punto di vista del romanzo può essere molto accattivante, dal punto di vista della storia il falso sembra diventare vero, in un contesto in cui tutti i documenti sono falsi, tutti sono doppi, o tripli, e la confusione regna sovrana". In questa "confusione" Foa si chiede se il lettore capirà che anche I Protocolli di Sion sono dei falsi.
Da notare che entrambe le due studiose definiscono il romanzo, prima di attaccarlo, "accattivante" e, a mio modesto parere sono in qualche modo già state battute. Sul problema che il romanzo di Eco sia di difficile lettura, noioso, farraginoso e altro torno dopo, essendo questa una caratteristica ricorrente nei romanzi di Eco. Il libro è chiaramente una storia basata sui falsi, a partire proprio dai "Protocolli di Sion" a cui danno patente di credibilità solo gli stolti che propugnano l'antisemitismo. La preoccupazione delle due studiose mi sembra eccessiva perché, e veniamo al punto fondamentale, nella mia ingenuità ho elaborato una teoria sulla diffusione dei romanzi di Eco.
Partendo da un ipotetico valore 1.000 da intendersi come acquirenti del romanzo si può ricavare una suddivisione di questo genere.
Il nome della rosa, vogliamo dire il più facile?,
1.000 acquirenti
800 reali lettori, 500 lo hanno finito (e lo hanno capito), 300 lo hanno lasciato (molti lo hanno tenuto in libreria altri lo hanno dato via), 200 lo hanno comperato a Natale o altre feste per regalarlo perché faceva fico. 200 lo hanno messo in libreria e lì giace a far polvere.
Senza scendere in particolare sugli altri titoli, riproduciamo lo stesso ragionamento con delle variabili.
1.000 acquirenti
700 reali lettori, 350 lo hanno finito (200 lo hanno capito, 100 si sono chiesti quale fosse il significato, 50 ce li siamo giocati come lettori), 300 lo hanno regalato perché è sempre più fico. Le percentuali, è logico, variano secondo i titoli. 300 hanno continuato a comperarlo perché così possono dire di avere tutti i romanzi di Eco.
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| Invece della copertina del libro, una foto del cimitero ebraico di Praga |

15 commenti:
A parte tutto, se la "studiosa" lucetta scaraffia parla male di un libro, per me quello suona come invito automatico a comprarlo e leggerlo. Trattasi infatti di simpatica bigotta che ho malauguratamente incrociato un paio di volte sul Corrierino della Perpetua (ex Corriere della sera): l'ultima volta si lanciò in un vergognoso elogio di stampo papestre sul "significato salvifico del Dolore" (quello ALTRUI, naturalmente) per attaccare le opinioni non solo pro Eutanasia, ma persino pro Terapia del Dolore con Oppiacei...
Be', a costei e agli altri Paladini Vatikaliani del Dolore ne auguro tanta tanta tanta, di "salvezza". Auguro salvezza atroce e interminabile!
(Scusa il leggero fuori tema, ma la mia povera mamma ebbe la brutta idea di beccarsi il cancro in vatikalia anziché in Olanda o Danimarca, per cui ogni volta che vedo nomi tipo lucetta scaraffia mi va il sangue alla testa...)
Mi hai ricordato il caso del Codice da Vinci, anche se parliamo di scrittori diversi. Eco ha uno spessore.
Non amo Eco romanziere...
Eco lo leggono i soliti noti per cui non vedo come ci possa essere una preoccupazione che non sia capito. Un po' d'altri, come hai ben detto, ne millanteranno la lettura e la cosa finirà comunque lì senza strascichi revisionistici.
Preoccupante invece è il dato che una parte della critica senta il bisogno di filtrare la lettura consigliandola a solo una parte della popolazione. Brutto segno.
sono d'accordo con Silvano :(
Comunque, sia, ieri sera Eco ha presentato il libro in TV da Fazio!
Vedo che iniziate a disquisire anche di Eco, il Gran Padano, dopo il Gran Lombardo la letteratura ha ora due esponenti di rilievo... ma a Roma che c'avete oltre Trilussa?
Totti e le sue barzellette?!
Bravi, bravi!
:-)
Nota - per il padano doc: per Eco si intende Umberto Eco non l'eco della tua zucca vuota. Di padano doc tra l'altro conosco solo le vacche da latte, gli allevamente di maiali dell'emilia, il parmigiano. Per i mona ancora non c'è il doc e tantomeno il padano, ergo sei solo un mona.
Ho studiato una vita per debellare malattie come la TBC e il colera e putroppo non sono riuscita a debellare un difetto genetico DOC altamente diffuso: l'arroganza da ignoranza.
Peccato.
Prima o poi la scienza vi prenderà, fatevi coraggio, guarirete.
Dott. Heinrich Hermann Robert Koch
Anonimo... mi rivolgevo a te.
Magari non mi hai capito.
Dott. Heinrich Hermann Robert Koch
PS: non ti aspettare ulteriori risposte da me. Ho da fare, devo lavorare.
Lo ripeto a tutti. Non rispondete a Luciano61, alias Padano oppure personaggi famosi di cui va a cercare frasi che ripete senza rendersi conto che sono applicabili a colui che le scrive. Se non gli rispondete lo cancello senza pietà. Rispondendogli alimentate il suo ego da quattro soldi che gode nel rompere le scatole al prossimo.
Quindi, non caro rompipalle, torniamo alla regola iniziale, ciò che scrivi verrà cancellato.
Si concordo con Silvano e Volpe
un saluto
Ho comprato il libro proprio ieri. E ho letto "Il nome della rosa" due volte. Credo di averlo "capito". Ho mollato invece "Il pendolo di Foucault" perché non mi attizzava.
Aggia 'a muri'??
Finito ieri sera (ho dovuto attendere uscisse l'edizione tascabile), non starò qui a farti un pippone recensendolo però la domanda sorge spontanea: anche un demente capisce sin dalle prime pagine che il libro si basa sulla falsificazione, la scopiazzatura e la rivisitazione del nulla, come si può scrivere ciò che i recensori hanno scritto? O reputano i lettori dei deficienti che si limitano a leggere Dan Brown e Faletti, oppure hanno letto due pagine qua, due di là e ci hanno buttato giù un pezzo per poter incassare più tranquillamente lo stipendio al 10 del mese successivo...
I "critici", fortunatamente non ascoltati, hanno tentato di fare quello che si fa da anni con le televisioni: anestetizzare i lettori. Sulle motivazioni hai una ampia gamma per scegliere.
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