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giovedì 18 febbraio 2010

Poche idee e confuse 2

Il lungo e interessante dibattito sull'immagine della scarpa con il tacco a stiletto (grazie Listener, c'è sempre tempo per imparare, e non lo dico con ironia) devo dire che un po' mi ha sfiancato. E' la riproposizione di lunghi ed estenuanti dibattiti abituali nella sinistra che tanto ci piacciono quanto ci fanno dannare. Ma come, direte voi, sei tu ad aver armato il casino e ora ti tiri indietro? Non sia mai detto, Gap non indietreggia mai davanti a nulla, al massimo compie delle ritirate strategiche. Finito con le facezie passiamo al serio.
Il manifesto della scarpa, sinceramente, non mi dispiace. Solo che è fuori dai tempi correnti.
Mi spiego.
Sono andato a ritrovare un libro, Edoardo Novelli, C'era una volta il Pci - Autobiografia di un partito attraverso le immagini della sua propaganda. Editori Riuniti, 2000, 23,24€, e ho scannerizzato qualche manifesto al femminile.
Come potete vedere, lo slogan è la parte che salta agli occhi dell'osservatore, l'immagine viene colta in un secondo tempo perché il testo ti spinge a farlo per notare se c'è rapporto tra le due cose. Nel manifesto verticale è evidente in modo esemplare. La donna ritratta potrebbe essere una operaia o una contadina, il manifesto dovrebbe essere del 1978, anno così vicino ma molto lontano, quando la questione femminile iniziava a porsi con maggior forza sul piano politico. Di conseguenza l'invito all'emancipazione era d'obbligo per far uscire le donne dal guscio dove erano relegate.
Anche le altre immagini sono di quel periodo e contengono tutti l'invito a prendere coscienza dell'essere donna e di essere "diverse" perché emarginate, con diritti limitati (lo stupro era un reato contro la morale e non contro la persona), con scarsa rappresentanza nella società e nei posti dove si decideva anche la loro sorte. Non è che sia cambiata di molto la situazione, ma un pochino è migliorata.Il manifesto di cui abbiamo ampiamente discusso, lo avrei visto bene in quegli anni. Allora sì che sarebbe stato dirompente. Al Pci si iscrivevano operaie, contadine, impiegate che probabilmente, come me, non sapevano distinguere un tacco a spillo da uno a stiletto. Lo avrei visto bene nell'invitare un tipo di donna, iconograficamente fatua e sensuale, a prendere atto che un'altra strada era per lei percorribile.
Di conseguenza, non punterei il dito verso il "creativo" che ha realizzato il poster di Rifondazione, punto il dito su chi lo ha commissionato che non si è reso conto che il messaggio che veicola non è adatto ai nostri tempi. Sarebbe stato meglio un manifesto stile anni 70-80 perché la situazione politica e culturale è regredita come la moralità di questo paese.
Mi sarebbe piaciuto lo slogan dell'ultimo manifesto:
"Voto comunista perché il domani sia anche mio"

P.s. Chissà di chi fu la colpa del perché con l'accento sbagliato.

17 commenti:

Punzy ha detto...

guarda, a me il manifesto della scarpa e' sembrato solo inopportuno, fasceva un po mignotta pidiellina

approvo l'ultimo slogan, nella giornata in cui i ladri sono divenuto birbantelli

loris ha detto...

...Cazzarola No,No e No.
Il problema che poni non è semplicemente un errore di percorso,rimediabile con una lavata di testa più o meno energica, il rogo per il manifesto e la continuazione della campagna di tesseramento. Giro per il web, ho fatto alcune telefonate a donne che hanno a titolo diverso partecipato a questa,
apparentemente frivola discussione, sui gusti grafici. Emerge un dato politico grande come un macigno: questo manifesto non rappresenta le donne a cui il messaggio è stato diretto. Vogliamo provare a dire la stessa cosa in termini più diretti? Quanto, in questo caso rifondazione è in grado di rappresentare le donne se per veicolare un messaggio politico si avvale di un immagine non rappresentativa?
Quanto la sinistra nel suo insieme è in grado di rappresentare al suo interno nei diversi aspetti di ricaduta nella società la donna?

termino riportando l'ultimo intervento di Maria Grazia nella mailing list da dove ho prelevato il suo scritto.
"e poi cerca ancora .... non è più possibile ignorare la questione maschile!
Tralascio il fatto,non trascurabile, che sia stato
ritenuto uno scivolone anche da molti compagni maschi, concordo con te 'che tristezza!':
il target erano le donne e alle donne non è piaciuto!
E che tristezza dire 'che tristezza!' senza domandarsi cosa le donne
hanno trovato poco ironico, sessista, maschilista, per niente nuovo, ma vecchio e trash.... ma anche questo è parte della "questione maschile".

Buona politica di sinistra ... almeno la migliore possibile per chi
vede e ascolta poco
Grazia

listener ha detto...

Io avrei fatto una bella serie di foto di veri clochard urbani...quelli che vediamo sempre di più in giro e verso i quali presto potremo vantare una "colleganza"
e sotto ad ogni foto una bella didascalia tipo

Operaia\o 45 anni

Impiegata\o 37 anni

Operatore call center 25 anni

Neo laureata\o

Pensionata\o

eccetera eccetera...

Non credo che sia una novità ma almeno dava il quadro della situazione.

listener ha detto...

sono un po sconcertato dall'abuso della parola trash, culturalmente Trash è un genere che prevede esponenti illustri come John Waters, la Troma productions e molti altri, parlando di cinema. Poi sconfina nel fumetto nella musica pop, e persino nei libri e nella letteratura..sinceramente accostarlo a bidoni commerciali quali San Remo o a manifesti ridicoli..beh mi fa un po girare le palle.

(lo stesso commento è stato postato sul blog di Silvano riguardo San Remo)

Ernest ha detto...

voto anche io lo slogan del "domani" assolutamente, e hai pienamente ragione quando dici che quei manifesti servono oggi perchè oggi ci troviamo in una condizione in cui ci voglioni dire che le classi non esistono, che i problemi non esistono quando in realtà le cose stanno diversamente. Sono questi i simboli di quello che deve essere la sinistra.
un saluto

il monticiano ha detto...

Sì, sarebbe stato meglio.
Nostalgia di quegli anni? Anche.


La colpa del perché con l'accento sbagliato è mia. E seguito a farlo.
Adesso però l'ho messo giusto?

Gap ha detto...

Iniziamo con il dire che su parecchie cose possiamo essere in sintonia, anche con molte delle cose dette nei commenti al precedente post. Però percepisco una certa chiusura nell'elaborazione dei ragionamenti, si ragiona con un preconcetto. Occorre distruggere tutto ciò che esiste, spargere sale sulle rovine e iniziare da zero una nuova vita.
Bene, facciamolo, azzeriamo tutto e seguiamo il consiglio di Saramago che nel suo "Saggio sulla lucidità" ipotizza che "... La gente non va al mare, non diserta i seggi. Vota, ma vota scheda bianca ...", sono gli stessi cittadini che in un precedente romanzo, "Cecità", "... scoprono su se stessi e in se stessi, la repressione sanguinosa e l'ipocrisia del potere, la sopraffazione, il ricatto e, peggio di tutto l'indifferenza ..." (Cesare Segre. Facciamo morire la sinistra con le sue idee e i suoi errori, gravi o meno gravi, lasciamo il paese in mano a coloro che lo hanno sprofondato nella "notte dell'etica" (sempre Saramago) e vedremo cosa sapremo poi ricostruire.
Avevo argomentato, credevo in modo chiaro, la dannosa inutilità del manifesto in questione, ma si vuol continuare la discussione e, allora, sarebbe il caso di spostarla sulla questione femminile e perché ancora esista. Ma siamo veramente sicuri che sia solo colpa dei maschi? E perché le donne non si ribellano alla proposizione reiterata della loro figura, almeno in pubblicità, di persone con problemi di intestino, di mestruazioni, di pipì, di trucco, di colazioni sane, di dimagrimento e altro ancora?
Dove sono le donne che si scandalizzano e turbano per il manifesto ma passano sotto silenzio tutto il resto?
Mai sentito una proposta di boicottaggio della Danone e di quella cacona della Marcuzzi, per esempio.
Ok, il manifesto è sbagliato, l'ho detto e ho rilanciato il problema, ma ridurre la questione femminile all'immagine scelta mi sembra molto riduttivo.

Rouge ha detto...

Gap, quel manifesto è una schifezza e gli altri della serie lasciano perplessi per la povertà di idee.
Comunque il punto non è il manifesto ma come dici (e ho detto nell'altro post) chi lo ha avallato.
Io sto faticosamente cercando un motivo valido per continuare a votare uno qualsiasi degli schieramenti a sinistra e non mi sembra di ricevere risposte adeguate.
Dico alla fine di essere d'accordo con Loris quando nel suo ultimo intervento al precedente post dice che "O attraverso un nuovo soggetto politico si riunifica la base di questa sinistra (non le strutture) o la Sinistra in Italia è destinata a scomparire."
Per cui penso proprio che la soluzione stia nel non votare, nè loro nè altri, e sperare che una volta ridotti in quattro gatti a qualche "creativo" arrivi davanti agli occhi la parola "Unità" e decida di sfruttarla.
Un saluto.

Rouge ha detto...

Non avevo letto il tuo ultimo commento.
Secondo me a meno di tortuosi passaggi mentali è impossibile arrivare da quel cacchio di manifesto alla condizione femminile, e se era lì che si voleva arrivare allora il "creativo" è meglio che si dedichi a un lavoro fisico.
Le donne non si ribellano? perchè, gli uomini sì? Qua non si ribella nessuno e se proprio devo dirlo uno dei motivi è perchè non c'è nessuno che si faccia seriamente e politicamente carico di quella voglia di ribellione a questo sistema di cose, che pure c'è.
Io da solo mi posso pure ribellare, ma poi?
Vabbeh dai, lasciamo stare, solite cose.
Un saluto.

il cuoco ha detto...

Io penso perchè non scrivere Voto comunista perchè il domani sia anche mio sotto a una donna che indossa il Tacco 12? Forse che le manager non devono votare comunista?Non è ora di aprire ai manac ger con idee comuniste?
Abbiamo avuto dei coministi che si sono invece dimostrati manager e arrivisti vedi D'Alema e Bersani allora perchè non possomao avere il contrario?
Forse non sarà il mo un comunismo alla stalin o alla lenin , ma penso che dei manager comunisti facciamo piu bene agli operari che non dei comunisti manager.

Marte ha detto...

mah... è da ieri che ci penso... e onestamente a me non fa poi così tanto "senso" il tacco usato per qualificare il mio "essere femminile" quanto piuttosto il non avere "classe".

Cosa decisamente possibile considerata la latitanza delle donne di fronte agli esempi riportati da Gap.

SCHIAVI O LIBERI? ha detto...

La cultura [...] è organizzazione, disciplina del proprio io interiore; è presa di possesso della propria personalità, e conquista di coscienza superiore, per la quale si riesce a comprendere il proprio valore storico, la propria funzione nella vita, i propri diritti, i propri doveri. (da Socialismo e cultura, Il Grido del popolo, 29 gennaio 1916)
Antonio Gramsci.
Articolo che consiglio di leggere per intero.

Caro Gap, vedendo il manifesto di Rifondazione, mi è venuta in mente questa citazione di Gramsci.
Forse fuoriluogo, ma mi chiedo come può, un partito che ha tra i suoi fondatori gente con un concetto di cultura come questo, ridursi a stampare manifesti di questa banalità, che alla fine ricalcano lo stereotipo per il quale la donna per valere qualcosa, deve per forza essere una donna di carriera con aspirazioni da elitè.
Preferisco i vecchi manifesti.
La politica degli slogan, delle frasi ad effetto che ricercano solo l'immediato consenso senza un mininmo di progettualità e organizzazione, per provare a migliorare questo futuro del cazzo.
Serve ritornare a fare cultura, quella cultura unico antidoto alla terribile situazione che ci circonda.
E poi credo debba essere la donna a ribellarsi: non voglio credere che alla maggior parte delle donne italiane, vada bene essere considerate come marionette e oggetti sessuali, senza un briciolo di cervello.

Punzy ha detto...

No!!! non puoi dire a me che non boicotto la cagona!!!!!

mi ribello!!!!

Luz ha detto...

La prima sensazione nel vedere il manifesto di Rifondazione non è buona, immediatamente mi vengono in mente quelle donne posone, bellocce, che si guardano intorno per vedere se gli uomini la notano. La seconda cosa che penso, come il commento di Punzy (il primo di risposta a questo post) è che sembra appunto la dichiarazione di una femmina del Pdl, tipo carfagna per capirci. Poi mi viene da ridere e penso che noi comunisti non ci facciamo sfuggire proprio niente, siamo capaci di spaccare il capello in quattro! Magari Rifondazione voleva solo fare un'operazione carina senza nessun doppio senso.
Insomma non sto né da una parte né dall'altra. Pensiamo piuttosto a "lavorare" sui cervelli di quella fetta di italiani che non si preoocupa di nulla.

La Mente Persa ha detto...

Io voglio fare la velina.
Insomma, cosa c'è di male?
Guadagni bene, meglio di tre master e un mega dottorato. Ti invidiano tutti e... indossi certi vestitini...
No,no, ma quale ribellione?
Fuori dal mondo della De Filippi ci sono i contratti a progetto, la disoccupazione e gli stipendi da fame.
O sposi Totti o fai la velina o entrambe le cose. Ecco.

Martina Di Renzo Buckley ha detto...

Bravo Gap. Hai centrato in pieno. Le donne italiane che si ribellano a quel tacco, non lo fanno a tutto il resto che viene imposto per la manipolazione della loro immagine da parte dei media.
partecipo solo ora a questa interessante discussione perché gli ultimi due giorni non ho avuto un minuto di tempo. Avevo già visto quel manifesto sul web ed anche alcuni degli altri segnalati da Rouge. Non mi scandaizzano più di tanto. mettono solo in risalto la situazione della sinistra italiana attuale (che tutti i commentatori hanno ben sottolineato).
Allora, premetto due cose:
1. Le scarpe col tacco piacciono anche a me e ne ho una mini-collezione, anche se non posseggo stiletti perché ci tengo alle mie caviglie.
2. Non sono queste scarpe che mi fanno donna di classe (secondo il double-entendre degli spiritosoni creativi di rifondazione). Lo sono perché sono marxista. Punto. Basta.

Venendo ai tuoi manifesti, Gap, sai che alcuni me li ricordo? Quelli erano i tempi in cui vestivo a jeans scoloriti, saffi e scarpe da ginnastica coi buchi, andavo alle manifestazioni contro Comiso e per la 194. Ero più comunista allora? No. non è l'immagine, il tacco o lo scarpone da contadina. Sono i contenuti. E di contenuti manca la sinistra italiana odierna. La carenza di contenuti che ha allontanato la sinistra dallo zoccolo duro operaio e cassaintegrato. Al nord quello zoccolo duro va a votare Lega, che non mette gli stiletti sui poster.
Ci siamo rincoglioniti totalmente. La memoria corta ce l'hanno i coglioni che votano Berlusconi ma ahimé pure quelli che usano la parola "comunista" a casaccio. Che facessero qualcosa di sinistra, che dicessero qualcosa di sinistra.
Magari.

listener ha detto...

L'estetica è personale, io vesto completamente di nero ma certo non sono di destra.
La discussione non è su chi mette i tacchi o meno:
è che da un partito di sinistra mi aspetto delle prese di posizione coraggiose. pugni allo stomaco, rabbia giusta e sensata.
Concime e sterco fecondo, non immaginette alternative.

Ognuno coltiva nei propri armadi il proprio vestiario, lo indossa lo cambia, sono personalmente cazzi privati. come la propria sessualità, i propri odori e profumi.
Ma quando vuoi la mia fiducia pubblica, il mio atto di fede legato al mio voto...allora non me la menare più di tanto fammi capire da che parte stai e se ci stai veramente!
Non ti voto, perchè metti i tacchi a stiletto nella tua iconografia, anche se li adoro (nel vero senso della parola).
Tu sei li per portarmi con la corrente di persone, diverse da me, ma inkazzate quanto me per tutte le faccende ingiuste e i loro faccendieri.

Wake up wake up!

Grazie a Gap per le citazioni tratte da Saramago.