Pagine

mercoledì 30 dicembre 2009

Buon 2010

Spesso non leggo i libri appena usciti, attendo che il clamore e le recensioni passino di mente per affrontare la lettura in maniera più tranquilla e senza i condizionamenti dei critici. Una delle poche volte che mi sono fidato dei recensori mi sono letto "Con le peggiori intenzioni" di Alessandro Piperno salutato dal critico del settimanale del Corriere della Sera, Antonio D'Orrico, con parole degne di miglior causa. Una fregatura senza pari, arrivato a 20 (venti) pagine dalla fine ho chiuso il libro maledicendo l'autore e D'Orrico. Eppure avrei dovuto stare sull'avviso dopo le lodi sperticate a Giorgio Faletti e al suo primo romanzo "Io uccido". Un buon giallo ma niente di più. D'Orrico lo salutò con queste parole: «Non ci crederete ma oggi quest’uomo è il più grande scrittore italiano».
Ermanno Rea e il suo "Napoli ferrovia", che chiude la trilogia napoletana dopo "La dismissione" e "Mistero napoletano", lo sto finendo di leggere ora. Quando scrivo di libri di solito lo faccio quando li hoterminati, quando ho letto anche le indicazioni sulla tipografia e l'anno di stampa, ma i casi della vita portano spesso a contravvenire a regole proprie dettate da scelte di cui non conosciamo le origini.
Scorrendo l'indice ho visto che c'è un Post Scriptum dell'autore, posso solo immaginare che terminato il libro sia accaduto qualcosa che ha spinto Rea ad aggiungere alcune pagine. Per non essere influenzato dalle sue stesse parole, scrivo ora.
I tre libri di Rea sono una discesa nella Napoli che l'autore abbandonò nel 1957, per chi non li ha ancora letti consiglio di iniziare da "Mistero napoletano". La trilogia è una discesa negli inferi, in una città di cui l'autore non ha stima ma che vuole tornare a conoscere nelle persone e nei vicoli che lo hanno visto nascere e crescere. Un continuo ripensamento alla vita che fu e che mai potrà tornare ad essere. Nell'ultimo capitolo, per ora augurando a Rea lunga vita e lunga scrittura, lo scrittore è accompagnato e, sopratutto, guidato da Caracas personaggio vero e fondamentale nello svolgersi della storia (di più sulla trama non dico).
L'immergersi di Rea nel passato per ritrovare le radici e le ragioni della sua vita sono un "gioco" che faccio da sempre, anche se non ho la sua età. Ho sempre avuto la necessità di ripercorrere il mio passato, i miei errori, le mie aspettative deluse, quelle andate bene, insomma, tutto. Qualcuno la chiama autoanalisi e processo di razionalizzazione dei propri problemi. Potrebbe essere.
Nel riandare al mio passato ho incontrato nuovamente tante persone, ma solo nella mia mente, di qualcuna ho anche cercato tracce materiali e le ho trovate. Il rischio che si corre è di incontrare persone totalmente diverse da quelle dei nostri ricordi. A volte ci sente delusi perché è la conferma che il mondo e le persone che ci circondano cambiano con il passare degli anni mentre i ricordi restano immutabili nel tempo. Ma non è delusione vera quella che si prova, è la difficoltà di accettare il tempo che passa e i cambiamenti che esso provoca. Rifugiarsi nei ricordi è consolatorio, blocca il tempo a quello che fu e ci lascia sempre giovani e belli, con gli ideali ancora da portare avanti con convinzione ed instancabilità.
In effetti, quello che non accettiamo è il nostro presente fatto di delusioni e difficoltà ed è per questo che ci aggrappiamo al passato, nessuno ce lo potrà cambiare nella nostra mente. Lì possiamo coltivare le speranze ancora come un tempo, un tempo invariabile che ancora deve trascorrere.
Allora facciamo finta che il tempo non sia passato e portiamo avanti i nostri ideali e le nostre speranze e le nostre passioni. Iniziamo il 2010 come se fosse l'anno della nostra gioventù migliore che ci si apre avanti pieno di speranza per un mondo nuovo.
Emile Cioran, filosofo e pensatore, rumeno di nascita e francese di adozione, a dir poco controverso, disse "Una cosa sola importa: apprendere a essere perdenti", invece noi andremo avanti convinti che non siamo dei perdenti e che arriverà il nostro momento di rivalsa.
Buon 2010 di lotta e resistenza a tutti.

lunedì 28 dicembre 2009

Firmate!!

Non ho molta voglia di scrivere, mi limito a rinnovare l'invito a firmare l'

Appello per l'erogazione gratuita degli alimenti aproteici

Possono firmare tutti non solo gli abitanti del Lazio. 126 firme su un argomento del genere mi sembrano veramente poche, anche con la giustificazione delle Sante Feste e della panza piena.

Non so perché non si legge bene quando pubblico, l'importante è che firmiate.

venerdì 25 dicembre 2009

Un parco porco ipocrita Natale

Anche se da anni ci siamo imposti delle limitazioni, alla fine la cena della vigilia e il pranzo di Natale sono un po' più parchi ma mantengono intatta la lora carica di porchitudine.
Dopo cena, fatta con gli avanzi di ieri e di oggi ascoltando le notizie del telegiornale, piuttosto che vedere Giacobbo che spara cazzate miste a verità banali, quindi non si capisce l'utilità della trasmissione e lo spreco dei nostri soldi, riprendo il contatto con gli amici vicini e lontani.
La notizia del giorno è la povera squilibrata che in San Pietro voleva "salutare" il Papa con il risultato di averlo fatto cadere insieme con il cardinale Etchegaray, ottantasettenne che si è rotto il femore e si sa a quell'età quanto sia pericoloso.
Sapete quanto mi importi poco del Papa e di tutta la sua corte, ma non posso fare a meno di commentare il fatto che l'italo-svizzera autrice del "misfatto" sia stata sottoposta a Tso (Trattamento sanitario obbligatorio) in quanto conclamata persona sofferente psichicamente. Anche Tartaglia, autore del fattaccio di Piazza Duomo, è sicuramente sofferente psichicamente ma è in un carcere italiano. Il Vaticano non pensa di denunciare la ragazza perché va curata, Tartaglia va sì curato ma rimane in carcere.
Se a tutto questo aggiungete le dichiarazioni del Presidente del Consiglio, che non ha fatto altro che dire di non odiarci ma di amarci, ovvero di amarlo perché questo è l'unico comandamento che conosce: "Amatemi come il vostro unico Dio", "Ho pensato davvero che dobbiamo contrastare tutte queste fabbriche di menzogne, di estremismo e anche di odio", non attendo altro che la giovane venga ascritta d'ufficio al partito dei comunisti, magistrati, immigrati clandestini, terroni e via dicendo come da anni accade per individuare tutti coloro che sono contrari all'attuale governo.
A volte il silenzio è molto più dignitoso.

Ps. Oggi ho fatto un lungo giro dagli amici per fare gli auguri laici e di lotta, ma, purtroppo qualcuno l'ho saltato. Colgo l'occasione per augurare un ricco, non solo di euro, e pacifico futuro a tutti.

Aggiungo anche che sulla destra del blog, se vi fosse sfuggito, c'è un link per firmare una petizione per far riottenere gli alimenti aproteici ai malati di disfunzioni renali del Lazio. Il commissario governativo per la Sanità, nominato dal Governo Berlusconi, tra i suoi primi atti si è premurato di non passarli più con il servizio sanitario. Aiutiamoli, aiutiamoci.

lunedì 21 dicembre 2009

Esegesi del pensiero recondito di Gesù Bambino

Sono più di 2.000 anni che si ripete 'sta manfrina! Non ne posso più. Qualcuno si è chiesto perché io debba soffrire prima ancora di nascere e poi fare la fine che farò? Quale mente malata ha partorito questa turpe storia?
Innanzitutto spiegatemi perché io sia dovuto nascere da una coppia di sfigati, ad essere buoni non si possono che definire così.
Papà è un povero falegname di mezza età e mezza tacca a cui hanno rifilato una moglie che già mi porta in grembo e per coglionarlo un po' di più gli hanno detto che mio padre naturale è Dio. Ma chi è Dio? Nessuno lo ha visto e conosciuto, meno che meno mia madre, almeno così dicono, però si è ritrovata incinta di Lui senza aver consumato, questo sì che è un miracolo! Siamo sullo stesso piano della cicogna o del cavolo.
Dicevamo che sono sfigati e, per la proprietà transitiva, sono sfigato anche io, solo che ho sommato le due sfighe. Prima di venire al mondo mi hanno fatto fare il giro della Galilea dentro la pancia di Mamma a dorso di mulo, e vai lí e torna qui, ritorna lí su 'sta groppa di mulo che ondeggia come una barchetta di carta nell'Oceano, che ancora non sapevano che esisteva ma io sì, altrimenti che figlio di Dio sarei? Comunque, diciamo che se lo avessi conosciuto avrei detto che soffrivo di mal di mare. Dopo il giro turistico fai da te, ahi ahi, non hanno trovato di meglio che farmi nascere dentro una grotta o una capanna, dipende da come girano le palle a chi racconta questa fregnaccia.
Qualcuno di voi ha mai provato a nascere in una grotta d'inverno? Ma lo sapete quanto fa freddo? E avete mai provato ad essere riscaldati dal fiato di una mucca? Altro che extracomunitari mangiatori di aglio. Sta bestia rumina e ogni fiatata è un po' di vita che va via, mettetici pure l'alito dell'asino e poi direte "Che culo!". Questo imbecille ogni volta che chiudo gli occhi lancia un raglio che mi trafigge le orecchie, poi sta zitto fino al prossimo appisolamento quando potrà dare il via ad un'altra ragliata. Ma lo fa apposta? Gli taglierei le corde vocali!
Non contenti di appestarmi con l'alito delle due bestie, che saranno pure utili in agricoltura e in padella, ma rompono il cazzo in maniera indicibile, mi hanno messo pure sulla paglia. Si vede che non sapete di cosa parlate. Provate a mettervi nudi sulla paglia e a farvi un sonnellino, vedrete come sarà ridotta la vostra pellaccia. Tutta un graffio e sanguinolenta, figuratevi sulla mia tenerella tenerella. Per non parlare della puzza. Sono piccolo, appena nato, non controllo ancora i miei bisogni e dopo un po' la paglia è tutta una puzza, piscio e cacca a volontà, un fetore che appesta tutto e tutti.
E visto che le lamentazioni sono un minimo gratificanti, vado avanti.
Papà con quella faccia sempre sconcertata è coperto dai suoi stracci come anche Mamma, rigorosamente in bianco-azzurro, ma essendo un minimo esperti, sulla paglia non ci si sdraiano nemmeno vestiti, infatti stanno in ginocchio, almeno si fossero messi seduti che stavano più comodi. Il punto è proprio questo. I vestiti. Non gli è mica venuto in mente che sono nudo come un verme, mica gli è venuto in mente di coprirmi, non mi fanno morire di freddo perché hanno già in programma una fine peggiore. Ma allora, che m'hanno fatto nascere a fare?
E va avanti così da più di duemila anni, vi rendete conto, più di duemila anni. Se non è cattiveria questa cos'è?
Ma se nascevo figlio di due, mi sarei accontentato anche di uno, commercianti della Galilea o figlio di un artigiano un pochino più ricco cambiava qualche cosa? E se invece di una cazzo di grotta mi avessero fatto nascere in una pensione o addirittura in una casa al calduccio con due pezzette sotto il culo, sarebbe cambiato qualcosa? Penso di no, e io continuo a soffrire.
Prima almeno avevo il conforto delle letterine dei bambini e non solo, ce la giocavamo con Santa Lucia, San Nicola e qualche altro santo minore. Ci dividevamo le letterine e il compito di portare i regali, perché si ricordano di noi solo per chiedere ma mai per dare. Almeno rimaneva tutto in casa. Si ricordavano di noi solo a dicembre, ma la graditudine non è di questo mondo e lo sapevo io come i Santi. Poi è arrivato un barbone vestito come un buffone, avvinazzato e poco cresciuto mentalmente, grasso e vecchio come è, ancora si cala dai camini ma prima o poi ci resta secco e si leva dalle palle, che ci ha piano piano rubato il posto. Non contento di averci soppiantato nel cuore degli "umani" come "regalatore", è tanto compreso nel ruolo che fa pure le paternali a voi poveri umani che ci credete o fate finta ipocritamente. E non si parla più di me e di quello che rappresento ma solo di regali e feste e mangiate senza fine.
L'anno scorso ha avuto pure il coraggio di lamentarsi e di chiamarmi in causa. Ma tornasse a fare la pubblicità per quella bevanda piena di gas, che siete tutti contenti di bere anche se sapete che non conoscerete mai la sua composizione. Potreste anche bere piscio di dodo ma fate finta di niente e siete contenti e sghignazzate quando ruttate come tubi di scappamento intasati di un tir.
E intanto passano gli anni, i secoli e, oramai, anche i millenni. Ma io soffro tutti gli anni per colpa vostra. Mi fate nascere, fare migliaia di chilometri a quei tre fresconi che mi portano cose assolutamente inutili, oro, incenso e mirra. Passi per l'incenso dato che 'sta grotta puzza come una latrina dello stadio Olimpico dopo che ha giocato la Lazio o il Torino, ma che ci faccio con l'oro? Me lo succhio? E con la Mirra? Se il profumo è l'incenso, la mirra è un augurio di morte così con essa mi possono imbalsamare? Oddio, imbalsamato, certi signori ricoperti di tessuti pregiati che parlano a mio nome l'hanno fatto e, statene certi, quelli non si addormentano sulla paglia e nemmeno si fanno scaldare da due bestie. E vogliamo parlare di quelli che mi vengono a trovare appena nato? Pastori con le pecore come se non bastasse la puzza che già sopporto, contadini con le galline, caldarrostai, acquaiuoli e morti di fame. Mai che si vedesse una persona "normale", un presidente del consiglio o di una qualsiasi repubblica, un papa, un cardinale uno, insomma, un po' più in alto nella scala sociale. Ma come potevano sperare che potessi risollevare le sorti del mondo se gli unici che mi hanno accolto sulla terra sono i più sfigati fra gli sfigati? Altro che misteri della fede!!!
E tra le tante cose che non capisco, in fin dei conti mica sono Dio ma solo il Figlio, se sono nato in Galilea, perché sono bianco e biondo? Se nascevo in Finlandia, come sarei stato, nero di capelli e color cappuccino? E se fossi nato in Cina, bianco e giallo con le treccine? E in Africa, rossonero con gli spaghetti in testa? E in Australia? E in Sudamerica? E nel Wisconsin? Altro che misteri della fede!!!
Ma torniamo alla "sfigatezza". Non contenti di avermi fatto nascere in un posto di merda che ancora sta cercando di capire perché gli stanno succedendo tutte quelle cose (e sono sempre passati più di duemila anni), me ne sono dovuto scappare in Egitto senza nemmeno fermarmi a Sharm El Sheik a fare un bagnetto. Poi in Galilea a fare il falegname e, cosa più grave, la massa di derelitti che hanno preso per oro colato tutto quello che dicevo e che alla fine mi hanno fatto ammazzare. Ma questa è un'altra storia che vi racconterò tra qualche mese.

giovedì 17 dicembre 2009

Chiudo o mi faccio chiudere? Questo è il dilemma

Shakespeare mi perdonerà per l'uso improprio delle sue parole, o almeno lo spero.

La porcella che ha colpito i blogger continua a mietere vittime. Si moltiplicano le chiusure e le minacce di abbandono. E' la dimostrazione di quanto siano improvvidi, anche politicamente, i blogger "di sinistra".
In questo momento chiudere vuol dire fare come il marito cornuto che si taglia il pipo per fare dispetto alla moglie. Rendo più chiaro l'alto concetto filosofico testè espresso. So che non ci arrivate ma "io vi aiuterò" (mi perdonerà anche Sir Alfred Joseph Hitchcock).

Dal decreto legge si sta passando al progetto di legge "condiviso" (ma da chi?) sulla regolamentazione dell'etere, i risultati non cambieranno, sempre di censura si tratterà. Desta sconcerto leggere alcune dichiarazioni di esponenti del centro-sinistra che rilasciano a cuor leggero opinioni come "... occorre stare attenti...", "... bisogna vedere come si interviene..." e altre amenità simili. La posizione dovrebbe essere una sola: "Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione".
Qualsiasi deroga a questo principio costituzionale è un abuso. E nelle leggi italiane sono già previste clausole che regolano questo elementare diritto dell'uomo.
Ora, visto che comunque le mani su questo principio e diritto ce le vogliono mettere comunque, perché chiudere da soli? Attendete che vi chiudano e diventerete le vittime di uno stato (volutamente minuscolo) liberticida, verrete paragonati ai blogger iraniani, tailandesi e alla ormai mitica Yoani Sanchez. Vi proporranno contratti i giornali esteri, diventerete, insomma, i nuovi eroi di una nuova Resistenza.
Immaginatevi tra 30/40 anni quando racconterete ai vostri nipoti, davanti ad un finto caminetto disegnato sulla parete della vostra baracca (perché ricchi non lo diventerete mai), che avevate un blog ma ve lo chiusero perché con esso facevate opposizione politica e difendevate i poveri e gli ultimi tra gli ultimi. E racconterete di vostro nonno che durante il fascismo prese il fucile e andò in montagna e voi invece, dopo la chiusura del blog, siete tornati a scrivere a mano e a fotocopiare le vostre idee, le vostre speranze e aspirazioni da far circolare mettendole nelle buchette delle lettere perché vi era impedito anche inviare mail, anzi vi avevano impedito di possedere un computer. Un vero ritorno all'antico, agli albori delle lotte operaie.
Lo strumento elettronico divenne un pericoloso mezzo di autodifesa e fu, dal potere, impedita la vendita a chiunque. Per poterlo acquistare occorreva il permesso della Questura vistato dalla Prefettura e doveva essere sempre a disposizione di un funzionario addetto a controllare la vostra attività. Fu equiparato alle armi da fuoco, anzi peggio. Non vietarono solo il possesso del computer, per gli schedati come "socialmente pericolosi", vennero resi difficili anche l'acquisto dei cellulari e persino dei libri. Dalle librerie scomparvero autori come Calvino, Gramsci, Vittorini, Lucarelli, Ravera, Pavese e troppo lungo sarebbe l'elenco.
La toponomastica delle città cambiò tutta e scomparvero i nomi di Nenni, Amendola, Pertini, Gramsci, Berlinguer e tutti gli altri esponenti del socialismo e comunismo, scomparvero anche molti nomi di democristiani e finanche i nomi di Dalla Chiesa, Falcone, Borsellino e Livatino e molti altri ancora. Una enorme revisione di massa della storia patria antica e recente. Iniziarono ad apparire strade con nomi ai vostri nipoti sconosciuti, come Mangano e Dell'Utri, Previti e Ghedini, Pecorella e Bossi, Castelli e Borghezio. I vostri nipoti vi guarderanno negli occhi increduli e una domanda nella testa: "Ma Nonno è uscito pazzo? Ci parla di cose che non conosciamo, che non leggiamo nemmeno nei libri di storia. Ma chi sono Castelli e Previti e tutti gli altri? Perché ci dice che Berlinguer, Moro e Dalla Chiesa e gli altri ancora scomparvero dalle strade quando sono ancora lì?" E voi, dall'alto della vostra esperienza capirete la muta domanda e spiegherete loro che il vostro sacrificio riportò in Italia la piena democrazia. Che la destra era stata sconfitta di nuovo e che anche i passivi e titubanti centristi non erano più in grado di nuocere. E vi ammanterete di un'aurea mitica che vi fara eroi a perenne memoria, come Filippide e gli antichi eroi greci.
Pensate ai vostri nipoti che vi guarderanno con ammirazione e, direi, venerazione. Non privatevi di questo privilegio. Combattete ancora contro il regime che nasce e poco viene contrastato. Siete la parte sana del paese, un paese fatto da "italiani brava gente" che supinamente accetta che vengano limitate le libertà personali senza preoccuparsi troppo.

Non privatevi di questa opportunità, non chiudete, fatevi chiudere.

Era una gioia appiccare il fuoco. Era una gioia speciale vedere le cose divorate, vederle annerite, diverse. Con la punta di rame del tubo fra le mani, con quel grosso pitone che sputava il suo cherosene venefico sul mondo, il sangue gli martellava nelle tempie, e le sue mani diventavano le mani di non si sa quale direttore d'orchestra che suonasse tutte le sinfonie fiammeggianti, incendiarie, per far cadere tutti i cenci e le rovine carbonizzate della storia. Col suo elmetto simbolicamente numerato 451 sulla stolida testa, con gli occhi tutta una fiamma arancione al pensiero di quanto sarebbe accaduto la prossima volta, l'uomo premette il bottone dell'accensione, e la casa sussultò in una fiammata divorante che prese ad arroventare il cielo vespertino, poi a ingiallirlo e infine ad annerirlo. Egli camminava dentro una folata di lucciole. Voleva soprattutto, come nell'antico scherzo, spingere un'altea su un bastone dentro la fornace, mentre i libri, sbatacchiando le ali di piccione, morivano sulla veranda e nel giardinetto della casa, salivano in vortici sfavillanti e svolazzavano via portati da un vento fatto nero dall'incendio. Montag ebbe il sorriso crudele di tutti gli uomini bruciacchiati e respinti dalla fiamma.
Ray Bradbury
Fahrenheit 451

mercoledì 16 dicembre 2009

Pane e Tempesta

Da pazzo megalomane quale sono, sono andato a rileggere diversi post scritti in questi quasi due anni di sparamento di cazzate e piccole verità. Miravo principalmente a riportare a galla tutte le volte che ho paventato l'avvento del regime e dei metodi che avrebbero adottato per realizzare il progetto, non ultimo l'intervento sulla limitazione della libertà di informazione, più volgarmente e brevemente censura. Ho trovato in un post lo stesso progetto che vorrebbero portare avanti La Russa e Maroni, ma gliela avvesi fornita io l'idea? Non riporto alcun indirizzo perché l'autocitazione è volgare e presuntuosa, tanto mi sono già citato.

Allora per occupare questa mezz'ora di tempo libero vi rompo "li zebedei", tanto vanno molto di moda in questi tempi, specialmente le palle italiane, con l'ultimo libro di Stefano Benni.
Pochi giorni dopo aver fatto prendere la luce e la vita, un po' di presunzione non guasta mai, insieme ad altri al giornale Pace e Tempesta, in libreria ho trovato l'ultimo lavoro di Benni che si intitola Pane e Tempesta. Avremmo comperato comunque il libro, ma con un titolo del genere diventava impossibile non acquistarlo.
Premesso che Benni mi piace più come scrittore che come articolista, ho avuto l'impressione, nelle ultime opere, che l'autore scrivesse sempre lo stesso libro. D'altronde si dice di tutti gli autori. Ma il fatto è che pur scrivendo lo stesso libro, lo fa in maniera magistrale. In questo ci sono richiami a molte delle opere precedenti e, a differenza di Margherita Dolcevita, a mio modesto parere, un po' stanco, ha una scittura briosa e piena di accorgimenti linguistici, giochi di parole che rendono la lettura facile, veloce, divertente e non di meno pone sul piatto elementi di riflessione sulla nostra storia.
Come è mio solito non entro nella trama, cosa che molti recensori più titolati hanno fatto, perché anche dire il nome di un personaggio toglie il gusto di leggere e un libro va assaporato tutto dall'inizio alla fine. Fermo restando il terzo comandamento di Pennac: il diritto di non finire un libro.


Stefano Benni
Pane e Tempesta
Feltrinelli
16 €





P.S. E' un libro che non rientra nella galassia Berlusconi

martedì 15 dicembre 2009

Chi sta perdendo la testa

Qualcuno ricorda la Patriot Act? Era ed è quella legge promulgata dopo l'11 settembre in America per contrastare il terrorismo. Essa concede più ampi poteri alle forze di polizia e di intelligence con una conseguente riduzione della privacy e della libertà personale e di informazione dei cittadini americani. E' una legge talmente controversa che la stessa Corte Suprema non ha potuto far altro che dichiararla incostituzionale. Ma è tutt'ora in vigore e 14 su 16 articoli sono diventati permanenti. Ovvero, una legge speciale per un momento speciale è diventata una legge a tutti gli effetti. Vi ricorda qualcosa sulla nostra legislazione terroristica?
Ecco, il gesto del povero Tartaglia potrebbe portare a una situazione simile in Italia. Già la longa manus del governo si allunga minacciosa sulle piazze e sul web, sui social network e sui blog, sulle manifestazioni e su qualsiasi altra forma di contestazione e dissociazione e critica verso il governo in carica. E state certi, qualsiasi governo verrà poi, non avrà tra i pensieri primari di correggere la legge che partorirà l'attuale maggioranza.
L'Unità di oggi titola con le parole dette da Togliatti dopo l'attentato del 1948: "Non perdete la testa". Parliamo di altra epoca e altre teste, quelle erano pensanti, queste ...
Nonostante l'appello di un Togliatti quasi morente, ci furono scontri e morti e feriti. Non mi sembra che la stessa cosa stia accadendo in questi giorni.
In questi giorni regna sovrana l'ipocrisia a destra come a sinistra come da molto tempo oramai.
Pur sapendo che il pasticciaccio brutto di Piazza Duomo è dovuto ad un uomo malato, si sta montando una canea senza pari. Nelle prime ore c'è stato anche chi aveva individuato i mandanti del gesto. Con frase abusata: "Il sonno della ragione genera mostri".
E i mostri li abbiamo al governo. In tutti i modi, in questi anni, hanno tentato di imbavagliare l'informazione, ricordate quando B. disse di non dare la pubblicità ai giornali che facevano opposizione? e è solo un esempio perché l'elenco sarebbe lungo, ora hanno una scusa, debole, ma che, secondo loro, giustificherà provvedimenti restrittivi della libertà. Ma l'ipocrisia vuole che si condannino coloro che hanno espresso solidarietà umana ma non politica. Ipocrisia vuole che B. si chieda perché una gran parte del paese non solo non lo reputi simpatico, non solo lo avversi ma addirittura lo odi. Un po' di sana autocritica la destra non è in grado di farsela. Una destra granitica che non accetta critiche, nemmeno quelle che vengono dal loro stesso schieramento.
Non perdete la testa, un fatto, per quanto esecrebabile sul piano umano, ha sempre una motivazione di fondo. B. e i suoi servi-nati riflettano sulle origini di questa protesta così generalizzata. Riflettano sulle condizioini di questo paese e dei suoi abitanti. Non cerchino solo alibi per giustificare le politiche liberticide e le non politiche di sviluppo e sociali. Non perdano la testa, anche se è difficile perché una testa non l'hanno mai avuta.

lunedì 14 dicembre 2009

Ci riprovo


Visto lo sconcertante esito del post di ieri, ci riprovo.

VOGLIO VINCERE IL SUPERENALOTTO

COSI' POSSO SISTEMARE PARENTI, NON MOLTI,
E AMICI, MOLTISSIMI.

domenica 13 dicembre 2009

VOGLIO LO SCONTRO

In due giorni è successo di tutto. Rubicondo (Crocco 1930) chiude, Schiavi o Liberi (Marco) chiude, a me è passato per la testa come anche al Russo e, se non mi sbaglio, anche a Loris (A sinistra). Una vera epidemia più dannosa della porcella. A me succede ciclicamente di pensare di chiudere e rinascere sotto nuove spoglie come una novella araba fenice, ma, non avendo le physique du rôle, abbandono l'idea quasi subito, anche spinto dai bastonamenti della consorte.
Capisco la stanchezza di tutti noi, la poca voglia di leggere e/o di commentare i prodotti altrui. Questa situazione ci ha logorato, Andreotti docet -il potere logora chi non ce lo ha.

Berlusconi sta trasformando una democrazia imperfetta in un regime, i suoi tentativi di portare al disgregamento della nazione nell'indifferenza del popolo (in questo caso bue a ragion veduta) e con la complicità dei servi-nati prezzolati e non poter far nulla è sfiancante.
Una sinistra che non c'è, e manca anche un Peter Pan qualunque, un centro-sinistra che c'è ma è come se non ci fosse ci rendono impotenti e depressi. Allo stesso tempo incazzosi verso tutti, anche i nostri compagni. A questo punto non c'è altra soluzione.
IO VOGLIO LO SCONTRO. Mi sono rotto di sentire pubbliche dichiarazioni di possibili accordi, sembra il mercato delle vacche. VOGLIO LO SCONTRO DIRETTO E SENZA EQUIVOCI.
BERLUSCONI DEVE ANDARE VIA PERCHE' STA MINANDO LE BASI DELLO STATO DEMOCRATICO. STA MINANDO LE REGOLE DEL CONVIVERE CIVILE.
Se fosse vero che la magistratura è rossa, avrebbe già tante di quelle denunce d'ufficio per vilipendio e altro ancora che dovrebbe essere messo sotto accusa. Se la magistratura fosse rossa, ma mi accontenterei che la magistratura fosse tale, gli esponenti della Lega avrebbero tanti di quei processi che in parlamento ci potrebbero mandare solo i minorenni. Se ci fosse la magistratura le carceri non sarebbero piene di migranti e piccoli spacciatori ma ci sarebbero anche tantitissimi apologeti del fascismo e del nazismo che invece circolano liberi e riveriti a pestare e altro ancora chiunque è "diverso".
E non dico niente di nuovo e di rivoluzionario. Stiamo cedendo l'Italia al fascismo di ritorno. E se una metà della popolazione dorme, nicchia o è addirittura consenziente ciò non basta e non deve bastare a far passare questo stravolgimento della Repubblica.
BASTA. ANDIAMO ALLO SCONTRO IN PARLAMENTO E ANDIAMO NELLE PIAZZE PER OSTACOLARE IL TENTATIVO DI PRECIPITARE L'ITALIA IN UN NUOVO VENTENNIO NERO.
Gli ultimi anni ci sembreranno il paradiso della democrazia se riusciranno a portare avanti il loro progetto.

P.S. Per il funzionario della Digos o il graduato dei Carabinieri che leggerà queste righe.
Non ho parlato di lotta armata, quindi, non si agiti più del dovuto. Stia tranquillo, noi tutti ci auguriamo che non ci sia mai bisogno di prendere le armi, ma siamo figli della Resistenza e il pensiero non ci spaventa. E già che ci siete, rispolverate e rendete merito a quei colleghi che hanno scritto pagine di gloria nella Resistenza e denunciate coloro che vi ricoprono d'infamia con azioni che nulla hanno di legale e di democratico.

venerdì 11 dicembre 2009

Rubicondo (Crocco 1830) chiude

Da giorni penso che questo blog "ha esaurito la spinta propulsiva", se mai l'ha avuta. Ne parli con Luz, con qualche amico al telefono e rifletti sul da farsi. C'è chi ti dice che fai male e dovresti continuare e, cosa più preoccupante, scopri che molti hanno avuto lo stesso pensiero. Chiudere bottega. Riflettendoci, è lo stesso motivo che ci ha spinto ad aprirli.
Se facessimo una indagine sul periodo di nascita di molti blog, principalmente a sinistra e similiaria, il periodo va dalla caduta del governo Prodi a subito dopo le elezioni vinte da Berlusconi. Si era mossi da sacro furore per recuperare terreno prima delle elezioni o per riprendere a combattere per alcuni, per denunciare altri ma tutti spinti da un impeto di impegno civile e politico.
Oggi scopro che Crocco 1830 vuole chiudere e non è il solo.
Mi sento un po' in colpa, anche se non sono responsabile. Con Crocco abbiamo avuto pochi scambi di commenti ma, nelle rare volte che giro a leggere, una visita su Rubicondo non manca mai e avevo notato una netta diminuzione dei post. Non penso che se mi fossi fatto vivo più spesso sarebbe cambiato qualcosa, ma un blog che chiude è sempre un dispiacere. Specialmente se chiude uno che aveva qualcosa da dire.
Ma il punto è questo.
Sembra che non abbiamo più nulla da dire, o, se lo abbiamo, non c'è chi ci ascolta.

giovedì 10 dicembre 2009

Attacco al cuore dello stato 7 (ovvero da un piattuccio di polenta a un piatto di merda)

Anche oggi il nostro Premier ha trovato il modo per monopolizzare l'attenzione dei media mondiali mirando in alto, prendendosela con le più alte istituzioni dello Stato con farneticanti parole pronunciate in pubblica e importante assise europea: chi non è con me è contro di me, chi non è con me è un nemico e va combattuto cambiando la carta Costituzionale. Quella carta che permette "a cittadini qualunque di diventare giudici costituzionali" e prendere il potere come dice S.B.
In qualsiasi stato democratico sarebbe partita una salva di denunce per aver vilipeso tutto ciò che è possibile. Ma siamo in Italia, quella che una volta era la patria del diritto, e ormai si può dire di tutto e fare di più. Dipende da chi lo fa e chi lo dice.
D'altronde i parlamentari di Pdl e Lega hanno respinto l'autorizzazione all'arresto e la mozione di sfiducia verso Cosentino indagato per complicità con la camorra. Questo è lo stato (volutamente minuscolo) che ci meritiamo.
Così l'ennesima esternazione del capo ha oscurato altre notizie, e le scelte giornalistiche dei direttori dei tg televisivi ci hanno messo il carico come a briscola. Persino la condanna di Corona per i presunti ricatti ai vip è passata avanti a quella che sarebbe dovuta essere la notizia del giorno.
A Torino oggi si è aperto il processo per la strage dell'eternit a Casale Monferrato, un processo fondamentale per stabilire il diritto alla salute dei lavoratori e dei loro parenti. Chi mi legge conosce il problema, ho la fortuna di avere pochi lettori ma informati, quindi non mi dilungo. Vorrei solo insistere che l'amianto e le malattie a esso collegate non sono solo un fenomeno geograficamente circoscritto ma un problema di tutti noi. Nemmeno immaginiamo quanto amianto è in giro per l'Italia, forse sopra le nostre teste.

Questo processo è un fondamentale punto di partenza per gli italiani e per tutta l'Europa. Ma le nostre televisioni hanno reputato più importante la condanna di Corona che si "vergogna di essere italiano". E' vero al peggio non c'è mai fine...

lunedì 7 dicembre 2009

Un piattuccio di polenta

In un febbricitante (?) pomeriggio domenicale, allietato (?) dalle musichette natalizie che l'Amministrazione comunale ci propina e ci impone come se bastassero a cambiare la nostra situazione di perenni affaticati dalla vita, ti piazzi sul divano per ri-vedere I diari della motocicletta sulla gioventù del Che. Passi dal divano alla poltrona Ikea, alla sedia cercando di trovare una posizione che non ti faccia dolere la schiena, accavalli la gamba destra perché la sinistra ti provoca i dolori della sciatica, un vero godimento. Nonostante la situazione dell'apparato respiratorio non sia delle migliori, ti accendi anche una sigaretta, masochismo allo stato puro, fortunatamente ti limiti a poche boccate di merda e poi spegni. Qualche lacrimuccia si affaccia agli occhi, ma ti giustifichi con te stesso, ed è ancora peggio, con il raffreddore e la tosse, ma sai benissimo che non è così, invece erano sincere le lacrime per l'abbandono del Pd da parte di Dorina Bianchi, riusciremo mai a colmare questo immenso vuoto che si apre nel centro-sinistra? E mentre vedi e senti, pensi, già riesce difficile fare una cosa figurarsi tre insieme e così impegnative.
Alla fine ti alzi e annunci, con tono grave, quasi ultimativo: "Vado a scrivere", tua moglie ti guarda, un po' allibita pensando: "Chi se ne frega", ma ha il buon gusto, forse mossa a compassione dal tuo stato di malatuccio, di non dirtelo.
Ti piazzi davanti al computer e inizi a scrivere un post fondamentale per la vita di tutti noi. Non hai un titolo e nemmeno una idea guida, ma scrivi lo stesso. Ti rendi conto ad un certo punto che l'idea che avevi è andata via con il muco quando ti sei soffiato il naso e sullo schermo sono rimaste parole che hanno perso il carattere originario che ti aveva (quasi) ispirato. Lo fai leggere alla tua vittima preferita che non sa cosa dirti se non che è pieno di ripetizioni. Quando vuole, di rado, sa essere gentile anche nei miei confronti. Decidi che lo lasci lì e poi vedrai, non riesci nemmeno a prendertela con la tua aguzzina che nel pomeriggio ha sperperato 46, 50€ per un abbonamento ad una rivista di patchwork!
Intanto è giunta sera e ti appresti a mangiare un piattuccio di polenta mentre vedi uno dei più brutti derby Roma-Lazio che sia mai stato giocato. Ma l'importante è vincere, il resto sono tutte stronzate messe in campo dai perdenti nati. Ti passa anche per la testa un pensiero polemico. Mi vedo il derby con la tessera Merdaset, ciò inficia la mia coerenza di oppositore? Decidi per un ricco vaffanculo e ti vedi la partita serenamente(?).
Ti senti anche il dibattito post partita e vedi i gol delle altre squadre e le polemiche di Panucci e, quando hai raggiunto il colmo delle stronzate, viri sul televideo. Per rimanere in tema di stronzate ti leggi quelle della Clinton, forse bisogna rivalutare il marito, che parla di "sentimento antiamericano" per la sentenza di Perugia. E ti vengono in mente Sacco e Vanzetti, Silvia Baraldini, il Cermis, e tante altre storie (oggi le trovate su tutti i giornali). E ti incazzi come una bestia proprio mentre ti accingi ad andare a letto e ti dici che forse un po' di antiamericanismo aprioristico sarebbe il caso di metterlo su. E' proprio vero, la madre dei cretini è sempre incinta, anche perché altrimenti non si giustificherebbe la prevalenza di costoro in questo nostro mondo.
Vai a letto e prendi in mano il libro e trovi questa bella frase, non nuova ma sempre valida: "Ti sei mai chiesto perché noi giornalisti scriviamo sempre di assunzioni che scattano, come se fossero tagliole per volpi, mentre i licenziamenti partono, come navi da crociera?". E ti incazzi ancora di più. Che bella nottata si preannuncia. Ma sempre mentre sei lì che attendi quello stronzo di Morfeo che quando serve non viene mai, e pensi alla giornata trascorsa ai pensieri e sentimenti che hai provato o solamente provi ad immaginare cose, sempre dal libro ti giunge una frase consolatoria. "Le parole dei soliloqui notturni sono fatte dalla stessa sostanza dei sogni".
Ora puoi dormire tranquillo. Domani sarà un giorno diverso ma come tutti gli altri uguali.



Il libro citato è:
Santo Piazzese
La doppia vita di M: Laurent
Sellerio
11€

Di seguito il post che ha generato ciò che avete letto. Se non ne avete ancora abbastanza potete leggervelo. Senza correzioni e aggiunte.

Nel libro Companero del 1997 di Jorge J. Castaneda, l'autore definisce e dimostra, a suo dire, l' "ingloriosa" fine di Ernesto Guevara de la Serna, detto il Che. Non mi interessa confutare come feci all'epoca in accesi scambi di vedute con amici e compagni la visione di Castaneda e nemmeno la sua analisi che porta alla "creazione del suo mito".
Di sicuro il Che ha ispirato molto le vite di tanti giovani, giovani che ora sono diventati anziani e giovani che lo diventeranno, ha ispirato uomini e donne e ha dato loro un sogno e una speranza. Il sogno di poter cambiare qualcosa e la speranza che anche un singolo uomo lo possa fare.
Noi più anziani, vecchi o cresciuti, abbiamo dentro casa tre/quattro o più libri di e su Ernesto Guevara, a iniziare dal "Diario del Che in Bolivia" a "Guerra di guerriglia" a biografie di diversi autori e di diversa matrice ideologica e finanche biografie per immagini, senza tralasciare canzoni che lo ricordano.
Eppure non ricorre né il suo anniversario della nascita né quello della morte o una ricorrenza qualunque. E allora perché parlare del Che in questo pomeriggio domenicale post-influenzale quando sarebbe stato più semplice e comodo parlare della manifestazione di ieri? Sinceramente non lo, so ma vedo un nesso tra le due cose.
Tutti ci siamo entusiasmati, abbiamo condiviso le scelte, abbiamo pianto la sua morte, al punto da farmi dire "Posso essere un po' incazzato con i boliviani?", e abbiamo rimpianto la sua vita. Abbiamo anche invidiato il suo coraggio nell'abbandonare una vita che si presentava piena di agi e tranquillità per abbracciare una causa persa e un fucile. Un'arma. Forse è questa la parola chiave.
Noi di una certa età siamo vissuti con molti miti, Ghandi, i Partigiani, certi comunisti, Capitini e la non violenza italiana, per alcuni versi San Francesco, aggiungerei anche il Papa Buono (Giovanni XXIII) che a solo chiamarlo così ti fa capire quanto fossero e sono cattivi gli altri.
Abbiamo avuto molti miti che mano a mano abbandonavamo per rimanere con poche certezze, sempre meno ma qualcuna è rimasta. Una di queste è Che Guevara e i Partigiani, checché ne dica Pansa.
Perché resiste il mito del Che? Perché ha avuto il coraggio di fare quello che ognuno di noi, che amerebbe definirsi rivoluzionario vorrebbe fare. Imbracciare un arma e combattere.
Ma sono cambiati i tempi. Non fa bello combattere con le armi. Come? Facciamo la marcia Perugia-Assisi per la Pace e poi vorremmo impugnare un fucile? Ma quale contraddizione!
Invece no, non c'è contraddizione. C'è la certezza che ogni uomo ha in sé, nel proprio profondo, un rivoluzionario che si agita e che spera sempre possa venire fuori. Ma sono poi i condizionamenti della democrazia, della razionalità e della politica che ci impediscono di fare scelte stupide e suicide. Certo, sarebbero stupide e suicide per noi occidentali ben pasciuti, anche con la crisi, e abituati a ragionare con la "panza piena".
Mi viene da chiedere, quante delle persone che erano ieri in piazza avrebbero acconsentito a prendere un arma se ci fosse stata la sicurezza della vittoria? E non mi interessa la risposta reale, so che almeno una avrebbe risposto" Sì, anche subito".
Questo basta, perché finché c'è ancora una persona disposta a sacrificarsi, vuol dire che le idee hanno ancora un valore in un mondo massificato e privo di ideali.

mercoledì 2 dicembre 2009

5 dicembre no berlusconi day (volesse il cielo!)


Ormai è un rito e va portato avanti.
L'incontro con i blogger che frequentano questo spazio è alle ore 14 davanti a questo splendido resto delle Terme di Diocleziano, di romana memoria, trasformata in Basilica cattolica da quel genio di Michelangelo.
Tutti dovrebbero essere in grado di trovarla, ma per i duri di comprendonio che non mancano mai, dò qualche indicazione aggiuntiva.

-Venendo da via Nazionale ve la trovate di fronte e, a meno che non siate privi di vista, non potrete fare a meno di vederla.
-Venendo dalla Stazione Termini, dirigetevi verso piazza della Repubblica, per i romani piazza Esedra (lo sapevate che la fontana al centro della piazza è opera del bisnonno di cicorione Rutelli?) tenendovi sulla destra e, a meno che non siate privi di vista, non potrete fare a meno di vederla.
-Venendo da via V.E. Orlando ve la troverete alla sinistra e, a meno che non siate privi di vista, non potrete fare a meno di vederla.

In parole povere da dovunque veniate le terme di Diocleziano si vedono più che bene.

Se arrivate prima, potrete recarvi a visitare l'Aula Ottagona, parte integrante del Museo Nazionale Romano, che si trova, guardando la Basilica, sulla sinistra.
Se proprio arrivaste molto prima, potrete recarvi a Palazzo Massimo, in Piazza dei Cinquecento, insomma di lato alla stazione, altro edificio facente parte del Museo Nazionale Romano.
Se non vi va di acculturarvi, fate un po' quel che c.... vi pare.

P.S. Non voglio entrare nel giochino del vengo ma non vengo. A parte il manifestare contro B e il suo governo, è una occasione per incontrare gli amici. Sulle distinzioni di/a/da/in/con/su/per/tra/fra la sinistra mi permetto di rimandarvi a uno dei tanti post scritti sull'argomento, interessanti anche i commenti.
E aggiungo anche il buon Fabrizio, che tra l'altro non guasta mai.