Avete presente quando vi trovate in una strada vuota e dovete parcheggiare? A me capita, e parlando con amici è un male comune, di iniziare a girare a caso perché cominci a cercare il posto sotto casa, in quel punto ti sembra mal messa la macchina, lì potrebbe dare fastidio e altri motivi per perdere tempo inutilmente. Siamo talmente abituati a ricavarci uno spazio nel mare di macchine che non sappiamo più parcheggiare nei posti vuoti. Perlomeno nelle grandi città.
Per similitudine mi trovo davanti alla tastiera ma non so cosa scrivere. Di argomenti ce ne sono talmente tanti che non ne trovo uno.
Questa Italia ci fornisce ogni giorno un numero smisurato di situazioni da intasarci la testa. Oggi ci hanno intasato anche gli occhi. Vedere le foto di quel giovane così ridotto da nessuno, visto che i carabinieri non sono stati, le guardie carcerarie nemmeno, per i dottori poteva benissimo tornare in carcere, mi ha devastato come già in tutti questi anni altre foto e altri fatti mi hanno devastato. E mi devasta ancora di più che il colpevole è Nessuno. Questo fantomatico Nessuno che spara sempre per legittima difesa, perché inciampa, perché è partito accidentalmente il colpo, perché il manganello si muove da solo nemmeno fosse la scopa di Topolino in Fantasia, perché ...
Sono sempre troppi i perché che non ricevono risposta quando c'è di mezzo il signor Nessuno. E sono sempre troppi i difensori del signor Nessuno che aprioristicamente decidono che è sempre innocente.
Il povero ragazzo si è preso a pugni da solo, si è rotto le vertebre sbattendole contro la parete, praticamente si è suicidato. D'altro canto in quel momento con lui non c'era Nessuno.
E quando il signor Nessuno viene smascherato sicuramente ha una condanna talmente irrisoria che sarebbe stato meglio che Nessuno non fosse stato mai identificato.
Ma tutti i giudici comunisti che circolano per l'Italia non hanno nulla da dire?
venerdì 30 ottobre 2009
mercoledì 28 ottobre 2009
martedì 27 ottobre 2009
"Ma che è Mandrache?"
Bersani Segretario del Pd è stato salutato da tutti, diciamo da molti, per non aprire una polemica sui termini, come un qualcosa o qualcuno che potrà smuovere la stagnazione della vita politica italiana e che porterà fuori l'opposizione dal magma dell'antiberlusconismo fine a se stesso, ma privo di un progetto politico alternativo.
Come non pensare alle dichiarazioni di Di Pietro che già immagina una nuova stagione del centro-sinistra, ma che si corregge subito dopo essersi reso conto di essere andato troppo avanti, in un perentorio "O dialoga con noi o dialoga con il Pdl". Sembra dimenticare che la politica è anche l'arte del dialogo con chi non la pensa come te.
Come non pensare alle dichiarazioni di diversi esponenti del centro -destra che vedono in Bersani un interlocutore con cui aprire un tavolo di trattativa solo se si scrolla di dosso Di Pietro, senza pensare che la politica è anche l'arte di saper stringere alleanze con coloro che non la pensano al 100% come te. Poi, da che pulpito viene la predica, leghisti, razzisti, persecutori di gay, ebrei e diversi. Molto meglio Di Pietro.
Come non pensare alle dichiarazioni di Ferrero che dice "Mi auguro che col Pd di Bersani si riesca a costruire insieme una efficace opposizione al governo Berlusconi e alle politiche di Confindustria che stanno scaricando i costi della crisi sui lavoratori e i soggetti più deboli". Dimenticando che se non scende in piazza a fare qualcosa di visibile non troverà spazio su nessun giornale e in nessuna televisione, neanche se fa sciogliere il sangue di Carlo Marx.
Come non pensare alle dichiarazioni di Diliberto che spera, "Bersani ha promesso agli italiani e alla sinistra italiana di tornare a un sistema di alleanze", dimenticando che le promesse lasciano il tempo che trovano se non si è in grado di proporre qualcosa su cui allearsi.
Si potrebbe andare avanti per centinaia di righe, ogni singolo cittadino italiano ha qualcosa da chiedere o da rimproverare a Bersani. Mai nessuno che dica nulla di positivo su di lui o che lo ringrazi per qualcosa.
Possibile che quest'uomo non abbia un pregio proprio? Che qualunque cosa dica sia frutto della mente di D'Alema?
Avete presente la Roma? E' chiaramente, da anni, totti-dipendente non solo sul piano di gioco ma anche sul piano mentale. Manca Totti e tutti diventano dei brocchi, gioca Totti e, una volta, tutti diventavano bravi. Non è che si sta caricando, da parte della sinistra, della destra, del centro, del sud e del nord come dell'est e dell'ovest, quest'uomo di troppe responsabilità?
Come si dice a Roma: "Ma che è Mandrache?"
Come non pensare alle dichiarazioni di Di Pietro che già immagina una nuova stagione del centro-sinistra, ma che si corregge subito dopo essersi reso conto di essere andato troppo avanti, in un perentorio "O dialoga con noi o dialoga con il Pdl". Sembra dimenticare che la politica è anche l'arte del dialogo con chi non la pensa come te.
Come non pensare alle dichiarazioni di diversi esponenti del centro -destra che vedono in Bersani un interlocutore con cui aprire un tavolo di trattativa solo se si scrolla di dosso Di Pietro, senza pensare che la politica è anche l'arte di saper stringere alleanze con coloro che non la pensano al 100% come te. Poi, da che pulpito viene la predica, leghisti, razzisti, persecutori di gay, ebrei e diversi. Molto meglio Di Pietro.
Come non pensare alle dichiarazioni di Ferrero che dice "Mi auguro che col Pd di Bersani si riesca a costruire insieme una efficace opposizione al governo Berlusconi e alle politiche di Confindustria che stanno scaricando i costi della crisi sui lavoratori e i soggetti più deboli". Dimenticando che se non scende in piazza a fare qualcosa di visibile non troverà spazio su nessun giornale e in nessuna televisione, neanche se fa sciogliere il sangue di Carlo Marx.
Come non pensare alle dichiarazioni di Diliberto che spera, "Bersani ha promesso agli italiani e alla sinistra italiana di tornare a un sistema di alleanze", dimenticando che le promesse lasciano il tempo che trovano se non si è in grado di proporre qualcosa su cui allearsi.
Si potrebbe andare avanti per centinaia di righe, ogni singolo cittadino italiano ha qualcosa da chiedere o da rimproverare a Bersani. Mai nessuno che dica nulla di positivo su di lui o che lo ringrazi per qualcosa.
Possibile che quest'uomo non abbia un pregio proprio? Che qualunque cosa dica sia frutto della mente di D'Alema?
Avete presente la Roma? E' chiaramente, da anni, totti-dipendente non solo sul piano di gioco ma anche sul piano mentale. Manca Totti e tutti diventano dei brocchi, gioca Totti e, una volta, tutti diventavano bravi. Non è che si sta caricando, da parte della sinistra, della destra, del centro, del sud e del nord come dell'est e dell'ovest, quest'uomo di troppe responsabilità?
Come si dice a Roma: "Ma che è Mandrache?"
domenica 25 ottobre 2009
Una giornata fondamentale per la democrazia
Pochi si sono accorti che oggi è stata una giornata fondamentale per la democrazia. Non per le primarie del Pd (Partito del Divenire), o per il caso Marrazzo che il PdL (Partito della Liceità, nostra) vorrebbe trattare in maniera diversa dal loro capo. Non per le parole del magistrato Gratteri a "Che tempo che fa", né per altri motivi.
E' stata una giornata fondamentale per la democrazia perché finalmente sono scesi in campo i GAP (Gruppi d'Azione Politicastri). I Gruppi di nuova e recentissima formazione hanno agito in tutta Italia contemporaneamente con una manovra di geometrica potenza da far impallidire le vecchie e ridicole Br e addirittura gli uomini di Bin Laden. I Gruppi non sono riconducibili a un partito o a un'idea sola, sono trasversali come le lobby, come i gruppi di potere, anche se loro non ne detengono alcuno.
Sono scesi in campo in ogni paese d'Italia, in ogni singola frazione ove ci fosse un seggio elettorale delle primarie del Pd. La loro azione ha influito sui risultati anche se i vertici del Partito smentiranno. Il loro voto influirà sulla vita politica degli italiani tutti. Essi sono stati spinti da puro ideale politico, da pura voglia di salvare quel partito e l'Italia tutta. Centinaia di migliaia di persone che non hanno come faro politico il Pd hanno votato chi Bersani, chi Franceschini, chi Marino (notare l'ordine alfabetico) perché sanno che le loro idee di estrema sinistra non hanno più patria in questa Italia e allora meglio condizionare il partito di maggioranza relativa che continuare nella conta dei partiti comunisti, a maggior ragione che anche Rubbia ha rifiutato la segreteria perché più facile gestire la scissione dell'atomo che i partiti comunisti. Sinistri e libertini hanno votato sperando che sia loro riservato un posto almeno nel corridoio, rifondaroli delusi e a capo chino hanno votato per ritrovare un po' di pratica politica, pidiccini per ritrovare il gusto della partecipazione alle decisioni anche se non contano un tubero, i verdi hanno votato, e tanto basta.
Sono andati a votare anche i dipietristi-travagliati-spadellati perché stanchi dei continui attacchi all'uomo di Montenero di Bisaccia (che ci sarà dentro? la bisaccia, è logico). Con il pentimento del loro capo su Napolitano e la loro partecipazione tentano di rifarsi una verginità di democratici rispettosi delle regole.
Ma in un impeto di democrazia gioiosa come la macchina da guerra di Occhetto, sono andati a votare anche quelli del Pdl perché stanchi dei continui attacchi sulla vita personale di Berlusconi, sperando che almeno, avendo fatto alzare il numero di votanti, siano ancora più accondiscendenti di prima visto che adesso possono gridare ai quattro venti mal comune mezzo gaudio.
Grande giornata per la democrazia, allietata da un tenue raggio di sole che ci ha portato una giornata di primavera che ha scaldato i corpi e i cuori.
Grazie a tutti per la straordinaria partecipazione.
Ci vediamo alle prossime elezioni per far vincere di nuovo Silvio Berlusconi.
E' stata una giornata fondamentale per la democrazia perché finalmente sono scesi in campo i GAP (Gruppi d'Azione Politicastri). I Gruppi di nuova e recentissima formazione hanno agito in tutta Italia contemporaneamente con una manovra di geometrica potenza da far impallidire le vecchie e ridicole Br e addirittura gli uomini di Bin Laden. I Gruppi non sono riconducibili a un partito o a un'idea sola, sono trasversali come le lobby, come i gruppi di potere, anche se loro non ne detengono alcuno.
Sono scesi in campo in ogni paese d'Italia, in ogni singola frazione ove ci fosse un seggio elettorale delle primarie del Pd. La loro azione ha influito sui risultati anche se i vertici del Partito smentiranno. Il loro voto influirà sulla vita politica degli italiani tutti. Essi sono stati spinti da puro ideale politico, da pura voglia di salvare quel partito e l'Italia tutta. Centinaia di migliaia di persone che non hanno come faro politico il Pd hanno votato chi Bersani, chi Franceschini, chi Marino (notare l'ordine alfabetico) perché sanno che le loro idee di estrema sinistra non hanno più patria in questa Italia e allora meglio condizionare il partito di maggioranza relativa che continuare nella conta dei partiti comunisti, a maggior ragione che anche Rubbia ha rifiutato la segreteria perché più facile gestire la scissione dell'atomo che i partiti comunisti. Sinistri e libertini hanno votato sperando che sia loro riservato un posto almeno nel corridoio, rifondaroli delusi e a capo chino hanno votato per ritrovare un po' di pratica politica, pidiccini per ritrovare il gusto della partecipazione alle decisioni anche se non contano un tubero, i verdi hanno votato, e tanto basta.
Sono andati a votare anche i dipietristi-travagliati-spadellati perché stanchi dei continui attacchi all'uomo di Montenero di Bisaccia (che ci sarà dentro? la bisaccia, è logico). Con il pentimento del loro capo su Napolitano e la loro partecipazione tentano di rifarsi una verginità di democratici rispettosi delle regole.
Ma in un impeto di democrazia gioiosa come la macchina da guerra di Occhetto, sono andati a votare anche quelli del Pdl perché stanchi dei continui attacchi sulla vita personale di Berlusconi, sperando che almeno, avendo fatto alzare il numero di votanti, siano ancora più accondiscendenti di prima visto che adesso possono gridare ai quattro venti mal comune mezzo gaudio.
Grande giornata per la democrazia, allietata da un tenue raggio di sole che ci ha portato una giornata di primavera che ha scaldato i corpi e i cuori.
Grazie a tutti per la straordinaria partecipazione.
Ci vediamo alle prossime elezioni per far vincere di nuovo Silvio Berlusconi.
venerdì 23 ottobre 2009
Cosa non si fa per farsi un po' di pubblicità
La parte iconografica di questo blog non è fine a se stessa. La testata rappresenta Andala e la lotta palestinese accompagnata dai versi di Primo Levi ebreo e vittima dei lager. La prima immagine del lato destro è quella di Partigiani con sfondo di Falce e Martello che indica una scelta di campo e che giustifica il nome di questo blog: Vengo da lontano ma so dove andare (o almeno lo spero). La seconda è una immagine temporanea contro le scelte del governo del nanoscurodellademocrazia verso la stampa italiana. La terza, personale e affettiva, è dedicata al nostro gattocomunista morto da poco, Mino, l'unico gatto rosso che abbiamo avuto e sicuramente quello che sapeva dimostrare meglio il suo affetto, peraltro ricambiato. Scendendo troviamo il quadro di Francisco Goya "Il sonno della ragione genera mostri", forse la ragione del prof. (???) Caracciolo della Sapienza, quello del mito della Shoa, sta ancora dormendo e presumo dormirà ancora molto tempo. Proprio ieri stavo pensando di toglierlo per snellire il blog, a questo punto penso che rimarrà, nella mia presunzione reputo che molte "ragioni" sono ancora in letargo.
Di seguito un manifesto del Pci che si commenta da solo nella sua immagine di due bambini in un prato, quale migliore indicazione di speranza nelle future generazioni ci potrebbe essere? Ancora, un quadro di Hopper (fortunatamente tra poco a Roma ci sarà una sua mostra e potrò vedere dal vero i suoi quadri) che serviva da richiamo per un mio altro blog dove mi dilettavo a scrivere un lungo racconto o breve romanzo. Sparirà sia Hopper che il link, il successo ricevuto mi consiglia di dedicarmi ad altro. Chiudiamo con due mie immagini caricaturali. Nella prima si vede il mio faccione simpsonizzato e nella seconda, come andava di moda pochi mesi fa, sono obamizzato.
I più attenti, spero che almeno uno ci sia, si saranno accorti che ho saltato l'immagine di due giovani in puro stile futurista-realista di stampo sovietico, qualcuno ha ravvisato anche dei richiami al ventennio tanto amato da Silvio, che funge da link al giornale Pace e Tempesta pubblicato dall'associazione di Genzano di Roma, Terra Sociale. Superando lo shock per l'immagine, si può entrare nel blog dell'associazione, dove si parla di tutto un po' e di Genzano e i Castelli Romani. In questo blog si trovano le pagine di Pace e Tempesta, nei commenti a questo post ho scritto la storia del nome del giornale.
Un giornale che non si prefigge di cambiare il mondo e nemmeno il paese dove viene pubblicato. Un giornale che vuole fare politica dal basso, aperto al contributo di tutti e a confrontarsi con tutti senza però perdere la voglia e il coraggio di affrontare temi scomodi per i rapporti di conoscenza in un ambiente limitato.
Tutto questo artificio letterario per dire che è uscito il secondo numero. Cosa non si fa per farsi un po' di pubblicità
Di seguito un manifesto del Pci che si commenta da solo nella sua immagine di due bambini in un prato, quale migliore indicazione di speranza nelle future generazioni ci potrebbe essere? Ancora, un quadro di Hopper (fortunatamente tra poco a Roma ci sarà una sua mostra e potrò vedere dal vero i suoi quadri) che serviva da richiamo per un mio altro blog dove mi dilettavo a scrivere un lungo racconto o breve romanzo. Sparirà sia Hopper che il link, il successo ricevuto mi consiglia di dedicarmi ad altro. Chiudiamo con due mie immagini caricaturali. Nella prima si vede il mio faccione simpsonizzato e nella seconda, come andava di moda pochi mesi fa, sono obamizzato.
I più attenti, spero che almeno uno ci sia, si saranno accorti che ho saltato l'immagine di due giovani in puro stile futurista-realista di stampo sovietico, qualcuno ha ravvisato anche dei richiami al ventennio tanto amato da Silvio, che funge da link al giornale Pace e Tempesta pubblicato dall'associazione di Genzano di Roma, Terra Sociale. Superando lo shock per l'immagine, si può entrare nel blog dell'associazione, dove si parla di tutto un po' e di Genzano e i Castelli Romani. In questo blog si trovano le pagine di Pace e Tempesta, nei commenti a questo post ho scritto la storia del nome del giornale.
Un giornale che non si prefigge di cambiare il mondo e nemmeno il paese dove viene pubblicato. Un giornale che vuole fare politica dal basso, aperto al contributo di tutti e a confrontarsi con tutti senza però perdere la voglia e il coraggio di affrontare temi scomodi per i rapporti di conoscenza in un ambiente limitato.
Tutto questo artificio letterario per dire che è uscito il secondo numero. Cosa non si fa per farsi un po' di pubblicità
mercoledì 21 ottobre 2009
Minacce
Questo post è un po' sconclusionato, ma nella mia mente ha una logica.
Deve essere un nuovo virus. Circola per posta, nell'etere, utilizza i computer, le penne, i normografi e i telefoni pubblici.
Tutti si sentono minacciati. Tutti sono vittima dell'odio di qualcuno.
Il vicino, l'ex-fidanzato/a, l'amante, il politico geloso del successo degli altri, i blogger che si odiano, i cani verso i gatti e i gatti verso i cani. E' tutta una minaccia e una delazione.
Esprimo la mia solidarietà alle Forze dell'Ordine costrette ad un super lavoro per tenere testa alla moltitudine di denunce più o meno vere.
La mia comprensione al povero Silvio, vittima di minacce su Fb da chi lo odia, da chi lo vorrebbe morto al posto del proprio gatto, cane o canarino che sia. Vittima di minacce delle Br sgrammaticate e incolte. (Ma Rossa, Moro, D'Antona, Biagi, Tarantelli e tutte le altre vittime erano state avvertite? Perché Silvio sì e loro no?)
Ma a parte le facezie, il problema è grave.
Chiunque la pensa in maniera diversa è visto come potenziale nemico, non avversario ma nemico. Il nemico, si sa, va combattuto con tutte le armi, lecite e illecite, come in amore.
Se Il Russo mi attaccasse perché non è d'accordo con me, potrei dire che è basso, grasso e pelato, che ha le corna e i piedi piatti. Ma non per questo mi sognerei di incitare qualcuno all'omicidio. Probabilmente si vendicherebbe dicendo che sono senza denti, gay, nero e comunista. Ma non si sognerebbe di mandare un killer alle porte di casa.
Mettere sotto inchiesta i gruppi che su Fb attaccano il premier, come invoca il ministro della giustizia Angelino Alfano, non mi sembra una cosa seria. O meglio, facciamo anche tutti i controlli che si vogliono, basta che non si cerchi l'alibi per tacitare voci controcorrente. E altrettanto rigore andrebbe applicato a gruppi neo-nazisti e fascisti che circolano su Fb e che, anzi, circolano liberi per le nostre strade. In fin dei conti non mi sembra, almeno per il momento, che dai gruppi di Fb in oggetto, siano venuti reali pericoli o pestaggi a neri, ebrei, gay e comunisti. Invece, giornalmente, leggiamo di aggressioni da parte di militanti di estrema destra verso i diversi in genere.
Ma vi pare logico che se io volessi uccidere Berlusconi lo vado a scrivere su Fb e cerco complici alla luce del sole fino a raggiungere 12.000 cojoni che aderiscono?
Un po' di serietà, da parte di tutti, non guasterebbe.
Le minacce sono una cosa seria, gridare troppe volte "Allarme" fa correre il rischio di sottovalutare il pericolo reale che arriva senza avvertimenti. Dovremmo saperne qualcosa per esserci già passati.
Avrei voluto scrivere di una blogger sotto attacco da parte di altri blogger. Non lo faccio perché vorrebbe dire invadere la sfera privata della vittima e dare troppa importanza a chi l'attacca.
Non è nemmeno il caso di sapere da che parte sia la ragione, è condannabile la virulenza, la volgarità dell'attacco che toccala sfera privata della vittima. Un assalto che fa venire a galla una mancanza di umanità che offende la dignità dell'uomo. Principalmente di chi profferisce certe offese.
Deve essere un nuovo virus. Circola per posta, nell'etere, utilizza i computer, le penne, i normografi e i telefoni pubblici.
Tutti si sentono minacciati. Tutti sono vittima dell'odio di qualcuno.
Il vicino, l'ex-fidanzato/a, l'amante, il politico geloso del successo degli altri, i blogger che si odiano, i cani verso i gatti e i gatti verso i cani. E' tutta una minaccia e una delazione.
Esprimo la mia solidarietà alle Forze dell'Ordine costrette ad un super lavoro per tenere testa alla moltitudine di denunce più o meno vere.
La mia comprensione al povero Silvio, vittima di minacce su Fb da chi lo odia, da chi lo vorrebbe morto al posto del proprio gatto, cane o canarino che sia. Vittima di minacce delle Br sgrammaticate e incolte. (Ma Rossa, Moro, D'Antona, Biagi, Tarantelli e tutte le altre vittime erano state avvertite? Perché Silvio sì e loro no?)
Ma a parte le facezie, il problema è grave.
Chiunque la pensa in maniera diversa è visto come potenziale nemico, non avversario ma nemico. Il nemico, si sa, va combattuto con tutte le armi, lecite e illecite, come in amore.
Se Il Russo mi attaccasse perché non è d'accordo con me, potrei dire che è basso, grasso e pelato, che ha le corna e i piedi piatti. Ma non per questo mi sognerei di incitare qualcuno all'omicidio. Probabilmente si vendicherebbe dicendo che sono senza denti, gay, nero e comunista. Ma non si sognerebbe di mandare un killer alle porte di casa.
Mettere sotto inchiesta i gruppi che su Fb attaccano il premier, come invoca il ministro della giustizia Angelino Alfano, non mi sembra una cosa seria. O meglio, facciamo anche tutti i controlli che si vogliono, basta che non si cerchi l'alibi per tacitare voci controcorrente. E altrettanto rigore andrebbe applicato a gruppi neo-nazisti e fascisti che circolano su Fb e che, anzi, circolano liberi per le nostre strade. In fin dei conti non mi sembra, almeno per il momento, che dai gruppi di Fb in oggetto, siano venuti reali pericoli o pestaggi a neri, ebrei, gay e comunisti. Invece, giornalmente, leggiamo di aggressioni da parte di militanti di estrema destra verso i diversi in genere.
Ma vi pare logico che se io volessi uccidere Berlusconi lo vado a scrivere su Fb e cerco complici alla luce del sole fino a raggiungere 12.000 cojoni che aderiscono?
Un po' di serietà, da parte di tutti, non guasterebbe.
Le minacce sono una cosa seria, gridare troppe volte "Allarme" fa correre il rischio di sottovalutare il pericolo reale che arriva senza avvertimenti. Dovremmo saperne qualcosa per esserci già passati.
Avrei voluto scrivere di una blogger sotto attacco da parte di altri blogger. Non lo faccio perché vorrebbe dire invadere la sfera privata della vittima e dare troppa importanza a chi l'attacca.
Non è nemmeno il caso di sapere da che parte sia la ragione, è condannabile la virulenza, la volgarità dell'attacco che toccala sfera privata della vittima. Un assalto che fa venire a galla una mancanza di umanità che offende la dignità dell'uomo. Principalmente di chi profferisce certe offese.
martedì 20 ottobre 2009
Perché non se ne vanno tutti riccamente a fare
Un precedente post aveva fatto nascere una discussione su come le notizie diventino tali solo dopo che c'è stato un motivo scatenente. Dei tre milioni di morti di fame hanno parlato in pochi, se accadrà che un capofamiglia ammazzi moglie, figli e poi si suicidi, ritornerà fuori la notizia ma solo come corollario al puro fatto di cronaca.
Stiamo vedendo e leggendo dei famosi finanziamenti dati al Comune di Catania da parte del governo. La notizia è vecchia, è già stata sui giornali e pochi se la sono filata, non è stata nemmeno utilizzata per attaccare il governo e la sua politica di piccoli favori volti a garantirsi l'appoggio della periferia. Non è stata utilizzata nemmeno dai politici impegnati a parlare del nulla o a contrastare le sparate del governo sulla sua interezza. Non vorrei che ci si lasciasse sfuggire quest'altra occasione parlando delle elucubrazioni di Tremonti.
Il signore in questione non fa altro che cercare e trovare spazio sui giornali per poter alzare il tiro delle richieste politico-personali all'interno della sua coalizione e per rubare spazio all'amico Brunetta.
Parleremo del nulla ovvero dei posti fissi, non perché nulla sia il posto garantito ma perché nulla è la volontà di perseguire il diritto al lavoro e la sua difesa. Se così fosse non saremmo arrivati a questa situazione. Ci si sarebbe preoccupati prima di tutti quei precari gettati in mezzo a una strada o di tutti i disoccupati che girano per il nostro paese alla ricerca di un minimo di lavoro, anche dequalificato, che permetta loro di portare qualche soldo a casa.
Allora perché non si recupera un po' di forza lavoro tra i precari della scuola visto che mancano anche i bidelli e il personale di segreteria? Perché non si reintegrano un po' di insegnanti visto che ci sono classi scoperte? Perché non si allarga la base di attuazione dei contratti di solidarietà che permetterebbero ai lavoratori di non perdere contatto con l'ambiente di lavoro?
Perché non se ne vanno tutti riccamente a fare in culo? Potrebbero provare piacere e togliersi di torno per dare spazio a coloro che hanno a cuore questo Paese e i suoi cittadini.
Stiamo vedendo e leggendo dei famosi finanziamenti dati al Comune di Catania da parte del governo. La notizia è vecchia, è già stata sui giornali e pochi se la sono filata, non è stata nemmeno utilizzata per attaccare il governo e la sua politica di piccoli favori volti a garantirsi l'appoggio della periferia. Non è stata utilizzata nemmeno dai politici impegnati a parlare del nulla o a contrastare le sparate del governo sulla sua interezza. Non vorrei che ci si lasciasse sfuggire quest'altra occasione parlando delle elucubrazioni di Tremonti.
Il signore in questione non fa altro che cercare e trovare spazio sui giornali per poter alzare il tiro delle richieste politico-personali all'interno della sua coalizione e per rubare spazio all'amico Brunetta.
Parleremo del nulla ovvero dei posti fissi, non perché nulla sia il posto garantito ma perché nulla è la volontà di perseguire il diritto al lavoro e la sua difesa. Se così fosse non saremmo arrivati a questa situazione. Ci si sarebbe preoccupati prima di tutti quei precari gettati in mezzo a una strada o di tutti i disoccupati che girano per il nostro paese alla ricerca di un minimo di lavoro, anche dequalificato, che permetta loro di portare qualche soldo a casa.
Allora perché non si recupera un po' di forza lavoro tra i precari della scuola visto che mancano anche i bidelli e il personale di segreteria? Perché non si reintegrano un po' di insegnanti visto che ci sono classi scoperte? Perché non si allarga la base di attuazione dei contratti di solidarietà che permetterebbero ai lavoratori di non perdere contatto con l'ambiente di lavoro?
Perché non se ne vanno tutti riccamente a fare in culo? Potrebbero provare piacere e togliersi di torno per dare spazio a coloro che hanno a cuore questo Paese e i suoi cittadini.
lunedì 19 ottobre 2009
Ida Magli, da dove viene e dove va
"Non si può abbandonare il tema dei capelli senza almeno accennare alla questione del velo, questione anch'essa intricatissima.
... L'importanza che assunse, fin dai primi tempi, la velatio della vergine non è attribuibile del tutto né all'uso orientale per il quale tutte le donne portavano la testa e la faccia coperta, né a quello romano del rito matrimoniale in cui la fidanzanta indossava il flammeum. Per quanto possano essersi intrecciati fra loro tutti e due questi usi, rimane comunque inspiegabile la violenta polemica che si sviluppò intorno al problema della copertura delle "teste femminili cristiane".
... Ancora una volta, dunque, siamo costretti a constatare che nel cristianesimo le donne sono, simultaneamente, immagini simboliche del rapporto degli uomini con Dio e realizzazione concreta di questa immagine. ... "
"Stiamo male perché siamo costretti a vivere nello stesso territorio con popoli diversi da noi, e diversi prima di tutto fisicamente.
... L'estraneità fisica è la caratteristica maggiore che impedisce agli uomini di potersi "identificare" l'uno nell'altro, sentirsi psicologicamente "simili".
... E' impossibile per un "bianco" identificarsi in un "nero": comprendere i sentimenti, le percezioni, i gusti, intuire il tipo d'intelligenza, le reazioni, gli interessi. Se si aggiunge a questo dato di partenza, la differenza di lingua, di religione, di storia culturale, ci si rende conto che vivere sullo stesso territorio non significa vivere "insieme".
Anche se non sembra ci sia contatto tra i due scritti riportati, essi vengono da una stessa testa, quella di Ida Magli, antropologa di fama che ha esplorato il mondo femminile e l'aspetto della donna nella religione. Mentre il primo testo, tratto da "Storia laica delle donne religiose" Longanesi 1995 e precisamente dal capitolo Il sistema religioso della moda punto d Velo e mistero, ci fa riflettere sull'origine comune alle religioni monoteistiche del velo, non mi sono dilungato troppo nella trascrizione, e sul suo significato, il secondo si configura come un nuovo manifesto, aggiornato ai nostri tempi, della superiorità non più della razza, ma della cultura occidentale come teorizzato da Berlusconi, Pera e Oriana Fallaci. In netta contraddizione sull'analisi culturale e antropologica di alcuni tratti in comune delle religioni, e quindi delle culture, in questione.
Ma non contenta di partecipare alla corsa su chi instilla più odio verso i diversi, siano essi gay, musulmani, neri o latro ancora, Ida Magli si scaglia anche contro il "compagno" Fini, supportotato dal "camerata" D'Alema (il gioco delle parti) per quel che riguarda l'ora di religione islamica a scuola.
Se si vuole che gli immigrati si integrino quale soluzione migliore di far apprendere loro la religione da insegnati che li suono passo dopo passo all'interno della scuola e non lasciarli nelle mani di imam che potrebbero inculcare loro una visione estremistica della religione?
No, non si può fare perché la Lega e le frange più estreme del centro-destra non mirano all'integrazione bensì al far rinnegare agli immigrati le loro origini e la loro religione. Pensate se agli immigrati in America, in particolare gli italiani, cattolici e bigotti, di fine ottocento e successivi, fosse stato richiesta la conversione al protestantesimo o se fossero dovuti sottostare all'esame di lingua inglese. Non conoscevano nemmeno l'italiano!!!
Altro che salto della quaglia, qui si fanno salti carpiati arrotolati circonflessi con entrata in acqua a bomba.
Per chi avesse dei dubbi, qui il testo completo dell'intervento scritto per il Giornale dalla Magli, qui, invece, il manifesto dell'epoca fascista. Se vi va trovate i punti di contatto.
... L'importanza che assunse, fin dai primi tempi, la velatio della vergine non è attribuibile del tutto né all'uso orientale per il quale tutte le donne portavano la testa e la faccia coperta, né a quello romano del rito matrimoniale in cui la fidanzanta indossava il flammeum. Per quanto possano essersi intrecciati fra loro tutti e due questi usi, rimane comunque inspiegabile la violenta polemica che si sviluppò intorno al problema della copertura delle "teste femminili cristiane".
... Ancora una volta, dunque, siamo costretti a constatare che nel cristianesimo le donne sono, simultaneamente, immagini simboliche del rapporto degli uomini con Dio e realizzazione concreta di questa immagine. ... "
"Stiamo male perché siamo costretti a vivere nello stesso territorio con popoli diversi da noi, e diversi prima di tutto fisicamente.
... L'estraneità fisica è la caratteristica maggiore che impedisce agli uomini di potersi "identificare" l'uno nell'altro, sentirsi psicologicamente "simili".
... E' impossibile per un "bianco" identificarsi in un "nero": comprendere i sentimenti, le percezioni, i gusti, intuire il tipo d'intelligenza, le reazioni, gli interessi. Se si aggiunge a questo dato di partenza, la differenza di lingua, di religione, di storia culturale, ci si rende conto che vivere sullo stesso territorio non significa vivere "insieme".
Anche se non sembra ci sia contatto tra i due scritti riportati, essi vengono da una stessa testa, quella di Ida Magli, antropologa di fama che ha esplorato il mondo femminile e l'aspetto della donna nella religione. Mentre il primo testo, tratto da "Storia laica delle donne religiose" Longanesi 1995 e precisamente dal capitolo Il sistema religioso della moda punto d Velo e mistero, ci fa riflettere sull'origine comune alle religioni monoteistiche del velo, non mi sono dilungato troppo nella trascrizione, e sul suo significato, il secondo si configura come un nuovo manifesto, aggiornato ai nostri tempi, della superiorità non più della razza, ma della cultura occidentale come teorizzato da Berlusconi, Pera e Oriana Fallaci. In netta contraddizione sull'analisi culturale e antropologica di alcuni tratti in comune delle religioni, e quindi delle culture, in questione.
Ma non contenta di partecipare alla corsa su chi instilla più odio verso i diversi, siano essi gay, musulmani, neri o latro ancora, Ida Magli si scaglia anche contro il "compagno" Fini, supportotato dal "camerata" D'Alema (il gioco delle parti) per quel che riguarda l'ora di religione islamica a scuola.
Se si vuole che gli immigrati si integrino quale soluzione migliore di far apprendere loro la religione da insegnati che li suono passo dopo passo all'interno della scuola e non lasciarli nelle mani di imam che potrebbero inculcare loro una visione estremistica della religione?
No, non si può fare perché la Lega e le frange più estreme del centro-destra non mirano all'integrazione bensì al far rinnegare agli immigrati le loro origini e la loro religione. Pensate se agli immigrati in America, in particolare gli italiani, cattolici e bigotti, di fine ottocento e successivi, fosse stato richiesta la conversione al protestantesimo o se fossero dovuti sottostare all'esame di lingua inglese. Non conoscevano nemmeno l'italiano!!!
Altro che salto della quaglia, qui si fanno salti carpiati arrotolati circonflessi con entrata in acqua a bomba.
Per chi avesse dei dubbi, qui il testo completo dell'intervento scritto per il Giornale dalla Magli, qui, invece, il manifesto dell'epoca fascista. Se vi va trovate i punti di contatto.
venerdì 16 ottobre 2009
No inceneritore, no turbogas.
Oggi, sabato 17 ottobre, ad Albano, Castelli Romani, si manifesta contro l'inceneritore che la Giunta Marrazzo, centro-sinistra, con il silenzio assenso del centro-destra, vuol costruire alle pendice dei Colli Albani.
Annullando tutti i pareri contrari e rilasciando le autorizzazione il 13 agosto quando a Roma sono in vacanza anche le pantegane del Tevere, i nostri politici passano sulla testa dei cittadini, dei tecnici e delle relazioni negative della Asl.
Voi che venivate ai Castelli per mangiare pane e porchetta e bere vino, sappiate che insieme a questi tre pregiati cibi vi sorbirete anche i fumi dell'inceneritore e probabilmente anche i fumi dell'impianto turbogas di Aprilia.
Non verrete più per rimirare il lago di Castelgandolfo o di Nemi e mangiare le sue fragoline di bosco o per vedere l'Infiorata e mangiare il pane di Genzano da gustare con la porchetta d'Ariccia.
Forse non verrete più e basta.
Noinceneritore
Noturbogas
Terra sociale
Annullando tutti i pareri contrari e rilasciando le autorizzazione il 13 agosto quando a Roma sono in vacanza anche le pantegane del Tevere, i nostri politici passano sulla testa dei cittadini, dei tecnici e delle relazioni negative della Asl.
Voi che venivate ai Castelli per mangiare pane e porchetta e bere vino, sappiate che insieme a questi tre pregiati cibi vi sorbirete anche i fumi dell'inceneritore e probabilmente anche i fumi dell'impianto turbogas di Aprilia.
Non verrete più per rimirare il lago di Castelgandolfo o di Nemi e mangiare le sue fragoline di bosco o per vedere l'Infiorata e mangiare il pane di Genzano da gustare con la porchetta d'Ariccia.
Forse non verrete più e basta.
Noinceneritore
Noturbogas
Terra sociale
giovedì 15 ottobre 2009
Il cassiere
Mi viene chiesto di scrivere per togliere la faccia di Emma Marcegaglia in primo piano. Ma la vena si è momentaneamente seccata e dalla polla non sgorga più nemmeno mezza idea. Allora che fare? Postare un bel video musicale, la foto di un panorama, copiare un po' di notizie dai giornali o altro ancora? Ma no, vi propino un ignobile raccontino scritto più di trenta anni fa.
Il Cassiere
Il trillo del telefono, continuo e insistente, lo riportò alla triste realtà. Sua moglie lo aveva lasciato. Scacciò dalla mente il fastidioso ricordo del momento in cui lei si era chiusa la porta alle spalle e si alzò. Rinunciò a prepararsi il caffè, lo avrebbe bevuto in aeroporto, si fece una rapida doccia, si fece la barba, e uscì di casa. Da lì a un'ora sarebbe partito l'aereo che lo avrebbe portato in esilio, volontario e dorato ma pur sempre esilio.
Non si preoccupò minimamente di togliere i peli dal lavandino, né di asciugare il pavimento, né di riordinare il letto, forse era, nel suo inconscio, una forma di misera vendetta. Si chiuse dietro la porta di casa, pensò a quante volte in 12 anni aveva ripetuto quei gesti che ora assumevano un significato particolare, chiuse anche il cancelletto del giardino che cigolò come faceva invariabilmente da dodici anni e si chiuse dietro anche il cancello del condominio. In pratica aveva chiuso un periodo della sua vita.
Salito in macchina, mentre si apprestava a mettere in moto, si ricordò che non aveva ritirato la posta da giorni. Tornò indietro nell'atrio della palazzina facendo parte delle operazioni di poco prima in maniera inversa e si rese conto che nella cassetta delle lettere c'erano solo dépliant, un paio di lettere e comunicazioni bancarie. Le avrebbe lette in aereo. Mise in moto e partì, si stava facendo tremendamente tardi.
Tardi, una parola che aveva ravvivato la loro vita di coppia. Ripensò a quante volte si era bisticciato con la moglie per aver fatto tardi, per andare al lavoro, in vacanza, a fare la spesa, per qualsiasi motivo. Gli ritornò alla mente il ritornello solito che concludeva le loro scaramucce: "Hai la patente? Allora guida e non chiedermi più niente", la risposta solita era "Lo farò". Non l'aveva fatto mai. Immancabilmente finiva tutto davanti ad un cappuccino con un fragrante cornetto in un bar vicino casa che li sfornava a getto continuo. Il suo vecchio quartiere si allontanava sempre più. Chissà se sarebbe tornato mai.
Era arrivato senza accorgersene all'imbocco del Raccordo Anulare, il traffico d'agosto a Roma è l'ideale. Continuò nello straziante gioco di rinverdire i suoi ricordi per ogni posto o sensazione che gli si parava davanti. Certo, lo svincolo per l'Aurelia fu particolarmente doloroso. Come non pensare a tutti i fine settimana passati, voluti, ritagliati in situazioni temporali anche quando le finanze non erano delle migliori. Eppure si erano divertiti.
Mai, in tutto il tempo che impiegò per arrivare a Fiumicino, pensò o volle pensare alle cause della fine del loro matrimonio, o meglio, della loro unione. Forse perché non c'era una vera causa, o lui non era in grado di trovarla. Gli uomini sono sempre tardi a capire, hanno sempre bisogno di qualcuno che faccia un disegnino per aprire gli occhi.
Sbrigò tutte le operazioni di rito in brevissimo tempo tanto che poté fare una ricca e abbondante colazione seduto al bar, nulla gli avrebbe fatto perdere il suo robusto appetito. Perse del tempo a scegliere delle riviste che ripose nella sua 24 ore sopra la corrispondenza e altri documenti. Con la sua fida valigetta non sembrava né un turista, né un vacanziero, piuttosto un uomo d'affari.
Si imbarcò e prese posto vicino l'oblò, vedeva gli ultimi preparativi prima del decollo. Si perse nei suoi pensieri e tornò presente a se stesso quando sentì l'invito ad allacciare le cinture di sicurezza. L'aereo decollò. Aveva tagliato tutti i ponti. Si sentiva più libero ma anche più solo.
Prese la valigetta per leggere qualcosa sul Brasile, la sua nuova patria, per il momento, dato che una decisione definitiva sul posto dove vivere non l'aveva presa ancora. Fu allora che si ricordò della posta, forse l'ultimo contatto con il mondo che si lasciava alle spalle. Estratti conto di varie banche, gli affari negli ultimi tempi erano andati bene, ma ci avrebbe pensato il commercialista. Una lettera di sua moglie che gli annunciava il ritorno a Roma dopo mesi di "vagabondaggio" per l'Europa. Gli annunciava anche che era sua intenzione tornare a vivere con lui e annullare la pratica per la separazione. Solo dopo averla letta un paio di volte si rese conto del significato delle parole scritte su quella carta colorata, come solo sua moglie riusciva a trovare.
"Ora bisognerà spendere un sacco di soldi per tornare a vivere insieme".
Un cassiere non si smentisce mai.
Il Cassiere
Il trillo del telefono, continuo e insistente, lo riportò alla triste realtà. Sua moglie lo aveva lasciato. Scacciò dalla mente il fastidioso ricordo del momento in cui lei si era chiusa la porta alle spalle e si alzò. Rinunciò a prepararsi il caffè, lo avrebbe bevuto in aeroporto, si fece una rapida doccia, si fece la barba, e uscì di casa. Da lì a un'ora sarebbe partito l'aereo che lo avrebbe portato in esilio, volontario e dorato ma pur sempre esilio.
Non si preoccupò minimamente di togliere i peli dal lavandino, né di asciugare il pavimento, né di riordinare il letto, forse era, nel suo inconscio, una forma di misera vendetta. Si chiuse dietro la porta di casa, pensò a quante volte in 12 anni aveva ripetuto quei gesti che ora assumevano un significato particolare, chiuse anche il cancelletto del giardino che cigolò come faceva invariabilmente da dodici anni e si chiuse dietro anche il cancello del condominio. In pratica aveva chiuso un periodo della sua vita.
Salito in macchina, mentre si apprestava a mettere in moto, si ricordò che non aveva ritirato la posta da giorni. Tornò indietro nell'atrio della palazzina facendo parte delle operazioni di poco prima in maniera inversa e si rese conto che nella cassetta delle lettere c'erano solo dépliant, un paio di lettere e comunicazioni bancarie. Le avrebbe lette in aereo. Mise in moto e partì, si stava facendo tremendamente tardi.
Tardi, una parola che aveva ravvivato la loro vita di coppia. Ripensò a quante volte si era bisticciato con la moglie per aver fatto tardi, per andare al lavoro, in vacanza, a fare la spesa, per qualsiasi motivo. Gli ritornò alla mente il ritornello solito che concludeva le loro scaramucce: "Hai la patente? Allora guida e non chiedermi più niente", la risposta solita era "Lo farò". Non l'aveva fatto mai. Immancabilmente finiva tutto davanti ad un cappuccino con un fragrante cornetto in un bar vicino casa che li sfornava a getto continuo. Il suo vecchio quartiere si allontanava sempre più. Chissà se sarebbe tornato mai.
Era arrivato senza accorgersene all'imbocco del Raccordo Anulare, il traffico d'agosto a Roma è l'ideale. Continuò nello straziante gioco di rinverdire i suoi ricordi per ogni posto o sensazione che gli si parava davanti. Certo, lo svincolo per l'Aurelia fu particolarmente doloroso. Come non pensare a tutti i fine settimana passati, voluti, ritagliati in situazioni temporali anche quando le finanze non erano delle migliori. Eppure si erano divertiti.
Mai, in tutto il tempo che impiegò per arrivare a Fiumicino, pensò o volle pensare alle cause della fine del loro matrimonio, o meglio, della loro unione. Forse perché non c'era una vera causa, o lui non era in grado di trovarla. Gli uomini sono sempre tardi a capire, hanno sempre bisogno di qualcuno che faccia un disegnino per aprire gli occhi.
Sbrigò tutte le operazioni di rito in brevissimo tempo tanto che poté fare una ricca e abbondante colazione seduto al bar, nulla gli avrebbe fatto perdere il suo robusto appetito. Perse del tempo a scegliere delle riviste che ripose nella sua 24 ore sopra la corrispondenza e altri documenti. Con la sua fida valigetta non sembrava né un turista, né un vacanziero, piuttosto un uomo d'affari.
Si imbarcò e prese posto vicino l'oblò, vedeva gli ultimi preparativi prima del decollo. Si perse nei suoi pensieri e tornò presente a se stesso quando sentì l'invito ad allacciare le cinture di sicurezza. L'aereo decollò. Aveva tagliato tutti i ponti. Si sentiva più libero ma anche più solo.
Prese la valigetta per leggere qualcosa sul Brasile, la sua nuova patria, per il momento, dato che una decisione definitiva sul posto dove vivere non l'aveva presa ancora. Fu allora che si ricordò della posta, forse l'ultimo contatto con il mondo che si lasciava alle spalle. Estratti conto di varie banche, gli affari negli ultimi tempi erano andati bene, ma ci avrebbe pensato il commercialista. Una lettera di sua moglie che gli annunciava il ritorno a Roma dopo mesi di "vagabondaggio" per l'Europa. Gli annunciava anche che era sua intenzione tornare a vivere con lui e annullare la pratica per la separazione. Solo dopo averla letta un paio di volte si rese conto del significato delle parole scritte su quella carta colorata, come solo sua moglie riusciva a trovare.
"Ora bisognerà spendere un sacco di soldi per tornare a vivere insieme".
Un cassiere non si smentisce mai.
martedì 13 ottobre 2009
A proposito di Emma


Di certo avrei preferito parlare di Emma, la bimba bellissima di due amici, o parlare di Emma Thompson, per me bella e brava attrice, ma, guarda un po', vi parlerò di Emma Marcegaglia, e contrariamente alle mie abitudini, sarò breve.
Ampio spazio è stato dato oggi alle dichiarazioni dell'Emma nazionale sul rispetto da portare al Presidente Napolitano perché così si porta rispetto all'Italia, mi sembra una motivazione contestabile. Quindi non si porta rispetto al Presidente della Repubblica in quanto tale ma solo perché rappresenta l'Italia. Allora più che rispetto mi sembra un'abile manovra per dire: "Caro Presidente non sono d'accordo con lei, ma in quanto Presidente debbo portarle rispetto". Infatti subito dopo aggiunge che il Governo deve comunque andare avanti nel suo lavoro tranquillamente, quasi a dire "Non disturbate il manovratore".
Qualche giorno fa, in televisione l'Emma di tutti noi ha dichiarato che (cito a memoria) "Il Governo ha lasciato soli gli industriali e gli operai ad affrontare la crisi". Allora, cara Emma, qual è realmente la tua posizione? Non che a me personalmente interessi molto, ma probabilmente le tue posizioni influiscono, e di molto, sulla vita degli italiani ricoprendo tu una delicata funzione nel mondo economico finanziario di questo Paese.
E per aggiungere quacosa di diverso:
E' stata varata, in America, una nave fatta con l'acciaio recuperato dalla Torri Gemelle. Una nave da trasporto? No. Una nave da crociera? No. Una nave per portare aiuti alle popolazioni bisognose? No. Una nave da guerra.
sabato 10 ottobre 2009
Cari amici blogger sono un po' incazzato con voi.
Ieri un amico blogger mi chiama nel pomeriggio e, tra il serio e il faceto, mi comunica che con il suo post che rasentava la demenzialità ha avuto tot contatti prendendomi in giro perché il mio post, molto serio, ha realizzato una settantina di contatti. Ci abbiamo riso su perché altro non c'era da fare.
Ma poi il tarlo lavora e scava e dà origine a una riflessione abbastanza amara.
I blogger che frequento, se non riconducibili alla sinistra, sono comunque impegnati nel sociale e/o nella denuncia. Bene, è ancora una volta il caso di dire che quando c'è da lamentarsi e da prendersela con Berlusconi tutti hanno qualcosa e forse di più da dire, quando c'è da affrontare un tema più impegnativo che toglie spazio alle lamentazioni e introduce qualche elemento di riflessione più profonda sulla vita politica e sociale, spesso l'impegno e le parole si perdono nella testa e nella tastiera.
Quando si continua ad attaccare Napolitano senza riflettere su cosa si dice e si chiedono le dimissioni di Berlusconi non si fa altro che avallare il suo alibi. La sentenza dell'Alta Corte era politica. Quando si dice e si dichiara, ai più diversi livelli, che Berlusconi si deve dimettere non si fa altro che dare appoggio a tutti quegli italiani che vedono in Silvio un perseguitato politico come lui stesso ha iniziato a proclamarsi.
Quando si ignorano problemi molto gravi come i tre milioni di italiani sulla soglia e anche oltre della fame e continuiamo a scrivere contro Berlusconi non facciamo altro che fare il suo gioco.
Quando non si parla più delle ronde facciamo il loro gioco.
Sceglietevi l'argomento e continuate il gioco.
Ho sempre tentato di scrivere affrontando i problemi e cercando di non lasciarmi andare al lamento tout court, sarebbe ora che anche gli altri blogger si facessero avanti e passassero alla seconda fase. I nostri blog non sono letti solo da chi la pensa come noi, ma tanti lettori vengono anche da altre parti. Se venire a leggere i nostri post vuol dire sempre e solo leggere accuse, sacrosante e vere, verso B. e i suoi accoliti che servizio forniamo? L'ho chiamato servizio perché per alcuni versi noi ci frapponiamo tra la "cultura" iper-governativa degli organi di stampa e televisivi asserviti e quelli che ancora mantengono un certo spirito critico ma che non soddisfano. Noi forniamo interpretazioni, personali e, a volte, anche azzardate su fatti che altri trattano in maniera superficiale o non trattano affatto.
Un piccolo esempio. Il Fatto Quotidiano alla notizia dei tre milioni ha dedicato solo un trafiletto. Lo considero grave, molto grave. Probabilmente tra quei tre milioni non c'è nessun lettore del Fatto, ma se ci fosse stato sarebbe un pochino incazzato visto che nemmeno loro gli hanno dedicato spazio. Probabilmente nei tre milioni non c'è nessuno che legge i nostri blog, ma sicuramente tra amici e parenti qualcuno che legge ci sarà e si potrebbe rendere conto che il fratello, il cugino, l'amico, il vicino di casa o altro , è tra quei tre milioni o è prossimo ad entrarci. Ho scritto due post sul problema di chi perde lavoro e degli ormai mitici tre milioni accolti tiepidamente, me ne dispiaccio non perché scritti da me e dovete credermi, ma perché sull'argomento abbiamo scritto in pochi e quei pochi che lo hanno fatto non hanno avuto riscontri significativi.
Non limitiamoci a leggerci e a farci dire quanto siamo bravi. (Ri)cominciamo a portare avanti più e meglio quegli ideali che diciamo ispirarci e ci spingono ancora a fare qualcosa. Come diceva un vecchio dirigente del PCI, iniziamo a "volare alto".
venerdì 9 ottobre 2009
C'è pasta e pasta


Pasta in bianco,
pasta al sugo,
pasta al ragù,
pasta all'uovo,
pasta fresca,
pasta fillo,
pasta brisè,
pasta frolla,
pasta al forno,
pasta con il pesto,
pasta all'amatriciana,
pasta alla carbonara,
pasta gratinata,
pasta alla Norma,
pasta alla gricia,
pasta alla puttanesca,
pasta con la bottarga,
pasta al sugo di tonno,
pasta al tonno in bianco,
pasta fatta in casa,
pasta secca,
pastina,
pastella,
pastetta,
...
Pasta Berlusconi.
P.S. Questo post farà sicuramente più successo dei tre milioni di italiani ridotti alla fame.
Morire di fame in Italia

Molti giornali hanno parlato dei tre milioni di italiani che soffrono la fame, sembra assurdo ma è così. Tre milioni di nostri connazionali per mangiare spendono circa 222 € al mese, cifra che al sud scende sotto i 200 €.
Non ci sarebbe bisogno di dire altro, la notizia si commenta da sola, ma se aggiungiamo che secondo gli autori della ricerca, Fondazione per la Sussidarietà, tra i motivi di detta povertà ci sono :
o La perdita del lavoro;
o La rottura dei legami famigliari;
o La mancanza di reti amicali forti;
o La presenza di figli a carico;
o La presenza di malattie croniche o invalidanti. Il discorso si allarga in maniera imprevedibile. Come dicono gli autori della ricerca:
"L’analisi delle famiglie in condizione di povertà aiutate dagli Enti convenzionati con la Rete Banco Alimentare permette di delineare gli elementi che più di altri possono determinare un rischio di impoverimento".
A questi tre milioni di persone che sono già costrette a ricorrere al Banco Alimentare occorre aggiungere le famiglie che ancora non hanno avuto il coraggio di farlo. Nel precedente post che trattava l'argomento avevo descritto, in una drammatizzazione, la situazione di molte famiglie che si trovano meglio descritte nella ricerca di questi pericolosi comunisti dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e l'Università degli Studi di Milano Bicocca.
La mancanza di una rete sociale delle famiglie, sempre più chiuse e ripiegate al loro interno, è una delle cause del ricorso agli aiuti alimentari. La perdita di una struttura sociale presente almeno fino agli anni settanta, ha tolto un naturale paracadute ai bisognosi. Sono anni che si parla di ceto medio, o che era tale, che si rivolge alla Caritas o alla Comunità di S. Egidio, per avere aiuti, spesso non solo alimentari. Quando si criticò la mitica Social Card di berlusconiana-tremontiana memoria dicendo che lasciava fuori molte, troppe realtà che avevano bisogno di aiuti venimmo tacciati di eccessivo spirito critico. Quando si criticò che non funzionavano, che mancavano i soldi sulle card venimmo accusati di demagogia politica. Che fine ha fatto la Social Card? Quali risultati ha avuto? Posso solo immaginare che se avesse avuto buoni risultati, come sbandierava il governo, ce la ritroveremmo tutti i giorni in televisione per dimostrare quanto sono bravi, buoni e belli i nostri governanti. Non accadendo mi viene da pensare che quei comunisti assatanati che la criticavano avessero ragione.
Ma, a parte le speculazioni politiche che sono sempre necessarie, il problema è che tre milioni di persone fanno la fame, e sono sicuramente di più. Cosa fa la nostra classe politica per venire incontro a queste persone? Perché invece di proteggere il premier dalle sue cause private e aziendali non si preoccupa di chi ha veramente bisogno di aiuto?
Se io fossi il premier non mi preoccuperei di una legge che mi protegga dalla legge stessa, per il semplice fatto che non avrei nulla da nascondere e potrei dedicarmi al vero compito della Politica, il bene della società tutta e in particolare dei più bisognosi.
Se io fossi il premier mi dovrei preoccupare dei miei piccoli vizi quotidiani e non dei miei piccoli e grandi vizi privati e pubblici.
Ma non sono il premier e non posso aiutare nessuno, a malapena riesco ad aiutare me stesso. Il problema resta:
CHI AIUTA QUEI TRE MILIONI DI ITALIANI SOTTO LA SOGLIA DI POVERTA'?
mercoledì 7 ottobre 2009
Non abbassare la guardia

Che a nessuno venga in mente di cantare vittoria. Berlusconi non è sconfitto e non è in procinto di abbandonare la sua carica. Ha alle spalle una quantità di italiani che lo hanno votato e che lo voteranno alle prossime elezioni regionali, che lo credono veramente vittima della sinistra. Sinistra, parole del Premier, che manovra la Magistratura, che ha il 72% della stampa e via corbellando alla grande.
Ma una gran parte degli italiani gli credono.
Italiani che mi dovrebbero spiegare perché se io rubo un pezzo di parmigiano, anche se incensurato, finisco a Regina Coeli, se lui ruba e utilizza in maniera scorretta i nostri soldi può farlo tranquillamente perché una legge appositamente fatta lo protegge.
Rendiamoci conto che gli italiani non sono scesi in piazza perché sono stati trattati da cittadini sudditi senza diritti e succubi della sua carica. Molti sono gli italiani che esprimono e esprimeranno solidarietà al capo del governo, che lo appoggeranno ancora contro una sinistra feroce che ha preso di mira l'avversario.
Diamo per scontato che molti li ha comperati ma quelli che hanno perso lavoro, che lo stanno perdendo, quello che lo hanno per pochi mesi o quelli che non lo hanno mai avuto, perché lo appoggiano?
Ma se questa sinistra ha tutto il potere che dice Silvio Berlusconi, perché non è al governo e Berlusconi all'opposizione?
Non abbassiamo la guardia, aumentiamo la vigilanza democratica perché i gangli della vita democratica sono nelle loro mani. E ora più di prima sono avvelenati e rancorosi. Questa sera, per l'ennesima volta, si sono sentite parole degne del ventennio.
Resistere sempre e comunque.
martedì 6 ottobre 2009
Noi che abbiamo una vita precaria
Ho molto riflettuto se fosse il caso di pubblicare questo post. Per quanto sia una drammatizzazione, tocca da vicino molte, troppe, persone. Tra amici reali e di penna, la vita precaria è una costante, e non conta l'età o la professione, la latitutdine e la longitudine, il titolo di studio o meno, l'essere donna o uomo. Siamo tutti accomunati da un destino perverso che, anche se non abbiamo contribuito a crearlo, ci perseguita. E' dal primo luglio del 2009 che l'idea mi tornava frequentemente nei pensieri. Basta leggere i giornali per avere, purtroppo, spunti a volontà per scrivere.
Ci si alza la mattina e ci si rende conto che sarà una giornata nera appena si aprono gli occhi su questo mondo, su questa vita che diventa sempre più difficile vivere, su questa vita che altri condizionano e rendono invivibile. Questa vita sempre più simile alla scala di un pollaio, corta e piena di merda.
Senza impegnarsi troppo ti accorgi che giorno dopo giorno, ora dopo ora, in un continuo ed incessante susseguirsi di minuti rivivi sempre le stesse situazioni da anni, un lunghissimo giorno della marmotta (ricordate il film con Bill Murray e Andie MacDowell?) che tutti vorremmo interrompere.
Suona la sveglia, sbadigli, ti alzi sacramentando e vai in bagno, ti lavi, ti rasi, e fai colazione con la famiglia. Butti un occhio alle notizie in Tv, al televideo. Inganni il tempo e poi esci, vai al bar per prenderti un caffè. In fondo non hai tanti vizi, ma anche il caffè al bar costa, ti fai i conti di quanto spendi al giorno, a settimana, a mese e poi ad anno. E ti riprometti che smetterai, come smetterai di fumare perché fa male al corpo e alla tasca più dei caffè. Ogni volta che accendi una sigaretta hai un senso di colpa, "Vivi in bilico e fumi le tue Lucky Strike e ti rendi conto di quanto le maledirai...", che sale e pensi che stai togliendo qualcosa dalla tavola a te e a chi ti è vicino. E già pensi di essere arrivato a due vizi che devi abbandonare, caffè e sigarette.
Decidi di andare a comprare il giornale, ma non lo fai, leggerai le notizie su internet, ascolterai minchiolini e i suoi colleghi e filtrerai, secondo le tue idee, ciò che ci raccontano.
Intanto mi posso leggere i giornali del bar, il Messaggero di Caltagirone che ha posizioni più destrorse del sindaco Alemanno e poi il Corriere dello Sport, e il tempo passa. Ogni tanto leggi di qualche successo delle lotte sindacali, hai un fremito di speranza che subito appassisce come un fiore nel deserto. Non fai parte di quella minima parte di lavoratori che ha vinto una vita più dignitosa. Ripensi a quando eri giovane e hai perso lavoro per la prima volta. Sei andato a vendere enciclopedie e ancora ti chiedi se le prime due che hai venduto non fosse altro che un aiuto dato dai parenti sotto forma di acquisto. E ancora ti chiedi se non fosse stato meglio che ti avessero dato i soldi direttamente. Poi hai venduto libri per anni contemporaneamente al tuo lavoro e ti sembrava di essere ricco per quelle poche migliaia di lire in più. Ripensi a quando hai perso il alvoro per la seconda volta e sei andato a fare il ragazzo di bottega per un avvocato. A quei 516€ al mese, alle 4 (quattro) ore tra andare e venire da casa per fare 5 ore di lavoro al giorno. A quelle file al tribunale e alla posta insieme con ragazzi di venti anni. Ma ripensare a ciò che è stato non fa di certo bene.
Si va a fare la spesa, poca, e intanto pensi che sei passato dal comperare ciò che ti piaceva a chiederti se ce ne è bisogno, il passo successivo sarà porsi la domanda "E' necessario?" fino ad arrivare con un crescendo degno di miglior causa, "E' indispensabile?". Quando arrivi a questa domanda non c'è più ritorno. Sei entrato nel novero dei poveri a pieno titolo.
Non ne puoi più di sentire e conoscere persone precarie, disoccupate, cassintegrate che confessano con vergogna, come se fosse colpa loro, la situazione che stanno vivendo. Vergogna immotivata che si aggiunge al senso di inutilità che avvolge questi lavoratori e ex-lavoratori. Le senti parlare e ti raccontano dubbi, incertezze e certezze di essere inutili. Certezze che li spingono a dire che non possono vivere così, che non sono in grado di portare uno stipendio a casa e garantire una vita "normale" a se stessi e alle loro famiglie. Ti senti un privilegiato ad avere la Cig e ad avere una prospettiva di prepensionamento. Ma la tua vita non è diversa dalla loro.
Ti viene il dubbio che hai vissuto convinto di essere stato un bravo lavoratore, un bravo impiegato o quadro (come si diceva una volta) di avere una professionalità, delle capacità, ma che forse era una illusione.
Inganni il tempo come puoi, leggi, guardi la televisione e ti rincoglionisci sempre più. Ti alzi, fai il giro della stanza e ti rimetti seduto, ti accendi una sigaretta e ti riprendono i sensi di colpa, esci sul balcone e guardi la gente che passa. Non ti sembra vero di non aver nulla da fare. Rientri, tiri fuori la cassetta degli attrezzi e sistemi la presa che pencola, metti un po' d'olio alla porta che cigola, sistemi qualche libro, arrivi fino a togliere le foglie secche dalla piante sul balconcino, non lo hai mai fatto, ma per far passare il tempo ti attacchi a tutto. E pensi a domani e a cosa farai.
Ti vedi un film, un dibattito, una spettacolo e non ti distrai, tutto ti richiama alla mente la tua situazione. Pensi che ogni cosa detta, ogni immagine che vedi, sia rivolta a te e alla tua condizione. Ti accendi l'ultima sigaretta della giornata, con senso di colpa, e vai a letto.
Ma non dormi, il sonno non viene. Fra dieci giorni c'è l'assicurazione da pagare e poi è arrivata la bolletta dell'acqua, cazzo anche per bere il minimo indispensabile e lavarsi occorre pagare una barcata di soldi. A quando la bolletta per respirare?
Ormai è arrivato il fresco, sei a letto ma sudi come se fosse estate. Sudi al pensiero di come fare a dire che non hai soldi per pagare più niente. Con quello che prendo a mala pena si riesce a mangiare il minimo per la sopravvivenza. Abolite le poche cose sfiziose che comperavi con il tuo "ricco" stipendio, abolite anche le pastarelle domenicali che si compravano per rinverdire le abitudini antiche della famiglia, non si sa più cosa altro abolire! E ancora c'è da pagare i libri dei figli. Pagare, pagare, pagare ..... E' sempre tutto un pagare per non avere mai nulla indietro se non pensieri e dolori.
E domani si ricomincia. Ti laverai, inizierai a non farti la barba che crescerà e ti farà somigliare sempre più a un diseredato, quale diventerai se già non lo sei diventato. E il degrado andrà avanti inarrestabile fino a mettere in dubbio l'affetto di coloro che ti sono vicini. Il tuo senso di colpa ti toglierà la serentità dei e nei rapporti con i familiari e gli amici. Arriverà il punto in cui ti farà anche piacere lasciarti andare, accoglierai con piacere l'amico che ti offrirà la sigaretta e il caffè la mattina e inizierai a perdere quel residuo di speranza che ti ha fatto andare avanti fino ad ora. Non andrai più al bar sotto casa ma inizierai e vagare per il paese cambiando locale e sperando di incontrare altri conoscenti che ti paghino un caffè, un cappuccino e ti offrano un'altra sigaretta. Penserai che sei diventato come i ragazzi di colore che girano per vendere le loro cose e accettano di buon grado un cappuccino e cornetto invece della vendita.
E la discesa sarà sempre più ripida e la percorrerai sempre più velocemente. Fino alla separazione, fino al subaffitto di una stanza, fino al ricovero per barboni, fino al suicidio liberatorio. Perché ti avranno tolto la voglia di protestare, anche quella di lamentarti perché se lo fai sei uno che "fa male al re". La colpa è tua se ti hanno tolto il lavoro e con esso la dignità che pensavi di avere. E' tua la colpa di non essere stato in gradi di inventarti qualcosa per sbarcare il lunario, è sempre colpa tua, qualsiasi cosa accada.
Cara moglie e figlie, non preoccupatevi, questa è una drammatizzazione della situazione di centinaia di migliaia di italiani, anzi di anti-italiani che si ostinano a dire che la crisi non esiste. Centinaia di migliaia di comunisti che odiano il premier solo perché lui ha i soldi. Centinaia di migliaia di italiani che sono incazzati perché lui ha frequentato le escort pagandole con i nostri soldi, che ha portato sui voli di stato chi gli è parso e piaciuto sempre con i nostri soldi, centinaia di migliaia di persone che pagano la crisi sulla loro pelle e non la pagano con i soldi di nessuno, purtroppo nemmeno con i loro perché non li hanno più, nemmeno per mangiare.
Compagni e compagne, amici e amiche, vogliamo arrivare fino al punto di non ritorno? Vogliamo darla vinta a coloro che ci affamano e ci deridono per la nostra povertà? Continuiamo la nostra lotta per un mondo migliore, per una classe politica nuova che torni ad occuparsi anche dei più deboli. Per un' Italia liberata e libera che dia il giusto valore all'uomo e alla sua dignità. Che permetta di vivere tranquilli secondo le proprie necessità.
Ci si alza la mattina e ci si rende conto che sarà una giornata nera appena si aprono gli occhi su questo mondo, su questa vita che diventa sempre più difficile vivere, su questa vita che altri condizionano e rendono invivibile. Questa vita sempre più simile alla scala di un pollaio, corta e piena di merda.
Senza impegnarsi troppo ti accorgi che giorno dopo giorno, ora dopo ora, in un continuo ed incessante susseguirsi di minuti rivivi sempre le stesse situazioni da anni, un lunghissimo giorno della marmotta (ricordate il film con Bill Murray e Andie MacDowell?) che tutti vorremmo interrompere.
Suona la sveglia, sbadigli, ti alzi sacramentando e vai in bagno, ti lavi, ti rasi, e fai colazione con la famiglia. Butti un occhio alle notizie in Tv, al televideo. Inganni il tempo e poi esci, vai al bar per prenderti un caffè. In fondo non hai tanti vizi, ma anche il caffè al bar costa, ti fai i conti di quanto spendi al giorno, a settimana, a mese e poi ad anno. E ti riprometti che smetterai, come smetterai di fumare perché fa male al corpo e alla tasca più dei caffè. Ogni volta che accendi una sigaretta hai un senso di colpa, "Vivi in bilico e fumi le tue Lucky Strike e ti rendi conto di quanto le maledirai...", che sale e pensi che stai togliendo qualcosa dalla tavola a te e a chi ti è vicino. E già pensi di essere arrivato a due vizi che devi abbandonare, caffè e sigarette.
Decidi di andare a comprare il giornale, ma non lo fai, leggerai le notizie su internet, ascolterai minchiolini e i suoi colleghi e filtrerai, secondo le tue idee, ciò che ci raccontano.
Intanto mi posso leggere i giornali del bar, il Messaggero di Caltagirone che ha posizioni più destrorse del sindaco Alemanno e poi il Corriere dello Sport, e il tempo passa. Ogni tanto leggi di qualche successo delle lotte sindacali, hai un fremito di speranza che subito appassisce come un fiore nel deserto. Non fai parte di quella minima parte di lavoratori che ha vinto una vita più dignitosa. Ripensi a quando eri giovane e hai perso lavoro per la prima volta. Sei andato a vendere enciclopedie e ancora ti chiedi se le prime due che hai venduto non fosse altro che un aiuto dato dai parenti sotto forma di acquisto. E ancora ti chiedi se non fosse stato meglio che ti avessero dato i soldi direttamente. Poi hai venduto libri per anni contemporaneamente al tuo lavoro e ti sembrava di essere ricco per quelle poche migliaia di lire in più. Ripensi a quando hai perso il alvoro per la seconda volta e sei andato a fare il ragazzo di bottega per un avvocato. A quei 516€ al mese, alle 4 (quattro) ore tra andare e venire da casa per fare 5 ore di lavoro al giorno. A quelle file al tribunale e alla posta insieme con ragazzi di venti anni. Ma ripensare a ciò che è stato non fa di certo bene.
Si va a fare la spesa, poca, e intanto pensi che sei passato dal comperare ciò che ti piaceva a chiederti se ce ne è bisogno, il passo successivo sarà porsi la domanda "E' necessario?" fino ad arrivare con un crescendo degno di miglior causa, "E' indispensabile?". Quando arrivi a questa domanda non c'è più ritorno. Sei entrato nel novero dei poveri a pieno titolo.
Non ne puoi più di sentire e conoscere persone precarie, disoccupate, cassintegrate che confessano con vergogna, come se fosse colpa loro, la situazione che stanno vivendo. Vergogna immotivata che si aggiunge al senso di inutilità che avvolge questi lavoratori e ex-lavoratori. Le senti parlare e ti raccontano dubbi, incertezze e certezze di essere inutili. Certezze che li spingono a dire che non possono vivere così, che non sono in grado di portare uno stipendio a casa e garantire una vita "normale" a se stessi e alle loro famiglie. Ti senti un privilegiato ad avere la Cig e ad avere una prospettiva di prepensionamento. Ma la tua vita non è diversa dalla loro.
Ti viene il dubbio che hai vissuto convinto di essere stato un bravo lavoratore, un bravo impiegato o quadro (come si diceva una volta) di avere una professionalità, delle capacità, ma che forse era una illusione.
Inganni il tempo come puoi, leggi, guardi la televisione e ti rincoglionisci sempre più. Ti alzi, fai il giro della stanza e ti rimetti seduto, ti accendi una sigaretta e ti riprendono i sensi di colpa, esci sul balcone e guardi la gente che passa. Non ti sembra vero di non aver nulla da fare. Rientri, tiri fuori la cassetta degli attrezzi e sistemi la presa che pencola, metti un po' d'olio alla porta che cigola, sistemi qualche libro, arrivi fino a togliere le foglie secche dalla piante sul balconcino, non lo hai mai fatto, ma per far passare il tempo ti attacchi a tutto. E pensi a domani e a cosa farai.
Ti vedi un film, un dibattito, una spettacolo e non ti distrai, tutto ti richiama alla mente la tua situazione. Pensi che ogni cosa detta, ogni immagine che vedi, sia rivolta a te e alla tua condizione. Ti accendi l'ultima sigaretta della giornata, con senso di colpa, e vai a letto.
Ma non dormi, il sonno non viene. Fra dieci giorni c'è l'assicurazione da pagare e poi è arrivata la bolletta dell'acqua, cazzo anche per bere il minimo indispensabile e lavarsi occorre pagare una barcata di soldi. A quando la bolletta per respirare?
Ormai è arrivato il fresco, sei a letto ma sudi come se fosse estate. Sudi al pensiero di come fare a dire che non hai soldi per pagare più niente. Con quello che prendo a mala pena si riesce a mangiare il minimo per la sopravvivenza. Abolite le poche cose sfiziose che comperavi con il tuo "ricco" stipendio, abolite anche le pastarelle domenicali che si compravano per rinverdire le abitudini antiche della famiglia, non si sa più cosa altro abolire! E ancora c'è da pagare i libri dei figli. Pagare, pagare, pagare ..... E' sempre tutto un pagare per non avere mai nulla indietro se non pensieri e dolori.
E domani si ricomincia. Ti laverai, inizierai a non farti la barba che crescerà e ti farà somigliare sempre più a un diseredato, quale diventerai se già non lo sei diventato. E il degrado andrà avanti inarrestabile fino a mettere in dubbio l'affetto di coloro che ti sono vicini. Il tuo senso di colpa ti toglierà la serentità dei e nei rapporti con i familiari e gli amici. Arriverà il punto in cui ti farà anche piacere lasciarti andare, accoglierai con piacere l'amico che ti offrirà la sigaretta e il caffè la mattina e inizierai a perdere quel residuo di speranza che ti ha fatto andare avanti fino ad ora. Non andrai più al bar sotto casa ma inizierai e vagare per il paese cambiando locale e sperando di incontrare altri conoscenti che ti paghino un caffè, un cappuccino e ti offrano un'altra sigaretta. Penserai che sei diventato come i ragazzi di colore che girano per vendere le loro cose e accettano di buon grado un cappuccino e cornetto invece della vendita.
E la discesa sarà sempre più ripida e la percorrerai sempre più velocemente. Fino alla separazione, fino al subaffitto di una stanza, fino al ricovero per barboni, fino al suicidio liberatorio. Perché ti avranno tolto la voglia di protestare, anche quella di lamentarti perché se lo fai sei uno che "fa male al re". La colpa è tua se ti hanno tolto il lavoro e con esso la dignità che pensavi di avere. E' tua la colpa di non essere stato in gradi di inventarti qualcosa per sbarcare il lunario, è sempre colpa tua, qualsiasi cosa accada.
Cara moglie e figlie, non preoccupatevi, questa è una drammatizzazione della situazione di centinaia di migliaia di italiani, anzi di anti-italiani che si ostinano a dire che la crisi non esiste. Centinaia di migliaia di comunisti che odiano il premier solo perché lui ha i soldi. Centinaia di migliaia di italiani che sono incazzati perché lui ha frequentato le escort pagandole con i nostri soldi, che ha portato sui voli di stato chi gli è parso e piaciuto sempre con i nostri soldi, centinaia di migliaia di persone che pagano la crisi sulla loro pelle e non la pagano con i soldi di nessuno, purtroppo nemmeno con i loro perché non li hanno più, nemmeno per mangiare.
Compagni e compagne, amici e amiche, vogliamo arrivare fino al punto di non ritorno? Vogliamo darla vinta a coloro che ci affamano e ci deridono per la nostra povertà? Continuiamo la nostra lotta per un mondo migliore, per una classe politica nuova che torni ad occuparsi anche dei più deboli. Per un' Italia liberata e libera che dia il giusto valore all'uomo e alla sua dignità. Che permetta di vivere tranquilli secondo le proprie necessità.
lunedì 5 ottobre 2009
I Celti di Bossi in Umbria
Avrei voluto scrivere il post su Gualdo Tadino, sui giorni di vacanza passati in questo paese, su un caro amico che non c'è più e tante altre cose che mi erano state ispirate da questo blog ma lo reputo tempo perso. C'è una giunta di centro destra, c'è la Lega e i suoi giovani celti, infatti essendo celti non conoscono l'italiano, scendete in basso sul lato sinistro e troverete un gustoso errore di ortografia che scatenerà la vostra fervida fantasia.
Anni fa avevamo due amici di Terni che ci raccontavano di alcuni incontri dove un presunto professore testimoniava la presenza dei Celti a Terni o nelle vicinanze e ci narravano di incontri notturni al chiaro di luna vestiti di bianco ad evocare lo spirito di non ricordo più chi.
E' vero, l'Umbria è il polmone verde d'Italia, ma troppo verde ha dato alla testa agli umbri.

Detto in puro italiano, col cazzo che mi vedranno più a Gualdo Tadino!
Poi uno ci riflette e pensa se è il caso di allargare il discorso.
Ma questi celti invece di preoccuparsi della Lega e di Bossi,
si studiassero gli Umbri, le Tavole Eugubine,
si preoccupassero del perché l'industria
della ceramica artistica è andata in malora,
rispolverassero Ruboli e la sua arte,
si preoccupassero del turismo
e si chiedessero che fine ha fatto la fonte Rocchetta,
volgessero il pensiero a San Francesco e tornassero a scuola.
Almeno direbbero cazzate in italiano.
Anni fa avevamo due amici di Terni che ci raccontavano di alcuni incontri dove un presunto professore testimoniava la presenza dei Celti a Terni o nelle vicinanze e ci narravano di incontri notturni al chiaro di luna vestiti di bianco ad evocare lo spirito di non ricordo più chi.
E' vero, l'Umbria è il polmone verde d'Italia, ma troppo verde ha dato alla testa agli umbri.
Detto in puro italiano, col cazzo che mi vedranno più a Gualdo Tadino!
Poi uno ci riflette e pensa se è il caso di allargare il discorso.
Ma questi celti invece di preoccuparsi della Lega e di Bossi,
si studiassero gli Umbri, le Tavole Eugubine,
si preoccupassero del perché l'industria
della ceramica artistica è andata in malora,
rispolverassero Ruboli e la sua arte,
si preoccupassero del turismo
e si chiedessero che fine ha fatto la fonte Rocchetta,
volgessero il pensiero a San Francesco e tornassero a scuola.
Almeno direbbero cazzate in italiano.
sabato 3 ottobre 2009
Caro amico
Lo sai, l'ho dedicata alle mie figlie.
Oggi siamo tutti noi che la dedichiamo a te, caro giovane amico.
Sogna sempre e non farti sconfiggere dalle difficoltà della vita.
Anche se la conosci, ascoltala comunque
Oggi siamo tutti noi che la dedichiamo a te, caro giovane amico.
Sogna sempre e non farti sconfiggere dalle difficoltà della vita.
Anche se la conosci, ascoltala comunque
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