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sabato 30 maggio 2009

Non è ingiusto solamente chi commette il male

"Non è ingiusto solamente chi commette il male, ma anche e soprattutto colui che lascia o che consente che quegli lo commetta. Senza di te - senza tua la maggioranza "silenziosa" - non c'era lui e siamo tutti responsabili di tutto a questo mondo, come dicono San Paolo e Sant'Agostino."

Si avvicinano e le elezioni e il referendum, come al solito siamo chiamati ad esprimere il nostro voto per eleggere democraticamente (???) i nostri rappresentanti e per esprimere il parere su una proposta di legge poco discussa e dai contorni inquietanti.
Voteremo per le Europee potendo esprimere le preferenze e potremo scegliere tra candidati che non conosciamo e che sono stati scelti dai vertici dei partiti. Personalmente voterò, in base al principio più volte enunciato, per un rinnovamento anagrafico e di esposizione. Un voto quasi al buio sui nomi e con la speranza che almeno una parte degli ideali propugnati siano ancora validi e portati avanti con coerenza nelle sedi appropriate.
Voterò la lista Rifondazione Comunista-Comunisti italiani-Socialismo 2000.



Per il referendum voterò NO perché ci sono serie possibilità che il quorum venga raggiunto e non si può correre il rischio che vinca il sì. Il mio pensiero sul referendum è esposto nei due precedenti post.
Coloro che voteranno sì, si accolleranno tutta la responsabilità ben enunciata dalla frase sopra riportata.




La frase iniziale, che si riferisce a Mussolini ma adattabile anche ai nostri giorni, è tratta da "Fascio e martello Viaggio per le città del Duce"-
Antonio Pennacchi - Laterza 18€

giovedì 28 maggio 2009

Pettinatori di bambole e smacchiatori di leopardi

Non penso di essere un fine politico, nemmeno un'analista politico, un elaboratore di teorie in grado di portare nuove idee in politica e di conseguenza non sono in grado di scrivere libri di analisi politica.
Sono solo un povero stronzo che pettina bambole, smacchia leopardi e raddrizza banane, ma con uno spiccato senso del pratico e uno spiccato senso dell'umorismo, cosa che molti blogger non hanno. Pertanto tento di non lasciarmi coinvolgere dalle polemiche scaturite dalla pubblicazione a firma congiunta di un, se vogliamo ingenuo, appello al Pd a rivedere la posizione sul referendum. Non lo avessimo mai fatto!!
Il testo è chiaro e denuncia i pericoli che deriverebbero per la democrazia e la rappresentatività se il quesito referendario passasse. Qualcuno ha voluto, come al solito, fare distinguo e precisazioni, lecite quanto vogliamo ma intempestive. In quelle precisazioni si diceva un po' di tutto, anche il contrario di tutto. Si è arrivati anche a prefigurare scenari politici, piuttosto cervellotici, per difendere la scelta del "SI".
Sugli scenari cervellotici non mi addentro per il semplice fatto che non ho voglia e tempo, anche perché non sono un professore universitario e non godrei della stessa stima di chi ha elaborato certe teorie. Mi limito a dire solo questo: come può essere uguale la situazione politica con un premio di maggioranza alla coalizione (di conseguenza sempre soggetta a rotture) al premio di maggioranza dato ad un solo partito che potrebbe governare anche con un minimo 25%?
Un premio di maggioranza alla coalizione è addirittura una pseudo-garanzia, un premio di maggioranza al singolo partito ci spinge a grandi falcate verso il PARTITO UNICO.
Ripeto non sono un politico e nemmeno un professore universitario, sono un signor nessuno come dico nel mio profilo personale.

lunedì 25 maggio 2009

IN DIFESA DELLA DEMOCRAZIA IN DIFESA DELLA COSTITUZIONE

Sono giornate molto pesanti, in cui le parole gravano come macigni, e se l’argomento di queste parole sono la Democrazia, il Diritto, la Giustizia, il rischio è che questi macigni si trasformino in frane, di quelle che travolgono interi paesi cancellandone la storia, cancellandone la civiltà, rinnegandone l’etica.
Mancano due settimane alle elezioni europee, nel nostro Paese questo appuntamento, a causa delle parole-macigno del capo del governo, rischia di assumere caratteristiche che vanno ben al di là del risultato puramente elettorale.
Una cosa soprattutto assume un importante valore politico: la coesione che travalica le sigle, di un fronte di difesa democratico della Costituzione e delle Istituzioni .
Attualmente sono cinque i soggetti politici che partecipando alla competizione europea possono rappresentare questo fronte: i due cartelli elettorali di sinistra, il PD, IDV-Di Pietro e UDC.
Dei cinque partiti o movimenti il PD è l’unico che, ad oggi, sostiene la campagna dei referendum di riforma della legge elettorale. Nell’eventualità che il referendum passi ci ritroveremmo con un sistema che prevederà premio di maggioranza al partito di maggioranza relativa (non alla coalizione) e innalzamento della soglia minima di sbarramento. Risultano evidenti due cose: che una minoranza del paese, ma in possesso di una maggioranza relativa, avrebbe uno strapotere e una consistente porzione di elettori non avrebbero rappresentanza parlamentare.
In questi giorni è davanti gli occhi di tutti l’inaudito attacco alle istituzioni da parte del capo del Governo. Credo che proseguire sulla strada del referendum sarebbe come iniettare cellule malate in un corpo che già sano non è.
Il PD deve uscire dall’equivoco e riconoscere che il tema del referendum è di fatto superato da una evidente emergenza democratica e che sarebbe un suicidio della democrazia anche solo ipotizzare leggi che diano maggiori poteri agli organismi di governo.
La democrazia è un sistema di governo con evidenti imperfezioni, ma anche con importanti anticorpi che normalmente impediscono la degenerazione. Il nostro compito è quello di far sì che non calino le difese immunitarie insite nella nostra Costituzione.
Una rinuncia da parte del PD ad appoggiare e sostenere il referendum potrebbe inoltre raccogliere il consenso di molti compagni che non riconoscendosi nell’area dei due cartelli elettorali di sinistra, si troverebbero nell’imbarazzo di un voto all’Italia dei Valori, che pur essendo un partito di sicura opposizione a Berlusconi, non rappresenta la cultura di sinistra, o di una astensione, in quanto non si sentirebbero sufficientemente tutelati proprio in funzione del referendum liberticida.

Blog promotori:
A sinistra - loris
ilrusso
mente persa
L’eco dell’Appennino - pierprandi
Vengo da lontano ma so dove andare - Gap

PS. Chi condivide questa richiesta copi e incolli sul proprio blog il post senza aggiungere o togliere nulla possibilmente segnalando l’adesione a uno dei cinque blog promotori o alla seguente mail indemocrazia@yahoo.it

mercoledì 20 maggio 2009

INTERVALLO

PER NOI CHE ABBIAMO VISSUTO LA TELEVISIONE IN BIANCO E NERO,
PER NOI CHE AVEVAMO UN SOLO CANALE DA GUARDARE
E QUANDO APPARVE IL SECONDO CI SEMBRAVA UNA COSA IMPOSSIBILE,
PER NOI CHE ABBIAMO VISTO LO SBARCO DELL'UOMO SULLA LUNA
E IN MOLTI CONSERVIAMO IL DUBBIO SE SIA STATO VERO O MENO,
PER NOI CHE ABBIAMO VISSUTO LA BAIA DEI PORCI
E GLI OMICIDI KENNEDY,
PER NOI CHE ABBIAMO VISSUTO L'OMICIDIO DI CHE GUEVARA
E IL GOLPE IN CILE,
PER NOI CHE ABBIAMO VISSUTO IL TERREMOTO IN FRIULI E IN IRPINIA,
PER NOI CHE ABBIAMO CONOSCIUTO I MAI TROPPO
RIMPIANTI ENRICO BERLINGUER E SANDRO PERTINI,
PER NOI CHE ....


QUESTA MUSICA RAPPRESENTA LE IMPROVVISE INTERRUZIONI DEI PROGRAMMI RAI, APPARIVANO LE PECORE CHE BRUCAVANO, SUCCESSIVAMENTE PANORAMI DI PAESI E CITTÀ CHE HANNO CONTRIBUITO A FAR CONOSCERE L'ITALIA AGLI ITALIANI. LE INTERRUZIONI NON SI SAPEVA MAI QUANTO DURASSERO, SI ANDAVA DAI POCHI SECONDI ALLE DECINE DI MINUTI.
PER IL MOMENTO GODETEVI L'INTERVALLO.

Faccio i miei complimenti ai due autori dei filmati che vi invito a guardare, ed è logico, ad ascoltare.




martedì 19 maggio 2009

Scoglionamento e libertà di stampa

Di cosa possiamo parlare oggi? Così, tanto per sfogare quel misto di malinconia, di rabbia e di scoglionamento che mi pervade?
Ma sì, parliamo di Berlusconi, parliamo dell'uomo che non si può criticare mai, dell'uomo che parla per poi smentire se stesso, parliamo dell'uomo che ha cambiato il volta alla politica italiana, parliamo dell'uomo che ha una vera e propria idiosincrasia per la stampa irriverente che fa domande impertinenti.
Oggi a L'Aquila, che oltre ai danni del terremoto deve sopportare le ripetute visite del Premier, ha avuto luogo questa sceneggiata.

La giornalista de l'Unità Claudia Fusani chiede al primo ministro: «A questo punto non sarebbe meglio farsi processare?». Berlusconi alza moltissimo la voce, quasi urla: «Su questa cosa mi infurio. Lo posso giurare sui miei figli. Non perdo tempo a risponderle. Me ne vado o senno se ne va lei. Questa cosa mi fa infuriare, è come se mi dicessero che non mi chiamo Silvio Berlusconi. Avevamo ricusato questo giudice - prosegue il premier - che in tutte le situazioni è andato in piazza per criticare l'operato del governo. È una cosa scandalosa, vedrete cosa dirò in Parlamento...». E, così dicendo, il premier lascia effettivamente la conferenza stampa.

domenica 17 maggio 2009

L'uomo nuovo


Apparve in paese una mattina di settembre, la stagione estiva volgeva ormai alla sua naturale conclusione. I turisti tornavano alle loro case, qualche residenza già faceva vedere le imposte chiuse, i giardini vuoti, niente tavoli e sedie, niente giochi di bimbi, segni tristi di una estate finita. L'arrivo dell'uomo fu notato da pochi, al bar dove era solito fare colazione, dall'edicolante dove comperava giornali e riviste e libri copiosamente e pochi altri.
Giungeva sulla piazza invariabilmente alle 9, prima tappa l'edicola, poi il bar dove, seduto sotto la veranda, consumava laprima colazione leggendo i quotidiani, una veloce scorsa ai titoli del giornale d'informazione, poi una lettura più attenta del quotidiano sportivo. Il cameriere, a un bravo cameriere nulla sfugge dei propri clienti, aveva compreso l'abitudine del forestiero, lasciare il giornale sportivo dopo la lettura. E lui lì come un falco a recuperarlo, meglio a lui che ad altri. Finito il rito della colazione, l'uomo si alzava e si avviava con calma ma a lunghi passi verso l'automobile parcheggiata poco distante sul lungo mare. Nessuno sapeva dove si recasse. Tornava a sera, fermava l'auto e si avviava verso l'alimentari dove comperava poche ma buone cose per la cena. Mai una grande spesa, mai nulla che facesse pensare che vivesse con qualcuno. Sempre e solo la spesa per un pasto e basta.
A metà mese ormai la gente era veramente poca, le case con le imposte sempre più chiuse e la presenza dell'uomo che risaltava nella piazza del piccolo paese marino. In quindici giorni le sue azioni erano rimaste costanti, invariate, metodiche. Buongiorno, buonasera, cappuccino, cornetto, un etto di quello, un chilo di quell'altro, una birra, parole misurate, contate, sembrava che il suo vocabolario fosse ridotto al minimo, il minimo indispensabile. Nessuno, però poteva dire che non fosse gentile, cortese, sorridente quando chiedeva le cose. Magari fossero tutti come il signore, si confidavano l'un l'altro i pochi commercianti che avevano contatti con lui. Passò settembre, anche ottobre, e lui ancora lì in paese.
Per alcuni versi la situazione iniziava ad inquietare le persone con cui aveva contatti. Con la fine di ottobre molti esercizi chiudevano per riaprire nel periodo festivo della Pasqua dell'anno successivo. Il cameriere si chiedeva quando sarebbe andato via, ma non aveva il coraggio di fare la domanda al diretto interessato. Chissà chi era e come mai era finito in quel posto che viveva solo sei mesi l'anno e poi cadeva in letargo.
E venne anche novembre. Rimase aperto solo un piccolo bar, un piccolo alimentari e poi nulla. Case e negozi chiusi, sbarrati, la desolazione si era impadronita del paesino. Il vento iniziava a spazzare la spiaggia e faceva volteggiare nell'aria carte e buste di plastica sfuggite agli spazzini nell'ultima grande pulizia prima della pausa invernale quando passavano una volta a settimana, più che sufficiente per i poche residenti rimasti. Anche il cielo si adeguava alla situazione e si ingrigiva con più frequenza. I pochi abitanti del paese alle sei di pomeriggio sparivano e nella piazza passava solo l'uomo che tornava da chissà dove, parcheggiava l'auto, possibilmente sempre allo stesso posto, e andava a chiudersi in casa come tutti gli altri.
Il cameriere impazziva dalla curiosità, d'altronde non aveva nulla da fare se non "guardare" il bar e qualche casa dei ricchi villeggianti di città, era il suo lavoro invernale. Curare le piante, controllare che nessuno entrasse negli appartamenti e altri piccoli lavori. Ma ora aveva qualcosa di nuovo da fare, scoprire chi fosse lo sconosciuto.

venerdì 15 maggio 2009

Trentatre'

Domani 16 maggio saranno 33 (trentatré) anni che lavoro nel "mio" giornale. Era il 1976 e ancora non avevo compiuto 20 anni.
L'Unità per me non è stato solo un giornale ma il giornale, lo comperavo giovanissimo insieme a Paese Sera e il Manifesto per leggerli perchè mi piaceva la politica e un po' per "fare" l'intellettualino di sinistra, cosa peraltro abbastanza facile in un paese con il 65% di democristiani e per lo stesso motivo abbastanza difficile.

Trentatre anni, una vita. Ma non ho nulla da festeggiare.

*****

C'è poco da essere contenti. Già questa affermazione racchiude una miriade di pensieri che non hanno bisogno di prendere corpo. Sono su tutte le pagine dei giornali, circolano in abbondanza nei blog che ancora hanno voglia e forza per combattere, lanciare e rilanciare idee. Perchè, quindi, scrivere anche io?

E cosa dovrei festeggiare del mio anniversario nel giornale? Lo stato di crisi? I precari ancora più precari? I futuri cassintegrati? No, non è proprio il giorno adatto.

Nel maggio 1976 nella Hit Parade radiofonica questa canzone occupava i primi posti.

mercoledì 13 maggio 2009

Cioccolato IACP

Non la sentirete mai in televisione e nemmeno in molte radio.
E' un piccolo trattato di sociologia, uno spaccato di vita che rende la situazione degli anni '70 quando molte vite andarono perse dietro a sogni artificiali e iniziò il distaccarsi da situazioni reali. Sostituisce ed integra tanti paludati trattati scritti da autorevoli sociologi che spesso si lasciano prendere la mano da teorie preconcette e perdono di vista il problema reale. Guarda caso è lo stesso discorso che si applica ai nostri politici.
La crudezza delle situazioni descritte non lascia spazio all'immaginazione, quella immaginazione e fantasia che avremmo voluto andasse al potere. Non solo l'eventualità non si è realizzata ma hanno tentato anche di toglierci molti dei sogni che avevamo. In tanti hanno rinunciato a lottare per realizzare almeno una piccola parte di quelle speranza, ma non tutti e finché ci sarà qualcuno che ancora coltiva la speranza in un mondo migliore non ci possiamo dire sconfitti.



La mia adolescenza moderatamente inquieta e trascorsa in un blocco di caseggiati dell'Istituto Autonomo Case Popolari.
un luogo protettivo dove i miei amichetti conobbero le droghe pesanti senza passare dal via.
quel gruppo era la prova, solo allora vivente, che quelle leggere non sempre hanno la colpa di tutto.
era un quartiere caratterizzato da una solidarietà sempre meno intensa anno dopo anno
e i cambiamenti della popolazione furono rapidi
ma il nostro campetto era sempre lo stesso
al campetto i tossici giocavano a pallone con noi ragazzini senza alcun timore di venire cacciati l'ordine del segretario della sezione del partito comunista era: potete stare qui ma non spacciate ai nostri figli e non vi fate davanti a loro
non andò proprio così ma almeno ci aveva provato
quel campetto attirava gente strana, era una terra di tutti e quindi di nessuno, ma molto attrezzata: panchine, verde, il centro sociale degli anziani sempre aperto
lo spettacolo della tombola pomeridiana con gli strafattoni che duellavano con i fagioli insieme alle pensionate era stupefacente molto più della facile battuta
molto più divertente del bingo di adesso
la loro presenza e le loro debolezze attiravano alcune ragazze dall'estrema periferia del nostro impero
una era addirittura di Roncocesio che per noi pionieri era come dire Vladivostok
eppure Barbara ogni santa giornata, non si sa come, compariva al campetto
capelli biondi stratinti
rossetto da battona autoprodotta naso tempestato di punti neri e quindici anni molto randagi
dopo aver ripetuto spesso la terza media senza alcun giovamento aveva piantato la scuola e ogni volta che poteva scappava dalla sua frazione agricola per raggiungere un centro del mondo abbastanza ipotetico
Barbara era un tormento ormonale irresistibile
le leggende su di lei si sprecavano
un pomeriggio passò sotto la mia finestra spalancata camminava torva vicino al davanzale nera con il suo trucco esagerato e i suoi pori dilatati
al mio timido saluto si illuminò e disse: dammi qualcosa da mangiare
varcò la soglia di casa mia circospetta ma quando le presentai del pane e un pezzo di cioccolata ci si avventò grata e felice
in quel caseggiato proletario nutrire un'affamata pareva dare ancora qualche soddisfazione
lei, lei con una ricrescita di due centimetri e la permanente disfatta - dettagli a cui non diedi molta importanza - si accomodò sul letto senza nemmeno guardarmi e non credo ricordasse il mio nome ma pareva molto più serena ora che stava mangiando
mi misi al suo fianco e mi sentii inadeguato alla sua esuberanza mentre io ancora mi attardavo in giornali porno
tentai una conversazione che non venne nemmeno vagamente considerata, non mi ascoltava, ma poi disse: sei stato carino i miei amici grandi sono solo degli stronzi non sono come te sei un ragazzo pulito e per bene
adesso, adesso ti faccio un pompino
no no no non dice sul serio aiuto, terrore, molto più che per i tossici
mi rendo conto molto in fretta che ci sono cose per cui non serve la licenza media
dopo qualche minuto, veramente pochi, si alza si pulisce le labbra finisce l'ultimo pezzo di pane e se ne torna al campetto
un pompino in cambio di un Toblerone
i condomini I.A.C.P. negli anni '80 di una città filosovietica riservavano economie alternative molto convincenti e quel terrore quella sorpresa di una scoperta così mistica e quel campetto che poi vide morire un'intera generazione di oppiacei e malattie conseguenti mi regalarono un momento che per tutti gli anni a venire, se così si può dire, accese le mie fantasie
Barbara non tornò mai più preferì mantenere le sue abituali frequentazioni
morì di overdose dopo qualche anno passato sui viali d'Emilia
viali dove fu subito sostituita da qualche nigeriana dai capelli stirati e senza titolo di studio
Barbara, Barbara dovrebbe aver lasciato una figlia
una figlia che oggi avrà poco più dei suoi anni di allora
vorrei poterla conoscere quella figlia e rivedere in lei i punti neri sul naso che aveva sua madre.

Lunedì 1 Giugno
GENZANO (Roma)
Palarockness

lunedì 11 maggio 2009

RESTIAMO UMANI

A tutti i dirigenti della Sinistra Italiana

Un secondo barcone di sventurati è stato respinto e ricondotto in Libia.
Quanti erano? Non è importante. 100,… 20… ,…1, non ha importanza. Sono stati violati dei diritti e a violarli è stato il governo del nostro paese. Questi diritti violati costeranno a povera gente che sfuggiva a guerre massacri e fame in alcuni casi tortura e morte. Ho fatto una carellata veloce e più o meno tutti i dirigenti della sinistra , con toni più o meno diversi, hanno parlato, scritto, condannato.
Non Basta!!!
A fronte di questa infamia c’è un’esigenza precisa, ineludibile, che la sinistra dia una risposta unica e compatta antirazzista . Non possono esserci distinguo e non può essere una campagna elettorale che spegne il nostro sdegno.
Chiedo che questo appello venga raccolto e si concretizzi nel giro di poco tempo nella risposta della Sinistra italiana contro al razzismo, contro l’intolleranza e per ristabilire i diritti di asilo e di accoglienza.

PS. Chi condivide questa richiesta copi e incolli sul proprio blog il post senza aggiungere o togliere nulla. E’una richiesta minima ma di enorme significato. Facciamoci sentire tutti insieme in un’unica manifestazione o in cento città contemporaneamente.

Loris
Da Repubblica - (Audio) il dramma dalle carceri libiche
Da Repubblica - testimone nigerianoDall'Unità - Le leggi razziali ci sono gia
Dall'Unità - Berlusconi : no all'italia multietnica
Da La Stampa - La Cei: l'Italia è già multietnica

domenica 10 maggio 2009

Che bello polemizzare

Luigi Morsello-
ANDATE A LEGGERE QUESTO LINK E VEDIAMO SE AVETE LE PALLE PER SOTTOSCRIVERE:
http://ilgorgon.blogspot.com/


Gap
Non è questione di palle ma di semplice buon senso.
Ti posso però dire che non si farà molta strada. Sul mio blog c'è un link per firmare affinché si istituisca una commissione d'inchiesta sui bombardamenti israeliani a Gaza, l'ultima volta che ho visto i risultati erano 31 firme. Tieni conto che si parlava di uno stato estero e che non c'erano problemi di rapporti o altro. Se pensi che gli italiani siano pronti a mettere sotto processo Berlusconi ti ammiro per l'ottimismo.
Ciao Gap

Luigi Morsello
Ciao Gap, davvero pensi che io sia ottimista ? A quasi 72 anni e dopo aver diretto carceri per 40?
CERTO CHE NO ! Ma il tanto decantato popolo dei blogger dov'è ?
Qui non si fa un test al mio ottimismo ma alla credibilità dei blogger: coraggiosi solo a parole ?
Che insultano nella certezza della quasi impunità ? Troppo facile e deludente.
Vabbe', continuiamo nella autoreferenzialità, in ciò siamo specialisti.
Ma senza palle !

Probabilmente ha ragione il Russo, ho fatto l'errore di essere andato a vedere l'indirizzo che segnalavi. Il gestore del blog originario non c'entra in questa polemica..
Non comprendo il tono, ingiustificato, e il senso della risposta.
Iniziamo dal tono. Dalle tue parole emerge un giudizio preconcetto su tutti coloro che hanno un blog, capaci di parlare nascondendosi dietro un pseudo-anonimato. Ti permetti, di conseguenza di giudicare senza conoscere. Chi ti dice che il blogger Tizio, di cui non conosci il nome reale, non abbia firmato tutti gli appelli possibili contro tutte le ingiustizie possibili? Il pensiero di un blogger acquista valore solo se dietro c'è un nome e un cognome? Per esempio di me conosci l'aspetto reale ma non il nome. Cambia il valore delle cose che dico? Oppure ho le palle solo se mi firmo con il nome e cognome?
Una storia si ha anche senza avere 50 o 70 o 90 anni, e non possiamo permetterci il lusso di giudicare senza conoscere..
Se ti rileggi la mia risposta non troverai scritto e nemmeno sottinteso che io non potessi firmare. Le mie erano considerazioni sull'effettivo valore della raccolta firme.
Sul reale peso che hanno i blogger nell'incidere sulla società e sulla politica è ancora presto per poterne parlare. Se tutti i blog, circa 40.000 -fonte blogitalia, italiani parlassero di politica il discorso potrebbe funzionare, ma essendo solo diecimila che trattano l'argomento politico, il reale peso dell'opinione degli internauti è notevolmente ridotto. Se poi ci mettiamo ad emettere sentenze preventive sul possesso o meno degli attributi, non solo non raccoglieremo firme, ma nemmeno faremo molta strada in genere.
Sulla maturità politica dei blogger ci sarebbe molto da dire, come sulla difficoltà ad affrontare discorsi che vanno al di là della lamentazione, della difficoltà ad elaborare pensieri politici, per non parlare della difficoltà dello scrivere in italiano. Tenere un blog è confrontarsi con il prossimo, anche lontano, su cose che si sanno, non si sanno o si conoscono poco. Può essere uno strumento di crescita culturale, può essere uno strumento di opinione, potrebbe essere tante cose e forse lo è. Ma importante è non farsi condizionare e accettare il colloquio con tutti perché tutte le opinioni vanno rispettate, confutate o rigettate. Le opinioni di tutti, con palle o senza palle.

sabato 9 maggio 2009

MORO E IMPASTATO

Questi due post li ho pubblicati un anno fa quando ancora li scrivevo e leggevo da solo.

ALDO MORO

Il 9 maggio del 1978 ero al lavoro in un quotidiano e mi occupavo delle agenzie stampa. All’epoca le notizie arrivavano tramite telescrivente, infernali macchine rumorose che battevano chilometri e chilometri di notizie al giorno. Io le dividevo secondo argomento e in base all’importanza e all’urgenza consegnavo poi in redazione. Arrivò la fatidica notizia a cui tutti eravamo già pronti, il ritrovamento del cadavere di Aldo Moro, il tragico epilogo di una storia che i più non comprendevano, non ne comprendevano il senso politico, il senso strategico e tattico. Non comprendevano nemmeno quello della logica militare.Era iniziato tutto il 16 marzo 1978. Quel giorno ero a spasso con mia moglie e con la mia prima figlia che ancora non aveva compiuto un anno, tra l'altro non lontani da via Mario Fani. Lavorare in un giornale era per molti sinonimo di sapere tutto e spesso con anticipo, io invece non sapevo nulla, non c’erano i cellulari e nessuno mi aveva avvertito. Appresi la notizia dall’incontro con alcuni amici che avevano sentito la radio. Il pomeriggio andammo a Piazza San Giovanni alla manifestazione contro il terrorismo e le Br. Ho letto, proprio in questi giorni, il libro scritto da Anna Laura Braghetti, esponente di primo piano delle Br e “carceriera” di Moro. Ci sono molti spunti di riflessione sulla storia di quegli anni, sul sequestro e sulla personalità di Moro. C’è anche il travaglio di una persona forse trascinata all’interno di cose più grandi di lei e che, forse, non ebbe il coraggio di abbandonare l’impresa. Per come si erano messe le cose le era più difficile abbandonare che restare. Ma quello che trovo più sconvolgente, a trenta anni dagli accadimenti, fu quello che all’epoca venne chiamato “fronte della fermezza”. Quasi tutti i partiti si schierarono contro la trattativa, qualsiasi e di ogni genere, e all’epoca anche io ero di questa opinione. Verso l’epilogo del rapimento qualcuno si attivò, forse non con nobili scopi ma per trarne un vantaggio politico,tuttavia non si ottennero risultati anche perché per le Br era difficile uscire dal "cul de sac" in cui si erano autonomamente messi. Mi chiedo ora se non sia stato profondamente sbagliato rifiutare la trattativa, forse lo Stato avrebbe dato un'immagine di forza trattando, accettando di salvare la vita di Moro. Sono sempre del parere che “è meglio un uomo vivo di un eroe morto”. E se nel libro ci viene detto che proprio in quel momento si verificò la massima adesione alle Br, nelle persone “normali” si accentuò l’avversione al terrorismo di sinistra. Anche in quelli che si sforzavano di trovare una pur minima giustificazione. Sono sempre stato della convinzione, forse sbagliando, che se non manovrate esplicitamente da servizi segreti, grande vecchio (all’epoca uscì anche l’ipotesi che qualche politico di peso fosse dietro l’elaborazione politica e teorica delle Br) o altro, sicuramente sono state usate per fini politici da altri che sapevano.

Il prigioniero
Braghetti Anna L.; Tavella Paola
€ 7,50
2003, Editore Feltrinelli (collana Universale economica)



PEPPINO IMPASTATO


La foto ritrae Peppino Impastato insieme con Danilo Dolci, sociologo e poeta nato a Trieste ma trasferitosi in Sicilia, a Partinico, e lì morto nel 1977. Forse un giorno parlerò anche di lui.

Avrei fatto passare qualche giorno, ne avrei voluto parlare a lungo, ma pesco nei miei ricordi di giovane poco più che ventenne.Quella mattina non arrivò solo l'agenzia della morte di Moro, arrivò anche la notizia della morte di un giovane extraparlamentare di Cinisi, ai più uno sconosciuto.Se la memoria non falla, la prima notizia accreditava la morte di un giovane che voleva mettere in atto un attentato, non si parlava di lui come di un giornalista, si diceva solo che era un candidato alle prossime elezioni comunali.Poi qualcuno disse e scrisse che la sua morte era dovuta alla parentela con Badalamenti, non come avversario, ma per motivi interni alla mafia.Posso solo dire che scelsero bene il giorno per ucciderlo, la notizia del ritrovamento del cadavere di Moro era molto più "importante". Fu un a scelta casuale? Il fato aiutò la mafia? Fate voi. Comunque non si è uguali neanche nella morte, forse, come diceva Eduardo De Filippo, solo sottoterra si è tutti uguali. E ho i miei dubbi.Oggi c'è stata una marcia da Cinisi a Terrasini molto partecipata, la speranza è l'ultima a morire.

venerdì 8 maggio 2009

Cazzate

Dopo aver letto i giornali e visitato diversi blog amici, ho deciso di fare un post. Avevo l'imbarazzo della scelta su quale argomento trattare. Immigrati respinti, immigrata suicida a Ponte Galeria, zingari condannati in quanto tali, nanoscurodellademocrazia e veline e giovinette, Michela Brambilla ministro, Bertinotti, Vendola, Fava, Ferrero, Diliberto e il disfacimento della sinistra, Franceschini, i leghisti e la metropolitana riservata ai milanesi, Fini e Schifani, presidi spia, la spesa della Fiat in America, in Germania e forse in Svezia, i rischi per gli operai italiani, tedeschi e americani, chi paga la spesa di Marchionne, pedofili che vendono i propri figli, il terremoto e tutto ciò che ne consegue, compreso i dischi e i concerti di solidarietà, il fuoco amico in Afghanistan, il generale Di Paola che dichiara "E' di troppo anche un solo civile ucciso", i talebani che minacciano il Papa e i coloni israeliani che sono contrari alla visita del pastore tedesco, l'etica dei blogger, i commentatori inutili, i mancati commenti su post seri, i troppi commenti fatti di lamentazioni.
A questo punto mi sono rotto e vi regalo il video sottostante.

martedì 5 maggio 2009

Precari di tutto il mondo unitevi

Ricevo e volentieri pubblico. Anche non conoscendo a fondo il problema, chi difende il posto di lavoro e la dignità della propria vita ha comunque diritto d'asilo in questo blog.

Alla c.a. dell’ Amministratore del blog

Gentilissimo Amministratore,

Noi siamo 15.000 dipendenti in servizio nelle Scuole Statali di tutta Italia con mansioni di pulizia, solo in Campania 6000 dipendenti.
Nasciamo come Lavoratori Socialmente Utili da progetti Comunali , Regionali e Provinciali .
Per più di cinque anni ci hanno utilizzato per sopperire alla mancanza del personale ATA. Si svolgeva quindi lo stesso lavoro degli ATA, con un'unica differenza ,noi percepivamo 800.000 lire al mese ,loro 1200.000 lire al mese, e come se non bastasse le 800.000 lire ci arrivavano a casa sotto voce di sussidio e non di stipendio , con contributi figurativi,al danno la beffa.
Finalmente il 01-07-2001, grazie al governo reggente di quel periodo, fummo assunti a tempo indeterminato da ditte private per svolgere il servizio di pulizia nelle scuole, l’ operazione fu denominata STABILIZZAZIONE degli LSU, ma di fatto viviamo da allora una situazione di estrema precarietà legata ai vari passaggi di cantiere fra le ditte che si succedono e agli stanziamenti da parte dei Governi e delle Leggi Finanziarie che tutte le volte dimenticano di prevedere i finanziamenti per il prosieguo della nostra attività.
Proprio in questi ultimi mesi siamo stati tutti a rischio licenziamento per mancato stanziamento dei fondi da parte del Governo e, nel tentativo di riuscire a porre l’attenzione della politica anche su di noi, sono arrivato anche a Lei.
In tutta Italia come ho già detto siamo circa 15.000 persone che vivono questa situazione, il nostro fine attualmente è quello di essere stabilizzati alle dipendenze del MIUR come personale ATA.
A tal proposito il sottosegretario del MIUR Dott. Giuseppe Pizza, il 9 marzo scorso ha riferito ai sindacati la volontà di aprire una serie di confronti e di trattative tra le parti dirette a questo scopo (un tavolo tecnico).
Ma nel 2003, alla proposta del governo di applicazione della legge 144/99 art.45 comma 8 che riservava il 30% dei posti vacanti ATA agli Lsu, SI OPPOSERO proprio i sindacati che ci rappresentano.
Come possiamo, perciò, affidare ai sindacati la risoluzione della nostra problematica?
Il 26/3/2009 è comparso su più agenzie giornalistiche (fra cui Apcom e Tuttoscuola) un intervista del ministro Gelmini che dichiarava che negli emendamenti alla Conversione in legge del cosiddetto “decreto legge incentivi” del Governo approvati dalle Commissioni VI Finanze e X Attività Produttive ve ne era uno, il 7 bis, con il quale venivano stanziati 400 milioni di euro per interventi urgenti e indifferibili nel settore dell’istruzione e affermava che tali risorse erano destinate all’assunzione degli LSU nella scuola. Non è però chiaro se si tratta di tutti gli ex LSU impiegati attualmente nelle scuole o soltanto degli ex LSU con contratto di co.co.co. a tempo determinato (precari), oppure, come pensiamo che sia, si è solo previsto il rifinanziamento dell’ anno 2009 degli appalti con le cooperative.
Noi speriamo che il decreto riguardi l’ assunzione di tutti gli ex LSU, altrimenti saremo ancora costretti a vivere con l’ansia di perdere il lavoro ad ogni cambiamento di Governo o ad ogni eventuale crisi futura.
Carissimo Amministratore,
noi non siamo ne politici ne esperti in economia ma crediamo che la soluzione,anche in virtù di quanto ha dichiarato il MIUR (riconoscendo il nostro operato all’interno delle scuole indispensabile) ,sia a portata di mano.
Ci siamo permessi di fare i conti in tasca allo Stato e ci siamo resi conto
che le ditte per cui lavoriamo percepiscono in toto 420.000.000 di euro annui,
per 15.000 ex lsu in tutta Italia, ebbene secondo i nostri calcoli se ci
assumesse direttamente il MIUR come personale ATA , lo Stato risparmierebbe circa 200.000.000 di euro e in un periodo come questo che attualmente viviamo, dove si invoca al risparmio nel nome di una crisi internazionale, sarebbe un controsenso non assumerci.
Lo sperpero di denaro pubblico a vantaggio delle Ditte che ci gestiscono è stato denunciato persino dalla trasmissione di REPORTER del 19-aprile-2009 in onda su RAI 1.
Spero di non disturbarla troppo e che Lei possa dedicare un po’ di tempo alla nostra questione e che ci aiuti a divulgare la nostra problematica.
Il dott. Luigi Morsello ci ha gia’ fatto l’onore di aderire al nostro blog e di segnalarci sul suo blog alla voce: blog da lui seguiti. Speranzoso che questa mia possa fare grazie a lei, il giro dei blog da lei frequentati, le porgo, anche a nome dei miei colleghi, cordiali saluti.
Maurizio

http://exlsu-ata.blogspot.com

lunedì 4 maggio 2009

La comunione

Dopo tanto tempo sono andato ad una prima comunione.
Arriviamo alle nove davanti la chiesa, sono già tutti dentro, centinaia di persone parenti di bambini diversi, da bravi comunisti siamo arrivati con ritardo. Entriamo, tanta gente, troppa per i miei gusti. Cantano di Cristo che deve entrare in noi, un vago sentore di film dell'orrore mi pervade. Mentre parlo con mia cognata, un signore mi ingiunge di lasciare libero il passaggio tra i banchi. Immediatamente mi ritraggo. Dalla porta centrale, precedentemente chiusa, ecco si avanza un corteo preceduto da una croce e seguito da tanti fanciulli e fanciulle, sembra un corteo di giovinetti votato al sacrificio estremo per un Dio cattivo assetato di sangue. Sono scortati da tre sacerdoti tre, sembrano guardie armate che controllano eventuali fughe. Procedono verso l'altare dove sono attesi da visitors cantanti che vogliono fagocitarli. Esco, meglio andare a comperare il giornale. Sul sagrato della chiesa rivedo un signore con un vestito color senape che fuma, come la prima volta che l'ho notato. All'edicola trovo un cliente che ha appena chiesto Libero. E' proprio una giornataccia. Con voce stentorea chiedo: "L'Unità e Liberazione". Libero e il suo botolo si girano all'unisono a guardarmi. Sostengo lo sguardo e con faccia schifata vado via.
Torno sul sagrato. Senape ancora fuma, è sempre quella o è un'altra? Chissà. Ne accendo una anche io e inizio a sfogliare il giornale, ma desisto quasi subito per il vento. Rientro in chiesa giusto in tempo per sentire la predica di un giovane pretonzolo straniero. Già Luz e la sorella sghignazzano, e hanno ragione. Sembra di sentire Snack e Gnola di Guzzanti, rido un po' tra me e me e decido di andare al bar con mio nipote. Non sono più rientrato. Come le lucertole ho seguito il sole sul sagrato, un' occhiata al giornale e uno sguardo a Senape che fuma. A mano a mano molti abbandonano la chiesa, quando è troppo è troppo, la messa non finisce mai. Il tempo passa lentamente, troppo lentamente finché non si aprono le porte del tempio e un vociare si spande nell'aria. Mamme, zie, nonne, cugini, cugine e altri esseri di sesso femminile si pongono ai lati del sagrato mentre una torma di esseri di sesso maschile si posiziona alla fine degli scalini armati di macchine fotografiche, cineprese, telefonini e ogni altro aggeggio adatto all'uso per immortalare l'uscita delle vittime sacrificali ancora in vita. Centinaia di foto, ore di ripresa che fermano l'attimo in cui ci si rende conto che i bimbi/e l'hanno scampata bella. Il secondo rito pagano si protrae per almeno 40 minuti, intanto i bar attigui alla chiesa fanno affari d'oro. Senape intanto fuma. Dopo aver finito di fermare il tempo della salvezza, inizia il rito del dove si va e come si va e, soprattutto, per quale strada. Siamo al centro di Roma ma il pranzo è al mare, a nord della capitale. Per arrivarci prendiamo il Raccordo o tagliamo il centro? Facciamo il Gianicolo o passiamo per Porta Portese? Andiamo in carovana o ognuno per suo conto? Sì ma manca Tizio, dove è? Nessuno lo sa, logicamente. Dopo mezz'ora si parte, in carovana. Prima però c'è da recuperare le macchine sparse nelle vicinanze, altro quarto d'ora perso. Personalmente, parcheggiato con le quattro frecce, non li ho visti passare, mi sono accodato buon ultimo. Al fin siamo giunti nel luogo del pranzo. Abbiamo finito anche presto e tutto sommato non siamo stati neanche male. Dimenticavo: al momento della partenza Senape fumava ancora.