... i politici sono tutti uguali ... tanto è tutto inutile ... il 25 aprile sono andati al mare ... il I maggio andranno al mare ... non andranno a votare ... cercano il pelo nell'uovo ... non rispondono alle domande ... hanno scordato le lezioni della storia ... cedono ai ricatti ... si lasciano andare ... non sono né di destra né di sinistra ... hanno perso l'umanità ...
Nel post La Resistenza tradita ho utilizzato stralci di un discorso di Pietro Secchia. Probabilmente qualcuno è andato su Wikipedia per vedere e capire chi era questo personaggio sconosciuto ai più. Personalmente preferisco pescare nei ricordi di letture passate per dire che Secchia fu un esponente del Pci filo stalinista, mi verrebbe da togliere anche il filo, la sua carriera lo portò ad essere il vicesegretario del Pci all'epoca di Togliatti. Il suo percorso politico cambiò indirizzo con la morte di Baffone. Fu tolto dal cruciale posto di responsabile dell'Organizzazione, sostituito da Giorgio Amendola esponente dell'ala più moderata del Pci, ulteriore colpo lo ricevette dalla fuga del suo segretario, Giulio Seniga, accusato di essersi appropriato della cassa. E' logico che la sua citazione non è dovuta al fatto che fosse stalinista, ma per dimostrare che già otto anni dopo la fine della guerra la Resistenza veniva messa in dubbio dalle stesse persone che l'avevano fatta, democristiani, repubblicani e socialdemocratici. Di conseguenza come stupirsi se oggi come allora c'è qualcuno che dice che il 25 aprile è la festa di una sola parte? Eppure non dovrebbe essere difficile rendersi conto che sono gli altri che si sono tirati indietro. E nemmeno va bene che qualcuno tenti di rientrare, invitato a forza, equiparando i Partigiani con i repubblichini. Altra storia e altra pasta. Altre scelte, altro senso della giustizia e dello Stato. La pietas non si nega a nessuno ma non è una merce di scambio. ----------------------------------- Sempre a proposito del 25 aprile, mi ha causato tristezza e disturbo sentire per televisione e leggere su carta, di giovani che identificano questa festa solo come un giorno di scuola in meno, la possibilità di una scampagnata in più o la prima gita al mare. Mi chiedo, direi sgomento - con accento grave e poetico- cosa e quali valori hanno ricevuto dalla famiglia, la mitica famiglia base della nostra società, e dalla scuola? ----------------------------------- Guardate la foto pubblicata ieri. Quei sette giovani pur sapendo che hanno una convivenza con il pericolo, con la morte, hanno, chi più chi meno, un sorriso sulle labbra. Possono sorridere perchè giovani, a dispetto di baffi da adulti, belli e certi delle loro scelte. ---------------------------------- Un mio collega probabilmente, anzi sicuramente, mi accuserebbe di aver scritto con l'epica della Resistenza nella testa e nella tastiera. Si, è vero e ne sono anche contento.
Ingresso delle Fosse Ardeatine dove vennero trucidati, per rappresaglia, 335 esseri umani.
Il 10 febbraio 1954 veniva costituito il governo presieduto dall'on. Scelba, vice-presidente del Consiglio dei ministri l'on Saragat, da qui il nomignolo di governo SS. Saragat, esponente socialdemocratico, divenne poi Presidente della Repubblica. Di seguito ampi stralci del discorso tenuto al Senato da Pietro Secchia. La scelta è stata difficile, tanti erano i testi pubblicabili. Tratto dal libro "La Resistenza accusa 1945-1973", Mazzotta Editore, 1973. Libro fuori catalogo, si trova su e-bay e altri siti ad un prezzo che varia da 12 a 20€. Il libro uscì postumo, Secchia morì pochi giorni dopo aver finito la scelta e la revisione degli interventi raccolti nel volume.
... E neppure sappiamo se è per pudore che l'on. Scelba ed i suoi compari hanno accuratamente evitato la parola Resistenza, oppure se è perché questa parola preferiscono vederla cancellata dal dizionario, se non della lingua nostra, della recente storia d'Italia. Ad ogni modo noi riteniamo che l'accenno alla liberazione di Roma contenuto nelle dichiarazioni del governo non debba essere trascurato, né tenuto in conto di un qualsiasi pistolotto col quale il discorso doveva pure essere concluso. Per noi la Resistenza e la celebrazione del suo decennale è un problema così importante che abbiamo ritenuto necessario farne oggetto di un intervento specifico.
... Voi avete tradito la Resistenza con l'opera di divisione prima e di discriminazione poi tra i cittadini italiani. La Resistenza, voi lo sapete, non significò soltanto lotta e combattimento, ma significò innanzi tutto unità, unità di tutti gli italiani contro la tirannia, unità di tutte le forze democratiche, di tutte le forze sane della nazione, per liberare la patria prima e poi per ricostruirla, per rinnovarla, per farla sorgere a nuova vita. Noi oggi lottiamo - pensavano i partigiani - ma poi con la libertà tutti gli italiani avranno una patria, anche i lavoratori saranno parte della nazione, avranno gli stessi diritti di tutti gli altri cittadini. Questo è stato lo spirito della Resistenza che Pietro Calamandrei ha saputo cogliere con parole così efficaci: "Chi esamini con un certo sforzo di serenità e di distacco l'esito del 7 giugno non può non accorgersi che gli svariati errori che possono rimproverarsi alla Democrazia Cristiana ed ai partiti minori ad essa imparentati si riducono agevolmente ad uno che tutti li riassume: avete tradito lo spirito di cooperazione democratica lasciato dalla Resistenza ... " ... Oh! lo so bene che quando noi facciamo queste affermazioni ci si accusa di voler monopolizzare la Resistenza. E' assolutamente falso. Non abbiamo mai voluto e non vogliamo monopolizzare la Resistenza, vogliamo semplicemente che non sia ignorato, né sottovalutato il contributo decisivo dato dalla classe operaia, dai lavoratori, dai loro partiti, in modo particolare dal partito comunista, dal partito socialista e dal movimento Giustizia e Libertà. Vogliamo non siano falsate le condizioni effettive in cui si è sviluppata la Resistenza in Italia come fatto politico, militare e sociale, vogliamo si sappia - e nessuna mistificazione potrà mutare la realtà storica - quali furono le forze motrici della Resistenza e quali invece forze che, pur partecipando ai Comitati di Liberazione Nazionale, facevano da remora e praticamente agirono per limitare la guerra di Liberazione nazionale e per impedire o fare fallire l'insurrezione nazionale*. ... E' ai rappresentanti della classe operaia e dei lavoratori che voi malgrado la Costituzione negate il diritto di partecipare alla direzione della vita del paese. ... Voi potete fare quello che volete, saranno le masse lavoratrici a dare la spinta decisiva per l'azione di rinnovamento sociale: e questa spinta sarà tanto più travolgente quanto più avrete cercato di calpestare la volontà popolare, di farvi gioco delle aspirazioni e degli interessi della nazione. (Vivissimi, prolungati applausi della sinistra, congratulazioni)
*E' d'obbligo citare il libro di Adriano Ossicini "Un'isola sul Tevere" Editori Riuniti, 1999; dove vengono ampiamente trattati "L'affermazione e la crisi del regime, i rapporti fra la Chiesa e lo Stato fascista, il ritorno alla democrazia ... attraverso storie autobiografiche e nei colloqui con personaggi determinanti per la nostra storia come Amendola, Murri, papa Pacelli, De Gasperi, Togliatti, Parri, i cardinali Tardini e Ottaviani, uomini di scienza e di cultura come Gentile, Calogero, Musatti ..."
Oggi sabato 18 aprile, quindi a tre giorni dalla pubblicazione negli otto blog promotori, ho travato 860 volte citato il nostro "Appello". La ricerca su Google riporta, come sapete, anche le citazioni nelle blogroll degli aggiornamenti dei siti. Troppo lungo sarebbe mettersi a contare chi lo ha riprodotto o meno. Di fatto, qualche blog lo ha rilanciato anche oggi sabato.
C'è da essere contenti del risultato? Per alcuni versi si. E' stata una iniziativa nata abbastanza in fretta, avremmo voluto coinvolgere dall'inizio più blog ma diventava troppo lunga la preparazione. Ci servirà come esperienza per altre iniziative del genere.
Visitando gli otto blog promotori e leggendo i commenti al post si può dire che l'adesione ideale c'è stata, anche se molti hanno, come al solito, sentito il bisogno di distinguo e precisazioni valide sicuramente ma che non hanno portato alla condivisione materiale dell'Appello.
Eravamo sicuri che non avremmo avuto risposte "significative", segretari di partito ed esponenti nazionali. Va, quindi, dato atto e merito ad Aurelio Mancuso di averci risposto, tenendo conto che non era tra gli esponenti politici chiamati in causa. La sensibilità, umana e politica, non viene venduta al supermercato.
Non posso far altro che ringraziare gli amici blogger che hanno fatto da amplificatore alla nostra iniziativa.
P.S. Ferrero, segretario di Rifondazione Comunista, ieri ha diramato un comunicato stampa che qualche blogger ha voluto leggere come una indiretta risposta a noi. Mi dispiace, non ci siamo. Se Ferrero ha qualche cosa da dire venga su uno dei blog che ha pubblicato il post e ci risponda. Un comunicato stampa è una cosa, una risposta è un'altra.
Sono le 23, mi sono fatto un lungo giro nei blog per capire meglio i risultati della pubblicazione dell'Appello. Alcune considerazioni le ho in mente da questa mattina, altre le ho maturate girando in internet.
Quando abbiamo, plurale perché anche se l'idea è stata di uno di noi poi tutti l'abbiamo condivisa, e nessuno di noi ha detto di chi era l'idea, deciso di tentare questa strada si è pensato di indicare i siti promotori dove far convergere i commenti per avere un quadro totale delle risposte e, con reminiscenze sociologiche, tirare fuori qualche dato certo. Non è stato possibile per due motivi. 1) I commenti diretti non sono stati moltissimi, ma moltissimi hanno deciso di rilanciare l'Appello perché condiviso. Chi ha deciso di rilanciarlo ha scelto due strade: a) pubblicarlo e mantenere gli otto indirizzi dei promotori. b) aggiungere il proprio indirizzo e quello di altri che a loro volta hanno deciso di pubblicarlo. In alcuni casi sono scomparsi i link dei promotori e ne sono apparsi altri. L'etica del blogger, prima o poi bisognerà scrivere un libro. Le considerazioni su questo punto sono diverse. 1) Tutto ciò che è su internet, salvo diversa indicazione, è libero e ognuno ne fa ciò che vuole. 2)In alcuni casi all'Appello sono stati aggiunti pensieri che hanno dato il via ad un magma di commenti apolitici, qualunquisti e spesso è stato usato per fini diversi dall'idea cardine (attacchi alla sinistra con dietrologie francamente inopportune. 3) Di solito gli appelli si condividono e si firmano. Avevamo chiesto commenti per allargare il dibattito che invece si è sviluppato, come dicevo prima, in senso contrario alla direzione dell'Appello stesso. E non è questione di paternità o meno dell'iniziativa, è che in questo modo si talmente frammentata la discussione che è impossibile tirare alcuna conclusione. Ma la cosa non ci scoraggia, ci saranno altre occasioni, purtroppo.
A proposito di alcuni commenti. "Penso che questo Appello possa andare bene - come ha detto qualcuno- alla destra, al centro e alla sinistra", una vera e propria corbelleria (e sono estremamente gentile), significa non averlo letto con attenzione, significa non sapere quali e quanti inquisiti siedono in parlamento e su quali banchi. Anche alla luce della dichiarazione di Berlusconi (nanoscurodellademocrazia) sul fatto che le indagini della Magistratura non debbono intralciare la ricostruzione. Anzi il premier ha detto di peggio:"Mio padre diceva una cosa: se uno nasce con il piacere di fare del male ha tre scelte: può fare il delinquente, il Pm o il dentista. I dentisti si sono emancipati e adesso esiste l'anestesia". (pag. 113 del Televideo Rai ore 23.30, non un giornale dell'opposizione). E ancora c'è chi si permette di stare a polemizzare e disquisire. Purtroppo il qualunquismo di sinistra e un certo berlusconismo di sinistra ha fatto breccia. Critichiamo tutti e tutto, giochiamo al massacro ma pochi si sporcano le mani, pochi partecipano all'elaborazione politica, che presuntuosamente abbiamo tentato. E' di certo meglio continuare a lamentarsi della classe politica in generale piuttosto che impegnarsi nelcambiare questa classe politica. La nostra iniziativa, sempre presuntuosamente, mirava a creare un movimento di opinione nonché politico, che fosse di supporto agli abruzzesi colpiti dal sisma e più in generale all'Italia. Si vede che i tempi non sono maturi e che il tallone che ci schiaccia ancora non fa una pressione sufficiente.
LE RISPOSTE SONO UN DOVERE. La prima emergenza in Abruzzo si è pressoché conclusa. Garantito il funzionamento delle tendopoli o comunque delle soluzioni abitative provvisorie, inizia la fase della ricostruzione. Non vogliamo entrare in contenuti puramente tecnici ma riteniamo sia assolutamente necessario dare un contributo di indirizzo politico alla ricostruzione in Abruzzo. In alternativa alle new towns di Berlusconi chiediamo che siano messe in campo quelle competenze che possono sviluppare progetti condivisi che valorizzino il territorio e trovino soddisfazione in materiali e costruzioni ecocompatibili. Una nuova progettualità indirizzata ad un miglior rapporto con l’ambiente può elevare la qualità della vita specialmente là dove eventi luttuosi hanno segnato profondamente la vita delle persone. Sicuramente in molti aspirano ad entrare nella cerchia di chi dal terremoto ci guadagnerà e proprio per questo la Sinistra, al di là di frazionamenti su altri temi, riteniamo debba essere vigile, propositiva e non tollerante nei confronti di chi, come già in altre calamità, ha approfittato per creare tandem affaristico-politici. Non possiamo tollerare che interessi di tipo mafioso possano stendere i loro tentacoli su questa ricostruzione. Il popolo della sinistra si appella ai propri politici per sentirsi rappresentato nella lotta contro le speculazioni edilizie in Abruzzo. Il lutto di questa terra, il dolore, i timori e la dignità delle persone colpite dal terremoto meritano nuove risposte dall’Italia nel segno della trasparenza, della legalità e del rispetto. Alcuni blogger nei giorni scorsi attraverso la rete hanno sollecitato dirigenti locali e nazionali della sinistra ad esprimersi su questi indirizzi di ricostruzione che oggi riguarda l’Abruzzo, ma che di fatto può diventare un modello di progettualità per altre città anche non in regime di emergenza. Tutti questi dirigenti sono stati contattati in quanto presenti in rete attraverso social network o blog. DA NESSUNO DI ESSI E’ ARRIVATO ALCUN COMMENTO. Rinnoviamo l’invito ad esprimersi in quanto riteniamo queste risposte un DOVERE. La rete non è una passerella dove è sufficiente la presenza per guadagnare consensi.
I dirigenti gia contattati precedentemente e che saranno nuovamente contattati tramite facebook sono:
Bruno Pastorino, Massimiliano Smeriglio, Alfonso Gianni, Gennaro Migliore, Titti De Simone - (MPS – Sinistra e Libertà) Antonio Bruno – Vittorio Agnoletto - (Sinistra Europea) Tirreno Bianco – (PdCI) Ermete Realacci, Claudio Burlando, Claudio Montaldo, Roberta Pinotti, Pierluigi Bersani, Mario Tullo, Fausto Raciti, - (Partito Democratico ) Roberta Lisi, Claudio Fava, Lorenzo Azzolini, - (Sinistra Democratica – Sinistra e Libertà ) Unire la Sinistra, Katia Belillo, Mariuccia Cadenasso, Umberto Guidoni, Luca Robotti - (Unire la sinistra – Sinistra e Libertà ) Paolo Ferrero, Maurizio Acerbo – ( PRC) Cristina Morelli –(Verdi- Sinistra e Libertà )
Ovviamente la discussione è aperta a tutti
I blog che promuovono questa iniziativa e ai quali indirizzare commenti sono:
E' Pasqua, il primo commento che mi viene in mente è "chi se ne frega", ma sarei irrispettoso verso chi crede. Ognuno ha la fede che vuole. Ma da buon ateo, in attesa del pranzo pasquale, parco ma non troppo, vorrei dire qualcosa sulla situazione, le polemiche ed altro ancora. Parlare di Berlusconi penso che sia inutile, il suo comportamento si commenta da solo così come quello dei suoi scherani tirapiedi. Come già scritto, per un minuto di visibilità si calpesta il bisogno altrui, il dolore, la disperazione dei terremotati come quello dei disoccupati, precari e qualsiasi categoria in difficoltà in questo periodo. Riflettiamo agli aiuti alle banche dati dal nostro governo che non hanno nessuna intenzione di azzerare i mutui ai terremotati che hanno perso casa. Comunque dovranno pagare. Vedremo cosa farà il governo e tutta la classe politica. Vorrei dire qualcosa sui "mille morti" citati da Anna (miskappa). Come già scritto sul suo blog, ripeto che il suo punto di vista va compreso e rispettato. Le condizioni materiali e umane che la sovrastano giustificano le sue grida di dolore, anche se avesse sbagliato il numero dei morti presunti. Trovo ignobili le accuse di un anonimo finto palese per aver messo un nome che potrebbe essere tranquillamente falso. Per affermare che i morti sono mille e che nessuno ne parli vorrebbe dire che c'è un enorme complotto di cui farebbero parte tutti, dai semplici cittadini vittime del sisma, alle forze dell'ordine, ai vigili del fuoco, ai volontari, alla classe medica, ai giornalisti (adulatori e no) compresi quelli degli organi di informazione straniera. Un complotto mondiale per tenere nascosti una parte delle vittime dell'aquilano. Sinceramente non mi pare possibile la cosa. Ciò non toglie che le segnalazioni, di Anna e di altri blogger e non solo, su ritardi, inefficienze, sprechi, passerelle su tappeti rossi siano vere. Sono contento che Anna abbia di nuovo un pc per poter scrivere, sicuramente saprà difendersi dalle accuse, in qualche modo anche violente, e saprà illustrarci meglio, con un po' di calma in più il suo pensiero.
E' vero, la stampa in genere è ridotta a penne vendute al miglior offerente. Però, come dico sempre e lo ribadisco anche in questa tragica occasione, occorre distinguere. Ci sono ancora giornali e giornalisti che svolgono il loro dovere con coscienza e professionalità. E non solo nei giornali di sinistra a noi vicini. Ottime cose si sono lette anche su altri giornali. Il fatto è che questi pseudo giornalisti, appecoronati al padrone di turno, si permettono di fare poi la morale ai loro colleghi, ai lettori, ai telespettatori forti del consenso del loro padrone. Ho quasi 53 anni, da 33 sono, a vario titolo, nel mondo della stampa, da semplice fattorino in su, di disastri naturali e no ne ho visti tanti, ma non ho mai visto un presidente del consiglio girare, tronfio e gonfio come un pavone mentre fa la ruota, nei campi allestiti per i profughi di un terremoto, nemmeno il peggior democristiano dell'epoca d'oro. E nemmeno ho visto mai la sfilata di ministri accompagnati da portaborse e guardie del corpo mettersi in posa per dichiarare banalità pur di avere il loro minuto di notorietà. Uno dei problemi è che una buona stampa dovrebbe scrivere per stigmatizzare certi comportamenti, ma non essendo un paese normale, molti degli organi d'informazione fanno da cassa di risonanza a questi figuri, che come si diceva una volta, passerebbero sul cadavere della loro madre pur di ottenere un minimo risultato, un minimo di visibilità, d'altronde il loro capo non si vergogna di nulla pur di apparire. Appunto, la cultura dell'apparire e non dell'essere. Cultura dell'apparire che porta questi politici a lodare la dignità degli abruzzesi senza rendersi conto che loro stessi sono la pietra di paragone, ma questo splendido popolo, che con tanta generosità, affetto e abnegazione ha fatto di tutto per le vittime del terremoto, sapranno confrontare la dignità degli aquilani e degli abruzzesi tutti con quella dei politici che hanno designato come governanti di questo paese?
Chi mi conosce lo sa, ma una avvertenza è d'obbligo. Non scrivo questi post per essere commentato, né per altri fini. Tento solo di immedesimarmi in una vittima che ha avuto solo danni materiali ma che intorno non vede altro che rovine, se si vuole è un modo per esorcizzare questo nemico invisibile con cui, noi abitanti dei Castelli Romani, conviviamo tutti i giorni, per chi non lo sa il lago di Albano (o Castelgandolfo) e il lago di Nemi sono due crateri di vulcani.
Anche oggi la mia parte di dolore l'ho ingurgitata. La notte è stata lunga come da molti giorni, da prima che si verificasse il tragico evento. Stanco di guardare i muri della nostra casa, che nascondono il nulla, ho deciso che era meglio andare a sdraiarmi imbozzolato nel sacco a pelo. Non posso dire che ho dormito, oramai, grazie alla radio e a qualche quotidiano recuperato, ho visto le distruzioni del mio Abruzzo e di certo non c'è da essere allegri. Girando per la città è una fortuna, non trovo altra parola, che i morti siano solo poco meno di trecento. Avrei immaginato un più alto numero vista la distruzione totale. Penso a quante di queste morti potevano essere evitate, quanto dolore risparmiato. E non posso fare a meno di riflettere sulla foto del nostro Presidente del Consiglio, in una tendopoli, circondato da sfollati , volontari e vigili del fuoco e guardie del corpo e portaborse, con un fiammante casco dei vigili in testa. Quanta ridicolaggine, quanta umiliante offesa verso noi che non abbiamo più nulla. Io sono fortunato, ho perso solo la casa e ciò che conteneva, ma con che coraggio si presenta davanti a genitori, figli, amici che hanno perso un loro caro con quel copricapo che va ad aggiungersi alla sua ricca collezione. Dalla rassegnazione inizia a spuntare la rabbia. Come non fare paragoni con il Presidente della Repubblica, con la sua pacatezza e i suoi rimproveri, anche alla stampa e alla inutile pressione verso la sua figura. Per oggi basta, la stanchezza inizia a farsi viva. P.S. Avevo tolto questo post perchè non mi piaceva, ho avuto il dubbio di fare esercizio di fantasia sulla pelle degli altri. Diverse mail mi hanno chiesto il perchè della decisione e l'ho trovato citato in altri blog. Non vedo altra soluzione che ripubblicarlo.
Sono qui seduto su una sedia di plastica, con una birra poggiata sul tavolino pieghevole, alle spalle la tenda da campeggio, la tenda dove ho passato tanti giorni lieti con la mia famiglia. Davanti a me la mia casa, o meglio, ciò che ne resta. Sono qui a guardare il mio passato, il mio presente e il mio nebuloso futuro. Guardo la mia casa e vedo la mia vita, la mia già lunga vita fatta di sacrifici, gioie, dolori, soddisfazioni. Sono qui in un momento di pausa fermo al pallido sole prima del tramonto, del freddo, della pioggia che arriverà e della lunga notte. Un'altra lunga notte di passione, di dolore, di paura. Sì di paura, non ho vergogna nel dirlo. Mi guardo le mani rotte, screpolate, e macchiate di sangue. Le mie mani che non hanno fatto altro che reggere una penna o correre veloci sulla tastiera o girare le pagine di un libro o sfogliare quelle di un giornale o mettere un disco. Mai avrei immaginato che le mie mani potessero fare altro, potessero alzare pietre, macerie nel vano tentativo di portare aiuto agli altri. Mai avrei immaginato di lavorare con tanta lena e così pochi risultati. Oramai sono passati due giorni. Dopo la prima notte in cui, con mia moglie, ci siamo salvati e vagato e scavato e aiutato come potevamo gli altri, ci siamo sistemati con la nostra tenda da campeggio. La nostra casa, fortunatamente non è venuta giù del tutto, il garage, costruito di recente ha retto e abbiamo potuto tirare fuori l'attrezzatura correndo qualche rischio, ma ci è andata bene. Non posso dire lo stesso delle tante persone che ci abitavano vicino. Chissà che fine ha fatto la vecchina, curva per gli anni e le fatiche, che tutte le mattine mi salutava mentre andavo a prendere il giornale e lei tornava dalla Chiesa. E il parroco con cui tanto ho discusso e polemizzato davanti ad un bicchiere di vino? Starà consolando le sue pecorelle smarrite, di nome e di fatto, o sarà lui ad essere consolato nel luogo dove aspirava andare? E i vicini che di tanto in tanto avevamo a cena? E il loro bel cane randagio curato ed accudito con amore? E Florin che pochi mesi fa mi ha tinteggiato la cucina? Dove è il suo sorriso beffardo che sfoderava mentre raccontava le storie del suo paese? E Neonila, sua moglie, che curava il vecchio Antonio ormai allettato? Saranno al sicuro con il piccolo Pietro che parlava e giocava con mia moglie con il suo perfetto italiano? Dove sono tutti? Cosa ne è stato della piccola chiesa di campagna che tanto mi piaceva e che mi ispirava una visione della vita diversa. E la cattedrale che conservava in se tanta storia? Quanto dolore ho visto, quanto ancora ne dovrò vedere! Fortunatamente i miei figli sono altrove, lontani da questa terra amara ma tanto amata. Sono lontani da quando hanno finito gli studi, si sono fatti una vita là dove era possibile trovare un lavoro. Ma quando torneranno dove li metterò a dormire, cosa darò loro da mangiare, sinceramente non lo so e non voglio pensarci adesso. Guardo la mia casa mentre il sole declina lentamente, come lentamente declina la nostra vita salvo le accelerazioni di un incidente, di una catastrofe. Ecco, la nostra è stata una catastrofe, non certo un fine settimana in tenda e nemmeno al mare, dove ci hanno consigliato di andare tanto è tutto gratis. Sono qui che guardo la mia vita, o ciò che ne resta. Chissà se troverò tra ciò che resta della mia casa i pezzi della mia storia, della nostra vita insieme, della crescita reciproca della nostra famiglia. I nostri libri, la nostra musica, quel ricordo di Praga o quello di Barcellona o le calamite del frigorifero, ognuna con la sua storia, di una persona o di un luogo. Chissà se rivedrò le foto degli amici che nel corso degli anni ci sono stati più o meno vicini. Scende la temperatura, come lacrime che gelano sul viso, anche il tenue tepore del sole scema, così come scema la voglia di andare avanti. Sarebbe consolatorio lasciarsi andare, lasciarsi vivere fino alla conclusione di questa emergenza, ma non è possibile. Noi abruzzesi siamo forti, o perlomeno così dicono quelli che non stanno vivendo in prima persona questa tragedia. Non è possibile lasciarsi andare quando tanti ragazzi, tante persone sono qui a scavare con noi, a rischiare con noi la vita per trovare ancora qualcuno da salvare. Non è possibile perché i nostri figli e i nostri nipoti devono e dovranno ripopolare questi paesi, questi posti storici. Salgono i morti, la radio che ho recuperato tra l'attrezzatura da campeggio, mi tiene informato, aggiunge dolore a dolore pensare a tutti quelli che stanno provando le stesse mie identiche emozioni. Eppure c'è anche chi in questi istanti dilatati all'infinito si permette di parlare senza rendersi conto di ciò che provoca nei nostri animi. Che differenza con un vecchio Presidente della Repubblica che si recò sul posto di una tragedia con i suoi capelli bianchi e la sua pipa ad incoraggiare e consolare. Che differenza di parole e di toni. Quanto ci manca la sua umanità, i suoi gridi di dolore e di ammonimento verso chi non faceva il proprio lavoro. E' ora di cena, devo abbandonare questa sedia, questa visione della vita che non lascia speranza. Mia moglie mi attende. Un pasto caldo nella tendopoli e poi di nuovo qui, davanti alla casa con alle spalle una tenda, una coperta per coprirmi a controllare che gli sciacalli non mi rubino anche i ricordi e ciò che ci resta della nostra vita e della nostra dignità.
Tutti i blogger hanno/abbiamo dato fondo alle nostre capacità di solidarietà. Ci siamo prodigati per trovare indirizzi, segnalazioni, raccontato storie che ci hanno riguardato, ricordi, e la vergogna di essere felici, o almeno tentare, di fronte a ciò che è accaduto in Abruzzo. Alpini che partono, 570 veneti, anche leghisti, che vanno ad aiutare quei terroni di abruzzesi. Ingegneri della Brianza che andranno a fare le perizie e verifiche di stabilità, lo stop alla donazione di sangue perché gli italiani ne hanno dato già troppo. Potrei andare avanti ma è inutile dirvi ciò che sapete. E' stato detto anche di non fare polemiche e prodigarsi per aiutare le vittime del terremoto. E tutti, o quasi lo abbiamo fatto, meno qualche persona. Ma non posso esimermi dallo scrivere queste poche righe. Stamane mentre andavo a Roma, quindi ho riflettuto abbastanza su ciò che mi accingo a scrivere, sentivo Radio2 e i relativi giornali radio, così come questa sera tornando a casa. Mi ha fatto impressione sentire la voce di Berlusconi parlare in prima persona, io penso, io farò, io qui io là. Ho trovato molto inopportuno l'uso del singolare presente, un sintomo di mania di grandezza e poco rispetto per il governo stesso, per il Parlamento e per la Nazione tutta. Così come sono inopportuni quei giornalisti della radio e della tv sdraiati a pelle d'orso nel magnificare la visita del Presidente del Consiglio. Più realisti del re. E ho trovato anche disdicevole il rifiuto degli aiuti internazionali. Quanta superbia!! Consola invece vedere la netta contrarietà alle "New town" da parte di diverse forze politiche, anche interne alla maggioranza. Qualcuno ancora riesce a pensare con un minimo di logica. Su l'Unità online si può firmare l'appello per fare l'Election day (perché non chiamarlo "Giorno dell'elezioni"?) e risparmiare 460 milioni di euro che si potrebbero destinare alla ricostruzione. Mi è dispiaciuto togliere le nostre faccine allegre per parlare di questo drammatico evento, avevo intenzione di farle stare almeno una settimana. ---------------------- Questo lancio di agenzia è sfuggito ai più, purtroppo c'erano cose più urgenti da fare. Non commento, forse, sicuramente, l'intento sarà stato dei migliori ma la banalità della dichiarazione mi ha colpito e sconcertato. Forse voleva scrivere qualcosa per un premio letterario.
zczc ADN0749 7 POL 0 ADN POL NAZ RAB TERREMOTO: GIANNI LETTA OGGI PIU' CHE MAI MI SENTO ABRUZZESE = SIAMO FORTI E GENTILI Roma, 6 apr. (Adnkronos) - "Oggi, più che mai, mi sentoabruzzese". Lo dice in una nota il sottosegretario alla PresidenzadelConsiglio Gianni Letta. "Abruzzese -prosegue- due volte. Sono nato adAvezzano e, sin da bambino sono cresciuto con la terribile 'favolàdel terremoto. Più tardi, ragazzo alle prime armi del giornalismo,provavo a riordinare e scrivere il racconto dei vecchi sul terremotodel 13 gennaio 1915 che distrusse la mia città. Una sola casetta, neipressi della ferrovia, rimase allora in piedi. Oggi, quasi cent'annidopo, la terra è tornata a tremare in maniera rovinosa. Città, paesi,borghi antichi, monumenti, chiese e conventi distrutti nel silenziodella notte. Ed ha colpito il simbolo stesso della regione, la bellae amatissima città de L'Aquila". "Conosco la gente d'Abruzzo. In momenti come questi vale piùche mai quella espressione antica e forse abusata, ma profondamentevera che vuole gli abruzzesi 'forti e gentilì. Forti di fronte aldolore e alla sofferenza, gentili nella solidarietà e nello slancioverso chi ha bisogno. Lo Stato, il Governo, sarà al loro fianco contutte le strutture di cui dispone. Ma, soprattutto, con il cuore el'impegno -conclude Letta- di tutti gli uomini delle Istituzioni". (Sam/Col/Adnkronos) 06-APR-09 13:51 NNNN nnnn
martedì 7 aprile 2009 L'Aquila non c'è più Eccomi qui. Gli ultimi post sono stati scritti non di mio pugno. Era la mia amica Chiara che scriveva da Bologna. Questa sono io. La situazione è tragica. Inenarrabile. Io e la mia famiglia abbiamo perso tutto: case, lavoro, vita passata, radici. TUTTO. Ma quello che vorrei urlaste al posto mio è la rabbia di essere stati lasciati soli. Noi Abruzzesi siamo stati mandati a morte scientemente. Erano mesi e mesi di scosse, e nessuno ne ha mai parlato. Nessun giornale, nessun TG. NESSUNO. NESSUNO.NESSUNO. Nessun piano di emergenza era stato approntato. Siamo stati mandati a morte. Avrebbero dovuto farci evacuare. Il terremoto del 700 ha avuto la stessa casistica, gli stessi tempi. Identico. E loro ci rassicuravano. Parlano di 200 morti. Bugia. Al momento sono mille. E non è finita. E gli sfollati sono 60mila.Denuncio quell'imbelle del sindaco Cialente. La presidente della provincia Stefania Pezzopane. Tutte le autorità. L'Aquila non è. Fu. E noi tutti con lei. Si entra in città e non si hanno più punti di riferimento. Mio marito è entrato stamani. E' tornato al campo sfollati. Non connetteva. Non sapeva più neanche il suo nome. Sono lucida. Le cose che vi dico sono verità. A presto. Anna Buttato giù da Anna alle ore 23.38 ----------------------- Ricevo e trascrivo dall'inglese un messaggio giuntoci dai nostri amici palestinesi.
Arab Ramadin--Palestine
In Arab ramadin siamo molto preoccupati e tristi e condividiamo la vostra preoccupazione per la situazione dopo il terremoto che ha colpito L'Aquila. Volevamo essere rassicurati su di voi. Speriamo che la tua famiglia e i nostri amici stiano bene. Da Arab Ramadine ti auguriamo "salvezza". Cari saluti Ghayad
Estendo il saluto e gli auguri a tutti gli abruzzesi.
Il mitico Bertolaso ha fatto sapere che per il momento non c'è più (ma c'è mai stata?) emergenza sangue. Comunque donarlo è sempre utile. Melo, che ha lasciato un commento, se potrà, ci darà indicazioni utili per fare qualcosa.
PER GLI ABITANTI DEL LAZIO
La priorità assoluta in queste ore è DONARE IL SANGUE, nel Lazio è possibile:
Policlinico Umberto I; Ospedale San Giovanni Calibita Fatebenefratelli; Ospedale Sandro Pertini; Policlinico Tor Vergata; Ospedale San Giovanni Evangelista Tivoli; Ospedale Delfino Parodi Colleferro; San Giovanni Addolorata; Cto; Ospedale S. Eugenio; Ospedale civile di Velletri; Ospedale civile di Frascati; Ospedale civile di Anzio/Nettuno; San Camillo Forlanini; Ospedale Grassi di Ostia; Ospedale Pediatrico Bambino Gesù; I.F.O; San Filippo Neri; Ospedale S. Andrea; Ospedale San Pietro FBF; Ospedale S. Spirito; Ospedale civile San Paolo di Civitavecchia; Policlinico Gemelli; Ospedale degli Infermi di Viterbo; Ospedale Civile di Rieti; Centro trasfusionale di Frosinone; Ospedale S.S. Trinità di Sora; Ospedale S.M. Goretti di Latina; Presidio ospedaliero di Formia
Etica del blogger (Loris): cosa non si fa per un commento in più. Ci fosse stato un manifestante che si sia impietosito alla vista di questi due poveri illusi.
Ma di tanto posto proprio qui sotto dovevano venire a sparare cazzate? Che errore che ho fatto!!!!
Gap, Luz, Loris, Luly e le sue due splendide figlie.
Aldo, Loris, Gap e Pietro (Pellescura).
Brindisi e merendina di mezzamattina con "Il vino del Che" (Cortese Alto Monferrato, così Il Russo potrà criticare), pizza di Genzano e focaccia di Genova. Loris, Aldo il Monticiano, Luz, Antènor, Pierprandi e Gap.
Aldo il Monticiano, e ho detto tutto!!
Grazie a tutti, anche a quelli che non sono potuti venire, e grazie soprattuto alla sterminata folla che ha dimostrato che ancora c'è una forza viva nel paese. Grazie anche ai tanti immigrati che hanno partecipato. Sarà contento il nonoscurodellademocrazia nel vedere che ancora ci sono tanti oppositori. Resistere sempre e comunque. Prossimo appuntamento il 25 aprile 2009.
Arrivati al Circo massimo, guardatevi intorno, vedrete la statua di Giuseppe Mazzini. Ci vediamo sotto Peppino tra le 11 e le 12. Come si dice, chi arriva prima, aspetta.
Quel piccolissimo slargo che vedete alla vostra sinistra dopo il viale alberato è il luogo dell'appuntamento.