martedì 31 marzo 2009
domenica 29 marzo 2009
Prossimo appuntamento sabato 4 aprile 2009
lunedì 23 marzo 2009
Metti che ... (seconda parte)
No, non è un sogno, nemmeno un'aspirazione e nemmeno asini e Russo che volano liberi nel cielo d'Italia. E' un dato reale che esiste nel "panorama politico" (una bella frase fatta non deve mai mancare) italiano, aggiungerei panorama stantio, asfittico e altro ancora.
Ciò che ho scritto nel precedente post, è evidente, non è farina del mio sacco (e due). Immagino ci foste arrivati in tanti. Il mio è stato solo un gioco per "smascherare" i compagni e no senza tessera che dicono che in Italia non c'è chi fa proposte politiche accettabili, serie, e, soprattutto realizzabili. Il mio è un blog militante, non penso abbiate mai avuto dubbi, che vuol fare politica anche attraverso Internet. Non sono il primo, l'unico e nemmeno tra quelli più letti. Ma questo non influisce sul contenuto di questo blog e del suo presuntuoso gestore.
Ho letto molte, direi troppe, volte le lamentazioni che non si sa dove andare a fare politica, con chi e su quali basi. Tutti parlano del superamento dei partiti sulla scena o lamentano la mancanza di un partito che li rappresenti.
Purtroppo in Italia siamo quasi non una testa un voto ma una testa un partito. Ognuno di noi vorrebbe un partito a sua immagine e somiglianza, cosa non realizzabile. Critichiamo tutti e tutto in un impeto auto-distruttivo, e qui vado sul pesante, per crearci l'alibi per non fare un poco di più di quello che facciamo, ovvero nulla o quasi. Finché non entreremo nella logica che per rigirare la merda ci si deve sporcare le mani non faremo passi avanti, sentiremo la puzza e ci limiteremo a tapparci il naso e qualche volta a dare di stomaco.
Per tornare ai principi del precedente post, posso dirvi che non sono altro che le basi poste alla discussione con Rifondazione Comunista dal movimento di Sinistra Critica. Ora non so se le proposte di S.C. verranno accettate da Ferrero, Diliberto e company, ma penso che rappresentino un'ottima base di partenza per poter tornare a parlare e fare politica con serietà
Ora vi chiedo, se avessi detto subito "questi sono i principi ispiratori di Sinistra Critica", quanti avrebbero preso la distanza da quei principi senza averli letti ma solo per partito preso?
Ecco dove è l'errore di coloro che militano a sinistra, e non solo cara Bastian (per te citazione singola). Pensiamo sempre di aver più ragione degli altri. Pensiamo sempre che si possa fare qualcosa di meglio e finiamo per non fare nulla. Cito Antenòr, un commentatore che qualche volta viene anche da me, si è impegnato e si sta sporcando le mani con la lista Sinistra e libertà, o Fiordaliso che si sta sporcando le mani con la lista Sinistra per Terni o il povero Loris che predica alla luna in quel di Sestri Ponente, ecco, loro non si sono creati alibi. (No, Russo, te non meriti la citazione).
Non possiamo dire che non andremo a votare per mancanza di elementi da poter condividere, abbiamo un ampio spettro di partiti e di idee dove poter riversare la nostra esperienza, la nostra voglia di fare senza bisogno di crearsi alibi.
Non so se l'accordo con Rif. Com. si concretizzerà, nel caso lo fosse, le modalità di voto per le Europee prevedono la preferenza, quindi si può scegliere e votare chi si è impegnato con quei punti programmatici.
Ciò che ho scritto nel precedente post, è evidente, non è farina del mio sacco (e due). Immagino ci foste arrivati in tanti. Il mio è stato solo un gioco per "smascherare" i compagni e no senza tessera che dicono che in Italia non c'è chi fa proposte politiche accettabili, serie, e, soprattutto realizzabili. Il mio è un blog militante, non penso abbiate mai avuto dubbi, che vuol fare politica anche attraverso Internet. Non sono il primo, l'unico e nemmeno tra quelli più letti. Ma questo non influisce sul contenuto di questo blog e del suo presuntuoso gestore.
Ho letto molte, direi troppe, volte le lamentazioni che non si sa dove andare a fare politica, con chi e su quali basi. Tutti parlano del superamento dei partiti sulla scena o lamentano la mancanza di un partito che li rappresenti.
Purtroppo in Italia siamo quasi non una testa un voto ma una testa un partito. Ognuno di noi vorrebbe un partito a sua immagine e somiglianza, cosa non realizzabile. Critichiamo tutti e tutto in un impeto auto-distruttivo, e qui vado sul pesante, per crearci l'alibi per non fare un poco di più di quello che facciamo, ovvero nulla o quasi. Finché non entreremo nella logica che per rigirare la merda ci si deve sporcare le mani non faremo passi avanti, sentiremo la puzza e ci limiteremo a tapparci il naso e qualche volta a dare di stomaco.
Per tornare ai principi del precedente post, posso dirvi che non sono altro che le basi poste alla discussione con Rifondazione Comunista dal movimento di Sinistra Critica. Ora non so se le proposte di S.C. verranno accettate da Ferrero, Diliberto e company, ma penso che rappresentino un'ottima base di partenza per poter tornare a parlare e fare politica con serietà
Ora vi chiedo, se avessi detto subito "questi sono i principi ispiratori di Sinistra Critica", quanti avrebbero preso la distanza da quei principi senza averli letti ma solo per partito preso?
Ecco dove è l'errore di coloro che militano a sinistra, e non solo cara Bastian (per te citazione singola). Pensiamo sempre di aver più ragione degli altri. Pensiamo sempre che si possa fare qualcosa di meglio e finiamo per non fare nulla. Cito Antenòr, un commentatore che qualche volta viene anche da me, si è impegnato e si sta sporcando le mani con la lista Sinistra e libertà, o Fiordaliso che si sta sporcando le mani con la lista Sinistra per Terni o il povero Loris che predica alla luna in quel di Sestri Ponente, ecco, loro non si sono creati alibi. (No, Russo, te non meriti la citazione).
Non possiamo dire che non andremo a votare per mancanza di elementi da poter condividere, abbiamo un ampio spettro di partiti e di idee dove poter riversare la nostra esperienza, la nostra voglia di fare senza bisogno di crearsi alibi.
Non so se l'accordo con Rif. Com. si concretizzerà, nel caso lo fosse, le modalità di voto per le Europee prevedono la preferenza, quindi si può scegliere e votare chi si è impegnato con quei punti programmatici.
venerdì 20 marzo 2009
Metti che ...
Metti che un partito si presenti agli elettori con queste proposte:
1) La crisi la devono pagare le banche e i padroni, non lavoratori e lavoratrici.
2) Proposizione di una carta europea dei diritti sociali
3) Contrastare razzismo e xenofobia
4) Proposizione di un'alternativa ecologica alle ipotesi nucleariste e delle grandi opere
5) Battersi per i diritti civili contro l'ingerenza vaticana e il nuovo clericalismo.
6) Una lista non segnata dal partito degli assessori, non condizionata da una politica governista ma aperta alle forze sociali e associative
7) Una lista composta al cinquanta per cento da donne
8) Una lista che non candidi chi ha già accumulato due mandati elettorali
9) Una lista che ponga il tetto alle indennità a tremila euro (su una indennità che arriva anche a 20.000€) in modo da poter investire la differenza in una reale politica sul territorio per recuperare il rapporto perduto con i cittadini
10) Una lista che nella sua simbologia sia in grado di rispettare tutti i partecipanti.
Una proposta elettorale, per le europee, per resistere alla crisi con un profilo complessivamente accettabile, una sua "utilità" sociale, una pluralità visibile per tutti. Non vi chiedo commenti e spaccamenti di capelli e maroni, vi chiedo di rispondere alla domanda con un sì o un no:
La voteresti?
La canzone non c'entra nulla con il post, è di una tristezza senza fine ma volevo e dovevo postarla.
Per alleggerire
1) La crisi la devono pagare le banche e i padroni, non lavoratori e lavoratrici.
2) Proposizione di una carta europea dei diritti sociali
3) Contrastare razzismo e xenofobia
4) Proposizione di un'alternativa ecologica alle ipotesi nucleariste e delle grandi opere
5) Battersi per i diritti civili contro l'ingerenza vaticana e il nuovo clericalismo.
6) Una lista non segnata dal partito degli assessori, non condizionata da una politica governista ma aperta alle forze sociali e associative
7) Una lista composta al cinquanta per cento da donne
8) Una lista che non candidi chi ha già accumulato due mandati elettorali
9) Una lista che ponga il tetto alle indennità a tremila euro (su una indennità che arriva anche a 20.000€) in modo da poter investire la differenza in una reale politica sul territorio per recuperare il rapporto perduto con i cittadini
10) Una lista che nella sua simbologia sia in grado di rispettare tutti i partecipanti.
Una proposta elettorale, per le europee, per resistere alla crisi con un profilo complessivamente accettabile, una sua "utilità" sociale, una pluralità visibile per tutti. Non vi chiedo commenti e spaccamenti di capelli e maroni, vi chiedo di rispondere alla domanda con un sì o un no:
La voteresti?
La canzone non c'entra nulla con il post, è di una tristezza senza fine ma volevo e dovevo postarla.
Per alleggerire
venerdì 13 marzo 2009
Elezioni 3 (Terza ed ultima parte extra large)
Personalmente penso che la caduta del Muro di Berlino sia stata una grande iattura, immagino già la reazione che vi deforma i tratti del viso per la "bestialità" che avete letto. State tranquilli, ora l'argomento. Uno degli uomini che ha causato più disastri nel secolo scorso è stato Gorbaciov. Ma non perché non fossero condivisibili le sue scelte innovative, l'assecondare il bisogno di libertà e di trasparenza dell'allora Unione Sovietica. No, non è per questo, ma è per aver affrontato il problema senza essersi dotato di strumenti che permettessero il passaggio da una epoca all'altra in maniera traumatica. Con un esempio, ha cercato di ristrutturare un palazzo senza preoccuparsi di rinforzare le fondamenta e, come accade nella realtà, il palazzo gli è caduto addosso. Il Muro di Berlino non è altro che il luogo e il fatto simbolico del crollo del comunismo. Il crollo dell'unica ideologia che ha fatto da contraltare al capitalismo, all'imperialismo, e a tutte le altre sottomarche, più o meno nefaste, dei domini generati dalla voglia di accumulo di potere e denaro. Vanno sempre in coppia come i carabinieri.
E il crollo del muro non ha fatto altro che spingere molti a rinnegare le proprie idee come se fossero responsabili di chissà quali atroci colpe. Insomma si è buttato il bambino con l'acqua sporca e con esso anche la bacinella e l'asciugamano rimanendo solo con le mani bagnate che non stringevano più nulla. Come dice Edgar Morin in una intervista a l'Unità del 6 marzo 2009, "La verità è che il pensiero di sinistra è completamente vuoto. E in campo restano solo le ambizioni personali, i personalismi". Come dare torto al filosofo e sociologo francese? Certo detto da lui fa un effetto sicuramente diverso che detto da un Gap qualunque.
E quando parlo di bacinella gettata con acqua, bambino, asciugamano e, aggiungerei, saponetta, pettine, talco e tutto ciò che serve per un bagno ristoratore e purificatore, intendo che abbiamo gettato tutto ciò che era il nostro retroterra culturale, politico, etico e filosofico. Siamo rimasti nudi sotto le Botteghe Oscure senza che nessuno ci gettasse qualcosa per coprirci, per coprire le nostre pudenda all'improvviso esposte al pubblico.
La metafora è abbastanza chiara, ma la esplicito meglio.
Nella corsa alla demonizzazione del comunismo hanno partecipato tutti, chi come fuggitivo, chi come gregario, chi come spettatore. Un Occhetto, con contorno di Petruccioli, Veltroni, D'Alema e tanti altri ancora, erano andati in fuga con ardore degno di Coppi e di ben altre motivazioni, ma hanno trovato chi li ha inseguiti con impegno fino a superarli, anche in quella che una volta era la sinistra extra-parlamentare. Inutile ora rimettersi a fare un pezzo di storia del Pci e del movimento operaio italiano dagli anni '90 in poi. Ma alcune cose vanno dette. Semplicemente per ricordare che ad ogni azione consegue una reazione, un fatto susseguente che innesca a sua volta una reazione a catena che non si sa mai dove porta. Da Gorbaciov siamo arrivati a Putin, da Occhetto e Zaccagnini siamo arrivati a Franceschini e Berlusconi. Andiamo avanti.
L'ansia distruttiva ha portato qualcuno a dire che le sezioni del Partito comunista si dovevano sciogliere nella società, dovevano cambiare nome come era cambiato il nome del partito, non più sezioni ma Unità di base. L'unico risultato è stato di confondere le idee e arricchire i produttori di insegne luminose, bandiere, tipografie che hanno rifatto milioni di fogli di carta, migliaia di insegne luminose, milioni di bandiere con il nuovo simbolo, nuovo nome, per non parlare dei produttori di timbri. Almeno, all'epoca abbiamo fatto muovere l'economia. Ma nel contempo ci siamo mossi anche noi, indietro come i gamberi. Abbiamo dato modo a tutti di scrivere un incalcolabile numero di pagine sullo psicodramma collettivo e pubblico recitato, ognuno per la sua parte, a Rimini nel XX e ultimo congresso del PCI e ancora negli anni seguenti. Uno psico-dramma non ancora terminato a cui siamo capaci di aggiungere un nuovo capitolo ogni giorno che passa. E siamo così bravi da scavare il fondo per sceneggiare nuovi ed inimmaginabili scenari. Abbiamo perso, con il nome, la capacità di parlare alle persone, di coinvolgerle in un progetto di sviluppo della persona e della società che ha bisogno di tutti per realizzarsi. Abbiamo perso il collegamento con la realtà. Abbiamo rinnegato tutto ciò che i nostri padri politici ci avevano insegnato per preoccuparci dei piccoli privilegi che intravedevamo all'orizzonte. Abbiamo pensato per una volta, ma nel momento sbagliato, che fossimo uguali agli altri. E ci siamo fatti del male. Abbiamo pensato che Mani Pulite ci riguardasse con la stessa intensità con cui erano stati coinvolti gli altri partiti e ci siamo fatti prendere dall’ansia di tagliare i ponti con il passato. Abbiamo pensato un sacco di cazzate che ci hanno ridotto ad essere marginali, di contorno, delle comparse senza nemmeno una battuta da dire nel panorama politico italiano. Con tanti nostromi impegnati a discettare su quale rotta sia migliore, su chi dovrebbe governare la nave e che non si preoccupano di fare spazio a chi dovrebbe viaggiare sul bastimento. Un traghetto, che altro, che ondeggia nei marosi, sballottato a destra e manca, che ogni tanto perde qualcuno tra le onde. Ma i nostromi, sempre di più, sono lì che si accapigliano per decidere un bel niente. Nello stesso tempo un altro spezzone di quel grande e bel transatlantico si è trasformato in una nave piena di profughi provenienti da diversi partiti che naviga nella politica italiana in cerca di una rotta e di un porto da raggiungere, che cambia nocchiero quando è in alto mare in mezzo ad una tempesta senza avere il polso fermo per reggere dritta la barra del timone.
Intanto i passeggeri vomitano dai parapetti dei ponti e dagli oblò delle cabine, il mare è un mare di vomito nauseabondo.
Ma i viaggiatori sono come gli elettori italiani.
Sperano, sperano ancora che si intraveda un porto dove rifugiarsi, o dove scendere per arare i campi, dove seminare in attesa di raccogliere.
Perché questa tempesta dovrà pur finire, e allora riprenderemo il cammino verso un mondo migliore. E allora gli elettori andranno a votare senza pensare al voto utile, senza pensare a turarsi il naso, ma si recheranno alle urne convinti che stanno per fare la cosa giusta. Votare per cambiare il paese, votare per permettere che si cambi la legge elettorale, votare perché non si cambi la Costituzione, votare per se stessi e per gli altri che ne hanno perso la voglia. Ma quali possibilità di scelta ci restano? Da destra a sinistra.
1) Pd- Partito di centro che dopo il cambio di segretario tenta di ricostruire un rapporto con la sinistra. Coacervo di anime distanti tra di loro come la Terra e la Luna. Dove i ragionamenti degli uni cozzano fragorosamente con i ragionamenti degli altri come le corazze nei combattimenti corpo a corpo. Eredi degeneri delle due principali scuole di pensiero politico che hanno fatto la storia d'Italia del dopoguerra. Per alcuni è un/il voto utile.
2) Idv- Partito fatto ad immagine e somiglianza del suo leader, Antonio Di Pietro, uomo d'ordine un po' qualunquista e demagogo ma sicuramente antiberlusconiano. Alcune posizioni del partito sono da rigettare in toto, vedi immigrati, ma è l'unico a fare opposizione in Parlamento
3) Coalizione Sinistra per le libertà/Sinistra e libertà- Non so se ridere o piangere per il nome che la coalizione si è scelta. Ma che vuol dire? Che le altre sinistre non sono libere? Mi sembra un mezzuccio di altri tempi. Ex Ds, ex Prc, ex Socialisti, ex Pdci, ex Verdi + socialisti, verdi blu, arancio, giallini, ecc. Ma il programma?
4) Prc-Pdci- Mi si nota di più se mi presento da solo o insieme con gli ex Prc? Ma ci uniamo solo per le elezioni o ci facciamo un pensiero serio anche per il dopo? Ma su cosa ci uniamo? E quando?
Certo non c'è da stare allegri. Ma occorre andare a votare perché chi dopo di noi prenderà in mano le redini di una rinascente sinistra sappia su che base, numerica, può porre le basi di una sinistra nuova. E, in questo momento ci possiamo contare solo andando a votare. Tanto siamo abituati, siamo un popolo di votanti ma non di eletti.
Se sapessi con certezza quale sia il voto utile non sarei qui davanti a questo computer, posso solo tentare di dare una definizione possibile:
voto utile può essere quello che ti fa stare in pace con la tua etica morale ma non con quella politica, ovvero tutto l'inverso.
Se sei arrivato fin qui, ti faccio i miei più sinceri complimenti, hai visto un filo logico in ciò che ho scritto quando pensavo di averlo smarrito. Purtroppo non hai vinto nulla. Voglio solo sperare che se pensavi di non andare a votare, tu abbia cambiato idea, perché ognuno di noi dovrà sentirsi responsabile del futuro del suo vicino. Perché, come diceva De Andrè, anche se vi credete assolti siamo tutti coinvolti.
E il crollo del muro non ha fatto altro che spingere molti a rinnegare le proprie idee come se fossero responsabili di chissà quali atroci colpe. Insomma si è buttato il bambino con l'acqua sporca e con esso anche la bacinella e l'asciugamano rimanendo solo con le mani bagnate che non stringevano più nulla. Come dice Edgar Morin in una intervista a l'Unità del 6 marzo 2009, "La verità è che il pensiero di sinistra è completamente vuoto. E in campo restano solo le ambizioni personali, i personalismi". Come dare torto al filosofo e sociologo francese? Certo detto da lui fa un effetto sicuramente diverso che detto da un Gap qualunque.
E quando parlo di bacinella gettata con acqua, bambino, asciugamano e, aggiungerei, saponetta, pettine, talco e tutto ciò che serve per un bagno ristoratore e purificatore, intendo che abbiamo gettato tutto ciò che era il nostro retroterra culturale, politico, etico e filosofico. Siamo rimasti nudi sotto le Botteghe Oscure senza che nessuno ci gettasse qualcosa per coprirci, per coprire le nostre pudenda all'improvviso esposte al pubblico.
La metafora è abbastanza chiara, ma la esplicito meglio.
Nella corsa alla demonizzazione del comunismo hanno partecipato tutti, chi come fuggitivo, chi come gregario, chi come spettatore. Un Occhetto, con contorno di Petruccioli, Veltroni, D'Alema e tanti altri ancora, erano andati in fuga con ardore degno di Coppi e di ben altre motivazioni, ma hanno trovato chi li ha inseguiti con impegno fino a superarli, anche in quella che una volta era la sinistra extra-parlamentare. Inutile ora rimettersi a fare un pezzo di storia del Pci e del movimento operaio italiano dagli anni '90 in poi. Ma alcune cose vanno dette. Semplicemente per ricordare che ad ogni azione consegue una reazione, un fatto susseguente che innesca a sua volta una reazione a catena che non si sa mai dove porta. Da Gorbaciov siamo arrivati a Putin, da Occhetto e Zaccagnini siamo arrivati a Franceschini e Berlusconi. Andiamo avanti.
L'ansia distruttiva ha portato qualcuno a dire che le sezioni del Partito comunista si dovevano sciogliere nella società, dovevano cambiare nome come era cambiato il nome del partito, non più sezioni ma Unità di base. L'unico risultato è stato di confondere le idee e arricchire i produttori di insegne luminose, bandiere, tipografie che hanno rifatto milioni di fogli di carta, migliaia di insegne luminose, milioni di bandiere con il nuovo simbolo, nuovo nome, per non parlare dei produttori di timbri. Almeno, all'epoca abbiamo fatto muovere l'economia. Ma nel contempo ci siamo mossi anche noi, indietro come i gamberi. Abbiamo dato modo a tutti di scrivere un incalcolabile numero di pagine sullo psicodramma collettivo e pubblico recitato, ognuno per la sua parte, a Rimini nel XX e ultimo congresso del PCI e ancora negli anni seguenti. Uno psico-dramma non ancora terminato a cui siamo capaci di aggiungere un nuovo capitolo ogni giorno che passa. E siamo così bravi da scavare il fondo per sceneggiare nuovi ed inimmaginabili scenari. Abbiamo perso, con il nome, la capacità di parlare alle persone, di coinvolgerle in un progetto di sviluppo della persona e della società che ha bisogno di tutti per realizzarsi. Abbiamo perso il collegamento con la realtà. Abbiamo rinnegato tutto ciò che i nostri padri politici ci avevano insegnato per preoccuparci dei piccoli privilegi che intravedevamo all'orizzonte. Abbiamo pensato per una volta, ma nel momento sbagliato, che fossimo uguali agli altri. E ci siamo fatti del male. Abbiamo pensato che Mani Pulite ci riguardasse con la stessa intensità con cui erano stati coinvolti gli altri partiti e ci siamo fatti prendere dall’ansia di tagliare i ponti con il passato. Abbiamo pensato un sacco di cazzate che ci hanno ridotto ad essere marginali, di contorno, delle comparse senza nemmeno una battuta da dire nel panorama politico italiano. Con tanti nostromi impegnati a discettare su quale rotta sia migliore, su chi dovrebbe governare la nave e che non si preoccupano di fare spazio a chi dovrebbe viaggiare sul bastimento. Un traghetto, che altro, che ondeggia nei marosi, sballottato a destra e manca, che ogni tanto perde qualcuno tra le onde. Ma i nostromi, sempre di più, sono lì che si accapigliano per decidere un bel niente. Nello stesso tempo un altro spezzone di quel grande e bel transatlantico si è trasformato in una nave piena di profughi provenienti da diversi partiti che naviga nella politica italiana in cerca di una rotta e di un porto da raggiungere, che cambia nocchiero quando è in alto mare in mezzo ad una tempesta senza avere il polso fermo per reggere dritta la barra del timone.
Intanto i passeggeri vomitano dai parapetti dei ponti e dagli oblò delle cabine, il mare è un mare di vomito nauseabondo.
Ma i viaggiatori sono come gli elettori italiani.
Sperano, sperano ancora che si intraveda un porto dove rifugiarsi, o dove scendere per arare i campi, dove seminare in attesa di raccogliere.
Perché questa tempesta dovrà pur finire, e allora riprenderemo il cammino verso un mondo migliore. E allora gli elettori andranno a votare senza pensare al voto utile, senza pensare a turarsi il naso, ma si recheranno alle urne convinti che stanno per fare la cosa giusta. Votare per cambiare il paese, votare per permettere che si cambi la legge elettorale, votare perché non si cambi la Costituzione, votare per se stessi e per gli altri che ne hanno perso la voglia. Ma quali possibilità di scelta ci restano? Da destra a sinistra.
1) Pd- Partito di centro che dopo il cambio di segretario tenta di ricostruire un rapporto con la sinistra. Coacervo di anime distanti tra di loro come la Terra e la Luna. Dove i ragionamenti degli uni cozzano fragorosamente con i ragionamenti degli altri come le corazze nei combattimenti corpo a corpo. Eredi degeneri delle due principali scuole di pensiero politico che hanno fatto la storia d'Italia del dopoguerra. Per alcuni è un/il voto utile.
2) Idv- Partito fatto ad immagine e somiglianza del suo leader, Antonio Di Pietro, uomo d'ordine un po' qualunquista e demagogo ma sicuramente antiberlusconiano. Alcune posizioni del partito sono da rigettare in toto, vedi immigrati, ma è l'unico a fare opposizione in Parlamento
3) Coalizione Sinistra per le libertà/Sinistra e libertà- Non so se ridere o piangere per il nome che la coalizione si è scelta. Ma che vuol dire? Che le altre sinistre non sono libere? Mi sembra un mezzuccio di altri tempi. Ex Ds, ex Prc, ex Socialisti, ex Pdci, ex Verdi + socialisti, verdi blu, arancio, giallini, ecc. Ma il programma?
4) Prc-Pdci- Mi si nota di più se mi presento da solo o insieme con gli ex Prc? Ma ci uniamo solo per le elezioni o ci facciamo un pensiero serio anche per il dopo? Ma su cosa ci uniamo? E quando?
Certo non c'è da stare allegri. Ma occorre andare a votare perché chi dopo di noi prenderà in mano le redini di una rinascente sinistra sappia su che base, numerica, può porre le basi di una sinistra nuova. E, in questo momento ci possiamo contare solo andando a votare. Tanto siamo abituati, siamo un popolo di votanti ma non di eletti.
Se sapessi con certezza quale sia il voto utile non sarei qui davanti a questo computer, posso solo tentare di dare una definizione possibile:
voto utile può essere quello che ti fa stare in pace con la tua etica morale ma non con quella politica, ovvero tutto l'inverso.
Se sei arrivato fin qui, ti faccio i miei più sinceri complimenti, hai visto un filo logico in ciò che ho scritto quando pensavo di averlo smarrito. Purtroppo non hai vinto nulla. Voglio solo sperare che se pensavi di non andare a votare, tu abbia cambiato idea, perché ognuno di noi dovrà sentirsi responsabile del futuro del suo vicino. Perché, come diceva De Andrè, anche se vi credete assolti siamo tutti coinvolti.
giovedì 12 marzo 2009
Elezioni 2
Dicevamo, perché l'italiano medio non va più a votare? Se fossi un dotto partecipante a Porta a Porta, dovrei dire "... che le ragioni sono molteplici e non tutte spiegabili facilmente perché legate alle situazioni contingenti ..." e via con dieci minuti di parole al vento, di apertura di bocca per far prendere fiato ai denti. No, le spiegazioni ci sono e sono sotto gli occhi di tutti, perché tutti ne siamo colpevoli e responsabili, perlomeno della disaffezione della sinistra.
Anni fa venne fatto un referendum il cui risultato ancora condiziona la nostra vita politica, non come il referendum sul nucleare o sulla caccia che non influiscono nemmeno sulla mia/vostra andata in bagno, al bar o al mare. Si votò per introdurre il sistema maggioritario al posto del proporzionale puro. Ma vi ricordate tutte le polemiche e le ipotesi? Maggioritario puro, alla francese, alla tedesca, all'inglese,con sbarramento, doppio turno e altro ancora sembrava una ricetta con le variazioni nazionali e regionali, come i cappellacci alla ferrarese o alla sarda (ricetta inventata da Berlusconi). Insomma abbandonammo il proporzionale, una testa un voto, che ci aveva accompagnato dalla fine della seconda guerra. Diritto inalienabile conquistato con il sacrificio di molti giovani e meno giovani, donne, vecchi e bambini a cui dovremmo portare maggior rispetto.
MI INCAZZO COME UNA BESTIA a sentire persone dotate di una certa intelligenza che affermano con soddisfazione, quasi con orgoglio, "io non vado a votare" (lo dicono in particolar modo quelli "di sinistra"). Ma cosa cazzo dici. Un voto non espresso è un voto dato al nemico. Un voto non dato è un'offesa a chi si è sacrificato per la tua libertà e i tuoi diritti. Occorre ricordarselo sempre. Chiuso il pistolotto, non posso farci nulla mi incazzo davvero anche solo a scriverlo.
Dicevamo, siamo passati al maggioritario con una percentuale di proporzionale. Una pizza capricciosa insomma, dove tutto si mescola e non si capisce bene il sapore e cosa si mangia. Vuoi mettere una quattro stagioni dove le parti sono ben divise?
E siamo arrivati al punto che Pinco Panco si candida in Futurlandia sapendo di superare il quorum regionale e viene eletto come rappresentante di se stesso e dei pochi che lo hanno votato, e così fa Panco Pinco in Landiafutur. Abbiamo avuto, e in parte abbiamo ancora, in Parlamento dei rappresentati di se stessi.
Ma non contenti di ciò gli italiani hanno dato vita a correzioni che hanno portato lo stesso autore delle modifiche, il mitico Calderoli, a dire che aveva fatto una porcata. Ma la porcata è in vigore e chi perde vince, o chi vince perde. Fate voi. Se mi accorgo di avere fatto una porcata la butto, mi sembra logico, invece no, in Parlamento diventa legge. VIVA LA DEMOCRAZIA.
Riprendendo il filo, l'italiano non va più a votare per la crisi della politica. E' vero, ho scoperto l'acqua calda ma qualcuno la doveva pur scoprire. E' entrata in crisi la politica, e, per quel che interessa me/noi, è entrata in crisi la sinistra. Una sinistra che non può essere rappresentata dal Pd o dall'Italia dei Valori, una sinistra che è fuori dal Parlamento italiano e che spera di rimanere in quello Europeo per poter avere ancora una visibilità. Ridotta ma averla, questo è il fine ultimo e principale della prossima tornata elettorale. Questa è l'ancora di salvezza per tutti quei solenni trombati in cerca di poltrone e poltroncine, che firmano accordi elettorali sulla pelle dei votanti.
Fine seconda parte.
Anni fa venne fatto un referendum il cui risultato ancora condiziona la nostra vita politica, non come il referendum sul nucleare o sulla caccia che non influiscono nemmeno sulla mia/vostra andata in bagno, al bar o al mare. Si votò per introdurre il sistema maggioritario al posto del proporzionale puro. Ma vi ricordate tutte le polemiche e le ipotesi? Maggioritario puro, alla francese, alla tedesca, all'inglese,con sbarramento, doppio turno e altro ancora sembrava una ricetta con le variazioni nazionali e regionali, come i cappellacci alla ferrarese o alla sarda (ricetta inventata da Berlusconi). Insomma abbandonammo il proporzionale, una testa un voto, che ci aveva accompagnato dalla fine della seconda guerra. Diritto inalienabile conquistato con il sacrificio di molti giovani e meno giovani, donne, vecchi e bambini a cui dovremmo portare maggior rispetto.
MI INCAZZO COME UNA BESTIA a sentire persone dotate di una certa intelligenza che affermano con soddisfazione, quasi con orgoglio, "io non vado a votare" (lo dicono in particolar modo quelli "di sinistra"). Ma cosa cazzo dici. Un voto non espresso è un voto dato al nemico. Un voto non dato è un'offesa a chi si è sacrificato per la tua libertà e i tuoi diritti. Occorre ricordarselo sempre. Chiuso il pistolotto, non posso farci nulla mi incazzo davvero anche solo a scriverlo.
Dicevamo, siamo passati al maggioritario con una percentuale di proporzionale. Una pizza capricciosa insomma, dove tutto si mescola e non si capisce bene il sapore e cosa si mangia. Vuoi mettere una quattro stagioni dove le parti sono ben divise?
E siamo arrivati al punto che Pinco Panco si candida in Futurlandia sapendo di superare il quorum regionale e viene eletto come rappresentante di se stesso e dei pochi che lo hanno votato, e così fa Panco Pinco in Landiafutur. Abbiamo avuto, e in parte abbiamo ancora, in Parlamento dei rappresentati di se stessi.
Ma non contenti di ciò gli italiani hanno dato vita a correzioni che hanno portato lo stesso autore delle modifiche, il mitico Calderoli, a dire che aveva fatto una porcata. Ma la porcata è in vigore e chi perde vince, o chi vince perde. Fate voi. Se mi accorgo di avere fatto una porcata la butto, mi sembra logico, invece no, in Parlamento diventa legge. VIVA LA DEMOCRAZIA.
Riprendendo il filo, l'italiano non va più a votare per la crisi della politica. E' vero, ho scoperto l'acqua calda ma qualcuno la doveva pur scoprire. E' entrata in crisi la politica, e, per quel che interessa me/noi, è entrata in crisi la sinistra. Una sinistra che non può essere rappresentata dal Pd o dall'Italia dei Valori, una sinistra che è fuori dal Parlamento italiano e che spera di rimanere in quello Europeo per poter avere ancora una visibilità. Ridotta ma averla, questo è il fine ultimo e principale della prossima tornata elettorale. Questa è l'ancora di salvezza per tutti quei solenni trombati in cerca di poltrone e poltroncine, che firmano accordi elettorali sulla pelle dei votanti.
Fine seconda parte.
martedì 10 marzo 2009
Elezioni 1
Gli italiani sono un popolo di poeti, santi e navigatori, cosa non da tutti. Ma come dimenticare che sono anche comissari tecnici della Nazionale, cantanti, cuochi, scrittori, piloti di formula 1 e votanti. Si, gli italiani sono un popolo di votanti, ma non di eletti. Si inizia a votare in giovane età per il capoclasse e si va avanti tutta una vita, ora ci facilitano il compito anche con il televoto. Senza andare troppo indietro nel tempo e fermandoci all'unità di Italia, potremmo dire che gli "italiani" (in seguito potremmo disquisire su chi e su cosa sono gli italiani) non hanno fatto altro che votare. Come dice Gigi Di Fiore, giornalista napoletano autore del libro Controstoria dell'unità d'Italia, il Risorgimento italiano andrebbe rivisto tutto. Esso fu vera guerra di conquista da parte dei Savoia, che, furbescamente, fecero avallare da presunti referendum liberi l'annessione dei vari stati e staterelli nel crescente stato italiano. Quindi immaginate la fine del Ducato di Parma, del Ducato di Modena, del Ducato di Lucca e del Granducato di Toscana, del Lombardo-Veneto o dello Stato Pontificio per non parlare del Regno delle due Sicilie invasi dalle truppe regie con qualsivoglia scusa, ribellione artatamente provocata, reale insurrezione o altro. E come ripagare le spese che il Regno di Savoia sosteneva per la sua espansione? Appropiandosi delle casse dei Ducati invasi. Ogni conquista un referendem, che dava una patente di legalità, senza che uscisse dall'urna un voto contro o quasi. I neo italiani avevano votato ma il loro vero pensiero, il loro vero voto, non aveva avuto alcun senso e peso politico essendo i risultati pilotati dagli stessi promotori dell'invasione e del referendum stesso.
E che dire delle votazioni per il primo parlamento italiano, magistralmente descritte da Federico De Roberto ne "I vicerè" per quel che riguarda la Sicilia, che portò a sedere sugli scranni di Torino, Firenze ed infine Roma i soliti noti classificabili come Nobili o ricchi tout court a scapito dei veri libertari, che comunque ci sono stati realmente? E se vogliamo, che dire delle polemiche sulle reali percentuali del referendum Repubblica o Monarchia del 1946? Saltando a piè pari tutte le altre elezioni arriviamo alle elezioni vinte da Prodi per 24.000 voti che fecero gridare al broglio elettorale il nanoscurodellademocrazia con seguente eclisse politica di Pisanu, suo fedele Ministro degli Interni. Insomma, ogni elezione una polemica, ma gli italiani sono sempre andati a votare, contenti di esercitare un loro diritto dovere. Un capitolo a parte meriterebbero le votazioni nel nostro parlamento, non è detto che non ci si possa tornare su.
Ma non è proprio così. Nelle ultime tornate, il "piacere" è in diminuzione, l'elettorato va al mare, in montagna, in campagna, al lago o sui fiumi ma non va più, in massa, nella cabina elettorale. Perchè? E come si dice, qui casca l'asino, rovinosamente facendosi anche molto male, lo hanno ricoverato in prognosi riservata.
Fine prima parte.

Sì, lo so, già ho parlato di questo libro.
Gigi Di Fiore,Controstoria dell'unità d'Italia, 19,50€ Rizzoli editore
E che dire delle votazioni per il primo parlamento italiano, magistralmente descritte da Federico De Roberto ne "I vicerè" per quel che riguarda la Sicilia, che portò a sedere sugli scranni di Torino, Firenze ed infine Roma i soliti noti classificabili come Nobili o ricchi tout court a scapito dei veri libertari, che comunque ci sono stati realmente? E se vogliamo, che dire delle polemiche sulle reali percentuali del referendum Repubblica o Monarchia del 1946? Saltando a piè pari tutte le altre elezioni arriviamo alle elezioni vinte da Prodi per 24.000 voti che fecero gridare al broglio elettorale il nanoscurodellademocrazia con seguente eclisse politica di Pisanu, suo fedele Ministro degli Interni. Insomma, ogni elezione una polemica, ma gli italiani sono sempre andati a votare, contenti di esercitare un loro diritto dovere. Un capitolo a parte meriterebbero le votazioni nel nostro parlamento, non è detto che non ci si possa tornare su.
Ma non è proprio così. Nelle ultime tornate, il "piacere" è in diminuzione, l'elettorato va al mare, in montagna, in campagna, al lago o sui fiumi ma non va più, in massa, nella cabina elettorale. Perchè? E come si dice, qui casca l'asino, rovinosamente facendosi anche molto male, lo hanno ricoverato in prognosi riservata.
Fine prima parte.

Sì, lo so, già ho parlato di questo libro.
Gigi Di Fiore,Controstoria dell'unità d'Italia, 19,50€ Rizzoli editore
lunedì 9 marzo 2009
Siete stitiche?

L'auto spurgo è la soluzione definitiva per il vostro problema. A giorni partirà la nuova campagna pubblicitaria dei moderni mezzi con interprete Alessia Marcuzzi e le sue amiche, che oramai non cacano da anni. E, non avendo avuto risultati mangiando tonnellate di yogurt, come dice la pubblicità di Activia Danone "Soddisfatti o rimborsati", scaricheranno poi l'auto spurgo davanti alla sede della società.
domenica 8 marzo 2009
Donne, non vi auguro nulla
Sono almeno venti anni che dico che la festa della donna (volutamente minuscolo) deve essere abolita. Non ha più motivo di essere, per colpa delle stesse donne, o perlomeno della gran parte di esse. Festino commerciale che solletica i più bassi istinti delle "femmine" e motivo di orgoglio machista mascherato.
Spiegatemi perché dovrei fare gli auguri alla madre di uno dei violentatori dei ragazzi di Trento che ha difeso il figlio dicendo che sicuramente la ragazzina "ci stava". Perché dovrei fare gli auguri alle donne che portano le figlie ai provini di Maria De Filippi. Perché dovrei fare gli auguri alle donne come le vallette che fanno carriera. Perché dovrei fare gli auguri.
Come dicevo per natale, con una banalità, deve essere otto marzo tutto l'anno, altrimenti non è altro che un ghetto, una gabbia dove rinchiudere le donne per farle uscire a fare una passeggiata l'anno.
E per l'otto marzo tutto l'anno si devono impegnare principalmente le donne a realizzarlo, con i propri uomini, padri, fratelli, zii, mariti, figli o nipoti o amici che siano. Il sesso maschile ha bisogno di una continua educazione al rispetto delle donne.
Pensassero le donne a dare solidarietà alle vittime donne schierandosi contro i "loro" maschi, pensassero di dare la solidarietà a quei pochi medici abortitsti che ancora circolano per l'Italia. Pensassero le donne a manifestare davanti agli ospedali per il diritto alla vita come fanno gli antiabortisti. Lo facessero anche in memoria della giovane Giorgiana Masi, uccisa da un anonimo colpo di pistola mentre festeggiava l'anniversario dell'entrata in vigore della legge sull'aborto.
Alle altre donne non ho nulla da augurare ma posso solo ringraziarle per la lotta che ancora continuano a portare avanti in questa società in rapida decadenza. Per la lotta che portano avanti sapendo di doversi scontrare con il potere della chiesa, della politica di destra (e non solo) che mirano a ridurre gli spazi di libertà per tutti, ma che per le donne saranno ancora maggiormente ridotti.
Spiegatemi perché dovrei fare gli auguri alla madre di uno dei violentatori dei ragazzi di Trento che ha difeso il figlio dicendo che sicuramente la ragazzina "ci stava". Perché dovrei fare gli auguri alle donne che portano le figlie ai provini di Maria De Filippi. Perché dovrei fare gli auguri alle donne come le vallette che fanno carriera. Perché dovrei fare gli auguri.
Come dicevo per natale, con una banalità, deve essere otto marzo tutto l'anno, altrimenti non è altro che un ghetto, una gabbia dove rinchiudere le donne per farle uscire a fare una passeggiata l'anno.
E per l'otto marzo tutto l'anno si devono impegnare principalmente le donne a realizzarlo, con i propri uomini, padri, fratelli, zii, mariti, figli o nipoti o amici che siano. Il sesso maschile ha bisogno di una continua educazione al rispetto delle donne.
Pensassero le donne a dare solidarietà alle vittime donne schierandosi contro i "loro" maschi, pensassero di dare la solidarietà a quei pochi medici abortitsti che ancora circolano per l'Italia. Pensassero le donne a manifestare davanti agli ospedali per il diritto alla vita come fanno gli antiabortisti. Lo facessero anche in memoria della giovane Giorgiana Masi, uccisa da un anonimo colpo di pistola mentre festeggiava l'anniversario dell'entrata in vigore della legge sull'aborto.
Alle altre donne non ho nulla da augurare ma posso solo ringraziarle per la lotta che ancora continuano a portare avanti in questa società in rapida decadenza. Per la lotta che portano avanti sapendo di doversi scontrare con il potere della chiesa, della politica di destra (e non solo) che mirano a ridurre gli spazi di libertà per tutti, ma che per le donne saranno ancora maggiormente ridotti.
mercoledì 4 marzo 2009
I meccanismi della mente 2
"..., il nostro cervello è composto da miliardi di cellule nervose. Ogni cellula è collegata con innumerevoli altre. Comunicano attraverso impulsi elettrici. In questo modo, conoscenze, esperienze ed emozioni vengono costantemente aggiornate, riordinate o archiviate. In ogni secondo della nostra vita, anche quando dormiamo, il nostro cervello è sottoposto a una continua ristrutturazione. Con le tecniche attuali, è possibile determinare con precisione le aree attive del cervello fino a un millimetro. Come una carta geografica. Possiamo osservare come si pensa e si provano emozioni, quali cellule nervose vengono temporaneamente attivate, per esempio, con un bacio, con un acuto dolore o con un ricordo..."
Storia

A volte viene il dubbio che quanto sopra scritto, come il testo del precedente "I meccanismi della mente", non sia valido per tutti. Evidentemente non tutti i cervelli si ristrutturano di notte, non tutti hanno i collegamenti tra le cellule funzionanti e non tutte si attivano per gli stessi motivi. Non si capirebbe, altrimenti, perché molti di noi che hanno una storia comune, condivisa nel bene e nel male, non trovino tracce di un nero periodo, che non abbiamo vissuto ma che conosciamo molto bene e che continuamente ci viene richiamato alla memoria, in certe manifestazioni dei nostri giorni e come fanno a non essere più che allarmati. Per alcuni versi si minimizza, come è stato fatta anche negli anni passati per la Lega e per i soliti movimenti neri che rialzavano la testa, per altri si vuole chiudere gli occhi ad ogni costo di fronte ad un nero futuro. Ciò li renderà complici, chi istiga e chi minimizza, delle malefatte che ci ritroveremo a dover subire sulla nostra pelle.
Politica

Anche a voler considerare la politica, il ragionamento iniziale conserva una sua validità. Ci si stupisce, da parte del Pd, del no al salario per chi perde lavoro pronunciato dal PdL. Brucia l'accusa di demagogia. E allora come la mettiamo con la proposta di Sinistra Critica (www.51000.it) bollata da tutti come demagogica? O è criticabile solo la demagogia altrui?
A parte che le due proposte non le trovo demagogiche, né in contrapposizione, ma sicuramente avrebbero avuto un rilievo differente se fossero state portate avanti da un più ampio spettro di forze politiche. E chissà se le cellule nervose sono collegate quando si dice che in Italia siamo filo-americani ma poi non si ha il coraggio di seguire l'esempio di Obama che taglia, blocca gli stipendi più ricchi per agevolare i più poveri in questo momento di crisi.
E chissà se chi pronuncia oscenità, battute, offese a nome del popolo italiano le cellule nervose le ha o meno.
Il testo citato all'inizio non è tratto da un libro di carattere scientifico, ma da uno splendido romanzo di Frank Schatzing intitolato "Il quinto giorno", Tea 12€. Un librone di poco più di 1000 pagine da leggere con avidità, ben
costruito, ben scritto e tradotto, che ci prospetta un panorama futuribile da non potersi escludere a priori. Avrete voglia di leggere solo per vedere cosa ci riserva il futuro. Tra l'altro, ho capito più cose scientifiche leggendo questo libro che a scuola o in altre pubblicazioni.
Storia

A volte viene il dubbio che quanto sopra scritto, come il testo del precedente "I meccanismi della mente", non sia valido per tutti. Evidentemente non tutti i cervelli si ristrutturano di notte, non tutti hanno i collegamenti tra le cellule funzionanti e non tutte si attivano per gli stessi motivi. Non si capirebbe, altrimenti, perché molti di noi che hanno una storia comune, condivisa nel bene e nel male, non trovino tracce di un nero periodo, che non abbiamo vissuto ma che conosciamo molto bene e che continuamente ci viene richiamato alla memoria, in certe manifestazioni dei nostri giorni e come fanno a non essere più che allarmati. Per alcuni versi si minimizza, come è stato fatta anche negli anni passati per la Lega e per i soliti movimenti neri che rialzavano la testa, per altri si vuole chiudere gli occhi ad ogni costo di fronte ad un nero futuro. Ciò li renderà complici, chi istiga e chi minimizza, delle malefatte che ci ritroveremo a dover subire sulla nostra pelle.
Politica

Anche a voler considerare la politica, il ragionamento iniziale conserva una sua validità. Ci si stupisce, da parte del Pd, del no al salario per chi perde lavoro pronunciato dal PdL. Brucia l'accusa di demagogia. E allora come la mettiamo con la proposta di Sinistra Critica (www.51000.it) bollata da tutti come demagogica? O è criticabile solo la demagogia altrui?
A parte che le due proposte non le trovo demagogiche, né in contrapposizione, ma sicuramente avrebbero avuto un rilievo differente se fossero state portate avanti da un più ampio spettro di forze politiche. E chissà se le cellule nervose sono collegate quando si dice che in Italia siamo filo-americani ma poi non si ha il coraggio di seguire l'esempio di Obama che taglia, blocca gli stipendi più ricchi per agevolare i più poveri in questo momento di crisi.
E chissà se chi pronuncia oscenità, battute, offese a nome del popolo italiano le cellule nervose le ha o meno.
Il testo citato all'inizio non è tratto da un libro di carattere scientifico, ma da uno splendido romanzo di Frank Schatzing intitolato "Il quinto giorno", Tea 12€. Un librone di poco più di 1000 pagine da leggere con avidità, ben
costruito, ben scritto e tradotto, che ci prospetta un panorama futuribile da non potersi escludere a priori. Avrete voglia di leggere solo per vedere cosa ci riserva il futuro. Tra l'altro, ho capito più cose scientifiche leggendo questo libro che a scuola o in altre pubblicazioni.
lunedì 2 marzo 2009
Cazzata d'annata. Dichiarazione universale dei diritti umani
Di solito sono refrattario alla pubblicità. Di qualsiasi prodotto e in qualsiasi forma. Ho acquistato una sola cosa spinto dalla pubblicità, la Fiat Grande Punto, anche per colpa di Vasco Rossi, fortunatamente non me ne pento. Oggi invece sono stato attratto da una pagina di giornale che reclamizzava un orologio. ma non sono stato attratto dall'oggetto in sé. Della pagina mi ha colpito un colonnino a sinistra dell'oggetto. Riporto il testo pari pari.
1948 Dichiarazione universale dei diritti umani
Art. 1 Diritto all'uguaglianza
Art. 2 Divieto di ogni discriminazione
Art. 3 Diritto alla vita
Art. 4 Divieto di schiavitù
Art. 5 Divieto di tortura
Art. 6 Diritto alla personalità giuridica
Art. 7 Diritto all'uguaglianza davanti alla legge
Art. 8 Diritto di ricorso alla legge
Art. 9 Divieto di detenzione arbitraria
Art. 10 Diritto al giudizio
Art. 11 Diritto alla presunzione d'innocenza
Art. 12 Diritto alla privacy
Art. 13 Diritto alla libertà di movimento
Art. 14 Diritto di asilo
Art. 15 Diritto alla nazionalità
Art. 16 Diritto al matrimonio e alla famiglia
Art. 17 Diritto alla proprietà
Art. 18 Libertà di culto e di pensiero
Art. 19 Libertà di opinione e di espressione
Art. 20 Libertà di associazione
Art. 21 Diritto alla partecipazione politica
Art. 22 Diritto alla sicurezza
Art. 23 Diritto al lavoro
Art. 24 Diritto al riposo
Art. 25 Diritto al sostentamento
Art. 26 Diritto all'istruzione
Art. 27 Diritto alla cultura e al progresso
Art. 28 Diritto ad un mondo giusto
Art. 29 Diritti e doveri verso la società
Art. 30 Inalienabilità dei diritti
Dopo essermeli riletti tutti ho pensato che avrei dato un ordine diverso all'elencazione, ma questo pensiero non è fondamentale. Il pensiero principale è, invece, che molti di questi diritti sono praticamente sconosciuti e qualora siano conosciuti sono inapplicati, tirati verso il proprio comodo di volta in volta. Diritti validi per molti ma non per tutti. Basterebbe leggere un qualsiasi giornale con la Dichiarazione vicino per trovare la fondatezza di questo pensiero. Mi è preso, quindi, un sentimento di scoramento e di rabbia per quante parole sprechiamo per ribadire, giorno dopo giorno, la necessità che tali diritti vengano applicati a tutti.
Ringrazio la Citizen, pubblicità dovuta, per aver fatto sì che la Dichiarazione trovasse un po' di spazio sui giornali, non resta altro che la speranza che l'abbiano letta in molti.
1948 Dichiarazione universale dei diritti umani
Art. 1 Diritto all'uguaglianza
Art. 2 Divieto di ogni discriminazione
Art. 3 Diritto alla vita
Art. 4 Divieto di schiavitù
Art. 5 Divieto di tortura
Art. 6 Diritto alla personalità giuridica
Art. 7 Diritto all'uguaglianza davanti alla legge
Art. 8 Diritto di ricorso alla legge
Art. 9 Divieto di detenzione arbitraria
Art. 10 Diritto al giudizio
Art. 11 Diritto alla presunzione d'innocenza
Art. 12 Diritto alla privacy
Art. 13 Diritto alla libertà di movimento
Art. 14 Diritto di asilo
Art. 15 Diritto alla nazionalità
Art. 16 Diritto al matrimonio e alla famiglia
Art. 17 Diritto alla proprietà
Art. 18 Libertà di culto e di pensiero
Art. 19 Libertà di opinione e di espressione
Art. 20 Libertà di associazione
Art. 21 Diritto alla partecipazione politica
Art. 22 Diritto alla sicurezza
Art. 23 Diritto al lavoro
Art. 24 Diritto al riposo
Art. 25 Diritto al sostentamento
Art. 26 Diritto all'istruzione
Art. 27 Diritto alla cultura e al progresso
Art. 28 Diritto ad un mondo giusto
Art. 29 Diritti e doveri verso la società
Art. 30 Inalienabilità dei diritti
Dopo essermeli riletti tutti ho pensato che avrei dato un ordine diverso all'elencazione, ma questo pensiero non è fondamentale. Il pensiero principale è, invece, che molti di questi diritti sono praticamente sconosciuti e qualora siano conosciuti sono inapplicati, tirati verso il proprio comodo di volta in volta. Diritti validi per molti ma non per tutti. Basterebbe leggere un qualsiasi giornale con la Dichiarazione vicino per trovare la fondatezza di questo pensiero. Mi è preso, quindi, un sentimento di scoramento e di rabbia per quante parole sprechiamo per ribadire, giorno dopo giorno, la necessità che tali diritti vengano applicati a tutti.
Ringrazio la Citizen, pubblicità dovuta, per aver fatto sì che la Dichiarazione trovasse un po' di spazio sui giornali, non resta altro che la speranza che l'abbiano letta in molti.
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