Nel post La Resistenza tradita ho utilizzato stralci di un discorso di Pietro Secchia. Probabilmente qualcuno è andato su Wikipedia per vedere e capire chi era questo personaggio sconosciuto ai più. Personalmente preferisco pescare nei ricordi di letture passate per dire che Secchia fu un esponente del Pci filo stalinista, mi verrebbe da togliere anche il filo, la sua carriera lo portò ad essere il vicesegretario del Pci all'epoca di Togliatti. Il suo percorso politico cambiò indirizzo con la morte di Baffone. Fu tolto dal cruciale posto di responsabile dell'Organizzazione, sostituito da Giorgio Amendola esponente dell'ala più moderata del Pci, ulteriore colpo lo ricevette dalla fuga del suo segretario, Giulio Seniga, accusato di essersi appropriato della cassa.
E' logico che la sua citazione non è dovuta al fatto che fosse stalinista, ma per dimostrare che già otto anni dopo la fine della guerra la Resistenza veniva messa in dubbio dalle stesse persone che l'avevano fatta, democristiani, repubblicani e socialdemocratici. Di conseguenza come stupirsi se oggi come allora c'è qualcuno che dice che il 25 aprile è la festa di una sola parte? Eppure non dovrebbe essere difficile rendersi conto che sono gli altri che si sono tirati indietro.
E nemmeno va bene che qualcuno tenti di rientrare, invitato a forza, equiparando i Partigiani con i repubblichini. Altra storia e altra pasta. Altre scelte, altro senso della giustizia e dello Stato.
La pietas non si nega a nessuno ma non è una merce di scambio.
-----------------------------------
Sempre a proposito del 25 aprile, mi ha causato tristezza e disturbo sentire per televisione e leggere su carta, di giovani che identificano questa festa solo come un giorno di scuola in meno, la possibilità di una scampagnata in più o la prima gita al mare. Mi chiedo, direi sgomento - con accento grave e poetico- cosa e quali valori hanno ricevuto dalla famiglia, la mitica famiglia base della nostra società, e dalla scuola?
-----------------------------------
Guardate la foto pubblicata ieri. Quei sette giovani pur sapendo che hanno una convivenza con il pericolo, con la morte, hanno, chi più chi meno, un sorriso sulle labbra. Possono sorridere perchè giovani, a dispetto di baffi da adulti, belli e certi delle loro scelte.
----------------------------------
Un mio collega probabilmente, anzi sicuramente, mi accuserebbe di aver scritto con l'epica della Resistenza nella testa e nella tastiera. Si, è vero e ne sono anche contento.
8 commenti:
...l'epica della Resistenza nella testa....? e perchè no?
va bene così...un saluto
Perchè i giovani identificano questa festa solo come un giorno di scuola in meno oppure la possibilità di una scampagnata in più o la prima gita al mare per gli altri?
Se la festa ha avuto un'iniezioni di forze fresche negli ultimi 15 anni dobbiamo ringraziare due fattori: i bravi genitori che hanno trasmesso certi valori ai più giovani e Berlusconi.
Si, Berlusconi, negli ultimi 15 anni (a partire dalla mitica manifestazione sotto la pioggia di Milano del 1994, leggere Una mattina ci siam svegliati di Balestrini per chi non ne ha memoria) molti giovani si sono avvicinati a questa festa in momenti difficili perchè, ispirandosi all'utopia realizzata dai Partigiani, hanno avuto modo di dimostrare il loro dissenso e la loro Resistenza a questo fenomeno sociale e politico che tanto ha abbruttito la nostra già fragile democrazia.
Purtroppo, di contro, 15 anni di Berlusconismo (preceduti dalla piattezza degli '80) hanno creato un deserto storico-culturale che si paga proprio nelle fasce più giovani e nei figli dei ragazzi degli '80.
Che fare? Continuare, parlare, spiegare, che la Libertà non è (solo) una gita al mare o di vacanza, ma la possibilità di poterle fare grazie a chi ha sacrificato la sua vita per noi.
Se si "sente",festeggia e ci si scambia gli auguri per la nascita (non dimostrata) di un tizio in Palestina più di 2.000 anni fa, perchè dovrebbe essere obsoleto ed inutile sentire e festeggiare la realizzazione della nostra Libertà nata poco più di 60 anni fa?
La Resistenza ed il 25 aprile sono più che mai attuali, così come i loro valori troppo spesso dati per scontati.
Concordo con te Russo. Sta a voi genitori di oggi fare in modo che la memoria di questo giorno resti sempre viva nelle future generazioni. Perché, lo ripeto, qualche mio coetaneo si è dimenticato di insegnare ai figli i valori che questo giorno rappresenta.
Ho letto anch'io di quei giovani che credono che questa festa sia solo un giorno in meno a scuola e anche a me è rimasto l'amaro in bocca.
Il problema, come diceva il Russo, sta proprio in quel deserto storico-culturale che avvolge i nostri giovani.Per fortuna non tutti.
Ricordo che da bambina non ho avuto grandi lezioni in tal senso dai miei genitori, ma il loro modo di vivere, di comportarsi, di condurre la loro vita (e quella di noi figli) non aveva bisogno di troppe parole. Poi, da adolescente, ho cercato le mie risposte, ho mostrato le mie perplessità, ho ottenuto chiarimenti.
E' vero, bisogna parlare, spiegare, far capire ai nostri ragazzi l' importanza della storia, la grandezza di alcuni momenti come il 25 aprile 1945. Ma soprattutto credo che sia necessario insegnare ai nostri bambini l'INDIGNAZIONE. Devono imparare ad indignarsi di fronte alle ingiustizie che alcuni fanno passare per cose oneste, devono indignarsi per le violenze di ogni giorno, per le bugie che quotidianamente ci raccontano, per tutto quello che sta rovinando il nostro paese, la loro vita. E anche la nostra.
Buonanotte, caro Gap.
E della televisione ne vogliamo parlare? E' vero che i ggiovani quella generalista forse nemmeno più la guardano, però... non ho seguito i palinsesti, sapete dirmi se, a ridosso del 25, la Rai ha trasmesso film come Roma città aperta? Quando ero ggiovane io lo trasmetteva sempre, così come, alla vigilia delle elezioni politiche, rai UNO, immancabilmente passava film tipo Kapò o sceneggiati come Holocaust (e nemmeno per influenzare subliminalmente il voto, ma giusto per dire: "ogni opinione è lecita in democrazia, tuttavia sia chiaro: i valori, che sottendono al libero dibattito, nella nostra Repubblica sono QUESTI, e non altri")
Io credo che certi valori uno li abbia già dentro. Non è detto che se un genitore trasmette quei valori vengano poi anche recepiti dai figli, come può anche darsi che un genitore non li trasmetta perchè non li ha vissuti ma che i figli li acquisiscano da altre fonti.
Ad esempio i miei non hanno potuto trasmettermi valori legati alla Resistenza perchè essendo del sud ed essendo molto giovani all'epoca l'hanno vissuta marginalmente. A mio vantaggio c'è che ho vissuto per decine di anni nel cuneese, dove come sai il fenomeno partigiano è molto sentito, per cui li ho recepiti in qualche modo, o, per meglio dire, sono potuti venire allo scoperto.
Sentire o non sentire determinati valori è questione di essenza, probabilmente ce ne è poca in giro.
Come genitore di un'adolescente io mi sento... in crisi. Perché è vero che bisogna stare attenti a non fare il lavaggio del cervello, a questi poveri figli (anche perché spesso, anche solo per ripicca, poi te li trovi sulla barricata opposta...), ma a sentire certe risposte date senza un briciolo di vergogna mi si accappona la pelle.
Non è colpa dei libri di storia: alla seconda guerra mondiale arrivavano a stento quelli dei miei tempi, ma forse non era così grave perché, chi più chi meno, avevamo tutti sottomano un paio di "vecchietti", cioè di storici di prima mano.
Questi figli no, come riferimento hanno noi... che non c'eravamo. Evidentemente l'esempio che diamo non è abbastanza buono, se questi giovani preferiscono il mare alla memoria storica (e lo dice una che per un giorno al mare farebbe pazzie).
A volte guardo mia figlia e mi spavento. E va bene, ci sono le amiche e la musica e facebook e... e la storia è una barba che non serve a nulla (secondo lei, ma in parte concordo: se l'avessimo analizzata e studiata per benino, forse certi errori li avremmo pure evitati e/o non rifatti).
Ma la libertà, quella non te la regalano. Forse è presto perché io tragga bilanci, ma non posso fare a meno di fare anche mie le responsabilità di chi questa generazione di "ignoranti voluti" ha creato. Vero che la strada facile è, appunto, più comoda ed allettante... vero che farsi domande è scomodo e le risposte potrebbero implicare comportamenti difficili e soprattutto la necessità di uscire dalla comodità del branco. Ma, accidenti... bisogna che torniamo a scuola. Per noi e per loro - sia i "futuri" che i passati.
ciau.
Posta un commento