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mercoledì 8 aprile 2009

Omaggio all'Abruzzo

Sono qui seduto su una sedia di plastica, con una birra poggiata sul tavolino pieghevole, alle spalle la tenda da campeggio, la tenda dove ho passato tanti giorni lieti con la mia famiglia. Davanti a me la mia casa, o meglio, ciò che ne resta. Sono qui a guardare il mio passato, il mio presente e il mio nebuloso futuro. Guardo la mia casa e vedo la mia vita, la mia già lunga vita fatta di sacrifici, gioie, dolori, soddisfazioni.
Sono qui in un momento di pausa fermo al pallido sole prima del tramonto, del freddo, della pioggia che arriverà e della lunga notte. Un'altra lunga notte di passione, di dolore, di paura. Sì di paura, non ho vergogna nel dirlo. Mi guardo le mani rotte, screpolate, e macchiate di sangue. Le mie mani che non hanno fatto altro che reggere una penna o correre veloci sulla tastiera o girare le pagine di un libro o sfogliare quelle di un giornale o mettere un disco. Mai avrei immaginato che le mie mani potessero fare altro, potessero alzare pietre, macerie nel vano tentativo di portare aiuto agli altri. Mai avrei immaginato di lavorare con tanta lena e così pochi risultati.
Oramai sono passati due giorni. Dopo la prima notte in cui, con mia moglie, ci siamo salvati e vagato e scavato e aiutato come potevamo gli altri, ci siamo sistemati con la nostra tenda da campeggio. La nostra casa, fortunatamente non è venuta giù del tutto, il garage, costruito di recente ha retto e abbiamo potuto tirare fuori l'attrezzatura correndo qualche rischio, ma ci è andata bene.
Non posso dire lo stesso delle tante persone che ci abitavano vicino. Chissà che fine ha fatto la vecchina, curva per gli anni e le fatiche, che tutte le mattine mi salutava mentre andavo a prendere il giornale e lei tornava dalla Chiesa. E il parroco con cui tanto ho discusso e polemizzato davanti ad un bicchiere di vino? Starà consolando le sue pecorelle smarrite, di nome e di fatto, o sarà lui ad essere consolato nel luogo dove aspirava andare? E i vicini che di tanto in tanto avevamo a cena? E il loro bel cane randagio curato ed accudito con amore? E Florin che pochi mesi fa mi ha tinteggiato la cucina? Dove è il suo sorriso beffardo che sfoderava mentre raccontava le storie del suo paese? E Neonila, sua moglie, che curava il vecchio Antonio ormai allettato? Saranno al sicuro con il piccolo Pietro che parlava e giocava con mia moglie con il suo perfetto italiano? Dove sono tutti? Cosa ne è stato della piccola chiesa di campagna che tanto mi piaceva e che mi ispirava una visione della vita diversa. E la cattedrale che conservava in se tanta storia?
Quanto dolore ho visto, quanto ancora ne dovrò vedere! Fortunatamente i miei figli sono altrove, lontani da questa terra amara ma tanto amata. Sono lontani da quando hanno finito gli studi, si sono fatti una vita là dove era possibile trovare un lavoro. Ma quando torneranno dove li metterò a dormire, cosa darò loro da mangiare, sinceramente non lo so e non voglio pensarci adesso.
Guardo la mia casa mentre il sole declina lentamente, come lentamente declina la nostra vita salvo le accelerazioni di un incidente, di una catastrofe. Ecco, la nostra è stata una catastrofe, non certo un fine settimana in tenda e nemmeno al mare, dove ci hanno consigliato di andare tanto è tutto gratis. Sono qui che guardo la mia vita, o ciò che ne resta. Chissà se troverò tra ciò che resta della mia casa i pezzi della mia storia, della nostra vita insieme, della crescita reciproca della nostra famiglia. I nostri libri, la nostra musica, quel ricordo di Praga o quello di Barcellona o le calamite del frigorifero, ognuna con la sua storia, di una persona o di un luogo. Chissà se rivedrò le foto degli amici che nel corso degli anni ci sono stati più o meno vicini.
Scende la temperatura, come lacrime che gelano sul viso, anche il tenue tepore del sole scema, così come scema la voglia di andare avanti. Sarebbe consolatorio lasciarsi andare, lasciarsi vivere fino alla conclusione di questa emergenza, ma non è possibile. Noi abruzzesi siamo forti, o perlomeno così dicono quelli che non stanno vivendo in prima persona questa tragedia. Non è possibile lasciarsi andare quando tanti ragazzi, tante persone sono qui a scavare con noi, a rischiare con noi la vita per trovare ancora qualcuno da salvare. Non è possibile perché i nostri figli e i nostri nipoti devono e dovranno ripopolare questi paesi, questi posti storici. Salgono i morti, la radio che ho recuperato tra l'attrezzatura da campeggio, mi tiene informato, aggiunge dolore a dolore pensare a tutti quelli che stanno provando le stesse mie identiche emozioni. Eppure c'è anche chi in questi istanti dilatati all'infinito si permette di parlare senza rendersi conto di ciò che provoca nei nostri animi. Che differenza con un vecchio Presidente della Repubblica che si recò sul posto di una tragedia con i suoi capelli bianchi e la sua pipa ad incoraggiare e consolare. Che differenza di parole e di toni. Quanto ci manca la sua umanità, i suoi gridi di dolore e di ammonimento verso chi non faceva il proprio lavoro. E' ora di cena, devo abbandonare questa sedia, questa visione della vita che non lascia speranza. Mia moglie mi attende. Un pasto caldo nella tendopoli e poi di nuovo qui, davanti alla casa con alle spalle una tenda, una coperta per coprirmi a controllare che gli sciacalli non mi rubino anche i ricordi e ciò che ci resta della nostra vita e della nostra dignità.

17 commenti:

Bastian Cuntrari ha detto...

Ti voglio bene, Gap... punto.

il monticiano ha detto...

Un vero capolavoro, un post da brividi. Grazie per l'emozione.

il Russo ha detto...

Chissà, chissà quanti di questi pensieri passano nella testa dei tanti abruzzesi sfollati, padri di famiglia, vicini di casa, amici...
Chissà caro Gap se riescono a essere così lucidi, così fieri, così uomini.
E' stato bello per 5 minuti essere accanto ad uno di loro, grazie Marco per ricordarci che, nonostante tutto, siamo uomini.

pierprandi ha detto...

Che posso dire Gap... Un post stupendo, toccante. A presto

Luigi Morsello ha detto...

Eccezionale il commento musicale, diretto da Toscanini è il massimo !
Non ci sono parole adeguate quanto lo è musica per commentare la tragedia dell'Abruzzo !
O.T.: ve lo devo dire: oggi è nato un altro italiamo, Riccardo Morsello, sono diventato nonno !

gap ha detto...

Luigi, tantissimi auguri a Riccardo. Una buona notizia in questi giorni tristi. Che Riccardo possa vivere serenamente e felicemente in una Italia diversa, più giusta e più libera di adesso. Tanti auguri anche ai genitori e a te che sarai sicuramente un buon nonno.

Pietro ha detto...

Quanta tristezza, e quanto questo post fa vedere l'importanza anche delle piccole cose, che diamo sempre per scontate, quando invece non lo sono per nulla

Luigi Morsello ha detto...

Grazie.

luly ha detto...

Che emozione, Gap e quanto dolore.
Grazie.

l'incarcerato ha detto...

Grazie Gap, grazie davvero...

Martina Buckley ha detto...

Parole toccanti. Non riesco ad aggiungere altro.
Un abbraccio

serenella ha detto...

E' bellissimo il tuo post! Grazie!

Anonimo ha detto...

Omaggio stellare.
Un abbraccio
Melo

Anonimo ha detto...

Volevo commentare facendo i miei complimenti, però mi sembra una cosa stupida. Vorrei commentare con la mia commozione per le tue belle parole. Mi sembra meglio. Un caro abbraccio a Gap. Volpina

il monticiano ha detto...

Continuo a passare nel tuo blog per rileggere e per riascoltare.

amatamari ha detto...

Anna ovvero Miss Kappa

http://miskappa.blogspot.com/

vive a L'Aquila, al momento in auto, visto quello che e' successo.
E' una blogger che leggiamo in tanti ed ha espresso il desiderio di continuare ad informarci dalla sua terra.
Per questo stiamo raccogliendo fondi per mandarle un PC portatile con collegamento UMTS, in modo che possa mantenere i contatti con tutti i suoi lettori e dirci un po' più di verità sul disastro rispetto a quella sciorinata dai media istituzionali.
Il quartier generale della raccolta fondi e' da Marina

http://ineziessenziali.blogspot.com/

Passate da li' per sapere come dove e quando mandare il vostro contributo.

Grazie a tutti

La Mente Persa ha detto...

E'la Pasqua più triste della mia vita, dietro le spalle il dolore delle morti, davanti agli occhi le fatiche psicologiche, materiali, di chi dovrà ricomporre una vita dopo aver perduto tutto.
gio