mercoledì 15 luglio 2009

Un futuro disoccupato scrive a un cassintegrato

Ricevo e pubblico con dolore. Fatevi partecipi del problema e fate sapere a Paolo Ferrero cosa pensate, qui .

La mia storia può sembrare quella di un qualsiasi lavoratore che in periodo di crisi perde il proprio posto di lavoro, perché l’azienda per cui lavora non ha più gli introiti degli anni passati.
Beh qual’ è la novità? Penserà qualcuno.
D’altronde in questi anni con gli scandali finanziari di Cirio e Parmalat, la crisi della Fiat che ancora oggi mentre investe negli Usa, minaccia di chiudere gli stabilimenti italiani, di storie analoghe alla mia ne ha viste tante, fin troppe. Storie di rabbia e rassegnazione, dove alla fine a pagare sono sempre i lavoratori, i soggetti più deboli, che una volta licenziati vengono accompagnati come tanti migranti in cerca di diritti, sul volo di ritorno per essere condannati alla precarietà permanente.
In questo autunno era bello sentire nelle mobilitazioni gli slogan “La Vostra crisi non la paghiamo”. E’ sembrato come se ci fosse una voglia di rivalsa verso quel mondo fatto di banchieri, imprenditori e dirigenti vari che ogni volta arrivati al capolinea della loro attività hanno avuto laute liquidazioni invece che il benservito. Già, quello spetta sempre ai più deboli, d’altronde se l’azienda ha fallito è sempre per colpa dei lavoratori sfaccendati, Brunetta docet! Invece i vari dirigenti con i loro sperperi e gli investimenti sbagliati, loro no, loro sono sempre i buoni, l’anima sana del paese. Ah se fossimo in Francia …. ogni tanto sospiro!!!
Però la mia storia è un po’ diversa dalle altre, ha una sua anomalia, perché il mio datore di lavoro si chiama Partito della Rifondazione Comunista. Sì esatto avete capito bene. Il Prc, quello di Ferrero, quello che alle ultime elezioni europee insieme al Pdci di Diliberto ha fondato la lista antiliberista con lo slogan su cui campeggiava la faccia di Ingrao “Se sei di sinistra dillo forte”.
Bé oggi, ancora più di ieri, lo voglio dire sono comunista e di sinistra e per questo mi rammarico perché dopo anni di militanza e sacrifici vedo sotto i miei occhi il fallimento di un progetto, quello della rifondazione comunista. Un fallimento annunciato per qualcuno, ultima speranza per arginare quel forte vento di destra che soffia nel paese, per altri. Per questo qualcuno mi darà dell’illuso perché mi sarei aspettato, convinto da sempre che il lavoro di funzionario non sarebbe durato tutta la vita, ben altro trattamento alla fine del rapporto di lavoro. Avrei pensato che il lavoro in nero, quella piaga che avvilisce buona parte del mondo del lavoro, soprattutto del lavoro migrante, non si sarebbe mai insediato nel Prc.
Purtroppo nei fatti sono stato smentito. Mi sarei aspettato che nonostante non ci fossero gli ammortizzatori sociali per i lavoratori come noi, ovvero lavoratori di un associazione di tendenza, avrebbe provveduto lo stesso partito coerentemente con le dichiarazioni fatte quotidianamente, in particolare nell’ultima campagna elettorale: “Garantiamo a tutti gli ammortizzatori sociali”, tuonava l'ex ministro del welfare.
Invece niente di tutto questo, anzi dalle frasi di Ferrero e co. ormai si evince come alcuni meccanismi criticati a suo tempo nella crisi Alitalia, nella vertenza dei precari Atesia etc. oggi vengano assunti per legittimare una taglio di oltre il 50% dei posti di lavoro. “Siete gente che non lavora”, “Abbiamo finito i soldi”, “Al massimo vi possiamo dare un incentivo di 7000 euro…bla…bla”. A quel punto ho pensato ma allora i disastri del governo Prodi, dell’ignobile esperienza della Sinistra Arcobaleno nonché dell’ultima lista antiliberista, allora siamo noi la colpa di tutto.
Invece i dirigenti, gli stessi che hanno portato la sinistra a scomparire in questo paese, loro in discussione non ci si mettono? Anche loro sono come i manager dell’Alitalia, prendi il bottino e scappa? A noi apparato tecnico era demandato solo un compito operativo: circolari, aggiornamento siti, volantini, manifesti, preparazioni assemblee e manifestazioni. Ma la linea politica e la gestione delle risorse, le composizioni delle liste, la corsa a fare il deputato, il ministro o il sottosegretario chi l’ha fatta invece? Sempre gli stessi, gli stessi che dicono di voler far rinascere la sinistra in questo paese (vedi l'appello per la federazione della sinistra lanciata da Salvi-Diliberto-Ferrero), gli stessi che oggi mi offrono una buonuscita che non corrisponde neanche alla disoccupazione ordinaria di otto mesi (infatti in base alla mia busta paga con la disoccupazione ordinaria andrei a prendere poco più di ottomila euro! Sic!).
Non posso che augurare un in bocca al lupo a tutti noi, soprattutto a chi ci crede ancora alla prospettiva di una sinistra alternativa!

martedì 14 luglio 2009

Sciopero blog (con integrazione)

Avendo del tempo a disposizione, ho fatto un giro su tutti i blog con cui, più o meno assiduamente, sono in contatto. Volevo vedere quanti avessero aderito allo "sciopero" di oggi. Debbo dire che l'adesione è stata alta, con punti di vista diversi, puntualizzazioni e precisazioni su metodi di lotta e contenuti. Bene, comunque, si è scioperato.
Ho avuto modo di commentare, alcuni giorni or sono, in particolare sulle disquisizioni sulla validità della forma di lotta. Come al solito siamo bravissimi a volerci distinguere gli uni dagli altri, a portare avanti le nostre piccole differenze di pensiero e ricreare nel nostro microsmo divisioni e particolarità presenti nel mondo politico italiano.

Qualcuno ha avuto l'idea di fare sciopero e ha creato un logo da diffondere. Ha dato indicazioni, avendo avuto l'idea originaria, sulle modalità di sciopero.

Di conseguenza, onore al merito di chi ha avuto l'idea e si è fatto promotore dello sciopero.
Non ci sarebbero dovuti essere problemi di alcun tipo. Il nostro è un mondo libero e la protesta è contro chi vuole o vorrebbe ridurre i nostri spazi di libertà. Essendo, come detto, il nostro un mondo libero, nessuno ha obbligato qualcuno a seguire alla lettera le indicazioni date. C'è chi ha pubblicato solo il logo senza il link al sito, chi lo haaccompagnato da un breve post, chi ha continuato l'attività e ha lasciato il banner sullo sciopero e c'è anche chi non ha aderito perché in disaccordo con il tipo di protesta.
Tutte le obiezioni possono essere giuste e condivisibili, ma un dato è certo, si è protestato contro un decreto assurdo che limiterà la nostra libertà. Se qualcuno non è d'accordo con il tipo di protesta, si faccia venire in mente qualcosa e la proponga, se valida troverà sicuramente appoggio da altri blogger. Non limitiamoci, come accade in politica, a distruggere il lavoro di altri senza essere in grado di proporre alternative valide.


Vale come replica e integrazione.

... Che segnale era quello, mai ricevuto prima, che d'improvviso vibrava in tutti i canali? Da dove veniva, che messaggio voleva trasmettere, quali benefici o cataclismi preannunciava, quali presagi epocali?
Riuniti in congressi, assemblee, seminari, concistori, gli scienziati più noti ed eminenti si dividevano seguendo le rispettive ideologie, poste come al solito al servizio del potere. Più precisamente, dei detentori del potere. I sapienti dell'ovest, esponenti della civltà occidentale retrograda e reazionaria, dichiararono trattarsi di un segnale emesso dal pianeta Giove. I dotti dell'est, portavoce della civltà del socialismo burocratico e autoritario, discordarono in lettera e numero: il segnale proveniva da Nettuno. Si scambiarono dotte comunicazioni e insulti classici.
Si accese una polemica, si incrociò un fuoco di fila fra Washington e Mosca, fra la destra e la sinistra. Una corrente liberale si costituì, composta di due tendenze principali: quella di centrodestra e quella di centrosinistra. Un violento manifesto radicale riunì diverse tendenze estremiste disposte alla lotta armata su Giove o su Nettuno, non importava dove. le dissidenze si moltiplicarono, furono scritti migliaia di libri, le stampatrici gemettero stampando in caratteri latini, slavi, arabi, ebraici, in ideogrammi cinesi, giapponesi e coreani; si fecero film, videocassette, programmi radio e con sintetizzatori di computer. Un gruppo sconosciuto di teorici sino-giapponesi, lanciò con successo mondiale la sottile teoria del segnale da Plutone, simbiosi di Buddha e Marx. Il dibattito, immenso e decisivo tende a diminuire d'intensità nei paesi ricchi e sviluppati, si dà notizia della possibilità di un accordo a medio termine fra le superpotenze; ma nel Terzo Mondo, ahinoi, il dibattito prosegue, fra reciproche accuse e insulti, le bassezze abituali.

Jorge Amado "Santa Barbara dei fulmini" 1988, Garzanti


domenica 12 luglio 2009

Buena vista social club

Sabato sera siamo andati a sentire il complesso cubano, grazie al regalo delle mie figlie per il compleanno. Inutile fare la storia del gruppo e disquisire su quanti dei componenti originali sono ancora in vita. E' stata una bella serata di musica. Il complesso, formato da ottimi musicisti, ha dato vita a due ore di buona musica e spettacolo al punto di trascinare i tremila spettatori a accennare passi di danza nel piccolo spazio delle gradinate. Personalmente sono rimasto seduto, non sarebbe stato bello vedere un orso che si dimenava, la gente avrebbe potuto spaventarsi e fuggire creando la mitica calca.
Siamo arrivati alle venti, abbiamo parcheggiato con tutta calma a 100 metri dall'Auditorium di Roma, grazie a Renzo Piano per aver creato un posto all'aperto con una acustica ottima, ci siamo fatti un ricco kebab e siamo andati a prenderci il nostro posto numerato con rilassatezza dopo essere passati anche in libreria e, strano, non aver comperato nemmeno un libro.
I minuti di attesa li ho passati guardando la gente che arrivava. Che spettacolo!
1) Ancora una volta ho scoperto che ci sono donne che ce l'hanno (l'organo femminile) di forma diversa, quadrata, sferica, romboidale, a trapezio, a cono finanche a cilindro. Una sfilata di "ce l'ho solo io, fatemi largo". Per alcune si sfiorava il comico, per altre il patetico.
2) Un concerto all'aperto, la cavea dell'Auditorium, non prevede di certo mise particolari ma più di qualcuna non ha retto alla tentazione di sfoggiare abiti sicuramente inadatti per non dire inadeguati. C'era anche una ragazza vestita in perfetto stile cubano, è stata l'unica che è rimasta seduta dall'inizio alla fine senza nemmeno seguire il ritmo della musica. E che dire poi della profferta di carne, tette al vento e cosce all'aria a profusione. Resto del parere, scontentando le vetero femministe, che deve mostrare chi può.
3) Tutti i maschi erano in pantaloni lunghi, scarpe chiuse con calzino, non so dirvi se lungo o corto, piu di qualcuno con giacca leggera o pulloverino. Pochissimi quelli in pantaloncini corti e meno che meno in sandali. L'apparire più dell'essere anche per loro.
4) Che dire dei due signori alle nostre spalle che per tutto il tempo di attesa non hanno fatto altro che parlare ad alta voce dando sfoggio di tutte le banalità e i luoghi comuni che possano albergare nel cervello di un uomo. Dalla storia dei Buena Vista fino all'architettura dell'Auditorium e delle Terme dell'antica Roma. Avrei voluto girarmi e dire loro di finirla di sparare cazzate, come si dice a Roma, se le cose non le sai, salle, prima di aprire bocca.
5) Permane il pessimo vizio di coloro che arrivano in perenne ritardo. Abbiamo visto arrivare alle 21.15 persone che erano già a mangiare il kebeb quando siamo arrivati. Maleducazione e mancanza di rispetto verso gli altri spettatori e i musicisti.
6) Le persone che vanno via prima che il concerto sia finito per evitare la ressa dell'uscita, o quelle che con noncuranza, finta, si avvicinano all'uscita e attendono la fine in piedi per essere i primi che vanno via.

Quanto mi piace parlare male degli italiani, in ogni occasione riescono a dare il meglio del peggio.

giovedì 9 luglio 2009

Tex, come la finocchiona, è di destra o di sinistra?

Ieri sera siamo andati, io, Luz, Punzy, Perfido e altri due amici, alla "Notte bianca contro il bavaglio" lanciata da Padellaro, Travaglio e altri per la presentazione del giornale, sempre di Padellaro, Travaglio e altri, Il fatto quotidianio, qui la cronaca della serata con video (vi raccomando gli interventi di Bergonzoni e Colombo). Pubblicando il link all'evento, diventa superfluo un mio dilungarmi in commenti, solo due parole per rimarcare la massiccia presenza di giovani, la maggioranza degli intervenuti, che non avendo trovato posto all'interno del locale hanno seguito tutta la serata su maxischermo seduti per terra davanti l'Alpheus su un manto stradale talmente caldo da far venire le .....

E nemmeno trovo sia il caso di aggiungere altre parole intorno e sopra l'evento mediatico del momento, Il Berlusconi show, che si sta tenendo a L'Aquila. Però vi segnalo, sperando che qualcuno lo pubblichi su Youtube, il servizio di Ida Colucci del Tg2 da L'Aquila nel telegiornale delle 13. Altro che culto della personalità di staliniana memoria, ella è riuscita a fare meglio, tutto bello, tutto grande, tutto perfetto, anche il concerto dell'Orchestra della cittadina abruzzese andato deserto. Gli invitati erano a dormire.

Allora parlerò del Texone n. 23 intitolato Patagonia.
L'indomabile Tex, accompagnato dal solo figlio Kit, questa volta ci porta nella lontana, per lui e per noi, Patagonia del titolo, chiamato nel Sud del mondo da un amico conosciuto in Messico. L'espansione dell'Argentina incontra l'ovvia opposizione delle popolazioni native, e, come già accaduto nell'emisfero Nord, si corre il rischio che tutto si risolva in un bagno di sangue. Il seguito, un misto di fantasia innestato sulla realtà, se volete lo saprete spendendo 5.80€.
Ciò che mi interessa, oltre a dire che come al solito la storia è interessante perché porta alla conoscenza di molti un pezzo di storia pressoché sconosciuta, ben scritta e disegnata da Mauro Boselli e Pasquale Frisenda, è sciogliere il dubbio, che va avanti da molti lustri se Tex è di destra o di sinistra.
Avendo perso questi due termini, in questo particolare momento storico una parte del loro significato, cambio il quesito in: "Chi avrebbe votato Tex alle Europee?" o, meglio ancora, "Quale politico potrebbe impersonare il Tex nostrano?"
Tex, altresì detto Aquila della Notte, è un capo Navajo, ma nel contempo è un Ranger, quindi un uomo d'ordine. Combatte i cattivi, siano essi ladri, assassini, indiani ribelli riunitisi in bande che compiono efferati delitti, trafficanti d'armi e di pelli, bari, grassatori e ladri di bestiame, finanche personaggi al limite della fantasia come Mefisto. Quando si parla di tribù indiane da delocalizzare (licenza linguistica non autorizzata, tanto siamo nel paese delle libertà), gli uomini di governo più aperti, invece di mandare subito l'esercito, mandano prima Tex e i suoi pards a convincerli che prendendolo nel di dietro da loro è meno doloroso che da parte delle Giacche Blu.
E' quindi un personaggio dai molteplici aspetti, garantista, giustizialista, porta avanti le sue idee, più che spesso con le mani, di rado con il coltello, e quasi sempre con fucile e pistola. Ma è un campione nella difesa degli indiani dai bianchi cattivi.
Ora, secondo voi, chi potrebbe essere il Tex della politica italiana? E in quale schieramento lo potremmo trovare?


Per i pigri che non hanno intenzione di vedersi il filmato della serata di ieri, ecco un piccolo estratto.

lunedì 6 luglio 2009

Sarchiaponi della politica

Ieri ho ricevuto un mail da Ignazio Marino che mi annunciava la sua decisione di candidarsi alla segreteria del Pd. Ho risposto che, pur condividendo alcune delle cose che lui dice e porta avanti, non sono iscritto al Pd e nemmeno lo sarò mai.
La corsa alla segreteria del Pd non è cosa che mi appassiona e mi toglie il sonno, anzi mi annoia e mi provoca un torpore da pennichella pomeridiana. Mi annoiano i candidati, Bersani un po' meno di Franceschini, Marino un po' meno di Bersani perché è l'unico che non ha bisogno della politica per sentirsi realizzato e gli riconosco di conseguenza un'onestà di fondo. Infatti mi chiedo chi glielo fa fare a prendersi una rogna simile. Poi penso, con idee diverse e fini diversi, è lo stesso motivo che spinge altre persone a fare politica. Di conseguenza se fossi un iscritto al Pd potrei votare per Bersani, politico di lungo corso e già abbastanza stantio o Marino, cattolico più aperto di tanti uomini della sinistra ex comunista.
Quanto ai giovani piddini che tentano di salire alla ribalta, non posso fare a meno di volgere il pensiero alla Serracchiani, astro fulgido che ha raccolto una gran messe di voti alle europee solo per aver avuto il coraggio di dire cose talmente ovvie che gli altri dirigenti del Pd non avevano avuto idea di pronunciare. Ma gli uomini/donne nuovi del Pd mi fanno anche venire in mente il Sarchiapone. Tutti sapete la storia di questo mitico animale che tutti conoscono ma nessuno ha visto. Ecco, i volti nuovi del Pd, e non solo, sono come il sarchiapone, tutti sanno che esistono ma nessuno li ha visti.
Invece abbiamo visto lo spreco di denaro pubblico che si è fatto a L'Aquila per organizzare il G8. Se prendete un qualsiasi giornale potrete leggere cosa è stato costruito , prendiamo ad esempio il museo, per rendere la caserma della GdF di Coppito, un luogo adatto ad ospitare i "grandi" della terra. Pensate ora a cosa si sarebbe potuto fare per i terremotati investendo quelle risorse economiche ed umane nella ricostruzione.
Abbiamo visto anche il mitico Giovanardi accorgersi che c'è da sanare la situazione delle badanti e delle colf che andrebbero rispedite a casa perché colpevoli di immigrazione clandestina lasciando anziani da pulire e da sfamare e case da riordinare e camicie da stirare. Indipendentemente dalla gravità delle legge approvata, nessuno aveva pensato alle badanti prima di varare la legge?
E che dire dei quarantamila, non ricordo su che giornale ho letto la cifra, posti di lavoro persi da immigrati che nessuno computa nei totali dei lavoratori rimasti a casa per la crisi?
Ma tutto va bene e chi dice il contrario è un disfattista, e oggi, al Tg1 di Minchiolini, ci è toccato sentire Cicchitto ribattere le dichiarazioni di D'Alema su scenari imprevedibili di un ipotetico dopo-berlusca con la frase che ci si basa su foto taroccate.
Abile modo per screditare le foto già uscite e quelle che i giornali inglesi pubblicheranno nei prossimi giorni. Preventivamente iniziano a dire che sono taroccate in modo che quando si vedranno il popolino, perché gli italiani nella loro maggioranza sono un popolino, avrà nella testolina già un giudizio preconfezionato: "Tanto sono foto taroccate per screditare il premier da parte della cospirazione planetaria contro il nostro amato presidente del consiglio"
Sabato mattina sono andato a fare un Gap, Gap al Gap, in un quartiere del mio paese dove la ben scarsa classe politica locale si fa vedere solo in occasione delle elezioni amministrative. Eravamo convinti che come prima volta avremmo fatto un buco nell'acqua. Purtroppo, o per fortuna, non è stato così, abbiamo venduto tutte le patate, molti chili di pasta e anche il caffè, abbiamo parlato con tante persone e diversi ci hanno ringraziato e promesso la loro partecipazione al Gas e ai prossimi Gap, anche come parte attiva. Non mi entusiasmo della cosa, ma forse è un metodo per far uscire le persone di casa, di scollarle dal televisore e far condividere loro le difficoltà economiche che molti vivono come una vergogna. Sapere che i loro problemi economici sono comuni anche ai vicini di casa potrebbe creare una solidarietà nuova.

venerdì 3 luglio 2009

E' una questione culturale


Avevo intenzione di inserirmi nel dibattito sull'ultima porcata approvata dal nostro (??) parlamento evitando di ripetere cose già dette e riportate con maggior dovizia di particolari sui quotidiani. Volevo farlo pubblicando un testo di Pasolini che parla di immigrazione, ho desistito dopo aver pensato che poteva essere stato già utilizzato ampiamente, una breve ricerca su google mi ha confermato i dubbi.
Ma il vedere pubblicato quel testo senza che nessuno o quasi abbia rispettato l'impaginazione dell'autore o la corretta citazione della provenienza mi ha stuzzicato per scrivere di altro.
Su molti blog, il mio compreso, vengono pubblicati estratti da libri, racconti, poesie e da giornali per non parlare di Wikipedia, molti non hanno nemmeno l'accortezza di controllare la fonte.
Dato che la causa della situazione italiana è anche, forse soprattutto, culturale, non si fornisce un buon servizio al lettore pubblicando scritti senza rispettare il pensiero originario dell'autore, è un tradire lo spirito del prodotto iniziale. Essendo noi, come va di moda dire adesso, i fruitori finali, avremmo bisogno di una presentazione di ciò che riprendiamo da altri. Non obbligatoriamente un commento, ma una semplice copiatura fedele del testo e l'indicazione da dove è tratto per dar modo a chi legge di approfondire e trovare il pensiero originale dell'autore stesso.
I versi in questione, che iniziano con "Alì dagli occhi azzurri", sono tratti da Profezia di Pier Paolo Pasolini, testo molto lungo e di cui i versi sono solo la parte centrale, e dedicati "A Jean-Paul Sartre, che mi ha raccontato la storia di Alì dagli Occhi Azzurri". Il componimento fa parte del libro "Poesia in forma di rosa".

Mi si potrebbe dire che con tutti i problemi che abbiamo questo è sicuramente minore, ma sarebbe sbagliato, profondamente sbagliato.

mercoledì 1 luglio 2009

Cinismo

Avendo per il momento qualche ora da perdere, ho ripreso in mano un numero di Magazine, settimanale del Corriere della Sera, della settimana scorsa, in copertina porta la data del 25 giugno. A pag. 91 c'è l' articolo di Cesare Fiumi. Nei suoi testi porta alla ribalta piccole storie di vita italiana che di solito si perdono nella miriade di notizie di cronaca più o meno nera.
A volte la casualità dà vita ad un cinismo inverosimile. Fiumi narra, questa settimana, la storia di tre persone, il signor Giuseppe, il signor Armando e il signor Oliviero.
Giuseppe, 51 anni, è di Torino; Armando, 63, di Carnate in Brianza, Oliviero, 63, di Milano. In comune hanno solo una cosa, hanno perso lavoro. Sono vittime, come dice Fiumi, di "Quel mancamento che ti stronca", che, anche se non hai colpa, ti fa sentire inadeguato alla vita. Inadatto a questa società che Berlusconi ancora dipinge come la migliore e che, invece, una gran quantità di catastrofisti a cui andrebbe tappata la bocca dipinge in maniera reale.
Sono tre persone, dice ancora Fiumi, "tre epiloghi, freschi di cronaca, in un milione di storie, tante quante sono le persone che - secondo Confindustria - hanno perso o perderanno il lavoro, finendo licenziate o in cassa integrazione".
Giuseppe si è trasformato in rapinatore, dieci colpi in un anno con pistola finta e coltello mai tirato fuori dalla tasca; Armando, senza lavoro da Pasqua non ha detto nulla in famiglia, il primo giugno è scomparso e lo hanno ritrovato alla mensa Caritas di Bologna; Oliviero "ha scelto un'altra strada: quella che si scorge dal terrazzino in cima ad un condominio di via Velletri" a Milano.
Mi chiedo: all'inguaribile dispensatore di sogni e bufale che ci governa, nessuno ha avuto il coraggio di sottoporgli queste tre storie? Nessuno dei suoi tirapiedi ha nulla da dire? Nei catastrofisti va messa anche la Confindustria, notoria organizzazione di estrema sinistra che difende i lavoratori?
Ma veniamo all'involontario cinismo di Magazine. Da pag. 96 fino a pag. 103 il settimanale ci propina una serie di articoli sulla moda. Il primo, su un tale Philippe Starck e i suoi "abiti immortali", inizia dicendo che il signore in questione ha ben 27 moto, non ho letto oltre. Il secondo, pag. 98, intitolato "Il trionfo della giacca", è illustrato da una foto di Lapo Elkann impegnato nella promozione della sua linea "Italia Independent Lapo Style", e via di questo passo fino a pag. 106 con dovizia di foto e tendenze della moda. Fortunatamente non mettono i prezzi degli articoli illustrati.
Non penso occorra dire altro.

P.S. Avevo pensato di mettere una delle ridicole foto di Lapo ma ho pensato fosse meglio rendere merito a Cesare Fiumi.
P.S. 2 La mia situazione non influisce minimamente nella scelta del tema di questo post. Non vorrei dover ripetere questa avvertenza tutte le volte che pubblico qualcosa.

I miei auguri



Ho fatto una brevissima incursione nel blog di Gap, anche se non gli frugo mai nelle tasche alla ricerca di bigliettini amorosi né tantomeno gli leggo gli sms, ma oggi lo faccio e gli auguro un buon compleanno speciale a questo marito giovane, cassaintegrato, splendido padre, brontolone cronico!

venerdì 26 giugno 2009

Domani

Domani, sabato 27 giugno 2009, la sveglia suonerà alle 7.45, mi alzerò, non subito, mi farò una doccia poi la colazione con Luz e andrò a lavoro. Intorno alle 9.30 sarò al giornale, chiamerò il mio collega e andremo a prendere il caffè, ci accenderemo una sigaretta e torneremo in redazione. Con R. e S. ripasseremo alcune procedure del mio lavoro che loro dovranno saper fare, due chiacchiere con Ro. e verso le 13-13,30 andrò via. Andrò via per non rimettere più piede, stando alla situazione attuale, nella sede del giornale che mi ha visto entrare per 33 anni 1 mese e 11 giorni, non sono in grado di calcolare le ore.
Domenica non lavorerò, lunedì a Roma è festa , San Pietro e Paolo patroni della città, martedì prenderò un giorno di ferie. Dal primo luglio sarò in CIG, cassa integrazione guadagni. Nella mia vita lavorativa è la seconda volta che ciò accade. La prima fu nel lontano 2000, precisamente il 27 luglio, quando, durante un'assemblea ci fu comunicato, abbastanza brutalmente che il giorno dopo il giornale non sarebbe uscito, si chiudeva. Fu una cosa traumatica per tutti noi, organizzammo l'occupazione della sede, i turni di guardi, ricevemmo la solidarietà, ricordo un titolo del Secolo d'Italia: "Ridateci i nostri nemici", di tutti, lettori, politici, colleghi e altro ancora.
Per molti di noi quel giorno si ruppe qualcosa che a forza avevamo voluto mantenere in vita. Il nostro rapporto con il Pci si frantumò definitivamente anni dopo la morte del partito stesso. Quella chiusura fu l'ultimo atto, l'ultimo strappo con la storia nostra e di milioni di persone. Avevamo, chi più chi meno, tentato di mantenere in piedi un legame che si era deteriorato sempre più, anche in chi credeva nelle scelte fatte dagli eredi del Pci. E non mi vengano a dire che la mia analisi è sbagliata, mentire a se stessi è una cosa che lascia il segno nel profondo.
A marzo del 2001 l'Unità rinacque sotto la direzione di Furio Colombo e Antonio Padellaro, noti ex comunisti lanciatori di molotov negli anni della contestazione. Almeno con loro si riapriva con delle idee chiare, lotta dura contro Berlusconi visto come un pericolo per la democrazia. Ma a molti dell'allora Pd anche Colombo non andava bene e lo dimisero. Lasciò le redini a Padellaro che continuò sulla stessa linea. Ma evidentemente ancora non erano contenti. Il 25 agosto 2008 arriva il nuovo direttore, Concita de Gregorio da Repubblica. A questo punto la breve cronistoria si ferma perché gli eventi sono talmente freschi e i commenti si fanno con ponderazione.
In 33 anni ho visto tanti direttori, anche Renzo Foa scomparso da pochi giorni, ho conosciuto tante persone degne e altre meno. Sugli amministratori degli anni passati stendo un velo impietoso, anche la pietà bisogna meritarsela. Su quelli recenti, invece un velo pietoso, nulla mi vieta di scoperchiare i sepolcri in una fase futura.
Dal primo luglio sarò in CIG, insiema ad altre 27 persone tra poligrafici e giornalisti spalmate in due anni, senza calcolare precari e collaboratori già scomparsi all'orizzonte. Nonostante tutto non sono né depresso, né triste, né incazzato. Era una cosa che aleggiava sulle nostre teste da molto, troppo tempo, è come quando tuona e fulmina ma non piove mai, alla fine tanto tuonò che piovve. Apriremo l'ombrello, l'ombrello della famiglia, dei piccoli risparmi, del selezionare i ricordi belli e rimandare oltre quelli brutti.
Nonostante tutto mi ritengo un privilegiato perché la mia CIG è "propedeutica al prepensionamento", bella frase vero? In parole povere ti viene detto: "Costi troppo, siamo troppi, vai in CIG e poi in pensione", e per fortuna che in Italia abbiamo la CIG, ve lo immaginate Gap a 53 anni che cerca lavoro quando in giro ci sono tanti tanti laureati che conoscono le lingue, parlano con il computer a spasso?
Io andrò in pensione, ma come faccio a non ritenermi fortunato se penso alle mie figlie, a molti amici, anche blogger, che la pensione non la avranno mai e se l'avranno servirà solo a non morire di fame?
Odiavo Pollyanna con il suo "gioco della felicità", vale a dire vedere il bello e il buono ovunque. Le avrei sparato in mezzo alla fronte. Perché debbo sentirmi in colpa se sto male anche se c'è chi sta peggio? Questa morale cattolica che ci parla di un mondo migliore quando saremo morti mi fa vorticare le cose del precedente post. Non mi piace pensare al povero tra i poveri, vorrei che tutti fossimo uguali in vita, perché dopo non sappiamo cosa c'è e se c'è. E se ci fosse qualcosa, lo prenderemmo nel culo anche nell'aldilà. Ho divagato, ma sono tante le cose che mi frullano nella testa che non riesco a star loro dietro.
A tutti i precari, sotto occupati, senza pensione e diseredati in genere dedico questa canzoncina, perché sorridere è sempre meglio.



P.S. E Berlusconi continua a dire che vanno tappate le bocche dei giornali che danno informazione sulla crisi e sulle cose che non vanno in questa Italia malata arrivando a suggerire anche il metodo di killeraggio, tagliate loro la pubblicità.
E poi ci scandalizziamo della Birmania o dell'Iran. Tempi bastardi si avvicinano sempre più.

sabato 20 giugno 2009

Pale d'elicottero

Il marciapiede era affollato, come era solito il sabato pomeriggio, tutti erano usciti per andare a far compere. Senza un soldo in tasca ma il rito dello struscio e degli acquisti non poteva mancare. All'improvviso si voltarono tutti verso un' unica direzione, tutti con lo sguardo a due metri da terra. Ciò che vedevano li aveva lasciati a bocca aperta e occhi spalancati. Un uomo si librava a due metri da terra e si muoveva velocemente, dai pantaloni, alla fine dei pantaloni, praticamente sui piedi usciva dell'aria fredda che stemperava la temperatura afosa della giornata estiva. All'altezza del cavallo, dove i coatti mettono l'ovatta per ingrandire gli attributi, si vedeva un rigonfiamento abnorme. Tutti erano basiti, nessuno parlava e facevano spazio all'uomo che avanzava. Solo un giovane ebbe il coraggio di rivolgersi con una domanda impertinente: "Ma cosa ha tra le gambe, un motorino?". La risposta secca e gelida come l'aria che fuoriusciva dai calzoni fu: "No, sono le palle che mi vorticano come pale d'elicottero".
Accelerò e scomparve all'orizzonte portando scompiglio in altre strade.