giovedì 19 novembre 2009

Ascoltaci, Bersani: quella è la tua gente

Cercavo, ieri, le parole per dire perché il Pd dovrebbe scendere in piazza il 5 dicembre e non le trovavo, o meglio erano in me ma non le articolavo nel modo giusto. Stamane mi viene in soccorso una professionista della parola, Lidia Ravera.
Su l'Unità la scrittrice argomenta in maniera condivisibile l'appello a Bersani e a tutto il Pd.

Non ho votato Bersani segretario, ma Bersani è certamente un segretario di tutto rispetto. Ha il curriculum giusto, il piglio, l'autorevolezza e il timbro vocale. Perfino quell'accento, che parla di emilia rossa e Romagna nazional popolare, sono perfetti per il ruolo. E se mette in fuga un po' di "folgorati sulla via del Vaticano", per me va benissimo. Di più: penso che si può fare un po' di strada insieme. Noi, cittadini attenti e probi, preoccupati per lo stato in cui versa la democrazia nel nostro Paese e loro, dirigenti e militanti del maggiore partito di opposizione al Governo che è responsabile di questa deriva. Non ci aspettiamo di essere festeggiati (non lo faceva neanche il Pci buon'anima, quando gli portavamo, anni fa, critiche severe, ma anche idee e voti), ma considerati sì. E' chiedere troppo? No.
Allora: ascoltaci Bersani. La manifestazione del 5 dicembre, con quel titolo, "No Berlusconi day", che richiama uno stile, ne convengo, un tantino "qualunque", è, tuttavia, una manifestazione sacrosanta. Esprime un rifiuto netto verso l'operato di un uomo che da troppi anni si fa beffe delle regole, impone la sua sottocultura maschilista e arretrata, condiziona l'informazione l'economia e la politica esercitando un dominio, inaccettabile, su troppa parte dei mezzi di comunicazione, usa la sua ricchezza di incerta provenienza per schiacciare ogni possibile pluralismo. Ma esprime anche, e non è secondario, un grido di dolore spontaneo, collettivo, che nasce dal basso e si diffonde in rete. Ascoltaci, Bersani: quella è la tua gente. Anche se magari vota Di Pietro, anche se ha simpatia per Beppe Grillo, anche se non ha più simpatia per nessuno e riesce soltanto a gridare: "basta", al colmo dell'avilimento e della delusione. Vacci, in mezzo a questa gente, Bersani. E' lì la massa. O non ve ne frega più niente di essere un Partito di Massa?

Che io non sia vicino al Pd chi mi legge lo sa bene. Ma che occorre fare i conti e affidamento su questo partito, per costruire un'alternativa credibile all'attuale classe dirigente, non sfugge a nessuno. Ma come poter riporre fiducia se ad ogni piè sospinto il Pd riesce a fare distinguo e precisazioni che lo portano ad essere sempre più lontano dalla mitica base? Anche la Ravera non è organica ma è sicuramente più vicina di me al Pd. E non è la sola a rivolgere inviti ed appelli al partito a calarsi tra la gente e a recuperare un rapporto ormai talmente sfilacciato che richiederà anni e duri sacrifici per ricostruirlo.

sabato 14 novembre 2009

I servi-nati

In un paese ormai volto verso una dittatura "democratica", dove il dittatore non fa altro che piegare alle sue logiche di potere e di salvaguardia la legge, l'economia e tutto ciò che gli fa comodo, non è esente da colpe il popolo. Anzi il popolo è il maggior responsabile della situazione in cui ci troviamo.
Per chi ha l'animo di un servo, la sola pace, la sola felicità è nell'avere un padrone; e nulla è più faticoso, e veramente, spaventoso, che l'esercizio della libertà. Questo spiega l'amore di tanti schiavi per Berlusconi: questa mediocrità divinizzata, necessaria per riempire il vuoto dell'animo, e calmarne l'inquietudine con un senso di riposante certezza. Per chi è nato servo, abdicare a se stesso è una beatificante necessità.
Ma questi servi nati hanno anch'essi la loro piccola coscienza morale, che vuole qualche piccola giustificazione; e un loro piccolo, e tuttavia esasperato, senso italiano di teatrale dignità, che ha bisogno di velare di pretesti il vuoto e la paura. Questi servi nati hanno sempre trovato delle ottime ragioni per la loro viltà, che non era, no, viltà, ma, volta a volta, amor di patria, desiderio di ordine, senso di responsabilità, dovere di "tradizione spirituale", e così via.
Per potere, in tranquilla coscienza, abdicare a se stessi, essi hanno sempre trovato pronta una necessità storica. Poiché si voleva un Dittatore, un Padre che assumesse su di sé la viltà universale, tutte le situazioni diventano per costoro stati di emergenza. L'Italia è in stato di emergenza per consentire a costoro di essere vili senza rimorso.
C'è qualcuno che ha avuto la strana idea di battersi e di morire per la libertà. C'è qualcuno che oserebbe credere che il popolo italiano sia un popolo maggiorenne, capace di creare forme nuove del suo Stato, e di mostrare come si può essere liberi anche soffrendo la fame. Costoro, è evidente, "non sono sufficientemente coscienti della gravità della situazione in cui si trova la vita, anzi le possibilità di vita del Paese"; costoro non hanno "un sufficiente senso di responsabilità". essi non sanno che, ancora una volta, bisogna salvare l'Italia; che cioè non si deve cercare di essere liberi, cosa pericolosissima, ma che "si tratta di tenere la nave a galla".
I buoni italiani, maestri nell'arte di galleggiare, rimandano a un domani indeterminato la nuova navigazione "quando i navigatori si dedicheranno a riparare le avarie, raddrizzare verso il cielo l'albero di maestro e di trinchetto, spiegare al vento e alla luce del nuovo sole le vele gloriose (?) e la disciplina, l'ordine, il comando (le sole cose a cui il loro cuore anela) saranno nuovamente stabilite dalla libera volontà dei navigatori fatti esperti dalla prova superata".
In attesa della disciplina dell'ordine e del comando futuri, ci si può intanto riposare sulla disciplina, l'ordine e il comando presenti.
Ma vi è certamente qualcuno che non vuol permettere ai servi-nati nostrani di salvare ancora una volta l'Italia. Vi è certamente qualcuno che ritiene calunniose per il popolo italiano le paure dei servi-nati. Vi è qualcuno che vede qualcosa di più e di meglio che "le questioni personali, le rivalità fra individui e fra partiti, le lotte di competenza fra autorità, l'accaparramento di posizioni che si credono di comando".
Vi è qualcuno che non ha paura della libertà, e che potrebbe anche perdonare la viltà dei servitori-nati, se poiché non sanno vivere, sapessero almeno scrivere. Ma, ahimè, questi difensori della "tradizione spirituale e storica" hanno perduto anche la sola tradizione che avrebbero dovuto difendere, quella dei letterati cortigiani.

***
Il testo corsivo sopra riportato non è mio ma di Carlo Levi, che mi perdonerà per aver leggermente modificato il suo scritto originale. Levi quando scrisse queste righe si riferiva al Duce e, in particolare, rispondeva a Ivanoe Bonomi, democristiano presidente del consiglio negli ultimi mesi del 1944. Levi pubblicò questa replica il 2 novembre del 1944 su la Nazione del Popolo, quotidiano del Comitato Toscano di Liberazione Nazionale. Tra virgolette le parole di Bonomi. Il tutto è stato tratto dal libro
Carlo Levi
La strana idea di battersi per la libertà
Dai giornali della Liberazione (1944-1946)
A cura di Filippo Benfante
Edizioni Spartaco, 2005, € 12

Le modifiche da me apportate sono solo la sostituzione del Duce con Berlusconi e qualche tempo verbale. Ciò che scrive Levi è di una attualità sconcertante che non ha bisogno di ulteriori parole.

Autoritratto

giovedì 12 novembre 2009

Cosa ci impegniamo?

Il Monte di Pietà di Roma in una antica stampa


I blogger più giovani sicuramente non hanno una conoscenza approfondita del "Monte di Pietà" o "Banco dei pegni". Per una volta segnalo la pagina di Wikipedia che offre una ricostruzione storica sufficientemente articolata.
Noi di mezza età lo conosciamo bene perchè l'abbiamo incontrato in numerose pellicole del neorealismo italiano e non solo. Parlare del Monte di Pietà era come parlare della povertà e tale era chi vi si doveva rivolgere per poter tirare avanti. Al Banco si impegnava l'oro (chi lo aveva), i vestiti, le lenzuola, le coperte, i propri miseri beni insomma, in un vano tentativo di avere qualche soldo che potesse permettere di tirare avanti e recuperare un minimo di speranza . E' un'istituzione che non ha mai conosciuto crisi perché i poveri ci sono sempre stati e sempre, purtroppo, ci saranno.
Oggi, per radio, ho ascoltato la pubblicità di una banca che magnificava il proprio Banco dei Pegni. Che c'era si sapeva, che veniva utilizzato anche, ma che si arrivasse a fare la pubblicità per dare la possibilità ai poveri di impegnare le ultime cose è un passo avanti, verso la fine.
Di solito si sente parlare di conti di tutti i tipi: on line, per le imprese, per i giovani, per gli studenti, un conto per ogni possibile cliente. Ora, in tempo di crisi, già superata agli occhi di Berlusconi , si pubblicizza l'ultima ratio, impegnatevi anche le mutande perché non vi resta altro. Siete poveri? Venite a noi e vi daremo due euro per mangiare, se poi quello che avete impegnato non riuscirete a riscattarlo chissenefrega, resterà a noi e voi sarete sempre più poveri.
A noi banche se i tre milioni di poveri diventano quattro o cinque non interessa nulla. Il nostro unico credo è il profitto e questo non guarda in faccia nessuno.
Impegnate, impegnate che noi facciamo i soldi.

martedì 10 novembre 2009

Il negazionismo non ha spazio nel mio blog


D.D. "Ma cos'è questo luogo? Dove siamo? Chi sono quei mostri?"
"Fai troppe domande! E comunque loro sono solo ricordi!", " Sono ciechi e sordi! Non ti sentono e non ti vedono ... Possono solo fiutare il tuo odore!"
D.D. "... perché quelle creature , quei ... ricordi, ce l'hanno tanto con me?"
"Perché puzzi, puzzi di speranza. E loro appartengono al passato".

Le frasi sono estratte dal primo racconto del "Dylandoggone" n. 18 in questi giorni in edicola.
Un primo racconto che ci porta in un incubo dove strani esseri con una svastica disegnata su una tunica, i ricordi, perseguitano l'investigatore dell'incubo.
In molti, in troppi, non sono e non vogliono essere perseguitati da questi ricordi, anzi, questi ricordi non hanno ragione di essere perché non esisterebbe il motivo di averli.
Non mi metterò qui a rifare la storia del nazismo e dei campi di concentramento, delle persecuzioni razziali basate su pregiudizi e banalità che hanno portato all'aberrazione dell'uomo.
Io puzzo, puzzo di speranza e i "ricordi" li ho e li combatto. Voler negare che la Shoah ci sia stata è una scelta consapevole di negare la storia e il nostro passato. Non condivisibile, inaccettabile. E chiunque capiti sul blog lo dovrebbe capire alla sola vista della testata, di conseguenza certe idee in questo luogo virtuale non saranno mai ben accolte né tollerate.


P.s. Questo post è dedicato ad un commentatore di un precedente scritto, non lo cito perché non è mia intenzione portare avanti la polemica, ma spero che lo legga in modo che sia chiaro il mio pensiero.

lunedì 9 novembre 2009

C'è muro e muro


Poche parole sull'evento prinicpe di questi giorni: la caduta del Muro di Berlino, notate le maiuscole.
Ciò che penso della caduta del muro e delle sue conseguenze lo potete trovare in diversi post precedenti, per vostra comodità qui trovate un lungo riassunto.
Non mi unisco al coro plaudente alla caduta, e le motivazioni, oltre a quelle nel post indicato, sono di una fondamentale disparità nel riconoscere i diritti alle persone che abitano questo pianeta. Abbiamo deprecato l'esistenza del muro perché divideva i tedeschi, le loro famiglie, aveva distrutto gli affetti e le amicizie e i normali rapporti e causato vittime tra coloro che volevano scavalcarlo verso la "libertà". Di conseguenza tutti contenti.
La testata di questo blog riporta un disegno, Andala e il Muro Palestinese che vuole rimarcare la divisione tra lo stato di Israele e i loro vicini espropiati della terra, delle risorse, degli affetti e, direi senza tema di esagerare, della loro vita. Quando potremo gioire dell'abbattimento di questo muro che sembra non riguardare nessuno? Tantomeno la diplomazia internazionale.
E che dire del muro anti immigrati che divide gli Usa dal Messico?
Per vedere cadere questi muri dobbiamo attendere che Israele e il Messico diventino delle pericolose enclave comuniste?
Perché nessuno tra i nostri tanti commentatori televisivi ha il coraggio di porre il problema sul piatto del dibattito? Non mi rispondete, la domanda è puramente retorica.

Il muro americano

giovedì 5 novembre 2009

Cristo e la laicità

Rinuncio a un post facile facile su sul vispo Vespa e il nanoscurodellademocrazia per dedicarmi a una riflessione sulla religione.
Che il cattolicesimo attraversi una crisi di vocazioni da ormai lungo tempo è certificato e acclarato, al punto che quelle donne vestite con tanto di copricapo che nasconde i capelli sono quasi tutte asiatiche, in particolare filippine, o nere africane. Sarebbero come le badanti se ci fossero suore provenienti dall'Est Europa. E lo stesso vale per i preti, chi di voi non ha visto almeno un sacerdote straniero officiare messa sui nostri patrii altari? E che dire della dismissione di conventi o la riconversione in case per vacanze con la scusa dei ritiri spirituali? Esistono due volumi, "Guida ai Monasteri d'Italia" e "Guida ai Monasteri d'Europa", editi da Piemme, che danno tutte le indicazioni del caso per chi volesse trascorrere qualche giorno di vacanza, anche senza il ritiro spirituale per ritrovare la pace e Dio. Hanno solo un punto a sfavore, l'orario di rientro.
Nonostante questa crisi palese il potere del Vaticano non scema, anzi, esso tenta di espandersi in maniera forte utilizzando i moderni mezzi di comunicazione.
Non elenco i preti, vescovi e cardinali assurti alla notorietà per le loro frequenti apparizioni in televisione e non solo per parlare di Dio e della Fede. Vanno in tv per discettare di tutto ciò che è discettabile. Portandosi dietro le loro idee e il loro conformismo d'antan senza fare il minimo sforzo di comprendere che i tempi sono cambiati così come l'etica, il comune sentimento del pudore, il grado culturale degli uomini e altro ancora. La loro smania di condizionare quelli che vorrebbero fossero solo sudditi, rasenta l'oppressione come già avvenuto nei secoli scorsi, non si usano più le armi ma le idee per mantenere i fedeli in una perenne condizione di mediocrità, in perenne stato di sudditanza mentale.
Basti pensare all'appoggio che la Chiesa ha dato agli oppositori della legge sulla procreazione assistita o alla vergognosa presa di posizione sull'Aids e i preservativi in Africa e non solo. Tanto mica muoiono loro, muore "solo" qualche negro, qualche asiatico o qualche derelitto. Peccato che quel "qualche" valga migliaia di persone.
Mi stupisce che ci si stupisca che in Italia ci sia chi si è scandalizzato per l'idea del governo di proporre appello alla sentenza che dice di togliere il Crocifisso dalle aule.
Per assurdo ho sentito dire in tv che quel Crocefisso non fa male a nessuno, "è tradizione". Se fossi un credente mi incazzerei come una bestia. Tradizione un tubero, è il massimo della rappresentazione del sacrificio di Gesù per salvare l'uomo, quindi come si può dire che è tradizione? Che è un costume popolare dell'Ottocento? E' la sagra della cipolla? Se fosse solo una consuetudine non ci dovrebbero essere problemi a toglierlo, le abitudini si cambiano e si rinnovano.Cristo del Cimabue

Ma il problema è che in quell'uomo sulla Croce si vuole vedere un tratto unificante europeo che non esiste, un tratto unificante che ricorda ben tristi periodi, ci si vuole vedere un baluardo contro lo straniero, di pelle, di idee, di religione, insomma, nei confronti del diverso.
Lunga sarà la lotta per difendere quella sentenza anche se è certo che alla fine perderemo la battaglia, ma non la guerra. Perlomeno finché ci sarà qualcuno a tenere alta la bandiera della laicità, della libertà di pensiero e di religione.

martedì 3 novembre 2009

La biblioteca dei morti

La fine del mondo è uno degli argomenti che appassiona dall'inizio della nostra storia a tutt'oggi. Non appena siamo nati abbiamo iniziato a pensare a quando la Terra e i suoi occupanti spariranno.
In tutte le religioni è presente il monito della fine del mondo, in tutte le antiche civiltà c'è qualcuno che ha preconizzato l'evento e molti veggenti hanno campato e campano di rendita. E che dire degli scrittori che traggono da questa ipotesi ispirazione per migliaia e migliaia di pagine più o meno appassionanti? E' solo dell'estate scorsa la paura per l'esperimento del Cern di Ginevra.
Troppo lungo l'elenco dei vari eventi che dovrebbero scatenare il botto finale, come troppo lunga la lista degli antichi popoli che hanno previsto tutto, troppo lungo tutto, quindi se vi interessa le notizie ve le cercate per vostro conto.
Non è che l'argomento mi appassioni più di tanto però mi dà l'occasione per parlare di un libro che ho trovato ben scritto, con idee relativamente buone e con un trama che mescola l'antico con il presente in maniera magistrale. Dentro c'è di tutto, da antichi monaci, alla famosa Area 51, all'immancabile FBI con il classico agente di mezza età sulla soglia della pensione che è interprete e vittima delle circostanze. Non manca nemmeno un accenno alla Seconda Guerra mondiale.
Insomma un pout pourri di notevole suspance che coinvolge il lettore.
Un critico letterario ha detto che l'autore de "La biblioteca dei morti", Glenn Cooper, merita il successo di Dan Brown, reputo assolutamente improprio il paragone. Dan Brown non ha fatto altro che scopiazzare, peraltro in alcuni punti male, altri testi e altrui idee, Cooper ha prodotto un libro di fantasia ben strutturato e molto godibile, che non darà il via alle elucubrazioni e manovre commerciali verificatesi per "Il Codice da Vinci".
Un esordio encomiabile.
Piccola avvertenza per chi non lo avesse letto. Attenti a ciò che potreste leggere in Internet, più di un sito dà notizie che potrebbero sminuire la lettura rivelando personaggi e parte di trama.

Costo € 18,60

Dalla seconda di copertina.

Questo romanzo comincia nel dicembre 782 ...
Questo romanzo comincia il 12 febbraio 1947...
Questo romanzo comincia il 10 luglio 1947 ...
Questo romanzo comincia il 21 maggio 2009 ...
Questo romanzo è cominciato e forse tutti noi ci siamo dentro, anche se non lo sappiamo. ...

lunedì 2 novembre 2009

Convivere con la morte

Che ormai siamo schizofrenici, dissociati, paranoici, etc., nessuno lo può mettere in dubbio. Che la giustizia non sia uguale per tutti, nessuno lo può mettere in dubbio. Che siamo un popolo di ipocriti, indovinate un po', nessuno lo può mettere in dubbio.
Sembra che siamo un paese ricco di certezze.
Ogni supporto audiovisivo ci mette di fronte a situazioni di violenza efferata, scene splatter che rasentano, superata la soglia della decenza, il comico, stupri singoli e di gruppo e altre amenità simili. Abbiamo anche testi musicali e poetici che fanno della violenza il fulcro centrale. Anni fa si polemizzò ferocemente sul carattere diseducativo di Dylan Dog e sulle sue nefaste influenze sugli adolescenti, tanto è vero che ci fu un aumento vertiginoso di omicidi compiuti da quattordicenni ... mavalà.
Date queste premesse mi chiedo cui prodest (a chi giovano) le polemiche sulla diffusione del video dell'omicido di Napoli trasmesso da tutti i tg e di cui la stampa ha abbondantemente parlato.
Qualcuno, da non confondersi con il signor Nessuno di cui è comunque stretto parente, ha detto che quel video infanga ancor di più Napoli e la Campania, Qualcuno ha detto che bastava trasmettere il fotogramma del volto del killer, Qualcuno ha detto che non è servito a nulla, Qualcuno ha detto che è servito a molto, Qualcuno ...
Qualcuno ha sempre una risposta per tutto, beato lui.
Personalmente penso che il video andasse trasmesso più e più volte, che fosse proposto nelle scuole e in tutti i luoghi pubblici per un semplice motivo. Nella nostra società il valore dell'iconografia, statica o in movimento, ha raggiunto un valore altissimo, in alcuni casi pedagocico.
A parte il momento orrendo dell'uccisione, andrebbero trasmessi e riproposti i fotogrammi della signora che dà un'occhiata al morto, vede che non lo conosce e va via. Ad un certo punto si nota anche un giovane che getta uno sguardo e va via. C'è in quell'atteggiamento tutta la consuetudine con la morte, con la camorra e con il malaffare che investe i napoletani, anche quelli onesti. E' come dire "Questa volta non mi tocca, chissà la prossima". Se non interrompiamo questa catena di coinvolgimento e indifferenza, a Napoli come in altre parti d'Italia e del mondo, non possiamo sperare di creare una società migliore. Non possiamo sperare che le nuove generazioni si affranchino dalla malavita che dall'Unità d'Italia condiziona il Sud e, contrariamente a tutte le visioni riduttive, anche il Nord di questo Paese.
Se utilizziamo le immagini per testimoniare quanto siano cattivi i Talebani o gli attentatori iracheni, che ci vengono propinati in abbondanza tutti i giorni, non vedo perché non dovremmo usare questo mezzo per combattere i cattivi di casa nostra.





Durante l'assedio di Gaza da parte degli israeliani, scrissi che non pubblicavo le foto perché troppo crude, è evidente che c'è stato un ripensamento, non totale ma parziale. Non pubblicherei le foto del giovane Cucchi, cosa fatta ampiamente da tg e giornali, non pubblicherei foto di particolari degli omicidi. Ma in questi video che Qualcuno ipocritamente considera sconvolgenti, si nota un certo non so che di filmico al punto da non sembrare reali ma solo facenti parte di una sceneggiatura. Allora tramettiamole senza per questo gridare all'offesa della napoletanità o, nel caso, della sicilitudine. Facciamole vedere per testimoniare il degrado cui siamo scivolati come nazione intera, il problema non è di uno ma di tutti.
E' inutile santificare in vita Saviano e non rendersi conto che ciò che lui, e altri valenti giornalisti, ha scritto è purtroppo una realtà da combattere, con qualsiasi mezzo anche lo più scioccante.

venerdì 30 ottobre 2009

Il signor Nessuno e la mancanza di argomenti

Avete presente quando vi trovate in una strada vuota e dovete parcheggiare? A me capita, e parlando con amici è un male comune, di iniziare a girare a caso perché cominci a cercare il posto sotto casa, in quel punto ti sembra mal messa la macchina, lì potrebbe dare fastidio e altri motivi per perdere tempo inutilmente. Siamo talmente abituati a ricavarci uno spazio nel mare di macchine che non sappiamo più parcheggiare nei posti vuoti. Perlomeno nelle grandi città.
Per similitudine mi trovo davanti alla tastiera ma non so cosa scrivere. Di argomenti ce ne sono talmente tanti che non ne trovo uno.
Questa Italia ci fornisce ogni giorno un numero smisurato di situazioni da intasarci la testa. Oggi ci hanno intasato anche gli occhi. Vedere le foto di quel giovane così ridotto da nessuno, visto che i carabinieri non sono stati, le guardie carcerarie nemmeno, per i dottori poteva benissimo tornare in carcere, mi ha devastato come già in tutti questi anni altre foto e altri fatti mi hanno devastato. E mi devasta ancora di più che il colpevole è Nessuno. Questo fantomatico Nessuno che spara sempre per legittima difesa, perché inciampa, perché è partito accidentalmente il colpo, perché il manganello si muove da solo nemmeno fosse la scopa di Topolino in Fantasia, perché ...
Sono sempre troppi i perché che non ricevono risposta quando c'è di mezzo il signor Nessuno. E sono sempre troppi i difensori del signor Nessuno che aprioristicamente decidono che è sempre innocente.
Il povero ragazzo si è preso a pugni da solo, si è rotto le vertebre sbattendole contro la parete, praticamente si è suicidato. D'altro canto in quel momento con lui non c'era Nessuno.
E quando il signor Nessuno viene smascherato sicuramente ha una condanna talmente irrisoria che sarebbe stato meglio che Nessuno non fosse stato mai identificato.
Ma tutti i giudici comunisti che circolano per l'Italia non hanno nulla da dire?

mercoledì 28 ottobre 2009

Dedicata a ....